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< >TAVOLO 1 - FOOD SECURITY & FOOD SAFETY

< >Roberto Pasca di Magliano, Enrico Giovannini < >Discussant < >| Presidente< >
Vincenzo Angrisani | Sogesid,
Laura Ciacci | Slow Food,
Corrado Fanelli | Sapienza Università di Roma,
Stefano Leporati | Coldiretti,
Cesare Manetti | Sapienza Università di Roma,
Domenico Mastrogiovanni | Cia,
Michelangelo Pascale | IspaCnr,
Marcela Villareal | FAO,
Camillo Zaccarini | ISMEA < >| Concept note


La FAO definisce Food Security “la situazione che si verifica quando tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico, sociale ed economico a cibo sano, nutriente e in quantità sufficiente a coprire i fabbisogni e le preferenze entro una vita attiva e salubre”.
Nell’Expo si affrontano i problemi della denutrizione e le modalità per garantire alle generazioni future una sicurezza alimentare, adeguata e variegata, in termini di SAFETY, e di alimenti sicuri e genuini per la salute, in termini di SECURITY. Alimenti sufficienti, sani e sicuri in quantità sufficiente per nutrire una popolazione mondiale in costante crescita.
In una prospettiva di scarsità di risorse e di accentuata volatilità dei prezzi delle commodities agricole sarà necessario da un lato sostenere l’innovazione e la ricerca applicata per sperimentare nuove tecnologie capaci di ottimizzare l’uso di risorse scarse (terreni coltivabili e acqua), dall’altro formare gli individui ad una corretta educazione alimentare e allo sviluppo responsabile di progetti agricoli.
I Paesi avanzati e in parte anche quelli emergenti dovranno impegnarsi innanzitutto sulla ricerca e sulla divulgazione di tecnologie capaci di accrescere la disponibilità di cibo attraverso l’aumento della produttività e delle rese, la varietà alimentare, la salubrità e genuinità degli alimenti, in un contesto di sostenibilità ambientale per non pregiudicare le esigenze delle generazioni future. La lotta allo spreco di cibo e alla valutazione di sistemi redistributivi dovrà essere al centro dell’attenzione dei paesi ricchi.
Dovrà crescere l’impegno di politica agricola per garantire la stabilità dei prezzi e la giusta remunerazione delle diverse fasi della produzione. La politica di cooperazione internazionale promossa dai paesi più ricchi e dalle organizzazioni internazionali dovrà concentrare i propri sforzi nella formazione professionale delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo per stimolare una crescita produttiva “dal basso” ed una corretta educazione alimentare.
Ai paesi in via di sviluppo devono chiedersi impegni più seri e decisi per affrontare il problema della Food Security e della conseguente malnutrizione che si riscontrano principalmente nelle comunità rurali, dove bassi livelli di reddito sono combinati con un’alimentazione squilibrata, una carente educazione alimentare e una diffusa irresponsabilità produttiva.
Il basso livello di educazione e la mancanza di una corretta informazione non consentono alle popolazioni più povere di comprendere l’importanza che lega la salute ad una dieta variata e ad un buon livello di igiene.
Inoltre, la scarsa percezione dell’impatto del cambiamento climatico sulle coltivazioni determina l’uso non appropriato delle risorse locali, e ciò, abbinato alla mancanza di tecnologie appropriate, determina un basso livello di produttività, scarsa diversificazione delle colture e quindi inefficiente uso delle risorse disponibili.
In questi contesti si può pensare ad un ruolo centrale della donna, quale protagonista dell’economia familiare e lavorativa finalizzata alla produzione alimentare ed a una corretta educazione alimentare. Il ruolo della donna emerge come particolarmente significativo per la diffusione della microfinanza che mira ad offrire strumenti per la responsabilizzazione individuale nella creazione di progetti di sviluppo agricolo che, oltre al miglioramento delle condizioni economiche e lavorative, consentono di creare all’interno della comunità ambienti produttivi consapevoli in merito al rapporto tra Food Security e salute personale.
Tanti gli esempi di successo legati alla diffusione di strumenti di microfinanza.
Possiamo ricordare il progetto MIDE attivato in Perù rivolto alle comunità rurali in cui all’interno del progetto alla donna veniva richiesto un “family development plan”; il progetto TUBA RAI METIN a Timor Est, rivolto a donne coltivatrici alle quali veniva offerto un prestito calibrato sulle fasi del raccolto, affiancando assistenza tecnica ed alfabetizzazione finanziaria, il progetto formativo in Uganda.
Dal report di Pathikrit, sulle condizioni in Bangladesh delle comunità rurali e sul ruolo della donna, emerge come sia fondamentale fornire alla popolazione, in particolare alle donne della comunità, strumenti appropriati per comprendere gli effetti del cambiamento climatico sul territorio e sulla qualità della loro vita quotidiana, tali da poter sviluppare soluzioni alternative per il loro sostentamento.
Nel corso del dibattito dovrà essere approfondito come la microfinanza, attraverso i suoi vari strumenti e prodotti (credito, microleasing, microassicurazioni, microrisparimio, formazione) può essere di supporto nel perseguimento di una maggiore sicurezza alimentare, coinvolgendo direttamente le popolazioni interessate.

