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< >TAVOLO 6 - COMUNICAZIONE

< >Rodolfo de Laurentiis < >Discussant | Presidente
Daniela Brancati | giornalista;
Lara Nicoli | Tg3;
Alfonso Dell’Erario | Sole 24ore;
Emma Evangelista | ENM;
Renato Sarli | Newman pubblicità;
Fabio Carosi | Affari Italiani;
Carmine Caracciolo | Consulente di comunicazione grandi imprese;
Paola Severini | Giornalista;
Giampiero Gamaleri (Università Nettuno) | Concept note


Analizzare le scelte strategiche di comunicazione secondo i vari canali informativi e di sostegno alla costruzione e veicolazione del messaggio, con particolare attenzione all’utilizzo dello strumento microfinanziario e all’economia sociale e di mercato, per il raggiungimento degli obiettivi del millennio, con particolare attenzione alla condivisione delle risorse per la nutrizione del Pianeta.
I discussant dovranno produrre un breve abstract sulla specifica visione che hanno della materia e sulle soluzioni praticabili per sostenere la comunicazione come conoscenza e condivisione del sapere attraverso tecniche e metodologie che abbiano un substrato deontologico forte e che conducano ad un nuovo modo di vivere, attraverso un uso consapevole dei beni di necessità.
La rivoluzione della rete (www - posta elettronica - social) e del broadcasting rendono per quantità e velocità una ridondanza che può degenerare in rumore bianco o in una disintermediazione del messaggio privandolo di efficacia.
La banda larga, come il diritto all’acqua e alla possibilità dell’individuo di sviluppare le proprie idee attraverso strumenti come il microcredito possono sostenere la lotta alla esclusione sociale e finanziaria, così come possono amplificare la possibilità di accesso alle risorse per la soddisfazione dei bisogni primari.
Questo può e deve essere il messaggio amplificato da uomini e mezzi al servizio di una comunicazione intelligente che supplisce alle carenze di una politica non puntuale sulle scelte strategiche. Premessa e contesto (ambito nazionale, internazionale, europeo, pvs,...)
La sfida è quella di analizzare le scelte strategiche di comunicazione secondo i vari canali informativi e di sostegno alla costruzione e veicolazione del messaggio, con particolare attenzione all’utilizzo dello strumento microfinanziario e all’economia sociale e di mercato, per il raggiungimento degli obiettivi del millennio, con particolare attenzione alla condivisione delle risorse per la nutrizione del Pianeta. I discussant dovranno produrre un breve abstract sulla specifica visione che hanno della materia e sulle soluzioni praticabili per sostenere la comunicazione come conoscenza e condivisione del sapere attraverso tecniche e metodologie che abbiano un substrato deontologico forte e che conducano ad un nuovo modo di vivere, attraverso un uso consapevole dei beni di necessità. La rivoluzione della rete (www - posta elettronica - social) e del broadcasting rendono per quantità e velocità una ridondanza che può degenerare in rumore bianco o in una disintermediazione del messaggio privandolo di efficacia. La banda larga, come il diritto all’acqua e alla possibilità dell’individuo di sviluppare le proprie idee attraverso strumenti come il microcredito possono sostenere la lotta alla esclusione sociale e finanziaria, così come possono amplificare la possibilità di accesso alle risorse per la soddisfazione dei bisogni primari. Questo può e deve essere il messaggio amplificato da uomini e mezzi al servizio di una comunicazione intelligente che supplisce alle carenze di una politica non puntuale sulle scelte strategiche. Criticità
Individuazione del messaggio
Diffusione corretta del messaggio sul microcredito (natura e strumenti)
Utilizzo dei vari media per diffusione
Lotta alla asimmetria informativa
Consapevolezza della praticità dello strumento
Accesso ai media
Coinvolgimento dei partner istituzionali
Accesso alle risorse e lotta alla povertà attraverso lo strumento microcredito Soluzioni/proposte
(distinte tra: strumenti finanziari, attività tecniche, normativa/regolamentazione, proposte progettuali, fondi di finanziamento, altro)
Per quanto riguarda il tema “microcredito” è emersa la necessità di una legittimazione istituzionale dello strumento attraverso una normativa efficace nazionale e nel più ampio contesto europeo e una direttiva sulla comunicazione istituzionale riguardante lo strumento, nonché una attenta diffusione del messaggio attraverso i media tradizionali e la rete per condividere in modo scientifico l’informazione in merito allo strumento e ridurre l’asimmetria informativa e quella operativa.
Proposta progettuale:
- Per quanto riguarda l’azienda televisiva pubblica, la Rai, si propone di attivare le procedure necessarie affinché venga inserita una linea guida riguardante lo strumento “microcredito” nel rinnovo del contratto di servizio pubblico 2016.
- Il secondo livello sul quale agire è quello amministrativo con una azione coordinata di tutti gli attori istituzionali (ministero dell’agricoltura, sviluppo economico, istruzione, regioni, ecc.) che lavorino in accordo con la comunicazione. In questo contesto si potrebbero inserire le campagne nazionali ed europee di divulgazione sul microcredito. Bisogna puntare su tre dimensioni: cultura, consapevolezza e conoscenza. Uscire dal rumore indistinto. La rete è fondamentale in questo senso, il ruolo della rete è quello di contenitore di informazioni e di scambio, e deve essere intesa come una vera e propria piattaforma unica, una sorta di banca dati.
- L’obiettivo dunque è puntare al passaggio culturale, ad una consapevolezza culturale sul concetto di microcredito, i comunicatori in questo senso sono i primi driver del cambiamento, l’idea è quella di raccontare attraverso la rete il microcredito, che sia una piattaforma globale per la condivisione della conoscenza del welfare del lavoro. La difficoltà iniziale è come costruire un business plan e come portare a compimento il progetto attraverso i servizi ausiliari, la piattaforma rappresenta in questo senso un vero e proprio luogo di conoscenza.
- Bisogna poi spostare l’obiettivo, oggi maggiormente focalizzato sul Servizio Pubblico, anche attraverso l’inclusione dei privati che possono contribuire alla diffusione del messaggio come dimensione di “servizio alla società”.
- È necessario inglobare tutti i sistemi per creare un unico macrosistema globale della comunicazione che operi sia in modo verticale che orizzontale non tralasciando il p2p. Decisivo è in questo il “passaparola”, virtuale e reale.
- È necessario focalizzare l’attenzione sul “brand” microcredito e su quello dell’Ente per massimizzare e velocizzare il messaggio.
- Il servizio pubblico dovrebbe divulgare e comunicare cosa è il microcredito, cosa è il prestito d’onore, quale è la differenza tra microcredito e crowfounding. Mentre altri Paesi europei hanno più consapevolezza di noi rispetto alle problematiche alimentari e legate allo spreco, problemi cardine su cui ruota tutto il senso dell’expo 2015, si dovrebbe spingere la comunicazione, ed in questo senso il servizio pubblico a confezionare/produrre approfondimenti e format legati a queste problematiche e alla divulgazione di una vera e propria cultura della consapevolezza dello strumento microcredito come motore della nuova via per la produzione sostenibile, la biodiversità e la cultura dell’alimentazione, e soprattutto quale riconosciuto mezzo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale e finanziaria che determinano gran parte dei problemi di accesso al cibo in alcune aree del mondo e di accesso ai servizi e alle strutture in altre. Scarica PDF

