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< >TAVOLO 11 - EDUCAZIONE FINANZIARIA E AGRICOLTURA SOCIALE

< >Francesco Verbaro - Presidente
< >Tiziana Lang | Isfol,
Francesca Traclò | Economista, Fondazione Rosselli,
Paola Caporale | Centro Studi dell’Ente nazionale per il microcredito,
Stella Coppi | Centro Studi dell’Ente nazionale per il microcredito,
Luca Ciccotti | Guardia di Finanza,
Francesca De Girolamo | Centro Studi dell’Ente nazionale per il microcredito | Discussant

La necessità di intervenire precocemente nei percorsi d’istruzione con moduli dedicati all’educazione finanziaria è ormai universalmente riconosciuta. Le ricerche realizzate in ambito nazionale e internazionale evidenziano come nelle famiglie, in generale, e nei giovani, in particolare, vi sono scarse conoscenze dei concetti finanziari di base e insufficienti abilità statistiche e di calcolo. Un’appropriata educazione finanziaria può contribuire, in una società sempre più dinamica e complessa, a rendere maggiormente responsabile il singolo nelle sue scelte attuali e future in materia di credito e finanza.
La responsabilità del singolo è evidente in una molteplicità di situazioni che richiedono competenze finanziarie almeno di base: dall’acquisto di una polizza assicurativa per auto alle scelte previdenziali di tipo integrativo.
Deve essere educata l’attitudine dei giovani e meno giovani a valutare le proprie prospettive finanziarie future al fine di poter individuare gli strumenti più adeguati a garantirsi un’esistenza dignitosa in ogni fase della vita: studi, inserimento nel mondo del lavoro, fasi di transizione tra un’occupazione e l’altra, creazione di una famiglia, pensione. La conoscenza del “vocabolario di settore” nonché dei concetti di risparmio, investimento, capitalizzazione garantiscono un approccio più sereno e competente alle future scelte previdenziali e nel complesso alla gestione dei propri guadagni e risparmi. Può inoltre contribuire a prevenire la condizione di “non-bancabilità” che caratterizza ampie fasce di popolazione, in particolare, dall’esplosione della crisi economica nel 2008. L’attenzione dell’Unione europea e dei singoli Stati membri nei confronti delle difficoltà nell’accesso al credito da parte di chi non può offrire garanzie reali e vive lunghe fasi di disoccupazione, è testimoniata dall’esistenza di strumenti finanziari dedicati all’inclusione sociale ed economica di queste persone. Un esempio tra tutti è lo strumento europeo di microfinanza Progress che dal 2010 a oggi ha finanziato lo start up di circa 31.000 microimprese e attività autonome da parte di persone disoccupate o finanziariamente escluse. I settori economici prescelti per l’avvio di queste attività sono stati in prevalenza quelli del commercio (32%) e dell’agricoltura (21%) che raccolgono unitamente oltre il 50 per cento del totale delle imprese avviate.
Circa 4000 i micro-imprenditori agricoli sono stati aiutati a far partire o consolidare le proprie attività rurali provenendo dalla condizione di disoccupati o finanziariamente esclusi a causa della loro incapacità di fornire garanzie reali alle banche e altre istituzioni che operano nel mercato del credito tradizionale. Lo stesso rapporto evidenzia che il 43 per cento degli intervistati si trovava nella fascia di reddito inferiore a quella fissata a livello nazionale per l’accesso agli aiuti sociali, quindi ad alto “rischio di povertà”. Infine, ma non ultimo, è bene rammentare che per avere una buona classe imprenditoriale, anche nella microimpresa, è essenziale favorire l’educazione alla gestione d’impesa compreso l’utilizzo degli incentivi e dei prodotti finanziari dedicati.
La scuola è il luogo privilegiato dove diffondere possibili iniziative formative finanziarie in modo efficace e con effetti duraturi, perché consente di raggiungere ampie fasce di popolazione di ogni condizione sociale con funzione anticipatrice rispetto al periodo della vita in cui solitamente si prendono decisioni di carattere economico. Lo stesso inserimento nell’indagine PISA 2012 (OCSE) di un modulo opzionale sulle competenze finanziarie (financial literacy) è indicativo dell’importanza riconosciuta al tema dalle istituzioni. Anche l’Italia ha aderito a questa proposta e ha confermato la partecipazione degli studenti italiani per la rilevazione del 2015 i cui risultati saranno presentati nel prossimo mese di luglio. In Italia dal 2007 il MIUR e Banca d’Italia hanno avviato un progetto sperimentale di educazione finanziaria nelle scuole. Nell’anno scolastico 2014-2015 hanno partecipato oltre 2.800 classi e 60.000 studenti.
Premessa e contesto (ambito nazionale, internazionale, europeo, pvs,...)
Il tema della financial education è sempre più attuale per le implicazioni che riveste, in una società sempre più dinamica e complessa, nel rendere maggiormente responsabile il singolo in materia di credito e finanza.
La necessità di intervenire precocemente nei percorsi d’istruzione con moduli dedicati all’educazione finanziaria è ormai universalmente riconosciuta. Le ricerche realizzate in ambito nazionale e internazionale evidenziano come nelle famiglie, in generale, e nei giovani, in particolare, vi siano scarse conoscenze dei concetti finanziari di base e insufficienti abilità statistiche e di calcolo.
Per quanto concerne l’Italia, come anticipato nella concept note del Tavolo, la situazione è fotografata abbastanza chiaramente nei rapporti dell’OCSE sull’indagine PISA e sui risultati in Italia dell’indagine PIAAC-OCSE (“Programme for the International Assessment of Adult Competencies”), che ci vedono in posizioni parecchio arretrate rispetto agli altri paesi dell’Unione europea, ma non solo.
In particolare, nelle competenze matematiche (numeracy) il punteggio medio degli adulti italiani tra i 16 e i 65 anni è pari a 247, un punteggio significativamente inferiore rispetto alla media OCSE dei Paesi che partecipano all’indagine (pari a 269 punti). Di questi, il 39% si colloca al cosiddetto Livello 2 di performance (intermedio) nel dominio di numeracy, mentre il Livello 3 superiore è raggiunto dal 28,9% della popolazione. Ben il 31,9% degli adulti non supera il Livello 1, o inferiore, caratterizzato da competenze matematiche molto elementari. Dal confronto internazionale l’Italia si colloca significativamente al di sotto della media OCSE insieme a Danimarca, Germania, Stati Uniti, Austria, Cipro, Polonia, Irlanda, Francia, e Spagna. I Paesi che si collocano significativamente sopra la media OCSE sono Giappone, Finlandia, Paesi Bassi, Australia, Svezia, Norvegia, Estonia e Belgio le cui popolazioni raggiungono il livello 3 della classificazione; mentre tutti gli altri Paesi (Repubblica ceca, Repubblica slovacca, Canada, Korea, e Paesi del Regno Unito) non presentano differenze statisticamente importanti rispetto alla media OCSE1.
L’OCSE ha promosso la creazione di un network di esperti internazionali sull’educazione finanziaria (INFE) con l’obiettivo di definire le priorità in materia e di facilitare la diffusione delle migliori prassi in questo campo.
Da parte della Commissione europea è stata emanata a fine 2007 la Comunicazione “Un mercato unico per l’Europa del XXI secolo” (COM(2007) 724), che al suo interno indicava l’educazione finanziaria quale elemento essenziale affinché il mercato unico apportasse benefici diretti ai cittadini europei mettendoli in condizione di decidere con cognizione di causa sull’acquisto di servizi finanziari nonché di comprendere alcuni elementi basilari di finanza personale.
Inoltre, nel 2008 la Commissione europea ha costituito un gruppo di esperti in materia di educazione finanziaria per condividere e promuovere le pratiche ottimali in materia; fornire pareri alla Commissione circa le modalità di attuazione dei principi relativi all’offerta di programmi di educazione finanziaria di elevata qualità; coadiuvare la Commissione nell’individuazione di eventuali ostacoli legislativi, regolamentari, amministrativi e d’altro genere all’offerta educativa in materia finanziaria e fornire pareri sul modo di affrontare gli ostacoli così individuati; contribuire alla preparazione delle varie iniziative presentate nella comunicazione sull’«Educazione finanziaria» e alla valutazione di tali iniziative. Il gruppo di esperti ha concluso i propri lavori a fine 2010.
Obiettivo degli organismi internazionali e delle istituzioni europee appare, dunque, quello di migliorare il livello di alfabetizzazione finanziaria e promuovere il consumo responsabile dei prodotti finanziari.
Il Tavolo ha infine rilevato come tale miglioramento possa essere ottenuto solo se si favorirà al contempo l’accesso da parte del pubblico ai servizi bancari e finanziari di base (financial inclusion)2 la cui complessità e segmentazione (conto corrente, Bancomat/carte di credito, mutuo, prestiti, assicurazioni, fondi pensione, polizze infortuni/vita, ecc.) sono andate aumentando nel tempo.
In relazione all’educazione finanziaria degli adulti, presso i servizi sociali di molti enti locali sono stati attivati programmi di questo tipo, dove l’assistenza di personale specializzato è affiancata all’erogazione di un sussidio o di altri servizi da parte dell’amministrazione (pagamento delle utenze di gas e/o luce per un periodo dell’anno, acquisto di piccoli elettrodomestici, banco alimentare, ecc.). L’assistenza si esplica nell’affiancare la famiglia nelle scelte sul risparmio e investimento delle “entrate” (anche minime) tenuto conto delle “uscite” previste e/o impreviste. Il meccanismo della SIA (sussidio per l’inclusione attiva) sperimentato dal Governo nei nuclei famigliari in condizione di povertà residenti in alcune aree metropolitane nel 2014 si basa sul medesimo meccanismo3.
Quanto al legame tra educazione finanziaria e investimento in agricoltura4, il Tavolo di lavoro ha rilevato come quest’ultima rappresenti uno dei settori produttivi scelti con maggiore frequenza dai beneficiari di micro-prestiti. Sono stati richiamati i risultati del monitoraggio annuale dello Strumento di microfinanza Progress5 e del rapporto del valutatore indipendente sul medesimo programma6, secondo i quali ammonterebbero a circa 6000 le nuove realtà (micro)-imprenditoriali avviate tra il 2010 e il 2014 nel territorio dell’UE grazie a questo strumento finanziario della Commissione europea. Queste imprese, come previsto dal programma Progress, sono gestite in massima parte da persone in precedenza disoccupate o, comunque, non in grado di fornire garanzie reali al sistema del credito tradizionale.
Note