In particolare, il dibattito approfondirà come l’accesso al cibo, ad una corretta alimentazione, ad alimenti variegati, salubri e sicuri rappresenti:
1 un diritto fondamentale dell’individuo in quanto condizione necessaria per il miglioramento del capitale umano ed è fondamento della propria libertà individuale;
2 una sfida globale in un mondo che vede crescere la pressione demografica, specie nelle aree con maggiori criticità socio-economiche;
3 un obiettivo difficile da perseguire specie nelle regioni più depresse del pianeta a causa dell’incapacità di valorizzare le risorse disponibili; richiede, quindi, la diffusione di tecnologie e conoscenze capaci di garantire il diritto alla nutrizione in un contesto di sostenibilità ambientale per salvaguardare i diritti delle generazioni future;
4 messo in pericolo dalle conflittualità che incendiano le aree più deboli del mondo e dai rigurgiti di fondamentalismo;
5 ostacolato, paradossalmente, dalla consuetudine ad estendere l’aiuto alimentare oltre situazioni di mera emergenza, perché alimenta assistenzialismo e deresponsabilizzazione ad impegnarsi per accrescere la produzione;
6 fondato su una mirata educazione alimentare e una formazione multidisciplinare per far apprezzare e trasferire agli individui, ancor più se poveri e malnutriti, le novità tecnologiche più appropriate a diversi territori e tradizioni;
7 realizzato contemperando la necessità di garantire un corretto apporto calorico giornaliero con la salubrità degli alimenti;
8 accompagnato con altre azioni mirate alla crescita del capitale umano (accesso all’acqua potabile, all’abitazione, alla sanità di base, all’istruzione primaria, ecc.);
9 inserito in un contesto di mercato ove, ad una graduale crescita dei consumi, corrisponda un parallelo aumento della produzione locale, scongiurando pericoli per la stabilità dei mercati;
10 diventi parte significativa delle strategie di cooperazione internazionale gestite dagli organismi nazionali e internazionali ad esse deputati e possibilmente essere in grado di attrarre investimenti istituzionali e privati. Premessa e contesto (ambito nazionale, internazionale, europeo, pvs,...)
Food Security si riferisce ad un contesto in cui gli individui hanno accesso fisico, sociale ed economico a cibo sano, nutriente ed in quantità sufficiente a coprire i fabbisogni e le preferenze entro una vita attiva e salubre.
Food Safety pone l’attenzione sulle modalità atte a garantire alle generazioni presenti e future una sicurezza alimentare, un’alimentazione adeguata e variegata: alimenti sufficienti, sani e sicuri in quantità sufficiente per nutrire una popolazione mondiale in costante crescita.
Expo di Milano affronta le modalità per garantire sicurezza e salubrità dei cibi ed anche i temi della denutrizione, dello spreco alimentare, delle tecnologie sostenibili e dell’educazione alimentare nel pieno rispetto delle diverse culture e tradizioni.
In una prospettiva di scarsità di risorse e di accentuata volatilità dei prezzi delle commodities agricole sarà necessario da un lato sostenere l’innovazione e la ricerca applicata per sperimentare nuove tecnologie capaci di ottimizzare l’uso di risorse scarse (terreni coltivabili e acqua), dall’altro formare gli individui ad una corretta educazione alimentare e allo sviluppo responsabile di progetti agricoli. Paesi avanzati e in parte anche quelli emergenti:
- Impegno prioritario sulla ricerca e sulla divulgazione di tecnologie capaci di accrescere la disponibilità di cibo attraverso l’aumento della produttività e delle rese, la varietà alimentare, la salubrità e genuinità degli alimenti, in un contesto di sostenibilità ambientale per non pregiudicare le esigenze delle generazioni future;
- lotta allo spreco di cibo e alla valutazione di sistemi redistributivi dovrà essere al centro dell’attenzione dei paesi ricchi;
- impegno a promuovere una politica agricola atta a garantire la stabilità dei prezzi e la giusta remunerazione delle diverse fasi della produzione;
- impegno a promuovere una politica di cooperazione internazionale capace di concentrare i propri sforzi nella formazione professionale delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo per stimolare una crescita produttiva “dal basso” ed una corretta educazione alimentare. Paesi in via di sviluppo:
- impegni più seri e decisi per affrontare il problema della Food Security e specie FoodSafety della conseguente malnutrizione che si riscontrano principalmente nelle comunità rurali, dove bassi livelli di reddito sono combinati con un’alimentazione squilibrata, una carente educazione alimentare e una diffusa irresponsabilità produttiva;
- impegno a migliorare il livello di educazione e la mancanza di una corretta informazione che non consentono alle popolazioni più povere di comprendere l’importanza che lega la salute ad una dieta variata e ad un buon livello di igiene;
- impegno ad un uso appropriato delle risorse locali, e di tecnologie sostenibili per accrescere la produttività, la diversificazione colturale e quindi l’uso efficiente delle risorse disponibili;
- valorizzare il ruolo centrale della donna, quale protagonista dell’economia familiare e lavorativa finalizzata alla produzione alimentare ed a una corretta educazione alimentare. Il ruolo della donna emerge come particolarmente significativo per la diffusione della microfinanza che mira ad offrire strumenti per la responsabilizzazione individuale nella creazione di progetti di sviluppo agricolo che, oltre al miglioramento delle condizioni economiche e lavorative, consentono di creare all’interno della comunità ambienti produttivi consapevoli in merito al rapporto tra Food Security e salute personale. Nel corso del dibattito viene approfondito come la microfinanza, attraverso i suoi vari strumenti e prodotti (credito, microleasing, microassicurazioni, microrisparimio, formazione) può essere di supporto nel perseguimento di una maggiore sicurezza alimentare, coinvolgendo direttamente le popolazioni interessate. Criticità
Il confronto tra gli esperti del Tavolo 1 viene dedicato all’approfondimento su come l’accesso al cibo, ad una corretta alimentazione, ad alimenti variegati, salubri e sicuri rappresenti:
1 un diritto fondamentale dell’individuo in quanto condizione necessaria per il miglioramento del capitale umano ed è fondamento della propria libertà individuale;
2 una sfida globale in un mondo che vede crescere la pressione demografica, specie nelle aree con maggiori criticità socio-economiche;
3 un obiettivo difficile da perseguire specie nelle regioni più depresse del pianeta a causa dell’incapacità di valorizzare le risorse disponibili; richiede, quindi, la diffusione di tecnologie e conoscenze capaci di garantire il diritto alla nutrizione in un contesto di sostenibilità ambientale per salvaguardare i diritti delle generazioni future;
4 un obiettivo minacciato dalle conflittualità che incendiano le aree più deboli del mondo e dai rigurgiti di fondamentalismo;
5 un obiettivo ostacolato, paradossalmente, dalla consuetudine ad estendere l’aiuto alimentare oltre situazioni di mera emergenza, perché essa alimenta assistenzialismo e deresponsabilizzazione ad impegnarsi per accrescere la produzione;
6 una condizione che richiede un’appropriata educazione alimentare e una formazione multidisciplinare per far apprezzare e trasferire agli individui, ancor più se poveri e malnutriti, tecnologie appropriate ai diversi territori e tradizioni;
7 una necessità da garantire tramite un corretto apporto calorico giornaliero combinata con la salubrità degli alimenti;
8 obiettivo da accompagnarsi con altre azioni mirate alla crescita del capitale umano (quali accesso all’acqua potabile, all’abitazione, alla sanità di base, all’istruzione primaria, ecc.);
9 obiettivo da realizzarsi in un contesto di mercato ove, ad una graduale crescita dei consumi, corrisponda un parallelo aumento della produzione locale, scongiurando pericoli per la stabilità dei mercati;
10 una parte significativa delle strategie di cooperazione internazionale gestite dagli organismi nazionali e internazionali ad esse deputati e possibilmente essere in grado di attrarre investimenti istituzionali e privati. Soluzioni/proposte
(distinte tra: strumenti finanziari, attività tecniche, normativa/regolamentazione, proposte progettuali, fondi di finanziamento, altro)
Compito dei Paesi avanzati consiste:
- promozione della microfinanza come tecnica per garantire l’accesso a credito e stimolare progetti di tipo bottom-up;
- agevolare progetti di awarenessraising presso le popolazioni beneficiarie;
- facilitare l’accesso alle opportunità esistenti (es. Fondi Strutturali, Horizon 2020, etc.);
- finanziare progetti volti alla tutela del FoodSafety Compito dei PVS consiste, invece, nell’impegnarsi a utilizzare e diffondere la microfinanza al fine di:
- privilegiare progetti olistici che prevedano impatti sulla tutela ambientale, sociale ed economica;
- finanziare interventi da più ampi effetti territoriali al fine di garantirne l’effettiva sostenibilità (es. avere come beneficiari cooperative, associazioni, etc.);
- promuovere percorsi di formazione/informazione.

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< >TAVOLO 2 - AGRICOLTURA E MICROFINANZA NEI PVS E NELLE ECONOMIE EMERGENTI

Marco Santori | Discussant | Presidente < > < >
Mario Manzi | avvocato,
Grazia Matteoni | SOS Brasile,
Maria Cristina Negro | Fondazione Giordano Dell’Amore,
Sebastiano Venezia | sindaco di Troina,
Marco di Stefano | Fattorie Sociali < >| Concept note