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< >TAVOLO 7 - MICROCREDITO E CROWDFUNDING

< >Adriano De Maio | Presidente
Gianfranco Verzaro
< >Amata Di Casimiro | Confidi Roma Gafiart | Discussant,
Alessandro Lerro | Lerro&Partners, Giorgio Martelli | MotusQuo,
Tommaso Martelli | ENM, Marco Morganti | Banca Prossima,
Umberto Piattelli | Osborne Clarke, Andrea Nardone | Fondazione Risorsa Donna,
Daniele Previati | Università Roma Tre,
Maurizio Sella | Smartika,
Alberto Trombetta | Finlombarda,
Angelo Rindone | Fulkfunding/produzioni dal Basso,
Paolo Rita | Esperto Microcredito | Concept note


Il microcredito ha ormai guadagnato un proprio spazio quale strumento di politica del lavoro e sociale, sia in Europa, che in gran parte degli Stati Membri, tra cui l’Italia.
Il monitoraggio condotto dall’Ente Nazionale per il Microcredito (ENM) sulle iniziative di microcredito attive nel nostro Paese ha permesso di stimare che nel triennio 2011-2013, gli utilizzatori dello strumento sono stati 22.600 per 223 milioni di euro di microcrediti.
Il numero di microcrediti erogati in Italia nel periodo che va dal 2011 al 2014 registra un incremento del 135% con un trend in crescita (fonte: ENM, 2015).
Continuerà quindi l’impennata dei volumi, a cui si accompagnerà anche l’offerta di ulteriori prodotti di microfinanza. Infatti, nel corso degli ultimi anni, l’ENM ha sviluppato – operando in sinergia con ABI, ANIA, ASSILEA e diverse istituzioni estere - specifici modelli e approfondimenti sui prodotti di microfinanza, quali in particolare: la microassicurazione, il microleasing, l’housing microfinance.
Lo sviluppo ulteriore del settore microfinanziario e la lotta alla povertà dipenderanno in modo crescente anche da come e quanto si riusciranno a sfruttare le possibilità offerte dalla tecnologia. Fornire dei servizi finanziari inclusivi è costoso. Primo, perché i costi amministrativi sono inevitabilmente più alti per prestiti di piccoli importi rispetto ai prestiti tradizionali. Dare in prestito un milione di Euro in crediti da 10 mila Euro è chiaramente più costoso che prestare un milione di euro in un’unica soluzione. Più operazioni richiedono un numero maggiore di risorse umane e salari ed uffici più grandi. Secondo, lo strumento del microcredito si caratterizza per la presenza importante di servizi di assistenza tecnica, tutoring e coaching al beneficiario.
Ciò pone problemi di sostenibilità per i fornitori di credito, in particolare in Europa, dove gran parte dei Paesi Membri ha una normativa antiusura che non consente, nei fatti, di far ricadere sui beneficiari finali gli alti costi della gestione delle operazioni. Il che, pertanto, incide, da una parte, sulla qualità dei servizi di assistenza tecnica e, dall’altra, sulla disponibilità del settore bancario ad erogare.
D’altra canto, la rivoluzione tecnologica degli ultimi anni ha prodotto, anche in Europa, numerosi cambiamenti nel settore della finanza e della finanza d’impatto. La sharing economy sta contribuendo a trasformare le abitudini finanziarie dei privati cittadini, così come delle imprese, rendendo il settore creditizio più trasparente e più responsabile.
Esempi concreti arrivano dal mondo del crowdfunding (equity e altre forme, social lending ecc.), che in un momento di difficoltà economica e credit crunch, stanno tracciando nuove possibili vie di reperimento e distribuzione di risorse finanziarie per individui ed imprese; non esprimendo, tuttavia, il carattere inclusivo della microfinanza rispetto a coloro che non riescono a fornire garanzie reali.
Come sottolineato anche dai lavori della Task Force in ambito G8, “le piattaforme web della sharing economy rappresentano un risultato virtuoso del connubio tra innovazione sociale, sviluppo tecnologico ed esigenze della comunità”.
Occorre evidenziare due elementi:
- Primo, le minori spese di gestione delle piattaforme online rendono inoltre il credito meno costoso.
- Secondo, l’utilizzazione di metodologie di finanziamento collettivo possono apportare nuove rilevanti risorse alla microfinanza, rendendo il settore sempre più sostenibile ed indipendente da sussidi pubblici. Microfinanza e crowdfunding restano comunque al momento due mondi non comunicanti, per lo meno in Europa.
microfinanza si caratterizza per un forte carattere inclusivo, ma continua ad affrontare rilevanti problemi di sostenibilità che incidono sulla sua capacità di crescita.
Il crowdfunding consente, attraverso la tecnologia, di sfruttare le potenzialità della massa, abbassando i costi di transizione e quindi di offerta.
Il tavolo dovrebbe ragionare sulle concrete possibilità di sviluppo di entrambi i settori, prendendo spunto da quanto di meglio esprimono questi due importanti strumenti di finanza d’impatto. Immaginare, anche considerando eventuali sviluppi normativi, un crowdfunding con un forte valore inclusivo potrebbe portare nuove rilevanti prospettive. Premessa e contesto (ambito nazionale, internazionale, europeo, pvs,...) Il contesto affrontato sul tema del crowdfunding è relativo al mercato nazionale per ciò che concerne le soluzioni da proporre. Questo è dovuto al fatto che la normativa in materia di strumenti finanziari varia da Paese a Paese.
L’analisi invece è stata allargata ai modelli presenti a livello internazionale, con particolare riferimento al mercato anglosassone.
Tra le diverse tipologie di crowdfunding (donation based, reward based, lending based, equity based) l’attenzione è stata concentrata sul “social lending”, noto anche come peer-to-peer lending (p2p) che, al pari del microcredito, rappresenta una forma di finanziamento che può essere finalizzata anche alla realizzazione di progetti di microimpresa.
Analizzando i due strumenti, è emerso che pur essendo molto diversi per natura e provenienza, hanno finalità simili. Per questo motivo è auspicabile una loro integrazione senza far perdere le reciproche caratteristiche vincenti: l’idea su cui tutti i partecipanti concordano è che il crowdfunding, nelle sue varie declinazioni, è uno strumento aggiuntivo e non sostitutivo. Le piattaforme online permettono un accesso semplice e sostanzialmente gratuito che consente di attrarre soggetti che sarebbe eccessivamente costoso coinvolgere. In questo senso una combinazione crowdeconomy+microcredito fungerebbe da moltiplicatore. Criticità
1 Uno dei principali problemi emersi e di cui si è discusso riguarda presenza e l’intervento dei Fondi di Garanzia che, riducendo in misura consistente il rischio di credito a carico delle banche, possono generare un effetto moltiplicatore sul volume dei microcrediti erogati.
2 La scarsa presenza delle banche nel settore del microcredito è dovuta sia agli elevati costi di gestione delle operazioni sia a quelli riferiti all’erogazione dei servizi di assistenza e monitoraggio a favore dei destinatari finali. Tali servizi, infatti, resi obbligatori dalla normativa sul microcredito, richiedono spesso l’intervento di soggetti esterni specializzati nelle strategie aziendali e di mercato, nella formazione o nell’utilizzo di tecnologie, che comportano l’assunzione di specifici oneri anche nel caso in cui vengano forniti da personale volontario.