1. G. Di Francesco (a cura di), PIAAC-OCSE: rapporto nazionale sulle competenze degli adulti, ISFOL, Roma, 2014.
2. In proposito cfr. Verbaro F., “Educare alla finanza”, in Microfinanza n. 10, Anno III, 2015.
3. In proposito cfr. Tenaglia S. “Lo strumento SIA”, in Microfinanza n. 6, Anno II, 2014.
4. In proposito cfr. Lang, T. “Microfinanza e sostegno dell’UE alle microimprese (agricole)”, in Microfinanza n.10, Anno III, 2015.
5. European Commission, Implementation of the European Progress Microfinance Facility – 2013, COM (2014) 639 final, 2014.
6. In proposito cfr. Lang, T. “Microfinanza per l’inclusione sociale. Dove siamo, dove si va”, in Microfinanza n.10, Anno III, 2015.
Criticità
Livello ancora insufficiente di conoscenza dei concetti finanziari di base e delle abilità statistiche e di calcolo in Italia, in particolare, tra i giovani e nelle famiglie (adulti). Cfr. dati OCSE.
1 Aumentata complessità e segmentazione dei servizi finanziari (conto corrente, Bancomat/carte di credito, mutuo, prestiti, assicurazioni, fondi pensione, polizze infortuni/vita, ecc.).
2 Quasi totale assenza di programmi di alfabetizzazione, formazione e accompagnamento alla gestione consapevole delle risorse finanziarie da parte di giovani e adulti.
3 Scarsa conoscenza degli esiti dei programmi di educazione finanziaria sinora attuati in Italia (MIUR-Banca d’Italia, nonché quelli realizzati da numerosi altri soggetti pubblici e privati a livello locale, come ad es. Consorzio Patti Chiari).
4 Assenza di un programma/piano nazionale per l’educazione finanziaria e per l’educazione all’imprenditorialità di giovani e adulti.
5 Carenza (assenza) di servizi gratuiti di sostegno e affiancamento ai beneficiari finali del microcredito (consulenza, mentoring, tutoring, ecc.) nei primi anni di gestione del prestito.
6 Assenza di un repository delle buone pratiche realizzate in materia e di un “vademecum” sulla corretta educazione finanziaria di giovani e adulti (con differenziazione dei percorsi e delle metodologie).
7 Scarsa conoscenza degli esiti e delle ricadute occupazionali dei microcrediti erogati per la creazione di (micro) imprese in agricoltura.
Soluzioni/proposte
(distinte tra: strumenti finanziari, attività tecniche, normativa/regolamentazione, proposte progettuali, fondi di finanziamento, altro)
Il Tavolo di lavoro, sulla base delle criticità rilevate, propone di implementare le seguenti soluzioni e piste di lavoro:
1 Predisposizione da parte dell’ENM di una bozza di direttiva della PCM sull’Educazione finanziaria per i giovani e per gli adulti, in alternativa di un Accordo quadro tra le Istituzioni competenti (MIUR, MEF, MLPS, MISE), gli enti locali (ANCI, Coordinamento delle Regioni e P.A.) e le associazioni rappresentative dei settori del credito e della finanza per la realizzazione di un Piano nazionale sull’educazione finanziaria di giovani e adulti che preveda l’inserimento di moduli sull’educazione finanziaria nei programmi di istruzione scolastica e di educazione alla cittadinanza attiva.
2 Creazione di un monitoraggio delle attività/programmi di educazione finanziaria realizzati in Italia e di un repository delle buone pratiche
3 Creazione di un “vademecum” sulla corretta educazione finanziaria di giovani e adulti (con differenziazione dei percorsi e delle metodologie) rivolto ai possibili promotori di programmi di financial education.
4 Aumentare la diffusione di servizi gratuiti di sostegno e affiancamento ai beneficiari finali del microcredito (consulenza, mentoring, tutoring, ecc.) nei primi anni di gestione del prestito ricorrendo alle risorse dei programmi operativi co-finanziati dai Fondi SIE 2014-2020, in particolare il FSE e il FESR.
5 Realizzare il monitoraggio e la valutazione degli esiti (livello di inclusione finanziaria) e delle ricadute occupazionali dei microcrediti erogati per la creazione di (micro) imprese in agricoltura.

Risorse: Fondi SIE della programmazione 2014-2020 (in particolare: PON Istruzione, PON Inclusione sociale, PON SPAO, PON Impresa e competitività, POR FSE e FESR laddove sono presenti misure dedicate agli strumenti finanziari per la creazione e il consolidamento di micro- e piccola impresa e autoimpiego).
Proposta: riformulare il titolo del Tavolo di lavoro in: “Educazione finanziaria e utilizzo del microcredito per l’agricoltura”.
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ENTE NAZIONALE: EVOLUZIONE, FUNZIONI E PROSPETTIVE

Funzioni e attribuzioni dell’Ente - Mission e prospettive - Strategia - Progetti - Caratteristiche - Servizi

Funzioni e attribuzioni dell’Ente Nazionale per il Microcredito

L’Ente Nazionale per il Microcredito è un ente pubblico non economico che esercita importanti funzioni in materia di microcredito e microfinanza, a livello nazionale e internazionale. In particolare:
• promozione, indirizzo, agevolazione, valutazione e monitoraggio degli strumenti microfinanziari promossi dall’Unione Europea e delle attività microfinanziarie realizzate a valere sui fondi comunitari;
• monitoraggio e valutazione delle iniziative italiane di microcredito e microfinanza;
• promozione e sostegno dei programmi di microcredito e microfinanza destinati allo sviluppo economico e sociale del Paese, nonché ai Paesi in via di sviluppo e alle economie in transizione.
L’Ente deriva direttamente dal “Comitato Nazionale Italiano per il Microcredito”, costituito nel 2004 quale organo preposto all’organizzazione degli eventi relativi al “2005-Anno internazionale del microcredito”, proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzioni ONU 53/197 e 58/221) al fine di favorire la realizzazione degli Obiettivi del Millennio. Dopo essere stato trasformato in “Comitato Permanente” dalla Legge 11 marzo 2006, n. 81, è stato infine costituito in ente pubblico non economico dotato di autonomia amministrativa, organizzativa, patrimoniale, contabile e finanziaria, ai sensi della legge 12 luglio 2011, n. 106.

Sulla base delle disposizioni normative succedutesi nel tempo, l’Ente svolge funzioni di promozione e coordinamento delle iniziative di microcredito e microfinanza realizzate o da realizzarsi a livello nazionale ed europeo, nonché nei Paesi in via di sviluppo e nelle economie in transizione.
In particolare:
• ai sensi della legge 106 del 12 luglio 2011 art. 1 comma 4 bis:
funzioni di ente coordinatore nazionale con compiti di promozione, indirizzo, agevolazione, valutazione e monitoraggio degli strumenti microfinanziari promossi dall’Unione Europea, nonché delle attività microfinanziarie realizzate a valere su fondi dell’Unione Europea;
• ai sensi della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 luglio 2010 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 220 del 20 settembre 2010):
compiti operativi di monitoraggio e valutazione di tutte le iniziative italiane di microcredito e microfinanza;
• ai sensi della legge 24 dicembre 2007 n. 244, art.2, commi 185-187:
ruolo di promozione, prosecuzione e sostegno ai programmi di microcredito e microfinanza destinati allo sviluppo economico e sociale del Paese, nonché ai Paesi in via di sviluppo e alle economie in transizione (microfinanza per la cooperazione), in sinergia con il Ministero degli Affari Esteri.

Un’altra importante attribuzione dell’Ente è quella prevista dalla legge n. 214 del 22 dicembre 2011, art. 39, comma 7-bis, che ha disposto che una quota delle disponibilità finanziarie del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese sia riservata a interventi di garanzia in favore del microcredito, da destinare alla microimprenditorialità. In tale contesto, all’Ente è attribuita la facoltà di stipulare convenzioni con soggetti pubblici e privati per alimentare le risorse della quota del Fondo riservata al microcredito e di svolgere attività di informazione, supporto, formazione, consulenza tecnica e tutoring in favore dei promotori e degli operatori territoriali di microcredito1.