La sostenibilità di ogni processo di sviluppo passa necessariamente dal consolidamento di uno sviluppo rurale del territorio. Il rafforzamento di una filiera produttiva, il recupero delle tradizioni locali, la determinazione di una sovranità alimentare (almeno di sussistenza) sono per una comunità sfide strategiche. Altri fattori come il commercio, l’incontro con le altre comunità, l’immigrazione e l’emigrazione, i diritti alla terra, lo sfruttamento di questi ultimi, la sostenibilità ambientale diventano le ulteriori sfide per una comunità che è chiamata a rispondere oggi e con rapidità.
Negli ultimi decenni abbiamo assistito al consolidarsi di tre fenomeni a livello planetario come risposta, o senza porsi in termini di contrapposizione, come aggiustamento dello sviluppo moderno delle produzioni agricole e dei commerci ad esse legati: l’affermarsi della cultura ambientalista-naturalista con lo sviluppo del biologico e delle sue diramazioni; l’attenzione sempre maggiore dei processi di produzione e di commercializzazione come le certificazioni Fair nelle sue varie accezioni; la riscoperta del valore delle tradizioni locali o delle loro specificità interpretate dalle varie denominazione di origine protetta, chilometro zero. Sullo sfondo, si intravede la necessità di misurare con più attenzione la sostenibilità ambientale, sociale e umana dei processi produttivi ed economici in ambito rurale.
Il microcredito per sua natura offre semplicemente un servizio finanziario e un accompagnamento con servizi alla persona/imprenditore per meglio affrontare le proprie sfide di crescita, di lavoro e di welfare. Tale servizio si inserisce spesso in una dinamica comunitaria che ogni territorio poi personalizza.
Spesso tuttavia l’approccio del microcredito non è stato in grado di accompagnare le sfide di settori rurali debilitati o semplicemente in difficoltà. L’eccessiva rapidità, nella Microfinanza, del ciclo del credito, la sua atomizzazione già nel nome (micro) hanno fatto da contraltare con la necessità di un capitale paziente, di importo più rilevante che settori dell’economia legati alla produzione agricola richiedevano. Mentre l’attenzione degli investimenti pubblici e della grande industria si è concentrata e si concentra sulle grandi produzioni e sulla scalabilità dei processi, mancano sul mercato strumenti di “micro capitale” che possano accompagnare meglio quei fenomeni correttivi (bio - Fair- local) oggi più che mai necessari.
L’evoluzione della Microfinanza in ambito rurale si pone come attualizzazione di risposte che nel novecento prendevano il nome di consorzi agrari, cooperative di produzione, cooperative di credito che nel loro sviluppo hanno accompagnato la crescita di comunità, di piccoli produttori e di consumatori consapevoli.
Oggi pur volendo consolidare processi di aggregazione cooperativa, l’idea di impresa sociale, di comunità allargata, di identità complessa richiedono di aggiungere nuovi prodotti e servizi che nel corso dell’Expo vorremmo chiamare: micro-equity per l’agricoltura. Premessa e contesto
(ambito nazionale, internazionale, europeo, PVS, ecc)
I miglioramenti tecnologici stanno facilitando gli operatori finanziari a raggiungere in modo sostenibile ed efficace le persone nelle aree rurali, anche se una migliore comprensione dei potenziali clienti e le loro esigenze finanziarie sarà necessaria per apportare miglioramenti significativi al settore agricolo. È abbastanza condivisa l’idea che il settore agricolo non è adeguatamente finanziato e che i servizi offerti difficilmente incontrano le esigenze degli agricoltori. Al mondo cinquecento milioni di piccole famiglie agricole (circa due milioni e mezzo di individui) vivono su un’agricoltura di sussistenza. Offrire servizi finanziari in ambito agricolo è più costoso, rischioso e meno redditizio rispetto ad altri settori e necessita di un nuovo paradigma che prenda in considerazione le caratteristiche e le limitazioni del settore agricolo ma sia capace di trovare nuovi strumenti, nuovi canali e nuove alleanze per rispondere ai bisogni finanziari del settore agricolo: un approccio pluralistico, inclusivo per il settore finanziario così come per i partenariati pubblico-privati. Soluzioni/proposte
(distinte tra: strumenti finanziari, attività tecniche, normativa/regolamentazione, proposte progettuali, fondi di finanziamento, altro)
Le attività agricole sono prevalentemente collocate in aree rurali, poco popolate e con infrastrutture inadeguate; sono legate a cicli produttivi e dipendono da variabili esterne come il clima e i fenomeni atmosferici. I guadagni sono stagionali e la disponibilità di liquidità limitata. I prezzi dei prodotti agricoli sono notoriamente volatili e pochi agricoltori sono in grado di produrre garanzie per i finanziatori. Strumenti finanziari: accanto ai finanziamenti a breve per l’avvio della produzione, si devono mettere in campo anche finanziamenti a medio e lungo termine per la commercializzazione, il magazzino, equipaggiamento, manutenzione delle terre e possibilità di nuovi investimenti. Sono da intensificare anche strumenti di risparmio e micro-assicurazione.
Mentre l’attenzione degli investimenti pubblici e della grande industria si è concentrata e si concentra sulle grandi produzioni e sulla scalabilità dei processi, mancano sul mercato strumenti di “micro capitale” che possano accompagnare meglio quei fenomeni correttivi (bio-Fair-local) oggi più che mai necessari. Alcuni esempi:
1. FEFISOL (FONDS EUROPEEN DE FINANCEMENT SOLIDAIRE POUR L’AFRIQUE)
FEFISOL S.A. è una SICAV-SIF di diritto Lussemburghese, società d’investimento a capitale variabile e fondo d’investimento specializzato i cui soci fondatori sono Etimos (Italia), Alterfin (Belgio) e SID (Francia).
Gli investitori sono Alterfin, Banca Etica, Caritas Foundation, CréditCoopératif, Cushman Foundation, DID, EIB, ETIMOS, FISEA/AFD, NEF, NMI Frontier SEFEA, SIDI.
La strategia d’investimento di Fefisol:
Fefisol è un fondo di impact investing totalmente dedicato all’Africa, che investe nella microfinanza (debito) e nelle PMI (equity). Almeno il 75% degli investimenti devono essere localizzati in Africa Sub-Sahariana, mentre al massimo il 25% del portafoglio può concentrarsi in Nord Africa; tutti i Paesi del Continente Africano sono considerati eleggibili.
Fefisol intende sostenere organizzazioni dall’elevato valore aggiunto in aree rurali, che devono rappresentare almeno il 50% del portafoglio investito. Per fare questo il fondo si concentra su due particolari target d’investimento: le istituzioni di microfinanza che sostengono l’inclusione finanziaria ed erogano servizi finanziari in aree rurali a micro, piccole e medie imprese con accesso limitato ai servizi bancari; piccoli produttori, organizzazioni di produttori e PMI in ambito rurale, che vendono i loro prodotti sui mercati nazionali, regionali e internazionali, inclusi i mercati del biologico e fair trade destinati all’esportazione.
Gli obiettivi d’investimento in termini di prodotto sono: 70% strumenti di credito, 25% equity e 5% garanzie. L’80% del portafoglio crediti è in moneta locale, grazie ad un meccanismo di copertura del rischio cambio sviluppato da AFD (l’Agenzia di Cooperazione allo Sviluppo Francese).
Alcuni dati finanziari:
• Costituzione: Luglio 2011
• Impegno d’investimento alla data di oggi: EUR 23.8 milioni
• Capitale attualmente conferito: EUR 15.4 milioni
• Orizzonte temporale: 10 anni (con possibile estensione)
Fefisol inoltre si avvale di un dispositivo di assistenza tecnica, atto a migliorare le capacità di management, finanziarie, di reporting e di produzione delle organizzazioni in cui investe. A questo scopo la Banca Europea per gli Investimenti e l’Agenzia Governativa Francese Proparco hanno messo a disposizione 1.2 milioni di Euro.
Secondo i più recenti dati disponibili (Marzo 2015) i Paesi in cui Fefisol ha maggiormente investito sono il Kenya (17%), Costa d’Avorio (13%), Marocco (10%), Benin (9%), Togo (7%), Uganda (6%), Burkina Faso (5%), Tanzania (5%), e Senegal (4%), preferendo attività in ambito rurale (55%) o misto (38%), rispetto a quelle in ambiente urbano (7%). La maggior pare degli investimenti sino ad oggi è avvenuta attraverso strumenti di debito (88%) e in modo minoritario attraverso equity (12%).
Questi i settori produttivi maggiormente sostenuti da Fefisol: mango, soia, cereali, trasformazione di frutta fresca e secca, caffè, cacao, anacardo, miele. 2. COOP-ID in Sri Lanka (Cooperation for Industrial Development Lanka)
Nell’ambito dell’intervento di post-emergenza a seguito dello Tsunami del 2004, che Etimos ha condotto su mandato della Protezione Civile Italiana, sono stati utilizzati vari strumenti per sostenere il rilancio del tessuto socio-economico di base, fortemente colpito dalla catastrofe.
Etimos ha promosso diverse azioni, tra cui è utile ricordare:
- Investimenti in istituzioni di microfinanza sotto forma di capitale di rischio (equity);
- Investimento in fondi rotativi per istituzioni di microfinanza che necessitavano capitale;
- Investimenti attraverso crediti alle istituzioni di microfinanza e alle cooperative di produttori;
- Investimenti in cooperative di produttori rurali, per sostenere la produzione e i processi di trasformazione, facilitando l’acquisto di nuovi macchinari e i costi operativi;
- La capitalizzazione di una nuova cooperativa di produttori biologici “Coop-Id Lanka” (Cooperation for Industrial Development Lanka). Etimos ha sostenuto la costituzione di Coop-Id dall’idea iniziale fino alla realizzazione dell’intero ciclo di produzione e al successivo sviluppo commerciale e di marketing. Coop-ID rappresenta per Etimos un modello esemplare di collegamento degli interventi di post-emergenza con le strategie di sviluppo di lungo periodo a sostegno del settore privato, in un Paese in via di sviluppo.
Coop-ID fu costituita nel 2009 nell’ambito di un progetto a sostegno dell’agricoltura, dell’agro-industria e del fair trade chiamato “Microfinancemeets small producers in Sri Lanka”.
In collaborazione con l’ONG italiana ICEI, Etimos ha sostenuto lo sviluppo dei produttori di cacao nei distretti di Kandy e Matale. Nel 2008 si erano costituite due associazioni di produttori e queste rappresentavano, insieme a Etimos, i principali investitori di Coop-Id Cooperation for Industrial Development Lanka (PVT) Ltd, una nuova società cooperativa per la produzione di cacao e spezie.
Inizialmente i produttori coinvolti erano trentacinque, per poi aumentare progressivamente sino a 180 nel 2014, quando si giunse a produrre il primo stock di cacao biologico certificato in Sri Lanka.
Etimos ha investito in Coop-Id un capitale complessivo di circa Ä 600.000, che ha consentito di finanziare attività produttive, infrastrutture e programmi di formazione per i produttori, al fine di migliorare le tecniche di produzione necessarie a conseguire la certificazione biologica.
Oggi la cooperativa è certificata con il marchio Coopbio anche per la produzione di spezie e di altri prodotti alimentari, dando vita a numerose partnership con rinomati marchi quali Ceylon Chocolates e Cargils Ceylon Limited.
Il processo di capitalizzazione inoltre sostenne fortemente la costituzione, nel 2010, della cooperativa “Matale Small & Medium Organic Agriculture Producers Cooperative Society”.