3 Normativa. Se il microcredito è uno strumento disciplinato dal nostro Paese, poca chiarezza vi è ancora attorno al mondo della finanza alternativa dove solo l’equity crowdfunding è normato. Non si fa riferimento al p2p lending né tantomeno alla sua versione destinata all’impresa.
Al riguardo, è opportuno evidenziare le principali differenze tra microcredito e social lending (p2p):
- innanzitutto, come già accennato, non esiste nell’ordinamento italiano una specifica disciplina giuridica del social lending, a differenza del microcredito;
- il social lending consiste in un prestito erogato da privati ad altri privati tramite una piattaforma web, senza passare attraverso il canale delle banche o degli intermediari finanziari autorizzati; al contrario, il microcredito è attività riservata a tali soggetti intermediari, oltre che ai nuovi operatori ex art. 111;
- inoltre, mentre nel microcredito il prestito viene erogato da un unico soggetto (la banca, l’intermediario finanziario o l’operatore di microcredito), nel social lending la somma mutuata è frazionata fra una pluralità di soggetti finanziatori;
- il finanziamento di microcredito presenta specifici vincoli normativi (nei limiti di importo e di durata, nelle modalità di rimborso, nel divieto di garanzie reali e soprattutto nell’obbligo di prestazione di servizi ausiliari); nessuno di questi vincoli, al contrario, è presente nel social lending, dove le condizioni di prestito vengono disciplinate di volta in volta nei contratti da stipulare tra beneficiari e prestatori attraverso la piattaforma.
4 Accesso alla tecnologia: il problema del digital divide in Italia è un freno importante per lo sviluppo di progetti di finanza alternativa nel settore del sociale.
5 Costo della raccolta e costo del servizio: se il primo può essere portato quasi a zero grazie alle piattaforme digitali, il secondo non può essere abbattuto e non può fondarsi solo sul volontariato. Il microcredito si rivolge spesso a categorie disagiate, l’analisi dei progetti per questo è difficilmente riconducibile all’utilizzo di un algoritmo e richiede quindi delle professionalità specifiche (con dei costi più elevati e meno scalabili). Il mondo del microcredito può apprendere i meccanismi di generazione della fiducia propri delle piattaforme di crowdfunding (donation, reward, P2P).
6 Equilibrio tra trasparenza e privacy nel settore dei cosiddetti “non bancabili”.
Soluzioni/proposte
(distinte tra: strumenti finanziari, attività tecniche, normativa/regolamentazione, proposte progettuali, fondi di finanziamento, altro)
1 Una possibile soluzione proposta è stata di utilizzare lo strumento del crowdfunding/P2P lending per generare un effetto leva sui Fondi di Garanzia esistenti. In questo modo si riuscirebbe ad avere una base e una copertura finanziaria molto più ampia. A fronte di una copertura parziale sulle eventuali perdite, l’investitore sarebbe disposto a rischiare un po’ di più (categoria fondi).
1b Avviare tavoli di lavoro con le Regioni che vedano coinvolti, oltre alle Regioni stesse, anche le Finanziarie regionali, le banche e gli intermediari finanziari, per la costituzione di fondi di garanzia pubblici destinati a garantire finanziamenti erogati a valere su risorse apportate dalle banche attraverso piattaforme di social lending (vedi punto 2).
2 Mettere insieme una serie di banche (in realtà ne basterebbe anche una) che potrebbero affidare una quota di capitale a una piattaforma di crowdfunding che si occupa della gestione dei microcrediti (categoria proposta progettuale).
3 Partendo dalla riforma del terzo settore e dell’impresa sociale si può e si deve agire in favore di una inclusione ed equiparazione degli altri strumenti di finanza alternativa. Un riconoscimento a livello governativo è una premessa indispensabile per la diffusione di tali strumenti, anche in termini di fiducia.
In questo senso sarà importante mettere in campo delle azioni in modo che gli operatori della sfera del crowdfunding e del microcredito facciano sistema, presentando proposte concrete al legislatore. Questo per esempio sull’esempio di quanto accaduto nel mondo del venture capital con l’associazione di categoria (AIFI) e i ministeri preposti, il cui lavoro ha portato alla definizione per esempio di “start-up innovativa”.
Sempre in questo ambito, una maggiore unione degli operatori e degli stakeholder può agire su un altro tema importante come quello della fiscalità per chi investe in piattaforme digitali. Ad oggi l’investimento risulta essere molto svantaggioso dal momento che i redditi percepiti vanno inseriti in dichiarazione e quindi tassati al marginale. Se presto allo Stato pago il 12,5%, in borsa o obbligazioni/fondi, al 26%: se presto al prossimo, quindi con un risvolto sociale, la tassazione arriva fino al 46%. Una sinergia può e deve permettere l’apertura di un tavolo di consultazione con gli organi di competenza (categoria normativa/regolamentazione).
4 Unire il microcredito al lending crowdfunding: ove ci siano società che ottengono finanziamenti dalla crowd (finanziatori) che ritiene siano meritevoli di riceverli, gli enti di microcredito potrebbero partecipare in ticket per una quota del finanziamento richiesto (categoria strumenti finanziari).
5 Possibilità di unire il microcredito all’equity crowdfunding: ove ci siano società che ottengono investimenti dalla crowd (finanziatori) che ritiene il progetto presentato ed il business plan della società meritevole di supporto (investimento in equity), gli enti di microcredito potrebbero partecipare con un “grant” relativo alla possibilità di erogare a tali società un piccolo finanziamento (categoria strumenti finanziari).
6 I costi imprenditoriali degli operatori di crowdfunding potrebbero essere mitigati se supportati da istituzioni che possano investire nella comunicazione di questi nuovi strumenti. Se, per esempio, a livello governativo si mettesse in atto lo sviluppo di una rete di investitori collaboratori e che sulla base di questo si potesse accedere ai fondi di garanzia per chi investe, gli operatori di crowdfunding sarebbero pronti a investire anche loro con l’apporto di un beneficio per tutti.
7 Creare un modello ibrido ma complementare che permetta al microcredito di avere uno strumento in più, utile sia per la raccolta dei fondi che per la valutazione e la “validazione sociale” dei progetti. Si potrebbe pensare per esempio di prevedere un passaggio “crowd” per i progetti che devono accedere al microcredito, raggiungendo così una percentuale di fondi attraverso il crowdfunding in rete. In questo modo viene attivato quel processo di validazione sociale grazie al fatto che viene chiesto alle persone, al territorio e alla community di sostenere e aiutare questi progetti (categoria proposta progettuale).