Mission e prospettive

Mission
La mission dell’Ente è quella di favorire l’accesso al credito delle microimprese e delle categorie sociali maggiormente svantaggiate, attraverso la promozione degli strumenti della microfinanza, l’assistenza tecnica, la ricerca, la formazione, la diffusione di buone pratiche.
Vision
Caratterizzato da una visione etica della finanza, l’Ente intende rappresentare il principale punto di riferimento per le pubbliche amministrazioni e gli stakeholders interessati allo sviluppo del microcredito in Italia e in Europa, nei Paesi in via di sviluppo e nelle economie in transizione.
La mission dell’Ente Nazionale per il Microcredito è orientata al sostegno di iniziative volte a favorire lo sviluppo della microimprenditoria e del lavoro autonomo, nonché la lotta alla povertà e l’inclusione finanziaria di quelle categorie sociali definite “non bancabili” a causa della mancanza o carenza di garanzie da offrire al sistema bancario tradizionale.
Tale mission si inserisce in una visione etica della finanza, che considera l’attività finanziaria (e quindi l’uso del denaro) come mezzo e non come fine, avendo a riferimento la promozione umana e sociale degli individui. In base a tale visione, l’Ente vede il microcredito non come una forma di “assistenzialismo” o di “beneficienza”, ma come un vero e proprio prestito finalizzato allo sviluppo di progetti imprenditoriali o alla realizzazione di progetti mirati al miglioramento delle condizioni di vita personali o familiari delle fasce deboli della popolazione.
Per l’Ente, quindi, il microcredito deve favorire un uso oculato e razionale delle risorse finanziarie, senza però ripudiare i meccanismi di base della finanza stessa (come l’intermediazione, la raccolta, il prestito), ma riformulandone i valori di riferimento (la persona e non il capitale, l’idea e non il patrimonio, l’equa remunerazione dell’investimento e non la speculazione).
Il microcredito, per l’Ente, deve sostenere sia quelle attività imprenditoriali che producono sul territorio un beneficio sociale e ambientale sia quelle che si muovono in un’ottica di sviluppo umanamente ed ecologicamente sostenibile, come quelle del settore non-profit, la cooperazione sociale e internazionale, le attività culturali e artistiche, l’agricoltura biologica, ecc. In questa direzione, l’Ente promuove un concetto di microcredito moderno e idoneo ad affrontare problematiche di tipo sociale e occupazionale, tanto da individuare nel microcredito un’opportunità per attivare una nuova forma di welfare.
In definitiva, l’Ente esercita un’azione concreta e pragmatica nello sviluppo di qualità umane e professionali: la sua azione di sistema va oltre il microcredito e la microfinanza intesi quali insieme di servizi e prodotti finanziari per le fasce sociali svantaggiate, per favorire la nascita di un nuovo tessuto sociale ed economico fondato su responsabilità personale e spirito imprenditoriale2.


Categorie di soggetti a cui si rivolge l’Ente

L’Ente Nazionale per il Microcredito si rivolge a tutti i soggetti – profit o non-profit, pubblici o privati – impegnati nello sviluppo di programmi di microcredito a favore di microimprenditori o di soggetti svantaggiati: pubbliche amministrazioni, banche, confidi e altri intermediari finanziari, enti del terzo settore, università, camere di commercio, associazioni, fondazioni, ecc. Con tali soggetti l’Ente sviluppa progetti di microcredito e microfinanza, anche a valere sui fondi europei, nazionali e regionali.
• Stato e Regioni
Lo Stato e le Regioni definiscono le misure di microcredito per i territori di propria competenza, stanziano le relative risorse anche in regime di cofinanziamento con i fondi comunitari e promuovono il partenariato economico e sociale.
• Enti pubblici
• Camere di commercio
Gli Enti pubblici e le Camere di commercio perseguono il loro scopo istituzionale favorendo lo sviluppo economico del territorio. Possono costituire fondi di garanzia ed erogare servizi di assistenza, monitoraggio e tutoraggio ai beneficiari del microcredito. Possono inoltre mettere a disposizione le loro reti e l’operatività territoriale per la diffusione, la promozione dei programmi di microcredito.
• Associazioni di categoria
Le Associazioni di categoria delle Pmi portano all’attenzione dei diversi soggetti coinvolti nella “filiera” le problematiche gestionali e finanziarie delle piccole realtà imprenditoriali e, quindi, orientano al meglio le finalità, il target e la struttura operativa dei programmi di microcredito. Rappresentano, inoltre, dei qualificati tutor di microcredito.
• Fondazioni
Le Fondazioni, bancarie e non bancarie, possono supportare efficacemente la realizzazione dei programmi di microcredito attraverso la costituzione di fondi di garanzia dedicati.
• Banche e
Intermediari finanziari
Le banche e gli altri intermediari finanziari sono i soggetti che valutano in ultima istanza le domande di microcredito e provvedono all’erogazione del prestito e all’incasso delle rate di ammortamento. Attraverso il microcredito intercettano un target di clientela marginale ma con un elevato potenziale di sviluppo. Il microcredito, inoltre, rappresenta uno strumento utile per caratterizzare il profilo etico e sociale della banca e per rafforzare il proprio legame con il territorio.
• Confidi
Gli intermediari di garanzia (i confidi) sono i soggetti maggiormente qualificati a gestire fondi di garanzia per il microcredito e a svolgere i servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio ai microimprenditori.
• Terzo settore
Anche gli enti non-profit e gli altri organismi del terzo settore sono soggetti specializzati nell’erogazione dei servizi di assistenza, monitoraggio e tutoraggio e hanno uno specifico orientamento per l’inclusione sociale e finanziaria delle persone cosiddette “non bancabili”. Hanno inoltre una spiccata capacità a entrare in contatto con i potenziali beneficiari del microcredito e assisterli per tutta la durata del prestito.
• Università
Le Università e in particolare le Facoltà e i Dipartimenti a indirizzo turistico ed economico possono sviluppare ricerche a carattere scientifico, tesi di laurea, project work ed esplorare nuovi strumenti e ambiti sui temi del microcredito e della microfinanza. Possono inoltre inserire tali materie all’interno dei propri programmi di studi, favorendo nuove opportunità professionali.
Il lavoro coordinato di tutti questi soggetti dà luogo a quello che si può definire un vero e proprio “sistema microcredito”3.

Strategia


La strategia dell’Ente si articola su tre aree d’intervento:
Area creditizia: progettazione di interventi microfinanziari mirati al rafforzamento delle capacità della pubblica amministrazione, al rafforzamento dell’azione di sistema e al monitoraggio delle iniziative pubbliche e private del microcredito.
Area tecnica: iniziative di formazione, ricerca e assistenza volte a sostenere programmi di microcredito e microfinanza;
Area promozionale: promozione legislativa, creazione di reti, diffusione della cultura microfinanziaria.

La strategia dell’Ente si sviluppa tanto a livello nazionale (microfinanza domestica) quanto a livello internazionale e, in particolare, a favore dei Paesi in via di sviluppo e delle economie in transizione (microfinanza per la cooperazione internazionale), in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e in sintonia con le politiche di cooperazione internazionale adottate dall’Italia.
Nell’ambito delle aree creditizia, tecnica e promozionale l’Ente sviluppa iniziative progettuali, formative, di ricerca e di assistenza che, in modo indiretto, favoriscono l’accesso al microcredito da parte di microimprenditori e di soggetti svantaggiati. Va sottolineato, infatti, che l’Ente non è un intermediario finanziario abilitato all’esercizio del credito e, pertanto, non eroga fondi in linea diretta ma crea le condizioni per favorire l’accesso al credito da parte dei soggetti target.
Tra le principali iniziative strategiche dell’Ente si segnalano le seguenti:
• sviluppo – anche per mezzo di fondi messi a disposizione da dall’Unione Europea, dallo Stato, dalle Regioni e dagli enti locali, nonché da operatori privati – di progetti volti a sostenere la realizzazione di investimenti da parte di microimprese e cooperative o l’inclusione finanziaria di persone fisiche in stato di povertà o comunque non in grado di accedere al credito bancario;
• sviluppo di modelli e strumenti di microcredito e microfinanza;
• valutazione della performance sociale dei programmi pubblici e privati rivolti ai microimprenditori;
• sensibilizzazione, formazione e capacity building delle pubbliche amministrazioni e degli operatori di microcredito;
• informazione mirata al target di riferimento sugli strumenti microfinanziari;
• promozione di community di soggetti interessati al sistema microcredito;
• sviluppo e diffusione della cultura microfinanziaria4.