Già a partire dal 2012 la società era strutturata e ben rappresentata da 80 produttori biologici e altri 798 produttori, molti dei quali in un processo di conversione a colture biologiche.
Il meccanismo introdotto da Etimos ha permesso ai piccoli e medi produttori rurali l’accesso diretto al mercato e una conseguente maggiore redditività per i relativi prodotti, incrementando le disponibilità di prodotto.
L’obiettivo di medio periodo di Coop-ID, che è ora totalmente gestita da personale locale, è di divenire una cooperativa totalmente indipendente anche dal punto di vista finanziario e di accedere a nuovi mercati internazionali all’interno del circuito fair trade. Attività tecniche: un modo efficace per sostenere meglio il settore agricolo e rurale è quello di creare alleanze con altri attori (ONG, enti governativi, organizzazioni di contadini, ecc.) e di istituire servizi complementari come la formazione e l’assistenza tecnica (TA), oltre che aumentare le conoscenze sull’andamento del mercato e favorire servizi di networking per i produttori. Proposte progettuali: favorire il dialogo tra la microfinanza e il settore agro-industriale perché può essere un valido alleato nella diminuzione del rischio in quanto conoscere i consumatori finali, la cultura, i prezzi, i mercati e i vincoli di produzione. A volte già dispongono di reti distribuzione con gli agricoltori.
L’agricoltura può diventare anche incubatore d’impresa giovanile valorizzando parchi, terreni e beni comuni per valorizzare il territorio ed offrire continuità generazionale dei saperi e delle competenze. Enti pubblici, privato sociale ed investimenti privati diventano un nuovo paradigma di aggregazione che porta ad una pianificazione integrata delle risorse, delle opportunità di un territorio e di una comunità. Una particolare evidenza va data allo sviluppo delle fattorie didattiche, alle imprese sociali che utilizzano l’agricoltura come strumento per il recupero della persona e della sua socialità. Case study:
MICROFINANZA RURALE in CAMERUN
Un fondo di microcredito rurale per migliorare le condizioni di vita dei piccoli produttori. Obiettivi
- Migliorare le condizioni economiche e sociali di una parte della popolazione rurale
- Favorire l’inclusione finanziaria di questa popolazione
- Promuovere l’incremento della produzione agricola
- Migliorare l’organizzazione della produzione per raggiungere la sostenibilità economica e la sicurezza alimentare. L’intervento è possibile grazie alle risorse messe a disposizione dall’aziendaMaireTecnimont (30.000 euro) per costituire un vero e proprio fondo rotativo rurale, gestito in loco dall’MFI Sofina per la durata di due anni, con possibilità di rinnovo. Il fondo
Il fondo rotativo è utilizzato per finanziare un target specifico di piccoli produttori rurali, privilegiando le donne e i giovani agricoltori, attraverso un processo che si concretizza con un finanziamento a breve termine per l’acquisizione di materie prime per la produzione agricola, attraverso la fornitura ai piccoli produttori di un credito “in natura” (approvvigionamento di sementi, piccoli materiali da lavoro, fertilizzanti e prodotti per la manutenzione delle piantagioni).
Alla base vi è una convenzione tra l’MFI e alcuni partner locali per la fornitura diretta ai produttori del materiale di produzione e l’acquisto di gruppo del prodotto fornito.
L’MFI può inoltre firmare degli accordi di partenariato con società locali che forniscono questi servizi o materiali da un lato, e dall’altro con società disposte ad acquistare l’intera produzione dei clienti finanziati, garantendo così agli agricoltori la vendita del prodotto e l’incasso del ricavato.
Il valore dei beni forniti rappresenta l’ammontare del credito: l’MFI non eroga quindi il credito al cliente, ma paga direttamente la società fornitrice affinché distribuisca il servizio al produttore, e il rimborso del credito avviene direttamente, tramite il produttore, una volta venduta la merce, oppure tramite accordo con gli acquirenti partner che rimborsano il credito una volta ricevuta la produzione, proporzionalmente alla quantità ricevuta.
Questa forma di finanziamento garantisce il corretto utilizzo del credito, evitando potenziali distorsioni da parte dei beneficiari e offrendo maggiori garanzie in termini di rimborso e rispetto dei tempi; la linea di credito, inoltre, può essere utilizzata più volte in un anno, secondo i cicli di produzione delle culture finanziate, garantendo così l’ottimizzazione delle risorse. Localizzazione dell’intervento:
In un contesto come il Camerun, dove nelle zone rurali è diffusa la presenza dei cosiddetti Groupement d’intérêtcommunautaire (GIC), il progetto favorisce il rafforzamento di un GIC già esistente o l’eventuale costituzione di uno nuovo. Misurazione di impatto economico e sociale:
Attraverso questo intervento Etimos sostiene gli agricoltori nel loro lavoro quotidiano, mettendoli in condizione di disporre del capitale circolante per assicurare una gestione ottimale e regolare delle piantagioni o delle culture di cui si occupano, generando così maggiori e più regolari entrate. Questo tipo di approccio permette di far beneficiare direttamente del fondo sino a 400 produttori l’anno, considerando che si tratta di finanziamenti molto ridotti (il costo di un “kit” completo varia da 100 a 150 Euro) e che, trattandosi di un fondo rotativo, i finanziamenti si rinnovano annualmente verso gli stessi produttori, man mano che i primi beneficiari acquisiscono maggiore autonomia e restituiscono i fondi ricevuti. I dati a Giugno 2015:
Sono stati selezionati i primi 250 piccoli agricoltori beneficiari della prima tranche di finanziamento, sparsi nelle province di Haut-Nkam, Bafoussam, Bangaté, Noun e Bangou, all’interno della regione di Duala. I tempi di erogazione dei micro-crediti seguono il calendario agricolo della zona nella quale si concentra il progetto: in Camerun le semine dei prodotti principali si eseguono nel periodo che va da aprile a Settembre/Ottobre, mentre i mesi da novembre a marzo sono dedicati alla raccolta e alla commercializzazione.
Si stima che, in Camerun, il reddito del 90% dei nuclei familiari rurali oggi dipenda dall’agricoltura. Tuttavia, in questo contesto, il Paese rimane ancora un grande importatore di colture alimentari e la popolazione impiegata nel settore agricolo risulta fortemente penalizzata, ai limiti della soglia di povertà.
Il progetto si focalizza sulla parte ovest del Paese. In questa zona del Camerun il 70% della popolazione è impegnata in attività rurali come l’agricoltura, la caccia, la pesca e la pastorizia. La coltura principale è quella del caffè, che consente ai produttori i maggiori introiti.
Altro: sullo sfondo la necessità di misurare con più attenzione la sostenibilità ambientale, sociale e umana dei processi produttivi ed economici in ambito rurale. Sostenibilità che passa prima di tutto da un intervento non standardizzato ma “personalizzato” al contesto, al disagio, al territorio dove si vuole operare. In tal senso il microcredito diventa strumento agile e flessibile capace di personalizzare (intervento sartoriale) il servizio/prodotto.
Case study:
Innovazione nella finanza per lo sviluppo, il Rural Development Fund in Espirito Santo (Brasile).
Il “Rural Development Fund” è un’iniziativa di Etimos Foundation e rappresenta un’attività congiunta di attori pubblici e privati, finalizzata a sostenere lo sviluppo delle piccole imprese rurali, nello Stato dell’Espírito Santo (Brasile).
Il Fondo utilizza investimenti d’impatto responsabili per finanziare progetti d’impresa rurale, quali veicolo per lo sviluppo socio-economico dei territori in cui opera.
È un fondo d’investimento che combina la rendita finanziaria con la sostenibilità ambientale e lo sviluppo socio-economico, generando quindi un forte impatto sulle comunità locali.
Il Rural Development Fund in Espírito Santo è uno strumento basato sul capitale di rischio (micro-equity) che sarà utilizzato, per un periodo definito, per condividere il rischio imprenditoriale con imprenditori locali, in ambito rurale.
Le imprese target (investees) operano nell’ambito dell’agricoltura biologica, del caffè, della filiera del latte e del turismo rurale e si trovano nelle zone interne e meno sviluppate dell’Espirito Santo (rispetto alla zona costiera). Proprio in queste imprese molti giovani formati nelle “Scuole Famiglia Rurali” hanno trovato occupazione, valorizzando un modello educativo innovativo, di successo e sostenibile, proveniente dall’esperienza di cooperazione italiana e francese in Espirito Santo e che da qui è stato poi replicato in molti altri Stati Brasiliani.
Il Fondo di Sviluppo Rurale in Espírito Santo beneficia di tre tipologie d’investitori: pubblico (governo dello Stato dell’Espírito Santo), privato (rappresentato dall’associazione delle maggiori imprese locali “Espírito Santo emAção”), internazionale (Etimos Foundation e le imprese italiane partecipanti). I tre attori investono nel fondo risorse complessive pari a 1 milione e 500 mila euro, in una prima fase pilota.
Etimos con questa nuova azione va oltre la logica di un classico progetto di cooperazione, sostenendo lo sviluppo di imprese ad alto impatto sociale e ambientale. Obiettivi
- Promuovere lo sviluppo economico dell’area, concentrandosi sugli indicatori d’impatto identificati con le autorità locali coinvolte.
- Sostenere le attività economiche in ambiente rurale, affinché possano intraprendere processi di consolidamento, modernizzazione e innovazione tecnologica, capaci di generare contestualmente buona performance economica e forte impatto socio-ambientale;
- Attrarre capitali dal settore pubblico e privato, per promuovere investimenti di micro-equity e crediti di medio termine, per sostenere le piccole imprese rurali del territorio. In questa prima fase pilota il fondo ha l’obiettivo di finanziare 20 imprese rurali in Espirito Santo, con la prospettiva di una potenziale replicabilità in altri stati brasiliani (fase II) e in altri paesi dell’America Latina (fase III).
Il fondo ha lo scopo di sostenere la crescita delle imprese ed è accompagnato da un’attività di consulenza strategica al management delle stesse. Può essere uno strumento strategico per finanziare giovani imprenditori, start-up e imprese in fase di consolidamento, caratterizzate da un forte potenziale di rendimento.
I settori d’impresa rurale individuati in questa prima fase sono la filiera del latte, il caffè, l’agricoltura biologica ed il turismo rurale.
Queste alcune delle tipologie di capitale di rischio utilizzate dal Fondo:
- Seed capital: indirizzato ai progetti d’impresa nella fase di costituzione e sviluppo, quando l’attività non è ancora partita e si rende necessario un supporto per le analisi di mercato, dei prodotti e dei servizi;
- Start-up: dedicato ad investimenti in imprese già esistenti per il loro primo periodo di operatività. Spesso il capitale è utilizzato per azioni di marketing o per il lancio di prodotti o servizi;
- Early stage: dedicato ad imprese avviate di recente che stanno completando la fase di sviluppo del prodotto e si stanno avviando ala commercializzazione; necessitano spesso di capitale per migliorare la qualità e l’innovazione dei processi;
- Consolidamento: dedicato ad imprese con anni di operatività ma che necessitano di capitale per espandere il loro business, migliorare la propria capacità produttiva e sviluppare nuove strategie di mercato.