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< >TAVOLO 9 - MICROFINANZA PER LO SVILUPPO RURALE IN ITALIA E IN EUROPA

< >Nunzia De Girolamo < >Discussant | Presidente
Giuseppe Blasi | MIPAAF,
Raffaele Borriello | MIPAAF\ISMEA,
Alessandro Cardente | La Buona Terra,
Carla Cavallini | Rete d’infomazione Europe Direct dell’Unione europea,
Carlo De Angelis | Forum nazionale dell’agricoltura sociale - Coop. Agricoltura Capodarco,
Enzo Patierno | Università La Sapienza di Roma,
Riccardo Petrocca | Looking for Value Srl, Claudio Tagliaferro | Isfol | Concept note


Il settore agricolo europeo è stato, fin dagli anni ’60 del secolo scorso, ampiamente sovvenzionato attraverso la PAC - Politica Agricola Comune dell’Unione europea, al punto tale che in alcuni periodi l’incidenza della spesa a sostegno del comparto ha raggiunto punte del 74% del bilancio Ue. Negli ultimi decenni tale sostegno si è esteso a favore di veri e propri interventi di sviluppo rurale.
Il nuovo corso delle politiche dell’Unione europea avviate dal Presidente Juncker pone, tra l’altro, l’accento su forme di sostegno pubblico europeo basate non più solo sul sistema delle sovvenzioni, ma sugli strumenti finanziari.
Secondo il Regolamento Ue 966 del 2012 per “strumenti finanziari” sono da intendersi le misure di sostegno finanziario dell’Unione fornite a titolo complementare dal bilancio per conseguire uno o più obiettivi strategici specifici dell’Ue. Tali strumenti possono assumere la forma di investimenti azionari o quasi-azionari, prestiti o garanzie, o altri strumenti di condivisione del rischio, e possono, essere associati a sovvenzioni.
Gli strumenti finanziari possono essere sempre più preziosi per moltiplicare l’effetto dei fondi dell’Ue qualora questi ultimi vengano messi in comune con altri fondi e comportino un effetto moltiplicatore. Tuttavia gli strumenti finanziari non possono essere assimilati a servizi o sovvenzioni e dovrebbero essere utilizzati solo a condizioni molto rigorose, in modo tale da evitare rischi finanziari e rischi di distorsioni di mercato contrarie alla normativa in materia di aiuti di Stato.
Per questo è sempre necessaria una valutazione ex ante che dimostri la loro maggiore efficacia per il conseguimento degli obiettivi strategici dell’Unione rispetto ad altre forme di finanziamento dell’Unione, comprese le sovvenzioni.
Da tale processo non è escluso il mondo agricolo e rurale, ricerca agricola, agro-alimentare e forestale incluse (in linea con il Partenariato Europeo per l’Innovazione - PEI - in materia di Produttività e sostenibilità dell’agricoltura, lanciato dalla Commissione europea il 29 febbraio 2012) per il quale è stato proposto congiuntamente da Commissione europea e Banca europea degli investimenti, un nuovo pacchetto di strumenti finanziari a seguito della firma di un memorandum d’intesa tra le due istituzioni Ue, il 14 luglio 2014.
Inoltre con il Regolamento Ue 1303/2013 sulle disposizioni comuni ai fondi strutturali e d’investimento europeo (SIE) al Titolo IV si ribadisce che tali fondi possono intervenire per sostenere strumenti finanziari, anche quando sono organizzati attraverso fondi di fondi. Gli strumenti finanziari vengono attivati per sostenere investimenti che si prevede siano finanziariamente sostenibili e non diano luogo a un finanziamento sufficiente da fonti di mercato. Il sostegno di strumenti finanziari è basato sempre su una valutazione ex ante che abbia fornito evidenze sui fallimenti del mercato o condizioni di investimento non ottimali, nonché su livelli e ambiti in cui sia riscontrata chiara necessità di investimenti pubblici.
Tocca ora dunque agli Stati Ue e alle Regioni adattare e utilizzare questo modello per creare i propri strumenti finanziari, come fondi di garanzia, equity o fondi di rotazione o altri e inserirli come nuova misura nei propri Programmi di sviluppo rurale, a garanzia di prestiti destinati a investimenti o altre attività. Una possibilità, questa, ancora poco sfruttata dalle Autorità nazionali e regionali, stando alle bozze dei nuovi Programmi di sviluppo rurale ancora in discussione a Bruxelles per il periodo 2014-2020.
Un Programma di sviluppo rurale che non prevede sin dal suo esordio strumenti finanziari debitamente giustificati da una valutazione ex ante, può essere eventualmente successivamente modificato per favorirne l’introduzione, previa approvazione del competente Comitato di Sorveglianza.
La necessità di investire nelle economie rurali Ue è enorme, mentre gli aiuti pubblici sono limitati da risorse finanziarie scarse e quello di cui c’è bisogno quindi è una maniera intelligente di usare i soldi pubblici, per attrarre investitori privati e sbloccare investimenti. Si tratta dunque di nuovi strumenti e nuove possibilità, ma partendo dalle risorse Ue già stanziate per la programmazione delle politiche di sviluppo rurale 2014-2020. Premessa e Criticità
Gli attori dell’economia rurale non sempre trovano facile accesso al credito. Il più delle volte le banche sono riluttanti a concedere prestiti alle aziende agricole e ad altre imprese rurali, specialmente a quelle più piccole, poiché considerato rischioso. Quindi, le condizioni per ottenere un prestito diventano sempre più difficili e talvolta impossibili per assenza di garanzie che non si è in grado di fornire o per tassi di interesse che non ci si può permettere.
Gli aiuti erogati prevalentemente nella forma di sovvenzioni a fondo perduto. Una delle maggiori difficoltà riscontrate nel panorama italiano è rappresentata dalla necessità di possedere delle fideiussioni bancarie per poter presentare la richiesta di anticipo del contributo. Inoltre, il contributo ottenuto il più delle volte non garantisce una copertura integrale del fabbisogno di capitale oppure prevede una parte del contributo in anticipo e la restante parte a saldo. Tale struttura che caratterizza i contributi rende necessario l’apporto di fondi da parte di una controparte bancaria per completare l’attività di investimento. Il sistema di sovvenzioni erogate attraverso i Programmi di sviluppo rurale non sempre è rispondente alle necessità e alle reali capacità delle imprese più piccole o quelle presenti nelle aree più marginali, come ad esempio nei territori di montagna o insulari. Inoltre i beneficiari delle sovvenzioni erogate attraverso i PSR appartengono sempre a categorie ben definite e alcuni attori dello sviluppo locale possono risultare soggetti non ammissibili (es. cooperative sociali). Viceversa non in tutti i casi il microcredito può essere adatto allo sviluppo rurale. Esistono, infatti, molte storie di successo rese possibili dagli strumenti di sovvenzionamento esistenti, come ad es. la Misura 121 o l’OCM vino.
Occorre porre particolare attenzione al concetto di produttore agricolo, del settore primario e distinguerlo da soggetti che trasformano semplicemente prodotti agricoli o vendono alimenti.