Progetti e attività realizzati

L’Ente ha realizzato un’ampia serie di progetti e iniziative in materia di microcredito e microfinanza, in collaborazione con pubbliche amministrazioni a livello nazionale , regionale e locale, nonché con soggetti privati del terzo settore quali banche ed enti non-profit: progetti di capacity building, sensibilizzazione, monitoraggio e valutazione, corsi di formazione, stages, pubblicazioni specialistiche, servizi di assistenza tecnico-gestionale alle istituzioni di microfinanza, promozione legislativa sul microcredito, creazione di reti, convegni e forum internazionali.
PROGETTAZIONE
I progetti dell’Ente sono mirati al rafforzamento delle capacità della pubblica amministrazione, al rafforzamento dell’azione di sistema e al monitoraggio delle iniziative pubbliche e private del microcredito. Questi i più recenti progetti realizzati:
• Capacity Building sugli strumenti finanziari di microcredito Obiettivo: rafforzare le competenze della pubblica amministrazione in materia di microcredito e creare i necessari partenariati con tutti gli operatori del settore.
• Monitoraggio dell’integrazione delle politiche del lavoro con le politiche di sviluppo locale dei sistemi produttivi relativamente al microcredito e alla microfinanza
Obiettivo: Monitorare e valutare le iniziative di microcredito attivate in Italia a sostegno dell’occupazione e dell’integrazione sociale dei soggetti esclusi dall’accesso al credito.
• Microcredito e Servizi per il lavoro
Obiettivo: creazione di sportelli informativi per il microcredito presso i servizi pubblici per l’impiego, i comuni e le camere di commercio delle regioni “Convergenza”.
• A.MI.CI - Accesso al Microcredito per i Cittadini Immigrati
Obiettivo: Istituzione e animazione di una rete di soggetti pubblici, privati e del non-profit che operano per l’integrazione dei cittadini immigrati, con specifico riferimento alla microimprenditorialità; definizione di un modello condiviso di accesso al microcredito.
• Microcredito Donna per la creazione di microimprese
Obiettivo: Creazione delle attività di imprenditoria femminile legate al microcredito.
• MICRO-WORK: fare rete per il microcredito e l’occupazione
Obiettivo: realizzare una rete di sportelli informativi sul microcredito da attivare presso i Centri per l’impiego in tutte le regioni italiane.
• Il microcredito per la microimpresa turistica
Obiettivo: sensibilizzazione di stakeholders, attori istituzionali ed economici di filiera turistica delle Regioni Convergenza attraverso la promozione e diffusione della conoscenza degli strumenti di microcredito e di microfinanza.
FORMAZIONE
La formazione costituisce una delle attività principali realizzate dall’Ente e rappresenta un importante elemento per la definizione di una “via italiana alla microfinanza”. La formazione è finalizzata alla creazione di professionisti capaci di diventare interpreti autentici della cultura microfinanziaria nelle sue molteplici declinazioni territoriali e culturali ed è rivolta sia a soggetti che operano presso istituzioni di microfinanza, che a soggetti il cui core business non è quello microfinanziario (istituzioni pubbliche, soggetti del terzo settore o del settore privato) ma che intendono sviluppare al proprio interno delle unità specializzate nel settore della microfinanza. Tale attività, che viene realizzata attraverso master, corsi d’alta formazione, workshops, seminari e stages, approfondisce gli aspetti legali, culturali, economici e relazionali della microfinanza.
RICERCA
Attraverso l’attività di ricerca, l’Ente crea strumenti di analisi e applicativi specifici, utili alla definizione di una “via italiana al microcredito”. La ricerca riguarda principalmente le seguenti aree: lo stato dell’arte della microfinanza in Italia; modelli di analisi di fattibilità; modelli di governance; realizzazione e monitoraggio dei piani di business; aspetti di assistenza tecnica funzionali all’inclusione finanziaria.
Per rafforzare questa attività, ritenuta fondamentale nell’ottica dello sviluppo futuro e della risposta alle principali sfide moderne, è stato istituito nel 2014 un Centro Studi e Progettazione interno all’Ente con il compito specifico di individuare, proporre e realizzare iniziative speciali sulle tematiche della microfinanza.
ASSISTENZA
La ricerca così orientata, insieme ai relativi output, è resa funzionale sia ad azioni formative dedicate agli operatori del settore, che all’offerta di servizi di assistenza tecnico-gestionale alle istituzioni di microfinanza che ne facciano richiesta all’Ente. Con riguardo alla gestione delle fasi di progetto, l’Ente sostiene, direttamente o attraverso il proprio network, le istituzioni di microfinanza che ne facciano richiesta, attraverso assistenza nei seguenti ambiti: realizzazione di studi di fattibilità; identificazione di partners locali; selezione del personale destinato a progetti di microfinanza; monitoraggio e valutazione dei progetti. Particolare importanza, in questo ambito, riveste la definizione dei servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio del microcredito che, anche ai sensi della specifica normativa, rappresentano una delle componenti fondamentali delle operazioni di microcredito.
PROMOZIONE LEGISLATIVA
L’Ente Nazionale per il Microcredito ha contribuito in modo fattivo alla promozione istituzionale in materia legislativa a livello italiano, comunitario e internazionale. In particolare ha collaborato con la Banca d’Italia e il Ministero dell’Economia e delle Finanze per la riforma del Titolo V del Testo Unico Bancario che, all’art. 111 ha introdotto una specifica disciplina giuridica del microcredito nel nostro Paese. A seguito dell’emanazione di tale legge, l’Italia riconosce ufficialmente un nuovo intermediario finanziario, l’operatore di microcredito, riaffermando il valore di questo importante strumento per la lotta all’esclusione finanziaria. L’Ente ha altresì promosso l’approvazione della legge 214/2011 art. 39 comma 7-bis, che prevede che una quota delle disponibilità finanziarie del Fondo di garanzia a favore delle piccole e medie imprese venga riservata a interventi di garanzia in favore del microcredito.
CREAZIONE DI RETI
L’Ente si pone come interlocutore istituzionale razionalizzante delle numerose iniziative a carattere di inclusione sociale e finanziaria, al fine di minimizzare la dispersione di risorse e di energie profuse dalle diverse istituzioni e dai numerosi operatori e di delineare una strategia unitaria del “sistema-Italia”. In tale prospettiva, l’Ente promuove iniziative di networking volte a estendere e rafforzare i legami tra operatori – profit e non profit – e le istituzioni del settore.
DIFFUSIONE DELLA CULTURA MICRO FINANZIARIA
L’Ente realizza un’intensa attività di diffusione della cultura microfinanziaria, attraverso iniziative convegnistiche dirette o promosse da altre istituzioni. Tra le iniziative di maggiore importanza, la conferenza organizzata in concomitanza con la pubblicazione e diffusione del “Rapporto sulla microfinanza italiana” e il “Forum Europeo della Microfinanza”, in partnership con la Commissione Europea, che rappresenta un importante momento di riflessione, confronto e dibattito tra gli operatori della microfinanza e del microcredito e gli esponenti della pubblica amministrazione5.

Caratteristiche del microcredito

Il microcredito è uno strumento finanziario che ha lo scopo di rispondere alle esigenze di inclusione finanziaria di coloro che presentano difficoltà di accesso al credito tradizionale. Non si tratta semplicemente di un prestito di piccolo importo, ma di un’offerta integrata di servizi finanziari e non finanziari. Ciò che contraddistingue il microcredito dal credito ordinario è l’attenzione alla persona, che si manifesta con l’accoglienza, l’ascolto e il sostegno ai beneficiari dalla fase pre-erogazione a quella post-erogazione, nonché la particolare attenzione alla validità e sostenibilità del progetto.
Il microcredito è rivolto non solo ai soggetti vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico (il cosiddetto “microcredito sociale”) ma anche a coloro, in particolare giovani, donne, disoccupati, immigrati, ecc., che intendono avviare o potenziare un’attività di microimpresa o di lavoro autonomo e che hanno difficoltà di accesso al credito bancario (il cosiddetto “microcredito imprenditoriale”).
L’Italia è uno dei pochi Paesi europei ad aver dato una base giuridica al microcredito, che è disciplinato:
• dagli articoli 111 e 113 del Testo Unico Bancario (TUB);
• dal decreto attuativo del Ministro dell’economia e delle finanze n. 176 del 17 ottobre 2014.
Queste sono, ai sensi di tale normativa, le principali caratteristiche del “microcredito imprenditoriale”:
• Importo massimo: 25.000 euro (elevabile in determinati casi a 35.000 euro).
• Durata massima: 7 anni (elevabile in alcuni casi a 10 anni).
• Modalità di rimborso: rate con cadenza al massimo trimestrale.
• Garanzie: nessuna richiesta di garanzie reali e possibilità di accesso gratuito alla garanzia pubblica del Fondo di garanzia per le PMI.
Per quanto riguarda il “microcredito sociale”, l’importo massimo è stabilito in 10.000 euro da restituire al massimo in cinque anni, senza l’assistenza di garanzie reali.
Componente fondamentali delle operazioni di microcredito, nel caso sia del microcredito imprenditoriale sia del microcredito sociale, è l’erogazione dei cosiddetti “servizi non finanziari” di assistenza e monitoraggio, che il soggetto finanziatore è tenuto a fornire al beneficiario, direttamente o tramite enti specializzati, per tutta la durata del prestito.
Grazie ai servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio, il microcredito riesce a essere uno strumento finanziario più vicino alle persone: questi servizi, adattati a ogni singolo caso, riescono a far sentire le persone beneficiarie del credito coinvolte e responsabilizzate, permettendo la formazione di una vera e propria cultura finanziaria che è il segreto del successo del microcredito. E’ infatti sperimentato, anche a livello internazionale, che i programmi di microcredito assistiti da servizi di accompagnamento, sono quelli con migliori performances nella restituzione dei prestiti. I servizi non finanziari contribuiscono a superare le “asimmetrie informative” e quindi a ridurre il rischio del finanziamento6.