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< >TAVOLO 4 - RISVOLTI PSICOLOGICI DELLA MALNUTRIZIONE

< >Luisa Brunori < >Discussant | Presedente
< >Giuseppe Torluccio | Università di Bologna,

< >Anna Maria Gibin | PDCA dell’AUSL di Parma, Catherine Leclercq | FAO,
< >Daniela Pavoncello | ISFOL,
< >Filippo Pergola | Ass.ne di Psicoanalisi
< >per la Relazione Educativa-APRE,
< >Daniela Pezzi | Consulta regionale
< >per la salute mentale, Lazio,
< >Luigi De Donno | Fondazione Grameen Italia | Concept note


Nell’ambito delle relazioni umane la fiducia rappresenta una delle condizioni necessarie per la costruzione della mente e della psiche. La fiducia è anche ingrediente fondamentale per la costruzione di un sistema sociale volto ad offrire condizioni di vita ottimali per gli individui che ne fanno parte. Il microcredito secondo il modello ideato da M. Yunus è fondato sulla fiducia perché fornisce prestiti a persone “non bancabili”, sovvertendo la logica creditizia tradizionale basata sulla sfiducia. Il sistema del microcredito, infatti, riporta al centro dell’attività economica la fiducia, come strumento capace di generare valore, autostima e orgoglio. È proprio qui, nell’intreccio tra tangibile e intangibile, che si realizza la magia economico-relazionale del microcredito: a partire da beni intangibili, la fiducia, si sviluppano beni tangibili che a loro volta creano autostima, bene intangibile, che sviluppa capacità di assunzione di rischio che ulteriormente sviluppa risorse tangibili e così via, in un crescendo virtuoso che si realizza all’interno di un sistema di “beni relazionali”.
Nella tavola rotonda si dovrebbero intrecciare contenuti reali, concreti e simbolici relativi all’individuo e all’involucro culturale di appartenenza. Nutrimento, accudimento, attaccamento son aspetti arcaici e cruciali nella costruzione della relazione diadica madre-bambino attraverso cui si genera e si organizza la mente e la psiche del piccolo.
Si genera così quella che viene definita la fiducia di base intesa come ingrediente necessario per proseguire nella crescita. È ovvio che la mancanza di nutrimento mini tale processo relazionale.
Essere in grado di procurare cibo al proprio figlio, quindi costituisce un volano per una rappresentazione di sé madre sufficientemente buona per il figlio e di sé persona capace di provvedere alle necessità della vita. È così che l’esperienza del microcredito offre fiducia alle donne più povere attraverso il denaro. Questa fiducia diventa, a sua volta, impatto positivo sulla propria vita, sulla famiglia, sulla comunità e il contesto sociale di cui sono parte. È così che l’alimentazione cessa di essere mancanza “cattiva” per diventare presenza “buona”.
Possibili interventi in quest’area:
a Cibo e funzione materna: la diade madre-bambino; la diade nutritiva.
b Donne e microcredito.
L’agricoltura può essere un esempio applicativo particolarmente interessante di questo circolo virtuoso: la fiducia nella cura della madre terra porta alla produzione di risorse primarie importanti per l’uomo, attivando un crescendo di cure reciproche tra la madre (la terra) e i suoi figli (gli esseri umani).
In Italia l’Agricoltura Sociale sostiene l’inserimento sociale e lavorativo delle fasce di popolazione svantaggiate e a rischio di marginalizzazione. L’A.S. produce beni relazionali costruendo e consolidando legami significativi tra persone diverse per provenienza, esperienza, capacità e prospettive. Dalla produzione di “beni relazionali” si passa, mediante processi agricoli sostenibili e attenti all’ambiente, alla produzione di alimenti (beni tangibili) dei quali ci si può fidare (beni intangibili).
Possibili interventi in quest’area:
a Esperienze di agricoltura sociale in Italia
b Agricoltura sociale e microcredito
c Agricoltura sociale e alimentazione
Premessa e contesto (ambito nazionale, internazionale, europeo, pvs,...)
La riflessione è stata avviata focalizzando l’attenzione sugli aspetti tangibili e su quelli intangibili della nutrizione.
Per aspetti tangibili abbiamo inteso le risorse materiali, come ad esempio il cibo. Secondo questa prospettiva la malnutrizione, letteralmente “nutrimento non adeguato”, è vista da due prospettive opposte cioè per eccesso o per difetto ed è stata suddivisa in tre categorie principali:
1 la denutrizione, ovvero la carenza di alimenti energetici associata a un deperimento fisico significativo e a uno scarso sviluppo nel bambino;
2 l’obesità, correlata non solo al cibo in eccesso ma spesso alla ingestione di “cibo spazzatura” a basso costo reclamizzato da massicce campagne pubblicitarie;
3 la cosiddetta “fame nascosta” ovvero un tipo di sottonutrizione che si verifica quando il corpo non assume o non assorbe abbastanza vitamine e minerali necessari come zinco, vitamina A, ferro e iodio. Per aspetti intangibili del nutrimento si intendono invece gli aspetti relazionali e di “attaccamento” per lo sviluppo fisico e psichico della persona a partire dalla diade madre-bambino. Nella ricerca psicologica, in particolare con Spitz e Bowlby, è stata sottolineata l’importanza dei bisogni relazionali di base, senza cui l’essere umano non può sopravvivere.
Nella discussione si è fatto riferimento a come lo sviluppo dell’individuo inizi dalla diade madre-bambino, attraversi le relazioni familiari (il gruppo primario) e tutta una serie di gruppi secondari cui la persona appartiene e da cui riceve elementi identitari, fino ad essere parte del sistema macro sociale. La persona si colloca quindi in un’interazione continua tra la sua prospettiva individuale e la società, dove la funzione alimentare è influenzata dall’intreccio complesso di fattori soggettivi, sociali, economici e mediatici con conseguenze diverse e specifiche. Criticità
All’interno del processo che lega l’individuo alla società, il cibo può diventare insano o addirittura dannoso là dove prevalga l’interesse speculativo sul bisogno di crescita fisico, psichico e culturale.
Per tanto riteniamo che il profitto esasperato sui processi di produzione alimentare nella accezione di un mercato caratterizzato da una sorta di “voracità bulimica” e l’esasperazione del pensiero individualista rappresentino gli elementi principali di criticità.
Da questo punto di vista denutrizione e obesità sono due estremi della difficoltà individuale di esercitare il controllo nella funzione alimentare in una società dove il profitto viene prima della salute.
A tale proposito l’OMS, nel Piano d’azione europeo per la salute mentale 2013/2020, ha definito che gli Stati membri devono attivamente impegnarsi per una migliore tutela della salute fisica e mentale, obiettivo fondamentale per garantire a ciascuno, soprattutto alle persone più vulnerabili o più esposte a rischi, le medesime possibilità di autonomia e padronanza della propria vita.
Per quanto detto sopra diventa cruciale riflettere sul processo produttivo alimentare e sul concetto di sana alimentazione, sostenendo la promozione e la diffusione di programmi informativi ed educativi. Si ritiene importante creare un legame tra Microcredito e Agricoltura Sociale volto a promuovere la trasformazione locale dei prodotti agricoli e la vendita di questi prodotti alle ditte che si occupano di ristorazione collettiva (ad esempio le mense) e di vending (ad esempio la gestione dei distributori automatici) favorendo una catena corta di distribuzione più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale all’interno di un processo che veda gli individui capaci di essere protagonisti responsabili nella produzione e fruizione degli alimenti. Parallelamente per prevenire e limitare anche i DAP (disturbi alimentari psicogeni) riteniamo opportuno stimolare la capacità critica dei giovani verso i modelli identitari proposti dai media che tendono a omologare in maniera acritica una identità massificata.
Crediamo sia importante investire nell’ambito dell’educazione in generale, con particolare attenzione alla tutela dell’ambiente inteso sia come bene comune da cui trarre nutrimento tangibile e relazionale che come espressione di bisogni e responsabilità condivise.
In termini operativi è necessario progettare una struttura che sia in grado di fornire un supporto:
1 alla costituzione di una rete che comprenda sia il lato dell’offerta dei prodotti alimentari (produttori) che il lato della domanda (consumatori). In tale network, i consumatori possono entrare direttamente in contatto con i produttori ed esprimere giudizi sul servizio e sui prodotti acquistati (reputation);
2 alla realizzazione di un’adeguata comunicazione per lo sviluppo della consapevolezza e della educazione alimentare;
3 allo sviluppo di imprese basate sulla logica del social business e del microcredito, forme che per loro natura non si basano sul profitto ma sul benessere dei fruitori;
4 alla individuazione di linee guida per la certificazione di qualità dei prodotti e della capacità relazionale del network;
5 all’animazione sociale per lo sviluppo di “rapporti fiduciari” all’interno del network. È quindi necessario che la consapevolezza e l’educazione alimentare, oltre alla componente comunicativa e formativa, trovino una realizzazione concreta (vendita diretta Km 0) con una forte componente relazionale e reputazionale basate sulla fiducia.
L’utilizzo delle tecnologie web e cloud, costituiscono la piattaforma ideale per la comunicazione, ma soprattutto per la misurazione della qualità percepita e della reputazione dei partecipanti. In tal modo sarà possibile anche misurare lo sviluppo del network tra produttori e consumatori in termini di crescita di fiducia, nonché fornire servizi aggiuntivi.
Microcredito e social business, per loro natura e dimensione, costituiscono lo strumento più adeguato per sostenere produttori e consumatori.