Nella programmazione 2007-2013 strumenti finanziari a supporto dello sviluppo rurale sono stati messi a punto solo in 7 paesi Ue - tra cui l’Italia attraverso ISMEA - su 28.
Laddove sono stati introdotti si sono riscontrate numerose difficoltà, soprattutto nell’avviamento e nella definizione dei destinatari effettivi, con gravi rischi di disimpegno dei fondi.
L’attuale struttura della programmazione europea dello sviluppo rurale è troppo rigida e non vi sono misure specifiche che includano forme come il microcredito o la microassicurazione, sebbene l’Obiettivo Tematico 6, preveda la lotta alla povertà e all’esclusione sociale nelle aree rurali.
Nessun venture capital è stato messo a punto, ma solo fondi di garanzia.
I risultati sono deboli, e scarso si è rivelato l’interesse rispetto agli strumenti finanziari, tant’è che un Rapporto della Corte dei Conti Ue in materia analizza questi fatti.
Un altro aspetto importante da considerare è relativo agli strumenti di protezione dei produttori agricoli dai rischi di mercato nonché quelli climatici e ambientali. In particolare, si riscontrano in Italia le seguenti criticità:
- mancata estensione delle coperture assicurative ad aziende mai assicurate prima
- scarsa diffusione di coperture assicurative di tipo catastrofale (soglia e franchigia applicate all’intera produzione aziendale) con costi assicurativi ridotti;
- assenza di significative sinergie, finalizzate alla stabilizzazione del reddito complessivo, tra coperture assicurative contro le avversità atmosferiche e altre modalità di gestione del rischio;
- elevato fabbisogno contributivo. Nella programmazione 2014-2020 solo 7 paesi Ue su 28 hanno previsto il ricorso a strumenti finanziari fin dall’inizio della programmazione per un valore complessivo tra i 340 e i 376 milioni di euro.
La valutazione ex-ante preliminare e obbligatoria comporta un processo di adozione lungo e complesso, perché deve toccare tutte le priorità e le focus area di un Programma di sviluppo rurale.
Sovvenzioni vs strumenti finanziari?
Va posta attenzione in tema di aiuti di Stato e di de minimis. Sarebbe possibile un accantonamento sul microcredito? Mancano le risorse nazionali. Soluzioni/proposte
(distinte tra: strumenti finanziari, attività tecniche, normativa/regolamentazione, proposte progettuali, fondi di finanziamento, altro)
In questo contesto potrebbero trovare ampio spazio e rappresentare valide soluzioni gli strumenti di microcredito, microfinanza, microassicurazione e microleasing. In particolare si propone come esercizio preparatorio alla Programmazione post-2020 delle risorse Ue per lo sviluppo rurale, alcune azioni pilota:
- realizzazione di una analisi comparata dei Programmi di sviluppo rurale delle diverse Regioni e Provincie Autonome italiane per verificare l’esistenza di Misure eventualmente meglio finanziabili attraverso strumenti di microcredito e microfinanza e/o la fattibilità di una loro eventuale attivazione;
- lancio di un Focus Group a livello europeo nell’ambito del Partenariato Europeo per l’Innovazione (PEI) in materia di Produttività e sostenibilità dell’agricoltura (ovvero di Gruppi o Operativi per l’Innovazione - GOI a livello regionale italiano) sull’utilizzo degli strumenti finanziari, di microcredito e di microfinanza quali strumenti innovativi per il settore agricolo e lo sviluppo rurale, in grado di contribuire alla creazione di un servizio di advisory e guidance, capace di offrire un servizio di assistenza multiregionale;
- collaborazione tra l’Ente Nazionale per il Microcredito, la Rete Rurale Nazionale (RRN) e ISMEA per promuovere la creazione di reti capaci di favorire lo scambio, la diffusione e la veicolazione delle buone pratiche a livello regionale, nazionale ed internazionale in materia di microcredito e microfinanza per lo sviluppo rurale;
- partecipazione dell’Ente Nazionale per il Microcredito ai tavoli tecnici promossi dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, affinché lo stesso ENM possa promuovere in seno alle stesse politiche gli strumenti della microfinanza, in particolare attraverso la RRN e ISMEA; il MIPAAF a sua volta potrebbe farsi promotore e garante presso la Conferenza Stato-Regioni dell’introduzione dello strumento di microcredito in Italia a favore del mondo agricolo e rurale;
- analisi delle possibilità offerte dall’ex-FAS, ora Fondo di Coesione, strumento che sarà rifinanziato a livello nazionale nel 2017;
- avvio di un dialogo con il settore dei Confidi - consorzi di garanzia collettivi dei fidi (prestano garanzie per agevolare le imprese nell’accesso ai finanziamenti) e in particolare con i consorzi Agrifidi presenti sul territorio nazionale oltre che con il comparto assicurativo agricolo;
- avvio di un dialogo con i Gruppi d’Azione Locale (GAL) LEADER sulla possibile integrazione di strumenti di microfinanzia tra quelli utilizzabili nella realizzazione delle loro Strategie di Sviluppo Locale; avvio di un dialogo con i CAA – Centro di Assistenza Agricola presenti su tutto il territorio nazionale al fine di promuovere lo strumento del microcredito;
- realizzazione di programmi di formazione e capacity building in grado di incentivare l’utilizzo di programmi di microfinanza e microcredito a sostegno dello sviluppo rurale e di formare una rete di advisor specializzati;
- realizzazione di programmi di divulgazione ed informazione degli strumenti finanziari a disposizione per ciascun segmento del settore dell’agricoltura;
- realizzazione di programmi di microfinanza rurale attraverso la costituzione di fondi rotativi e/o di garanzia, elaborati sulla base delle differenti specificità territoriali. Realizzazione di programmi di sostegno allo sviluppo rurale contenenti prodotti di microcredito, microassicurazioni e microleasing:
- creazione di uno strumento di accompagnamento con aiuto in regime de minimis in conto capitale o interesse per un massimo di 15.000 euro (sul modello della ex Legge Sabatini);
- creazione di uno strumento di pre-start-up finanziabile attraverso il microcredito, che abbia funzione di supporto e preparazione al primo insediamento in agricoltura per i giovani;
- creazione di uno strumento finanziabile attraverso il microcredito per la ristrutturazione dei debiti in tempi di crisi e per l’intercettazione dei bisogni in termini di capitale circolante ad integrazione degli strumenti finanziari esistenti. Costituzione di tavoli di lavoro tra istituzioni, enti ed esperti del settore agricolo con i rappresentanti del settore bancario, fondi pensione e assicurazioni al fine di poter definire dei piani di intervento congiunti e integrati:
- creazione di strumenti finanziari ed assicurativi che intercettino la domanda;
- condivisione di modelli di valutazione dei rischi specifici del settore agricolo e definizione di percorsi di capacity building per gli operatori dell’offerta di strumenti finanziari.