Servizi di assistenza e monitoraggio

I servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio al microcredito sono erogati dal soggetto finanziatore (banca, intermediario finanziario, operatore di microcredito) in forma diretta oppure avvalendosi di soggetti terzi. L’Ente Nazionale per il Microcredito è specializzato nella prestazione di tali servizi, che eroga direttamente o tramite l’affidamento, in tutto o in parte, a soggetti accreditati o verificati dallo stesso Ente.
Come previsto dal decreto n. 176 del 2014, i servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio al microcredito devono essere erogati – in fase istruttoria e durante il periodo di rimborso del prestito – a favore sia delle microimprese beneficiarie dei prestiti destinati a investimenti aziendali (microcredito imprenditoriale) sia delle persone fisiche che si trovano in stato di esclusione finanziaria (microcredito sociale).
In particolare:
A) per il microcredito imprenditoriale devono essere prestati almeno due dei seguenti servizi:
• supporto alla definizione della strategia di sviluppo del progetto finanziato e all’analisi di soluzioni per il miglioramento dello svolgimento dell’attività;
• formazione sulle tecniche di amministrazione dell’impresa, sotto il profilo della gestione contabile, della gestione finanziaria, della gestione del personale;
• formazione sull’uso delle tecnologie più avanzate per innalzare la produttività dell’attività;
• supporto alla definizione dei prezzi e delle strategie di vendita, con l’effettuazione di studi di mercato;
• supporto per la soluzione di problemi legali, fiscali e amministrativi e informazioni circa i relativi servizi disponibili sul mercato;
• con riferimento al finanziamento concesso per la partecipazione a corsi di formazione anche di natura universitaria o post-universitaria, supporto alla definizione del percorso di inserimento nel mercato del lavoro;
• supporto all’individuazione e diagnosi di eventuali criticità dell’implementazione del progetto finanziato.
B) per il microcredito sociale devono essere prestati i seguenti servizi per l’intera durata del piano di rimborso del prestito:
• servizi ausiliari nella gestione del bilancio familiare, in grado di fornire ai debitori informazioni utili a migliorare la gestione dei flussi delle entrate e delle uscite7.


Come accedere al microcredito

Nel panorama italiano operano diverse tipologie di soggetti, pubblici e privati, promotori di programmi di microcredito. Sul lato pubblico esistono programmi promossi dall’Unione Europea, dallo Stato, dalle Regioni e da altri enti locali e territoriali come i Comuni, le Province e le Camere di Commercio. Sul lato privato operano soprattutto le banche, le fondazioni bancarie e non bancarie e i soggetti appartenenti al terzo settore. Esistono, inoltre, particolari strumenti di agevolazione volti a favorire l’accesso al microcredito erogato dalle banche, come i fondi di garanzia costituiti da amministrazioni pubbliche regionali e locali e, soprattutto, il Fondo di garanzia per le PMI istituito dallo Stato che, nei confronti del microcredito, opera con criteri di accesso fortemente semplificati.
L’Unione Europea, al fine di sostenere lo sviluppo dei Paesi membri, si avvale di diverse tipologie di strumenti finanziari che riguardano anche il microcredito:
• i Fondi Strutturali e di Investimento Europei (Fondi SIE), gestiti a livello nazionale e regionale;
• i Fondi diretti, gestiti direttamente dalla Commissione Europea o dalle Agenzie da essa delegate.
I Fondi SIE – in particolare il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo (FSE) – intervengono attraverso Programmi Operativi Nazionali e Regionali che prevedono tra l’altro azioni per lo sviluppo economico e sociale rivolte in particolare alle micro, piccole e medie imprese. Nell’ambito di tali azioni sono spesso previste misure volte a incentivare lo strumento del microcredito. Le microimprese, vi possono accedere attraverso bandi regionali pubblicati sui siti internet delle Regioni stesse.
I Fondi diretti possono essere rivolti all’insieme delle PMI ovvero in modo specifico alle microimprese. Uno dei principali Programmi rivolti all’insieme delle PMI è COSME-Competitività delle PMI che, per il periodo 2014-2020 dispone di una dotazione finanziaria di 2,3 miliardi di euro. Tuttavia, il Programma di maggiore interesse per le microimprese è EaSI-Programma per l’occupazione e l’innovazione sociale, le cui risorse ammontano a 919 milioni di euro, che comprende l’Asse Progress Microfinance volto ad aumentare la disponibilità di microcredito per chi desidera creare o sviluppare una microimpresa. A tali Programmi le imprese possono accedere sulla base di specifici bandi pubblicati dalla Commissione Europea.
A livello statale, il principale strumento di accesso al microcredito è senza dubbio la garanzia pubblica concedibile a valere sul Fondo di garanzia per le PMI, sulla base di una specifica normativa recentemente introdotta dal Ministero dello sviluppo economico che ha disposto una forte semplificazione delle procedure di accesso per il microcredito e lo stanziamento di apposite risorse. La garanzia sulle operazioni di microcredito può essere richiesta direttamente dalle microimprese interessate tramite una procedura on line, ovvero dalla banca finanziatrice (vedi approfondimenti nella prossima scheda).
Altri programmi di microcredito sono promossi, soprattutto a livello locale, da amministrazioni pubbliche e da associazioni, fondazioni, banche e organismi del terzo settore. Complessivamente, si stima che al 31 dicembre 2013 erano attive in Italia circa 190 iniziative di microcredito8.


Intervento del Fondo di garanzia sulle operazioni di microcredito

Le microimprese destinatarie di un microcredito imprenditoriale (sono esclusi, in questo caso, i destinatari del microcredito sociale) possono accedere con criteri molto semplificati agli interventi del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, sulla base di una particolare normativa recentemente introdotta dal il Ministero dello sviluppo economico. A tal fine, il Ministero ha anche istituito una specifica riserva di risorse finanziarie.
Il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese è uno strumento messo a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico per sostenere lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese italiane riconoscendo una garanzia pubblica a fronte di finanziamenti concessi dalle banche e da altri intermediari finanziari. La concessione della garanzia del Fondo, riducendo il rischio della banca, accresce la possibilità di accesso al credito.
Pertanto, l’intervento del Fondo mediante la concessione di una garanzia pubblica sulle operazioni di microcredito ha lo scopo di sostenere l’avvio e lo sviluppo della microimprenditorialità ei cosiddetti “non bancabili” favorendone l’accesso alle fonti finanziarie.
A tal fine, il Ministero dello sviluppo economico, con i decreti del 24 dicembre 2014 e del 18 marzo 2015, ha integrato le disposizioni operative del Fondo introducendo, per la garanzia del microcredito, criteri di accesso significativamente semplificati e la possibilità per l’impresa di effettuare la prenotazione on line.
L’impresa può chiedere direttamente la garanzia tramite una procedura telematica molto semplice, attraverso il sito www.fondidigaranzia.it. Ottenuta la garanzia, entro 5 giorni l’impresa deve trovare una banca o un altro intermediario disposto a concedere il finanziamento e a confermare la prenotazione on line. Dopo la conferma della garanzia, entro 60 giorni il soggetto finanziatore deve presentare la richiesta di garanzia al Fondo.
In alternativa, l’impresa può presentare la domanda di microcredito a una banca o a un altro intermediario finanziario che, in caso di valutazione positiva, inoltrerà al Fondo la richiesta di garanzia.
Per le richieste di garanzia inoltrate on line dagli interessati, la disponibilità è attualmente di 30 milioni di euro, cui si aggiungono i versamenti volontari effettuati da enti, associazioni, società o singoli cittadini. Le garanzie sulle operazioni di microcredito richieste dalle banche e dagli intermediari finanziari sono coperte dalle disponibilità complessive del Fondo, che sono pressoché illimitate.
Il Fondo garantisce fino all’80% dell’operazione di microcredito. La garanzia è gratuita e viene concessa senza alcuna valutazione economico-finanziaria perché il merito di credito è valutato dalla banca, che può accogliere o respingere la domanda di finanziamento9.


Definizione di microfinanza

Il microcredito è il principale prodotto della microfinanza, ma non l’unico. Nel più ampio concetto di microfinanza rientrano altri prodotti e servizi finanziari che congiuntamente al microcredito, oppure in alternativa a esso, possono risultare di specifico interesse per le microimprese e gli altri soggetti destinatari.
In senso generale, la microfinanza consiste nell’offerta di prodotti e servizi finanziari a clienti che, per la loro condizione economico-sociale, hanno difficoltà di accesso al settore finanziario tradizionale. Secondo la definizione fornita dall’ONU, “la microfinanza si riferisce a prestiti, risparmi, assicurazioni, servizi di trasferimento, prestiti di microcredito e altri prodotti finanziari destinati a clienti a basso reddito”.
Inizialmente diffusa soprattutto nei Paesi in via di sviluppo (in particolare per prodotti come la microassicurazione) la microfinanza si sta sviluppando rapidamente anche nei Paesi occidentali. Oltre al microcredito – che rappresenta il principale, ma non unico, strumento di microfinanza – si segnalano:
• le micro-assicurazioni: piccole assicurazioni sulla vita, malattia, incidenti, disastri naturali, furto, volatilità dei prezzi delle merci, ecc, per microimprenditori, famiglie e altri soggetti che, per la loro condizione economico-sociale, non riescono ad accedere all’offerta del settore assicurativo tradizionale;
• il micro-leasing: leasing su piccola scala per esigenze aziendali, che consente anche ai più piccoli imprenditori di realizzare investimenti senza la necessità di disporre di un capitale proprio o di un capitale di credito
• l’housing microfinance: microcredito alle famiglie, alle microimprese e ai piccoli risparmiatori concesso al fine di apportare miglioramenti o ampliamenti alle proprie abitazioni;
• il micro-risparmio: possibilità di aprire conti correnti in cui depositare i propri risparmi;
• i sistemi di pagamento: metodi di pagamento sicuri, come bancomat e carte di credito;
• la canalizzazione delle rimesse: servizi che consentono un facile trasferimento dei flussi di denaro inviati dagli immigrati verso le loro terre di origine.
In sintesi, la microfinanza può essere definita con riferimento a due driver:
A) carattere di non bancabilità o di scarsa bancabilità (ridotto merito creditizio) dei beneficiari, che sono da individuare non solo nei soggetti “poveri”, ma in tutti i soggetti esclusi dal sistema finanziario classico o formale (il target tipico del microcredito può essere preso come riferimento anche per gli altri prodotti di microfinanza);
B) importo contenuto delle operazioni. Questo secondo driver non è di per sé sufficiente – ma è comunque necessario – per qualificare un prodotto come microfinanziario.
A differenza del microcredito, disciplinato dall’art. 111 del TUB, non esiste in Italia una normativa giuridica ad hoc per gli altri prodotti della microfinanza. Pertanto, gli intermediari fanno di volta in volta riferimento alla normativa relativa al comparto finanziario di appartenenza del prodotto (normativa sul leasing, sulle assicurazioni, ecc.). Peraltro, facendo riferimento alla normativa del microcredito, l’Ente sostiene che anche per i prodotti di microfinanza debbano essere previsti servizi di accompagnamento del destinatario finale, quali assistenza, monitoraggio, tutoraggio, formazione, informazione, ecc10.