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< >TAVOLO 3 - MICROFINANZA RURALE E BANCHE

< >Mario La Torre < >Discussant < >| Presidente
< >Massimiliano Diedda | ISFOL,
Francesco Rispoli | IFAD,
Emanuele Oberto Tarena | Intesa San Paolo,
Giorgio Venceslai | ISMEA,
Guglielmo Belardi | Banca del Mezzogiorno,
Marco Paoluzi | ENM,
Chiara Palermo | ASSILEA,
Emanuele Fontana | Banca Popolare di Vicenza,
Claudia Benedetti | Federcasse,
Stefano Mandolesi | INRL,
Marco Marino | ABI,
Francesca Macioci | ABI < >| Concept note


Il Contesto
La microfinanza rurale è strumento fondamentale nella lotta alla povertà; a livello mondiale, più della metà dei poveri che lavorano sono impegnati nel settore agricolo. Quando applicata al settore agricolo, la microfinanza si trova a fronteggiare specifiche criticità riconducibili principalmente a tre fattori:
a) la localizzazione dei beneficiari in aree remote e la loro dispersione geografica;
b) la necessità di prodotti finanziari pensati ad hoc;
c) i rischi specifici dell’attività agricola. Il tavolo di discussione si pone l’obiettivo di individuare risposte concrete alle criticità evidenziate; prendendo spunto dalle esperienze del mercato italiano nel credito agricolo, la discussione mira a definire un modello italiano a carattere universale che definisca ruoli e funzioni delle banche e degli intermediari finanziari per una microfinanza rurale sostenibile ed inclusiva.
1 Localizzazione dei beneficiari
L’insistenza dei programmi di microfinanza rurale in aree remote, rispetto a quelle urbane, pone all’intermediario erogante specifiche criticità relative all’intercettazione dei clienti, all’acquisizione delle informazioni, al monitoraggio del credito. Ne discende la necessità di un modello organizzativo in grado di assicurare tali attività a costi sostenibili.
2 I prodotti finanziari richiesti
Il gap temporale tra ciclo produttivo e ciclo finanziario dell’attività agricola determina la necessità di un fine tuning del prodotto microcreditizio che deve essere in grado di assecondare le esigenze finanziarie del beneficiario e, al tempo stesso, di assicurare piani di ammortamento sostenibili dai clienti.
3 I rischi specifici dell’attività agricola
La produzione agricola comporta specifici rischi operativi riconducibili, essenzialmente, ad eventi naturali, di carattere ambientale ed atmosferico. Sorge, pertanto, con maggiore evidenza rispetto ad altri settori, la necessità di accompagnare il microcredito rurale a forme di microassicurazione in grado di coprire tali rischi. Le questioni sul tavolo
Come gestire la territorialità della microfinanza rurale?
Partnership tra banche, operatori di microcredito ex art. 111 ed imprese sociali;
Ruolo delle banche locali e delle Casse Peote;
Ruolo dei mediatori creditizi;
Quali prodotti microcreditizi risultano più idonei alla microfinanza rurale?
- Microcredito vs micro leasing
- Social lending
- Ruolo delle rimesse Strumenti di equity per start-up agricole
Esistono spazi per un mercato delle microassicurazioni a sostegno della microfinanza rurale? Quali sinergie tra microassicurazione e Fondo Centrale di garanzia per le pmi?
- Chi sono i potenziali operatori del mercato?
- Come sostenere i costi assicurativi?
- Ruolo dei fondi pubblici e del FCG
- Ruolo dei Confidi
- Rischi di moral hazard Premessa e contesto
(ambito nazionale, internazionale, europeo, PVS, ecc)
Il tavolo di lavoro ha analizzato il rapporto tra la microfinanza rurale e banche, evidenziandone criticità ed opportunità. La discussione si è concentrata sul perimetro di azione nazionale ma, in particolare grazie alle esperienze dell’IFAD e di Federcasse, il dibattito è stato aperto anche alle problematiche della microfinanza rurale nei PVS.
In Italia il settore del microcredito agrario può far leva sull’expertise delle banche nazionali nel settore del credito agrario, risalente alla tradizione dei crediti speciali istituiti con la legge bancaria del 1936.
L’entrata in vigore del nuovo art. 111 del T.U.B. e del D.M. 176/2014, che disciplinano gli operatori di microcredito, pone da un lato la questione di come i costituendi 111 possano far leva sull’esperienza delle banche nel credito agrario, dall’altro di quali forme di collaborazione possano essere sviluppate tra operatori di microcredito e imprese bancarie. È emersa la necessità di azioni di natura strategica ed operativa, come pure necessità di rivedere alcune variabili dell’attuale environment giuridico. Criticità
I punti di debolezza dell’attuale contesto nazionale sono riassumibili come segue: MODELLI DI BUSINESS:
- Alle banche si impone una scelta tra tre opzioni distinte: a) erogazione diretta del microcredito e dei servizi ausiliari; b) costituzione di un 111 del gruppo; c) partnership con un 111 esterno. Tale scelta impatterà indirettamente anche sul modello di business dei 111.
GESTIONE DEL RISCHIO:
- Adattabilità dei modelli di valutazione e gestione del rischio utilizzati nel credito agrario e vincoli imposti dalla normativa del microcredito che vieta l’utilizzo di garanzie reali a copertura del rischio di credito. OPERATIVITÀ E STRUMENTI
- Adattabilità degli strumenti finanziari utilizzati per il credito agrario, in particolar modo leasing, cambiale agraria, polizze assicurative. Sono state rilevate, ad esempio, resistenze culturali degli agricoltori a ricorrere al leasing; il leasing risulta fiscalmente conveniente solo se il beneficiario risulta essere una società; il privilegio legale che assiste la cambiale agraria può essere interpretato come garanzia reale; le forme assicurative nel settore sono tutte sussidiate da fondi pubblici. VIGILANZA
- Vincoli imposti dall’attuale normativa di vigilanza all’ingresso delle banche nel mercato del microcredito agrario, con particolare riferimento all’assorbimento patrimoniale corrispondente al microcredito erogato in via diretta.
- Necessità di disegnare un sistema di valutazione e controllo ad hoc per gli operatori dei servizi ausiliari e di monitoraggio. Alla luce delle criticità emerse, sono state proposte alcune soluzioni specifiche o linee strategiche da suggerire ai policy makers: MODELLI DI BUSINESS:
- Le partnership tra banche e 111 saranno frutto di una serie di variabili riferite al costo-opportunità ed all’expertise dei due soggetti. Uno dei driver del modello di business adottato è l’offerta dei servizi ausiliari e di monitoraggio: banche ed operatori 111 avvertono la necessità di esternalizzare tale attività a centri di competenza specifica di settore; a tal fine può essere utilmente valorizzato il ruolo delle agenzie regionali di sperimentazione dell’agricoltura e l’Ente Nazionale per il Microcredito può svolgere un ruolo di coordinatore del processo. Per altro verso le banche che hanno un expertise nel credito agrario hanno necessità di instaurare un dialogo con esperti di microcredito per meglio adattare l’offerta. In tale ottica può essere utile valorizzare l’esperienza della rete rurale che fa capo ad ISMEA e che offre, tra l’altro, modelli di business plan disponibili on line.
- Istituire joint venture per l’erogazione dei servizi ausiliari a valere su agenzie regionali di sperimentazione dell’agricoltura, associazioni di categoria ed Ente per il Microcredito.
GESTIONE DEL RISCHIO
- Le banche che hanno un expertise nel credito agrario devono dialogare con istituzioni microcreditizie per costruire un modello di valutazione del rischio del microcredito agrario che sia in grado di catturare la rischiosità del finanziamento, avendo come riferimento la specificità del progetto, la componente mandamentale, e i vincoli che gravano sulla LGD alla luce delle garanzie ammissibili nel microcredito.
- Costruire sistemi di scoring ad hoc per il microcredito.
- Necessità di costruire un modello di garanzia pubblica del microcredito agrario a valere sulle due opzioni disponibili: ISMEA e FCG, considerando che: a) ad oggi, il Fondo Centrale non può erogare garanzie dirette ma solo controgaranzie su garanzie concesse dai Confidi agricoli; b) è necessario intercettare fondi comunitari da destinare a copertura del rischio. OPERATIVITÀ E STRUMENTI
- Adattare il leasing agrario al micro leasing agrario, in particolar modo: a) offrendo piani di rimborso semestrali; b) quando si ricorre a fondi strutturali, sostituendo l’obbligo di acquisto con un impegno ad acquistare; c) associare al micro leasing agrario una garanzia Assilea o di un Confidi agrario;
- chiarire il quadro normativo della cambiale agraria al fine di estenderne l’utilizzo anche al microcredito;
- implementare l’offerta di prodotti microassicurativi dedicati al microcredito agrario;
- implementare l’offerta di prodotti innovativi come il micro venture capital per le micro imprese agricole. VIGILANZA
- Ridurre la ponderazione dell’assorbimento patrimoniale correlato al microcredito tramite un “m factor” in ragione della evidenza che la componente di servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio contribuisce a diminuire i tassi di default dei microcrediti.
- Raccolta di dati e costruzione di statistiche utili ad implementare sistemi di valutazione e monitoraggio del rischio.
- Valorizzare la vigilanza sugli operatori di servizi ausiliari di assistenza e di monitoraggio; in tale ottica può risultare utile una partnership tra l’Ente Nazionale per il Microcredito e l’ISFOL già attivo nel campo del censimento, valutazione e certificazione delle imprese sociali come pure in quello della certificazione professionale. Anche l’esperienza di quantitative analysis di INRL può essere valorizzata a tale scopo.