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TAVOLO 8 - NORMATIVA: MICROCREDITO E MICROASSICURAZIONI

< >Silvio Traversa | Presidente
< >Paolo De Ioanna | Consiglio di Stato | Discussant
< >Pietro Negri | ANIA,
< >Fabrizio Santoboni | Sapienza, Università di Roma, Giovanni Sanga | deputato,
< >Orazio Sorece | SI.NA.L.P,
< >Cristiano Verzaro | Looking for value | Concept note


II contesto di riferimento
Il monitoraggio condotto dall’Ente Nazionale per il Microcredito (ENM) sulle iniziative di microcredito attive in Italia ha permesso di stimare che, nel periodo 2011-2014, gli utilizzatori dello strumento sono stati oltre 34.000, suddivisi tra una maggioranza (59%) che ha ottenuto un prestito socio-assistenziale ed una minoranza (41%) che ha conseguito un microcredito produttivo, vale a dire un sostegno creditizio più consistente per l’avvio o il consolidamento di microattività o di forme autonome di autoimpiego. Nello stesso periodo, ammontano ad oltre 370 milioni di euro le risorse complessivamente anticipate agli utenti di microcredito.
Emerge, poi, sempre sulla base di evidenze empiriche nell’ambito del monitoraggio, che ciascun beneficiario di microcredito produttivo sviluppa un effetto leva di 2,43 occupati.
Si rileva, poi, relativamente all’anno solare 2014, che sono stati erogati circa 11.500 microcrediti, per un ammontare complessivo di 147 milioni di euro, che hanno generato 13.800, che - aggiunti ai 20.220 del triennio 2011-2013 - danno un totale complessivo di oltre 34.000 posti di lavoro.
Nel 2014, in Italia, i microcrediti accordati hanno avuto, nella metà dei casi (5.734), una finalità sociale, intervenendo per l’inclusione di persone in condizione di particolare vulnerabilità e, nell’altra metà dei casi (5.694), una finalità produttiva, sostenendo l’avvio o l’esercizio di un’attività di lavoro autonomo o di microimpresa. A fronte di questo dato, si segnala come la domanda esplicita di microcredito sia in significativo incremento, sebbene non trovi corrispondente soddisfazione; infatti, il rapporto tra microcrediti concessi e domande valutate, vale a dire il tasso di soddisfazione della domanda di microcredito, è significativamente diverso se si considera una finalità o l’altra: in ambito sociale si riesce a soddisfare il 71% delle richieste, mentre in ambito produttivo solo il 32% dei richiedenti ottiene una risposta positiva. Housing, microleasing, microassicurazione
Sulla scorta di quanto rappresentato, appare plausibile una costante e sostenuta tendenza all’aumento dei volumi richiesti, cui si accompagnerà - presumibilmente ed auspicabilmente - la domanda di ulteriori prodotti di microfinanza.
Infatti, negli ultimi due anni, l’ENM ha sviluppato – operando in sinergia con ABI, ANIA, ASSILEA e altre diverse istituzioni estere - specifici modelli e approfondimenti sui prodotti di microfinanza, quali in particolare quelli riguardanti la microassicurazione, il microleasing e l’housingmicrofinance. Il Fondo centrale di garanzia
Ulteriore energia per lo sviluppo della microimpresa giunge ora dal Decreto di modifica del Decreto Ministeriale 24 dicembre 2014, in attuazione del Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201, art. 39 comma 7-bis, che prevede che una quota delle disponibilità finanziarie del Fondo centrale di garanzia a favore delle piccole e medie imprese sia riservata ad interventi di garanzia in favore del microcredito di cui all’articolo 111 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. Sono possibili, inoltre, operazioni realizzate a valere su sezioni speciali del fondo, incrementate da soggetti pubblici e privati e istituzioni nazionali ed europee, attraverso convezioni realizzate dall’Ente Nazionale per il Microcredito. Perché abbinare l’assicurazione al microcredito
La possibilità di prevedere soluzioni in abbinamento tra microcredito e assicurazione consentirebbe di perseguire indiscutibili vantaggi tanto dal lato della domanda, tanto dal lato dell’offerta.
Per quanto riguarda il primo versante (domanda), la presenza di una copertura assicurativa sul finanziamento e/o a copertura dei rischi della microimpresa dovrebbe essere in grado di garantire, in linea di principio, un più agevole accesso al credito, in termini sia di costo, sia di ammontare. Tale circostanza garantirebbe indiscutibili riflessi positivi anche sul lato offerta, poiché una minore rischiosità delle operazioni di microcredito potrebbe fungere da volano per il consequenziale ampliamento della platea dei potenziali beneficiari di microfinanziamenti, con ovvie esternalità positive di valenza «sociale» per tutti gli stakeholders. Le peculiarità dell’assicurazione «a servizio delle fasce deboli» della società
Le soluzioni assicurative in abbinamento ai prodotti di microcredito consentono il perseguimento di diverse finalità:
- abbattimento del rischio di «default» dei soggetti affidati;
- compartecipazione (almeno) parziale al pagamento del premio (come già avviene, ad esempio, nel settore dell’agricoltura) tramite fondi pubblici, nazionali o locali, e fondi comunitari;
- elevati ritorni «sociali» per tutti i soggetti coinvolti;
- maggiore consapevolezza delle aree di rischio cui si è esposti;
- possibilità di check-up sui rischi e di assistenza per la pianificazione dei bisogni assicurativi. In questa ottica sembra opportuno riconoscere in modo esplicito nell’ordinamento, in parallelo con quanto già avvenuto con la figura del micro credito, anche la figura della micro assicurazione, la cui causa giuridica e sfera di operatività risulterebbero connesse alla esistenza di una operazione parallela, riconducibile all’area della prima figura. Micro credito e micro assicurazione verrebbero così a costituire un binomio sul quale si può esercitare l’azione di sostegno di risorse pubbliche dirette ad abbassare il costo degli interessi e/o del mini premio. Profili normativi
Al fine di contribuire ad un consistente incremento nel nostro paese delle disponibilità finanziaria in favore del microcredito e tenuto conto che secondo le rilevazioni ufficiali la consistente devoluzione di fondi della Banca centrale europea al sistema bancario italiano non si è tradotta in un significativo incremento delle concessioni di credito al sistema delle imprese così come delle famiglie, potrebbe pensarsi ad un possibile vincolo di destinazione per le banche di una piccola parte (ad esempio l’uno per mille) di tali finanziamenti verso il microcredito, specie quello produttivo, così da incrementarne l’offerta disponibile, sicuramente inadeguata rispetto alla domanda.
prospetta poi l’opportunità in analogia a quanto avviene per il microcredito dell’eventuale definizione della microassicurazione per delinearne ambiti, modalità ed effetti in sé ed in connessione con i progetti di microcredito cui afferiscono. Ed è noto che secondo l’Autorità di vigilanza internazionale (IAIS) la microassicurazione non differisce da quella ordinaria se non sotto il seguente triplice aspetto: a) ridotta dimensione del premio; b) ridotta copertura offerta; c) tipologia dei soggetti beneficiari generalmente qualificati come a basso reddito.
In attesa di un auspicabile intervento di normativa primaria può fin d’ora prospettarsi l’ipotesi di un collegamento tra microcredito e microassicurazione che abbia natura volontaria e si traduca in sede di istruttoria delle domande di concessione di microcredito in consistente priorità di concessione per quei soggetti che si dichiarino disponibili a sottoscrivere una polizza abbinata alla realizzazione di quel determinato progetto di microcredito. Premessa e contesto (ambito nazionale, internazionale, europeo, pvs,...)
Il contesto di riferimento