Microcredito e “finanza etica”

Il microcredito ha una forte valenza etica oltre che sociale ed economica:
• perché rappresenta un’opportunità di sviluppo rispettoso delle persone e del territorio;
• perché il finanziamento che viene concesso sostiene attività economiche socialmente orientate, in grado di attivare sul territorio dinamiche virtuose;
• perché l’attenzione alla sostenibilità, e non l’esclusivo mirare alla massimizzazione del profitto, permette di sviluppare attività slegate da logiche speculative.

Temi centrali del microcredito sono quelli della sostenibilità delle iniziative, in un contesto di correttezza etica e di responsabilità sociale.
Il merito di credito dei cosiddetti “non bancabili” (imprese in fase di start up, persone in condizioni di bisogno, ecc.) risulta difficile da valutare e tendenzialmente al di fuori dei parametri “standard” degli intermediari finanziari. Dal primo contatto con l’aspirante imprenditore si sviluppa una serie di reciproci scambi informativi che orientano quest’ultimo sulla fattibilità del suo progetto e sulla corretta individuazione dei suoi bisogni finanziari e, al contempo, aiutano il finanziatore a raccogliere gli elementi utili ai fini della deliberazione sulla concessione del finanziamento. Una simile “intensità di relazione” consente al finanziatore di mitigare il rischio dell’operazione facendolo rientrare entro parametri di accettabilità.
La definizione di correttezza, sul piano economico/finanziario, è contemperata da principi di “correttezza etica” e di responsabilità sociale. La previsione di un tasso d’interesse a carico del destinatario finale, oltre ad aumentare il grado di sostenibilità del programma di microcredito, assume una valenza pedagogica, in quanto responsabilizza il soggetto richiedente e lo aiuta a sviluppare le competenze per un uso più consapevole del denaro. Il valore aggiunto del microcredito, infatti, è quello di permettere l’accesso a risorse finanziarie che sarebbero altrimenti precluse ma, allo stesso tempo, quello di far comprendere che il microcredito è un prestito che, in quanto tale, deve essere restituito.
AInoltre, per una persona che non ha una storia creditizia, l’accesso al microcredito può anche rappresentare il punto di partenza per avviare un vero e proprio percorso d’inclusione finanziaria verso i canali tradizionali del credito e, in questa direzione, l’assenza di un interesse a carico del destinatario potrebbe generare un effetto diverso da quello atteso, in quanto il soggetto interessato potrebbe essere indotto a considerare il prestito come una “donazione” o una “sovvenzione a fondo perduto” e, quindi, come una somma da non restituire. Questo rischierebbe, oltretutto, di portare un danno non solo alle finanze pubbliche - e quindi, indirettamente a tutti i cittadini - ma anche agli stessi destinatari che, qualora insolventi, sarebbero considerati definitivamente non affidabili dagli istituti finanziatori.


Il mercato in Italia

Anche grazie all’attività di promozione svolta dall’Ente, negli ultimi anni il numero e l’ammontare dei microcrediti erogati in Italia ha fato registrare un notevole incremento, soprattutto per quanto riguarda il microcredito all’impresa, il cui volume di operazioni è cresciuto dai 37 milioni di euro del 2011 agli oltre 120 milioni del 2014, con un tasso di incremento annuo dell’80%. Al microcredito sociale sono stati destinati, in media circa 26 milioni di euro ogni anno.
L’Ente Nazionale per il Microcredito stima che nel 2014, in Italia, sono stati concessi circa 11.500 microcrediti con finalità imprenditoriali e sociali, per un ammontare complessivo di oltre 147 milioni di euro, da parte delle115 iniziative dallo stesso Ente monitorate.
A differenza del trend degli anni precedenti, quando si osservava una prevalenza di erogazioni con finalità sociale, nel 2014 sono aumentati i microcrediti con finalità produttiva, finalizzati a sostenere l’avvio o l’esercizio di un’attività di lavoro autonomo o di microimpresa. L’Ente stima che a questi ultimi sia stato destinato circa l’83% del totale dei prestiti e, nonostante ciò, l’offerta disponibile non è in grado di soddisfare le richieste che, nel caso del microcredito imprenditoriale, riescono a trovare una risposta solo nel 34,6% dei casi.
Questa tipologia di erogazione rappresenta un impulso alla creazione di nuove opportunità di lavoro: ciascun destinatario di microcredito produttivo sviluppa, infatti, un effetto leva di 2,43 occupati, vale a dire che per ogni microcredito concesso si dà origine a 2,43 posti di lavoro, compresi i percettori. Nel 2014 sono stati più di 13.800 i nuovi posti di lavoro, per un totale di oltre 34.000 occupati nell’intero quadriennio 2011-2014.
Con riferimento al 2014, è anche possibile distinguere le iniziative di microcredito in base ai soggetti promotori:
• metà del volume complessivo delle operazioni è stato erogato a valere su iniziative di microcredito promosse dalle Regioni
• il 37% a valere su quattro iniziative a carattere nazionale
• il rimanente 12% da un «microcosmo» di 95 programmi a carattere locale.
I programmi di ambito nazionale hanno un peso rilevante a favore del microcredito sociale, sia in termini di numero di microcrediti concessi (42% del totale), sia di ammontare erogato (37% del totale). I progetti di microcredito delle Regioni, in costante aumento, rivestono invece un ruolo fondamentale per il microcredito produttivo. Si può dire che il maggiore stimolo all’evoluzione positiva del microcredito provenga soprattutto dagli Enti regione che, nel corso degli anni 2012-2014, hanno incrementato sia il numero sia le risorse erogate a favore di microimprenditori11.
__________
< >NOTE
< >1 Per saperne di più: www.microcreditoitalia.org - Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 luglio 2010 - Legge 22 dicembre 2011, n. 214, art. 39, comma 7-bis
< >2 Per saperne di più: www.microcreditoitalia.org - Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 luglio 2010 - Il manifesto della finanza etica (www.finanza-etica.it)
< >3 Per saperne di più: www.microcreditoitalia.org - www.sviluppoeconomico.gov.it/ - www.fondidigaranzia.it -< >http://www.abi.it - < >http://www.unioncamere.gov.it)
< >4 Per saperne di più: http://www.microcreditoitalia.org - Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 luglio 2010
< >5 Per saperne di più: www.microcreditoitalia.org - Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 luglio 2010
< >6 Per saperne di più: Articoli 111 e 113 del Testo Unico Bancario - Decreto del Ministro dell’economia e delle finanza 17 ottobre 2014, n. 176 - Disposizioni Bankitalia per l’iscrizione e la gestione dell’elenco degli operatori di microcredito
< >7 Per saperne di più: Articoli 111 del Testo Unico Bancario - Decreto del Ministro dell’economia e delle finanza 17 ottobre 2014, n. 176, articoli 3 e 5 e la gestione dell’elenco degli operatori di microcredito
< >8 Per saperne di più: http://ec.europa.eu/contracts_grants/funds_it.htm -http://ec.europa.eu/regional_policy/it/policy/how/priorities - www.finanziamentidiretti.eu -http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=629&langId=en - www.fondidigaranzia.it/
< >9 Per saperne di più: www.microcreditoitalia.org - www.sviluppoeconomico.gov.it/ - www.fondidigaranzia.it
< > e la gestione dell’elenco degli operatori di microcredito
< >10 Per saperne di più: www.microcreditoitalia.org
< >11 Per saperne di più: www.microcreditoitalia.org - www.cliclavoro.gov.it/Aziende/Finanziamenti/Pagine/Microcredito.aspx - Ente Nazionale per il Microcredito: “Il mercato del microcredito in Italia - Principali risultati del monitoraggio delle iniziative di microcredito in corso in Italia nel 2014”
< >