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TAVOLO 5 - COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

Franco Frattini | Presidente
Guido Barbera | CIPSI | Discussant,
Diana Battaggia | UNIDO,
Giuseppe Ignesti | Lumsa,
Paolo Nicoletti | Etimos,
Andrea Turatti | AFN | Concept note


Secondo una ricerca che l’Ufficio Studi e Progettazione dell’Ente Nazionale per il Microcredito (ENM) ha condotto insieme alla GCAP - Banca Mondiale, l’offerta di credito a quella fascia di popolazione generalmente esclusa dai circuiti bancari tradizionali, è pari a 17 miliardi di dollari, a fronte di una domanda di 280 miliardi di dollari.
Una situazione che coinvolge circa 1,5 miliardi di persone in stato di povertà assoluta o relativa, che genera disperazione, fame, disagio sociale, migrazioni incontrollate, criminalità e terrorismo.
Sulla base di tale premessa, può dirsi che l’insieme dei servizi e dei prodotti della microfinanza, tra cui il microcredito, possono costituire strumenti utili all’azione dei governi finalizzati a rafforzare la sicurezza internazionale, mitigare i flussi migratori, sostenere l’economia delle aree più depresse del mondo e, pertanto, migliorare gli equilibri geopolitici.
L’azione dei Governi dei Paesi sviluppati, tuttavia, si sta facendo sempre più debole. Gli Aiuti pubblici allo Sviluppo (APS) hanno subito un forte decremento in ragione della crisi economica e finanziaria e continuano tutt’oggi a diminuire (OECD/DAC, 2015).
Si rende dunque necessaria una riflessione sugli strumenti e le prassi che possono rivitalizzare la cooperazione allo sviluppo e la capacità di operare un’azione di diplomazia preventiva, anche attraverso i prodotti della microfinanza.
L’utilizzo di strumenti finanziari dovrebbe essere rafforzato quale alternativa virtuosa ai fondi a dono. Tra questi, i fondi di garanzia per il microcredito, che grazie al meccanismo della leva finanziaria, possono servire un numero estremamente elevato (teoricamente illimitato) di individui1.
Altresì, altri prodotti specifici di microfinanza, quali il microleasing e la microassicurazione, particolarmente adeguata per la protezione dai rischi tipici dell’agricoltura.
Ciò consentirebbe di promuovere modelli sostenibili e strutturali di microfinanza rurale a sostegno della multifunzionalità e alla diversificazione agricola (produzione, trasformazione e vendita di prodotti alimentari, produzione di agroenergie).
Inoltre, al fine di utilizzare al meglio le risorse e gli strumenti disponibili, potrebbero essere attivati programmi di cooperazione internazionale che prevedono crediti di aiuto aperti al microcredito, linee di microcredito nei programmi di conversione del debito nonché di crediti agevolati aperti al microcredito.
Si potrebbe altresì operare per favorire l’inserimento di servizi micro-finanziari in aggregato al trasferimento delle rimesse delle principali collettività immigrate, attraverso due piste tra loro strettamente connesse: (i) incidendo sui costi di transazione e (ii) incidendo sull’utilizzo delle rimesse, che per l’85% vanno a sostenere il consumo nei paesi di destinazione, e che invece potrebbero essere più utilmente utilizzate per finanziarie attività strutturali e sostenibili e iniziative d’impresa. Ciò presuppone programmi di financial education e in particolare l’educazione al risparmio nonché la costruzione di reti e bridges tra gli operatori, finanziari e non, dei paesi di origine e di destinazione.
Riflessioni potrebbero essere realizzate anche in relazione ai modelli di funding dei programmi di microcredito, valorizzando quelli a componente mista pubblico-privato, con l’intento di individuare: (i) canali alternativi di finanziamento; (ii) forme efficaci di finanziamento a componente mista pubblico-privato; (iii) forme innovative di finanza strutturata da applicare ai modelli di finanziamento dei grandi donatori internazionali, delle banche multilaterali di sviluppo, dei governi nazionali, delle istituzioni europee. Premessa e contesto (ambito nazionale, internazionale, europeo, pvs,...)
Secondo una ricerca che l’Ufficio Studi e Progettazione dell’Ente Nazionale per il Micro-credito (ENM) ha condotto insieme alla GCAP - Banca Mondiale, l’offerta di credito a quella fascia di popolazione generalmente esclusa dai circuiti bancari tradizionali è pari a 17 miliardi di dollari, a fronte di una domanda di 280 miliardi di dollari.
Una situazione che coinvolge circa 1,5 miliardi di persone in stato di povertà assoluta o relativa, che genera disperazione, fame, disagio sociale, migrazioni incontrollate, criminalità e terrorismo.
In conformità a tale premessa, può dirsi che l’insieme dei servizi e prodotti della microfinanza, tra cui il microcredito, possono costituire strumenti utili all’azione dei governi, finalizzati a rafforzare la sicurezza internazionale, mitigare i flussi migratori, sostenere l’economia delle aree più depresse del mondo e, pertanto, migliorare gli equilibri geopolitici.
L’azione dei Governi dei Paesi sviluppati, tuttavia, si sta facendo sempre più debole. Gli Aiuti pubblici allo Sviluppo (APS) hanno subito un forte decremento, anche a seguito dell’attuale crisi economica e finanziaria e seguono ancora un trend negativo (OECD/DAC, 2015).
Si rende necessaria una riflessione sugli strumenti e le prassi che possono rivitalizzare la cooperazione allo sviluppo e la capacità di operare un’azione di diplomazia preventiva, anche attraverso i prodotti della microfinanza. Criticità
Le criticità emerse dall’analisi dell’attuale panorama italiano della cooperazione internazionale rivelano anche le opportunità che il nuovo corso intrapreso dall’Italia prefigura.
In primis la necessità di coinvolgere maggiormente il settore privato profit, che opera sugli scenari internazionali, come interlocutore e soggetto attivo di cooperazione internazionale. La nuova Legge di Cooperazione Internazionale (L. 125/2014) ridisegna completamente l’assetto degli attori della cooperazione; la nuova sfida consisterà nel trovare un modello operativo che definisca le sinergie tra il mondo delle ong, tradizionalmente beneficiarie dei finanziamenti nazionali per la cooperazione, e il settore privato, considerando l’importante contributo che può derivare anche dalle imprese sociali e dal mondo cooperativo.
Al contempo l’Italia risulta ancora un Paese in cui l’apporto degli investimenti privati nei Paesi prioritari per la cooperazione internazionale è molto debole e in cui il mercato dell’impact investing è quasi inesistente.
Un interessante tema di sperimentazione progettuale per l’Italia è il co-sviluppo, ovvero la valorizzazione del ruolo dei migranti nella cooperazione internazionale con i relativi Paesi d’origine. Nonostante nel corso dell’ultimo decennio molte siano state le iniziative per sostenere questo processo, valido anche in un’ottica di sviluppo del settore privato e di costituzione di joint-ventures, ad oggi non si riesce ancora a identificare un percorso strutturato. Si evidenziano la necessità di un più efficace coordinamento con le associazioni della diaspora e di introdurre modelli e tecnologie innovative, anche a supporto delle rimesse, affinché questa opportunità si concretizzi. Soluzioni/proposte