Il monitoraggio condotto dall’Ente Nazionale per il Microcredito (ENM) sulle iniziative di microcredito attive in Italia ha permesso di stimare che, nel periodo 2011-2014, gli utilizzatori dello strumento sono stati 34.029, suddivisi tra una maggioranza (59%) che ha ottenuto un prestito socio-assistenziale ed una minoranza (41%) che ha conseguito un microcredito produttivo, vale a dire un sostegno creditizio più consistente per l’avvio o il consolidamento di microattività o di forme autonome di autoimpiego. Nello stesso periodo, ammontano ad oltre 370 milioni di euro le risorse complessivamente anticipate agli utenti di microcredito.
Emerge, poi, sempre sulla base di evidenze empiriche nell’ambito del monitoraggio, che ciascun beneficiario di microcredito produttivo sviluppa un effetto leva di 2,43 occupati e si rileva, che nell’anno 2014, sono stati erogati circa 11.500 microcrediti, per un ammontare complessivo di 147 milioni di euro, che hanno generato 13.836 nuovi posti di lavoro, che - aggiunti ai 20.220 del triennio 2011-2013 - danno un totale complessivo di 34.056.
Si osserva altresì che nel 2014, in Italia, i microcrediti accordati hanno avuto, nella metà dei casi (5.734), una finalità sociale, intervenendo per l’inclusione di persone in condizione di particolare vulnerabilità e, nell’altra metà dei casi (5.694), una finalità produttiva, sostenendo l’avvio o l’esercizio di un’attività di lavoro autonomo o di microimpresa. A fronte di questo dato, si segnala come la domanda esplicita di microcredito sia in significativo incremento, sebbene non trovi corrispondente soddisfazione; infatti, il rapporto tra microcrediti concessi e domande valutate, vale a dire il tasso di soddisfazione della domanda di microcredito, è significativamente diverso se si considera una finalità o l’altra: in ambito sociale si riesce a soddisfare il 71% delle richieste, mentre in ambito produttivo solo il 32% dei richiedenti ottiene una risposta positiva. Housing microfinance, microleasing, microassicurazione
Sulla scorta di quanto rappresentato, appare plausibile una costante e sostenuta tendenza all’aumento dei volumi richiesti, cui si accompagnerà - presumibilmente ed auspicabilmente - la domanda di ulteriori prodotti di microfinanza. Infatti, negli ultimi due anni, l’ENM ha sviluppato – operando in sinergia con ABI, ANIA, ASSILEA e altre diverse istituzioni estere - specifici modelli e approfondimenti sui prodotti di microfinanza, quali in particolare quelli riguardanti la microassicurazione, il microleasing e l’housing microfinance. Il Fondo centrale di garanzia
Ulteriore energia per lo sviluppo della microimpresa giunge ora dal Decreto del 18 marzo 2015 (in G.U. n. 107 dell’11/05/2015), di modifica del Decreto Ministeriale 24 dicembre 2014 che dà attuazione al Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201, art. 39 comma 7-bis, il quale prevede che una quota delle disponibilità finanziarie del Fondo centrale di garanzia a favore delle piccole e medie imprese sia riservata ad interventi di garanzia in favore del microcredito, la cui fattispecie è disciplinata dall’articolo 111 del Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. Sono possibili, inoltre, operazioni realizzate a valere su sezioni speciali del Fondo, incrementate da soggetti pubblici e privati e istituzioni nazionali ed europee, attraverso convezioni realizzate dall’Ente Nazionale per il Microcredito. Criticità
Se, come osservato, in ambito produttivo solo il 32% dei richiedenti ottiene una risposta positiva, l’area critica sulla quale appare utile convogliare risorse e proposte si colloca nella valutazione economico finanziaria della iniziativa: il nesso micro credito - micro assicurazione e la semplificazione procedurale appaiono come i due profili su cui è utile lavorare. Soluzioni/proposte
(distinte tra: strumenti finanziari, attività tecniche, normativa/regolamentazione, proposte progettuali, fondi di finanziamento, altro)
Perché abbinare l’assicurazione al microcredito
La possibilità di prevedere soluzioni in abbinamento tra microcredito e assicurazione consentirebbe di perseguire indiscutibili vantaggi tanto dal lato della domanda, tanto dal lato dell’offerta. Per quanto riguarda il primo versante (domanda), la presenza di una copertura assicurativa sul finanziamento e/o a copertura dei rischi della microimpresa dovrebbe essere in grado di garantire, in linea di principio, un più agevole accesso al credito, in termini sia di costo, sia di ammontare. Tale circostanza garantirebbe indiscutibili riflessi positivi anche sull’altro versante (offerta), poiché una minore rischiosità delle operazioni di microcredito potrebbe fungere da volano per il consequenziale ampliamento della platea dei potenziali beneficiari di microfinanziamenti, con ovvie esternalità positive di valenza «sociale» per tutti gli stakeholders. Le peculiarità dell’assicurazione «a servizio delle fasce deboli» della società
Le soluzioni assicurative in abbinamento ai prodotti di microcredito consentono il perseguimento di diverse finalità:
- abbattimento del rischio di «default» dei soggetti affidati;
- compartecipazione (almeno) parziale al pagamento del premio (come già avviene, ad esempio, nel settore dell’agricoltura) tramite fondi pubblici, nazionali o locali, e fondi comunitari;
- elevati ritorni «sociali» per tutti i soggetti coinvolti;
- maggiore consapevolezza delle aree di rischio cui si è esposti;
- possibilità di check-up sui rischi e di assistenza per la pianificazione dei bisogni assicurativi. In questa ottica sembra opportuno riconoscere in modo esplicito nell’ordinamento, in parallelo con quanto già avvenuto per il microcredito, anche la figura della microassicurazione. Microcredito e microassicurazione potrebbero così costituire un binomio sul quale si può esercitare l’azione di sostegno di risorse pubbliche dirette ad abbassare il costo del finanziamento e/o del «mini» premio. Profili normativi
Al fine di contribuire ad un consistente incremento nel nostro paese delle disponibilità finanziarie in favore del microcredito e tenuto conto che secondo le rilevazioni ufficiali la consistente devoluzione di fondi della Banca centrale europea al sistema bancario italiano non si è tradotta in un significativo incremento delle concessioni di credito al sistema delle imprese così come delle famiglie, potrebbe pensarsi ad un possibile vincolo di destinazione per le banche di una quota, anche minima, di tali finanziamenti verso il microcredito, specie quello produttivo, così da incrementarne l’offerta disponibile, sicuramente inadeguata rispetto alla domanda.
Si prospetta poi l’opportunità, in analogia a quanto avvenuto per il microcredito, che la definizione della microassicurazione delinei ambiti, modalità ed effetti in sé ed in connessione con i progetti di microcredito cui afferiscono. Ed è noto che secondo l’Autorità di vigilanza internazionale (IAIS) la microassicurazione non differisce da quella ordinaria se non sotto il seguente triplice aspetto: a) ridotta dimensione del premio; b) ridotta copertura offerta; c) tipologia dei soggetti beneficiari generalmente qualificati come a basso reddito.
Naturalmente, vista anche la specificità dello strumento assicurativo qui considerato, sarebbe auspicabile e necessaria una significativa semplificazione degli adempimenti burocratici richiesti per la sua distribuzione nel mercato di riferimento, in conformità ad un criterio di ragionevole proporzionalità.
In attesa di un opportuno intervento di normativa primaria, può fin d’ora prospettarsi l’ipotesi di un collegamento tra microcredito e microassicurazione che abbia natura volontaria e si traduca in sede di istruttoria delle domande di concessione di microcredito in consistente priorità di concessione per quei soggetti che si dichiarino disponibili a sottoscrivere una polizza abbinata alla realizzazione di quel determinato progetto di microcredito.