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Gianluigi De Angelis

Quanti di noi hanno giocato o giocano ai videogames? Quanto tempo passiamo sulle nostre consolle? Ma
soprattutto, siamo proprio sicuri che quella che rappresenta per molti di noi una fuga dalla realtà o un banalissimo
passatempo non possa diventare una vera e propria attività imprenditoriale?
Nel nostro Paese da alcuni anni si parla di eSport, dell’enorme numero di partecipanti agli eventi organizzati da
esperti nel settore e dei ricchi montepremi messi in palio in singoli tornei. Cosa sono? E come entrano in contatto
con il mondo dell’impresa fino ad usufruire di strumenti come il microcredito per sviluppare la propria attività imprenditoriale?
eSport (dall’inglese electronic sports), indica il giocare videogiochi a livello competitivo organizzato e professionistico.
I videogames con i quali è possibile competere sono diversi (strategici in tempo reale, sport, giochi di guida, ecc.),
le piattaforme preferite neanche a dirlo sono quelle per multigiocatore, anche se è possibile partecipare a giochi con
giocatore singolo allo scopo di ottenere il maggior punteggio possibile.
L’espansione degli eSports ha fatto in modo che in breve tempo fossero organizzati veri e propri tornei live come
qualunque altro evento sportivo, e come ogni evento sportivo che si rispetti, non possono mancare arbitri e
commentatori specializzati.
Apprendiamo dal web come questa forma di competizioni ebbe inizio già negli anni 80, anno in cui, una delle case
leader del settore, la Atari, organizzò un torneo di uno dei videogame più amati dell’epoca, Space Invaders, e tale
evento attirò oltre 10.000 partecipanti. Un fenomeno destinato a crescere e negli anni 90 subentrarono gli sponsor
ad alimentare il fenomeno e fare in modo che agli eventi organizzati si dedicarono anche le televisioni, trasmettendo
in diretta i campionati.
Il clamore, la partecipazione e il grande numero di appassionati fece in modo di ampliare i montepremi messi in
palio dagli organizzatori degli eventi fino ad arrivare a cifre superiori al milione di dollari.
L’evoluzione tecnologica unita al proliferare delle piattaforme multimediali oltre che la possibilità di partecipare per
vincere premi di una certa importanza, ben presto portò alla creazione di leghe professionistiche e nel 2014, Rob
Pardo, uno dei creatori del videogioco World Of Warcraft ha proposto di far diventare gli eSport disciplina olimpica.
E in Italia? Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel nostro Paese già da diverso tempo e quella che dalle pagine
della nostra rivista vi raccontiamo e l’idea di Giorgio Pica, CEO e Co-Founder di GEC, Giochi Elettronici
Competitivi, che grazie al Microcredito ha potuto avviare e far crescere la sua attività.
L’Associazione nasce nel 2014 per promuovere gli eSport in Italia come discipline sportive tradizionali, per far
crescere l’industria del gaming e per diffondere un corretto utilizzo dei videogame, creando regole e standard
comuni per giocatori, arbitri, allenatori, multigaming, gaming center, eventi e aziende coinvolte.
Ad oggi GEC è riconosciuta dalle Istituzioni Italiane e conta più di 100 associazioni, 65000 tesserati ed ha all’attivo
oltre 1230 tornei organizzati. Agli affiliati vengono forniti numerosi servizi tra cui: Consulenza e assistenza tecnica
per la creazione di altre associazioni, assistenza per gli adempimenti base, compilazione dei documenti documenti,
consulenza fiscale.

Giorgio, ci racconti cos’è GEC ?
GEC è il più grande network di eSport che oggi esiste
in Italia, promuoviamo e regoliamo le attività degli
eSport sul territorio italiano e offriamo una serie di
prodotti e servizi a tutti quei soggetti che vogliono
svolgere una serie di attività che ruotano attorno ai
giochi elettronici competitivi.
Come funziona?
Organizzate tornei o attività simili?
Si, principalmente tornei, io sin da giovane sono
sempre stato appassionato di videogiochi ed ho partecipato
a diversi tornei che venivano svolti in Italia,
parliamo di 15 o 16 anni fa. Sono diventato poi
giocatore di una squadra professionistica in Italia e
successivamente sono diventato un manager della
stessa squadra, partecipando a diverse competizioni
anche a livello europeo.
All’epoca il videogioco era considerato un hobby, non
c’era interesse intorno ai tornei, ma ho sempre seguito
con interesse l’evolversi dello scenario internazionale e
questo mi ha portato qualche anno fa insieme ad
alcuni miei amici a fondare GEC, un sistema federativo
che riunisce tutti i giocatori, le squadre, i circoli
sportivi organizzatori di tornei di videogiochi. Una
vera e propria federazione che regolamenta e crea
degli standard comuni facendo in modo che si possa
svolgere l’attività su tutto il territorio italiano. Questo
perché ci eravamo accorti che nel resto del mondo si
iniziava a creare un vero e proprio mercato degli
eSport, mercato che solamente quest’anno ha generato
circa un miliardo di dollari di ricavi, cresciuti in
maniera esponenziale negli ultimi tre anni, parliamo
del 40% di crescita media annuale.
Le ricerche di mercato stimano una ulteriore crescita
media di circa il 30% annuo. La cosa interessante è
che la fonte di questi ricavi è esattamente identica a
quella degli sport tradizionali. Parliamo dunque di
sponsorizzazioni, pubblicità, diritti media, merchandising,
insomma, un mercato parallelo che cresce in
modo esponenziale insieme al fenomeno eSport.
Di quali aspetti vi siete occupati in questi anni?
Noi negli ultimi 3 anni ci siamo concentrati soprattutto
nella crescita del settore, partendo con una Associazione
che oggi conta oltre 65000 iscritti, circa 100 società
sportive su tutto il territorio nazionale, oltre 1300
tornei, quasi il 95% delle attività svolte in Italia sono collegate a GEC, cose queste che fanno di noi leaders
indiscussi nel mercato a livello nazionale inoltre la
nostra associazione è legata anche ad un Ente di promozione
sportiva riconosciuta dal CONI, l’ASI (Associazioni
Sportive e Sociali Italiane).
Insomma come dicevo, la nostra è una vera e propria
Federazione e il grande numero di Atleti che ha aderito
al nostro mondo ha fatto in modo che, insieme ad
altre persone con cui ho collaborato in questi anni, si
possa iniziare a pensare di sviluppare altri prodotti da
poter offrire a questo bacino di utenti.
Circa un anno fa siamo entrati in contatto quasi per
caso con un Working Capital di Telecom, cioè un
programma di Telecom che supporta in modo diretto
la nascita e lo sviluppo delle startup, con cui abbiamo
fatto un breve percorso di accelerazione di tre mesi e
di cui ci hanno finanziato una idea di progetto, usciti
da Working Capital di Telecom abbiamo incontrato
un referente di LUISS EnLabs, a cui abbiamo proposto
diversi progetti nuovi per il mercato eSport. Ci hanno
accettato un progetto che riguarda una piattaforma di
Coaching e Training, che si chiama GetPro e su questo
abbiamo costruito a latere una società, una startup innovativa
che attualmente si trova nel percorso di accelerazione,
mentre l’associazione resta senza fini di lucro
e per la sua attività è stata finanziata dal microcredito.
Dal punto di vista tecnico, la società fornisce servizi
all’associazione, più che altro informatici, di sviluppo
e quindi gestionali che vengono utilizzati per organizzare
i tornei. GetPro invece è la piattaforma di coaching e
training che rappresenta un progetto nuovo che oggi
vogliamo testare sul mercato italiano e eventualmente
internazionalizzarlo.
Parliamo del cosiddetto Gaming disorder o per
meglio dire della Ludopatia legata appunto ai videogiochi:
Oggi purtroppo sembra un fenomeno
assai diffuso tra i giovani, l’OMS nel suo ultimo aggiornamento
ha inserito questa patologia tra le malattie
mentali di cui si può essere vittima senza un
adeguato controllo e in presenza di alcune condizioni
specifiche. Cosa ne pensi a proposito?
Credo che il fenomeno vada affrontato sotto diversi
punti di vista, delineando bene però la differenza tra il
giovane che passa ore e ore davanti uno schermo e
quello che invece si allena sotto lo stretto controllo di
un allenatore. Chi pratica gli eSport, viene seguito nel
suo allenamento proprio come avviene negli sport tradizionali. A determinati livelli, non solo viene monitorata
e controllata l’attività svolta, ma il giocatore viene
affiancato anche da alcune figure professionali importanti
quale ad esempio un nutrizionista.
Con la nostra federazione cerchiamo di fare il massimo
per sensibilizzare al problema e quindi cerchiamo
anche di consigliare chi magari è appassionato di videogames
ma non partecipa a tornei o eventi simili.
Per un minorenne è altamente sconsigliato passare più
di due ore giornaliere davanti un videogames, rischia
di perdere il controllo sul gioco e di porre quest’ultimo
come prioritario nello svolgimento delle comuni attività
quotidiane, rischia insomma di perdere il controllo
della sua vita concentrandosi unicamente sul gioco,
che sia esso online o offline. Il problema non deve
essere sottovalutato, questo perché a differenza degli
eSport, dove vieni allenato, seguito e controllato, nella
vita di tutti i giorni un ragazzino (in parecchi casi
anche adulti) non riescono a rendersi conto di quanto
il videogioco inizia a prendere il controllo sulla propria
vita, sulle proprie abitudini e sul proprio stile di vita.
Certamente quando parliamo di bambini e adolescenti,
un ruolo importantissimo lo svolge la propria famiglia
e quindi a differenza delle generazioni passate, bisogna
tenere in forte considerazione la necessità di conoscere
il problema, come affrontarlo e cosa fare per evitare ad
un ragazzino di lasciarsi travolgere dai videogames. Il
discorso da fare sugli adulti è ovviamente diverso per
alcuni aspetti e quindi bisogna affrontare il problema
con un approccio differente. Per ciò che riguarda le attività
che svolgiamo con la nostra Federazione, il problema
della ludopatia da videogames è un fenomeno
che teniamo in grande considerazione ma che gestiamo
attraverso l’intervento di esperti che guidano il professionista
durante tutte le fasi del suo allenamento limitando
o escludendo qualsiasi rischio. Per ciò che
riguarda invece l’attività dei videogiocatori per così
dire tradizionali, bisogna prestare la massima attenzione
affinché non si verifichino problematiche difficili poi
da curare.
Parlando di Giochi Competitivi a livello sportivo,
viene subito in mente lo sport più seguito da noi
italiani, il calcio. Esistono ovviamente tornei dei
videogames di calcio più famosi, un esempio su tutti
FIFA, ma ci sono società sportive che dedicano parte
delle proprie attività anche al mondo “virtuale”?
Certamente, ci sono società di calcio professionistico che hanno formato le proprie squadre di eSport. Mi
riferisco ad esempio alla Roma, al Milan oppure alla
Sampdoria, che ingaggiano professionisti del settore
per competere nei tornei più importanti del panorama
calcistico dei videogames. Un fenomeno che comprende
tante altre società importanti a livello mondiale, e che
vedono negli eSport la possibilità di competere, ampliare
le loro partnership con società leader del settore delle
piattaforme dedicate e ovviamente accrescere l’appeal
del proprio marchio. Insomma, un settore in forte
crescita anche attraverso chi svolge sport tradizionali e
conosciuti come appunto quello del calcio.