(distinte tra: strumenti finanziari, attività tecniche, normativa/regolamentazione, proposte progettuali, fondi di finanziamento, altro)
Strumenti finanziari
L’utilizzo di strumenti finanziari potrebbe essere rafforzato, anche quale alternativa virtuosa ai classici fondi a dono (grant). Tra questi strumenti è il caso di menzionare i fondi di garanzia per il microcredito, che grazie al meccanismo della leva finanziaria, possono servire un numero estremamente elevato (teoricamente illimitato) di individui.
Altri prodotti specifici di microfinanza, quali il micro-leasing e la micro-assicurazione, si rivelano particolarmente adeguati per la protezione dai rischi tipici dell’agricoltura e dalle emergenze naturali. Ciò consentirebbe di promuovere modelli sostenibili e strutturati di microfinanza rurale a sostegno della multifunzionalità e della diversificazione agricola (produzione, trasformazione e vendita di prodotti alimentari, produzione di agro-energie).
Inoltre, al fine di utilizzare al meglio le risorse e gli strumenti disponibili, potrebbero essere attivati programmi di cooperazione internazionale che prevedano crediti di aiuto aperti al microcredito, linee di microcredito nei programmi di conversione del debito, nonché crediti agevolati aperti alla microfinanza.
Per quanto riguarda il collegamento tra migrazioni e microcredito, è opportuno supportare i migranti stagionali o circolari verso una più efficace allocazione delle loro rimesse a favore dello sviluppo locale dei rispettivi Paesi d’origine. Numerose iniziative in ambito europeo e italiano hanno dimostrato come i migranti possano divenire un attore strategico nelle dinamiche socio-economiche dei Paesi d’origine, contribuendo in modo sostanziale ai processi di sviluppo. Per valorizzare al meglio questo potenziale si dovrebbe fare in modo che le banche agissero concretamente a favore dei migranti, sviluppando strumenti innovativi efficaci ed efficienti. Si potrebbe anche sperimentare l’uso della rete capillare delle istituzioni di microfinanza nei PVS, quale canale privilegiato per il trasferimento delle rimesse, anche con il supporto d’infrastrutture informatiche e finanziarie (IMEL) dedicate. L’attivazione di questa sperimentazione potrebbe favorire l’integrazione tra il servizio di money-transfer con strumenti di risparmio, investimento e assicurazione, che facilitino l’uso delle rimesse per investimenti produttivi nei rispettivi Paesi.
Per quanto riguarda la nuova Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo, il nuovo documento ministeriale prevede che questa operi in autonomia rispetto al Ministero degli Affari Esteri, eccezione fatta per le scelte di politica di sviluppo, che saranno attuate sottoscrivendo una convenzione su linee prioritarie. L’agenzia si avvarrà principalmente di personale proveniente dal MAECI.
In quest’ottica sarà importante suggerire al Ministro di sostenere l’uso di strumenti di microfinanza per lo sviluppo, nonché individuare percorsi operativi per la cooperazione internazionale che diano efficacia alle azioni, riducendo al massimo i costi operativi e di gestione per gli organismi esecutori. La microfinanza può fornire, a questo proposito, un contributo in termini metodologici nei settori della valutazione della performance, della gestione finanziaria e della misurazione dell’impatto socio-economico. Attività tecniche
Considerati i risultati positivi conseguiti con l’utilizzo del microcredito quale strumento a favore della rinascita socio-economica di territori colpiti da emergenze e calamità naturali sia nei PVS (ad esempio in Sri Lanka) sia in Italia (Abruzzo ed Emilia), si potrebbe procedere alla definizione di un modello d’intervento italiano. Il modello dovrà tenere in considerazione tutti gli interlocutori che operano nei contesti di emergenza e di ricostruzione, valorizzandone le specificità e definendo procedure efficaci per la gestione dei programmi, per identificare le modalità di funding e per misurare l’impatto socio-economico e ambientale generato dagli stessi, sul medio e lungo periodo.
Risulta anche utile sostenere l’adozione di programmi di assistenza tecnica a favore sia delle istituzioni di microfinanza nei PVS, sia delle stesse MPMI beneficiarie degli strumenti di capitale, per migliorare la performance, la sostenibilità e l’impatto delle risorse messe a loro disposizione. Normativa/regolamentazione
Un dispositivo di legge che si era dimostrato precursore dei tempi, in ambito di contributo del settore privato alla cooperazione allo sviluppo, era l’art. 7 della L.49/87. Questo favoriva la costituzione di joint-venture nei PVS attraverso l’accesso a un credito sussidiato; è stato ora migliorato e reso più accessibile attraverso l’adozione della nuova Legge di Cooperazione Internazionale, divenendo ora l’art. 27 della L. 125/2014.
In questo contesto sarebbe utile altresì promuovere la costituzione di strumenti finanziari dedicati non solo a favorire l’accesso al microcredito, ma che sostengano le MPMI nei PVS anche in forma di capitale (equity – micro-equity), dedicati alle filiere di produttori locali. Proposte progettuali
Si potrebbe operare per favorire l’inserimento di servizi micro-finanziari in aggregato al trasferimento delle rimesse delle principali comunità di migranti, attraverso due percorsi tra loro strettamente connessi: incidendo (i) sui costi di transazione e (ii) sull’utilizzo delle rimesse, che nei Paesi d’origine sono destinate per l’85% al consumo, quando potrebbero essere più efficacemente utilizzate per finanziare attività strutturate e sostenibili o iniziative d’impresa. Questo percorso presuppone però programmi di educazione finanziaria e di educazione al risparmio nel nostro Paese, oltre alla costruzione di reti tra operatori, finanziari e non, presenti nei Paesi d’origine e di destinazione.
Un’ulteriore riflessione potrebbe sorgere sulla modalità di collegamento tra lo strumento del microcredito con gli attori del settore privato nel contesto delle comunità vicine ad aree di importanti investimenti industriali o in cui si realizzino delle grandi opere (es: Eni in Mozambico). Si potrebbe incoraggiare la partecipazione del settore privato a sostegno del fondo per il microcredito a favore di micro capitalizzazioni o ipotizzare un nuovo e più efficace utilizzo delle compensazioni (offset). Si auspica inoltre una Convenzione tra Maeci e ENM per l’adozione di strumenti di micro-assicurazione per le micro-imprese beneficiarie di microcredito o di micro-equity. Fondi di finanziamento
Alcune riflessioni potrebbero essere condotte anche a proposito dei modelli di funding per i programmi di microcredito, valorizzando la componente mista pubblico-privata, con l’intento di individuare: (i) canali alternativi di finanziamento, (ii) forme efficaci di finanziamento a componente mista pubblico-privato, (iii) forme innovative di finanza strutturata da applicare ai finanziamenti provenienti da grandi donatori internazionali, banche multilaterali di sviluppo, governi nazionali e istituzioni europee.
Risulta inoltre essenziale sostenere gli strumenti che facilitano la cooperazione pubblico-privata nell’ambito degli investimenti che generano un impatto socio-economico e ambientale positivo (impact investing), di cui il microcredito è espressione rilevante.

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