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< >TAVOLO 10 - INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE MICRO E PICCOLE IMPRESE ITALIANE

< >Irene Pivetti < >Discussant | Presidente
Fabio Desideri | Federazione Confimprese World,
< >Elisabetta Kustermann | SIOI,
Katiusha Muscas | Progetika,
Serena Strianese | AFN,
Giuseppe Tripoli | MISE | Concept note


Come la Microfinanza può agevolare i processi di Internazionalizzazione delle Micro e Piccole Imprese italiane?
La crescita e lo sviluppo dei più piccoli operatori economici è legata
- alla possibilità di innovare e accedere al credito a medio termine;
- alla capacità di “fare rete”, cioè di attivare aggregazioni e collaborazioni strutturate. In particolare per le micro e piccole imprese, data la nota difficoltà di apportare significative innovazioni all’interno dei propri processi produttivi, in un contesto di eccessiva parcellizzazione dell’apparato produttivo, emerge l’esigenza di crescere sotto il profilo dimensionale non solo sotto l’aspetto quantitativo, ma anche perseguendo un approccio qualitativo-relazionale attraverso l’attivazione di relazioni funzionali con altre piccole imprese ed operatori economici.
Il Legislatore ha saputo recepire alcuni dei mutamenti che si sono sviluppati negli ultimi 15/20 anni formalizzando, attraverso il “contratto di rete” introdotto nel luglio del 2009, questa nuova modalità di aggregazione, sviluppatasi spesso su base “spontanea”.
Il “contratto di rete” - istituito dalla Legge n. 33/2009 e perfezionato con la Legge Sviluppo del luglio 2009 (Legge n. 99/2009) - tende a formalizzare un’innovativa modalità di aggregazione, in grado di superare alcuni nodi strutturali del nostro sistema produttivo, imputabili prevalentemente alle modeste dimensioni aziendali.
Recentemente, la promozione dell’aggregazione tra imprese è stata posta tra i principi ispiratori della Legge n. 180/2011 ”Norme per la tutela della libertà d’impresa. Statuto delle imprese”, che definisce lo statuto giuridico delle imprese.
Con l’articolo 42 del Decreto sviluppo n. 83/2012 viene inoltre estesa alle micro e PMI che sottoscrivono un “contratto di rete” la possibilità di beneficiare, per la realizzazione di un progetto di internazionalizzazione, dei contributi assegnati ai “consorzi per l’internazionalizzazione”, indipendentemente dalla loro iscrizione al consorzio stesso.
Inoltre, è del 4 maggio 2010 la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, che da attuazione della Comunicazione della Commissione U.E. del 25 giugno 2008, intitolata: “ «Pensare anzitutto in Piccolo», uno «Small Business Act» per l’Europa”; finalizzata, tra l’altro, ad “... agevolare l’accesso al credito delle micro e PMI... e sviluppare il microcredito, anche prevedendo una sezione dedicata in seno al fondo di garanzia per le PMI, nonché forme di tutoring, onde contrastare l’esclusione finanziaria, favorendo interventi di finanza etica... ”.
Le policies adottate sia a livello nazionale che locale per le attività di sostegno e promozione riguardano le PMI in modo generico o sono mirate al mondo della grande impresa.
Occorre pertanto sviluppare politiche di sostegno mirate, capaci di cogliere le necessità più specifiche della microimpresa, trasformando le enormi potenzialità che il settore esprime in occasioni di crescita e promozione del prodotto italiano all’estero, puntando soprattutto ai nuovi mercati quali la Cina e la Russia.
Perseguire lo sviluppo della microimprenditorialità deve comprendere non solo creare start up (tema oggi quanto mai attuale), ma anche, immancabilmente, garantire quel sostegno necessario affinché la nuova impresa non soffochi nelle logiche di vicinato dei mercati nazionali, ma abbia modo di crescere e rafforzarsi.
Nel caso delle microimprese, infatti, la mancanza di know e l’assenza di figure professionali altamente ma, anche, specificatamente qualificate capaci di trovare le giuste vie per proporsi ai mercati esteri con prodotti di qualità è un problema importante quanto e non meno dell’accesso al credito, insieme alle questioni che riguardano la semplificazione normativa e burocratica.
Com’è noto, esiste un rapporto particolarmente virtuoso tra la microimpresa e media e grande impresa, capace di apportare un beneficio reciproco ad entrambe le realtà. Soprattutto in una congiuntura particolarmente difficile come quella che stiamo attraversando, tale rapporto dovrebbe essere rafforzato.
Occorre pertanto rafforzare il modello di “sistema impresa”, in cui operano insieme di imprese tra loro complementari e specializzate per fasi di processo o per tipo di prodotto, creando occasioni di nuovi partenariati e rapporti di interdipendenza, caratterizzati da un certo grado di stabilità e di continuità nel tempo.
La microimpresa offre, in tale contesto, un servizio di grande utilità alla grande impresa, che deve necessariamente operare secondo logiche e modelli di decentramento strategico che possono aver luogo in tutte le fasi della catena del valore aggiunto, per ragioni di (i) specializzazione, (ii) efficienza e (iii) flessibilità.
Tale collaborazione si sostanzia, per esempio
- in sistemi di indotto con rapporti di subfornitura a grandi imprese che per ragioni strategiche recidono parte della loro catena produttiva,
- in modelli di “service”, con accordi di collaborazione che possono prevedere la microimpresa impegnata, a titolo esemplificativo, nell’offerta di servizi di promozione delle attività della grande impresa. D’altra parte, la microimpresa trova in tali modelli spazi vitali di mercato, in rapporti che consentono alla stessa di operare anche in settori in cui è elevata l’influenza del fattore competitivo relativo alla dimensione.
In sintesi, dal quadro delineato emerge che:
- Esiste una potenzialità inespressa della microimpresa in un’ottica di internazionalizzazione
- Esiste un rapporto particolarmente virtuoso tra microimpresa e grande impresa. Rapporto è utile alla microimpresa, perché crea per la stessa degli spazi di mercato. Rapporto altresì utile alla grande impresa, che in logiche di indotto trova conveniente operare per ragioni di (i) specializzazione, (ii) efficienza e (iii) flessibilità
- In tale prospettiva, la nuova programmazione europea 2014-2020 offre opportunità di rilievo
- Risulta tuttavia necessario il sostegno dei Governi e delle Regioni, affinché attraverso lo strumento del microcredito si possa trasformare la precarietà dell’attuale momento di crisi congiunturale, in un’occasione per rafforzare preziosi rapporti di sistema tra la microimpresa e la macroimpresa
- Tale obiettivo può essere raggiunto, sostanzialmente, attraverso (i) l’agevolazione dell’accesso al credito (segnatamente con la costituzione di fondi di garanzia dedicati e nuovi fondi di investimento), nonché (ii) con la predisposizione di servizi di supporto tesi a facilitare i partenariati. Premessa e contesto (ambito nazionale, internazionale, europeo, pvs,...)
Presentazione Concept

Note
:
- Riferimenti legislativi italiani/Europei
- Importanza della rete
- Paesi target PRCina e Russia (a cui è stata aggiunta l’India)
- Distinguo fra PMI, che si rivolgono a mercato EU ed extraEU


Criticità
Non propriamente consona ai fabbisogni PMI “gestione legislativa/operativa” per i Contratti di Rete
Necessità di una figura di “accompagno” (Tutor/Angel/Formatore e/o similare), che possa essere valido aiuto nel non disperdere le risorse ottenute con MC Soluzioni/proposte
(distinte tra: strumenti finanziari, attività tecniche, normativa/regolamentazione, proposte progettuali, fondi di finanziamento, altro)
Attività tecniche, utilizzo MC per:
1 costo Temporary Export Manager, come da proposta MISE
2 fase prototipale
3 movimentazione campionari/primo invio merce all’estero
4 supporto nelle Gare di Appalto EU
5 studio/progettazione un format di Franchising “new style” (edutainment, personal care, etc.) sempre MadeinItaly tarato secondo mercato estero Normativa/Regolamentazione
rivedere Contratto di Rete per poterne fare un miglior uso anche in vista di una richiesta “globale” per MC Proposte Progettuali
1 Minor burocrazia e minor tempistica per startup nell’accedere al MC
2 Inserire, per accedere al MC, uno schema di valutazione impatto innovazione, che possa essere quantizzato non solo in termini di ROI, ma anche con sistemi qualitativi innovativi come per esempio la GMA (General Morphological Analysis) per azioni di inclusione. Fondi di finanziamento:
Europei, in cui si possa coprire eventuali fidejussioni attraverso MC

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