Ci racconti la tua esperienza con il microcredito?
Perché vi siete rivolti al microcredito? Come hai conosciuto
questo strumento e in che modo il microcredito
vi ha supportato nella vostra attività?
Circa 1 anno e mezzo fa avevamo e abbiamo ancora
un accordo con Fiera di Roma e Romics, quest’ultimo
organizza un evento presso la Fiera di Roma ogni sei
mesi, un evento molto importante all’interno del quale
noi abbiamo in gestione un area gaming per svolgere
varie attività tra le quali i tornei di eSport e attività
promozionale per tutto il nostro network.
Era la prima volta che andavamo al Romics e ovviamente
avevamo bisogno di diponibilità economica per creare
l’evento e a quel punto abbiamo iniziato a cercare
quelle attività in grado di soddisfare i nostri bisogni.
Attraverso le notizie che abbiamo raccolto siamo venuti
a conoscenza del microcredito e in particolare abbiamo
avuto un primo contatto con uno dei tutor di microcredito,
che ci ha spiegato come
funziona, a chi è rivolto e quali
sono i modi per potervi accedere,
abbiamo deciso quindi di avviare
una pratica di microcredito rivolgendoci
ad una delle banche convenzionate
con l’Ente Nazionale
per il Microcredito presente nel territorio
in cui la nostra associazione
ha sede. Il finanziamento ci ha permesso
di creare l’evento e tutto è
andato nei migliori dei modi.
Nello specifico avete avuto supporto
nella definizione della vostra idea?
Si, il tutor ha ascoltato le nostre
necessità, insieme a lui abbiamo definito un Business Plan per la nostra associazione,
quali erano gli obiettivi da raggiungere al fine di
realizzare l’evento e quale poteva essere il percorso da
seguire al fine di continuare con la nostra attività. Ovviamente
abbiamo ottemperato alla richiesta dei documenti
necessari per il compimento delle pratiche a
livello bancario e per ciò che riguarda la garanzia a cui
abbiamo avuto accesso attraverso il Fondo di Garanzia
per le PMI.
Oggi anche grazie al microcredito continuiamo a sviluppare
le nostra Federazione, rispetto allo scorso anno
abbiamo avuto oltre il 300% di nuove adesioni e continuiamo
a crescere. Abbiamo trovato delle sponsorizzazioni
importanti tra i produttori di hardware e di
coloro i quali svolgono attività strettamente correlate
al mondo dei videogiochi. Dal punto di vista economico
inoltre, possiamo contare sulle quote dei nostri iscritti,
che appunto rappresentano il motore della nostra
crescita e quindi puntare ad obbiettivi sempre più alti.
A seguito della crescita esponenziale degli Export a
livello mondiale, si inizia a vedere e soprattutto considerare
la possibilità che le competizioni di cui abbiamo parlato
in questo articolo vengano inseriti come eventi da
medaglia ai prossimi Giochi Olimpici di Parigi 2024.
Dopo le Olimpiadi di Tokyo 2020, il Comitato Olimpico
sarà chiamato a prendere una decisione. Attualmente, il
co-presidente della Commissione, Tony Estanguet, ha
più volte espresso un interessamento concreto alla possibilità
di vedere gli Export tra i giochi olimpici anche
in considerazione del sempre più numeroso popolo di
giovani che segue tali avvenimenti sportivi.

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IL MICROCREDITO: L’INGREDIENTE DEL SUCCESSO

Giorgia Burzachechi

La tendenza dei programmi televisivi degli ultimi anni ci ha abituato a guardare gli chef come a delle vere e proprie rock star. Stellati, figli d’arte, carismatici o di bell’aspetto, li vediamo alle prese più con il pubblico in tv che con pentole e spatoline in cucina. Eppure la realtà è ben diversa da quella che ci appare: lontano dalle luci dei riflettori c’è tanto lavoro, preparazione, abnegazione e lunghi periodi lontani dalla famiglia. Ma soprattutto, ciò che non si vede in tv, è la serrata selezione. Non tutti ce la fanno, non tutti diventano o accumulano stelle, e non tutti hanno garanzie sufficienti per aprire un’attività e mettersi in proprio. Che fare allora? È proprio questa una delle mission dell’Ente Nazionale per il Microcredito, supportare e accompagnare giovani (e non solo giovani), impegnati nel mondo della ristorazione a realizzare i propri sogni. Per ogni chef che apre la sua attività, molti sono i nuovi posti di lavoro: dalla gestione del ristorante alla connessione con le aziende di prodotti e quelle vinicole. Uno sguardo al futuro verso il quale non si può andare se non unendo le forze e trovando i giusti partner. Un settore economico che può e deve guadagnare il ruolo che merita, fatto da numerosissime realtà enogastronomiche che caratterizzano territori e tradizioni: un’occasione per il turismo. Ed è proprio all’insegna di quest’obbiettivo che ENM ha preso parte al Taste of Excellence, la kermesse tutta dedicata alle eccellenze della ristorazione, del buon cibo e del buon bere made in Italy, che quest’anno ha festeggiato il compleanno numero quattro al SET, Spazio Eventi Tirso, una festa durata 3 giorni, dal 26 al 28 novembre. Taste of Excellence non è il classico format per il pubblico, o meglio, anche. Ma è soprattutto un incontro per professionisti del settore, una rassegna B2B dedicata agli operatori, dove si riuniscono chef, produttori, aziende vinicole, pizzaioli, food designer, scuole, giornalisti e anche istituti di credito. Non poteva mancare, in questo contesto, anche l’Ente Nazionale per il Microcredito che con il suo progetto si pone come la miccia che accende tante nuove idee per tutti gli attori del mondo enogastronomico. Con il suo modello e gli strumenti ausiliari, ENM aiuta il futuro imprenditore fin dai primi passi: dalla pianificazione del modello di business, al confronto con la banca, fino all’accesso al credito. Obiettivo che si sposa perfettamente con la filosofia di Taste of Excellence “essere utili a tutti gli operatori”, come conferma Pietro Ciccotti, editore di Excellence Magazine e ideatore della manifestazione. “A differenza di tante altre manifestazioni che guardano le ‘stelle’, noi le guardiamo per la loro concretezza e per l’abnegazione che hanno nel lavoro. Guardiamo l’impresa che ha portato al risultato” spiega. L’impresa intesa non solo come duro lavoro, e formazione - che certamente è fondamentale - ma anche come business, il piano economico necessario. Mostrare il punto di arrivo, ma anche i procedimenti che hanno consentito di raggiungere il traguardo. E’ per questo che occorre puntare molto anche ai momenti formativi, analizzare gli algoritmi del settore della ristorazione, focalizzarsi sui passaggi individuali. Il settore enogastronomico è importantissimo per l’Italia; è volano per l’economia e soprattutto per quella del turismo. Tante sono le offerte quante le tradizioni culinarie, variano non solo da regione in regione, ma anche dalle singole provincie, città e in alcuni casi anche frazione. La cultura italiana è ricchissima e le possibilità sono molteplici, soprattutto per chi ha idee innovative da realizzare. Le eccellenze presenti alla manifestazione sono esempi positivi da cui poter trarre buoni suggerimenti pratici. Così siamo andati a chiedere loro come giovani, startupper e anche chi ha deciso di cambiare vita e lavoro, possono investire i 25000 euro del microcredito. “L’atteggiamento vincente è quello da startup, quello sempre entusiasta, e trovare chi supporta i giovani che vogliono investire nella formazione è necessario” dice Dominga Cotarella, direttore marketing di Falesco, azienda vinicola di famiglia che si rinnova puntando sulla formazione con la scuola di IntreCCCi, dedicata alla sala, per “insegnare a trasmettere questa passione, per riuscire a creare empatia con gli ospiti, per farli sentire a proprio agio”. Microcredito per la formazione e chissà che magari un giorno non si possa diventare come Gianluca Forino e Ciro Caldieri, 27 anni e campione mondiale juniores di pasticceria uno, 34 anni e food designer l’altro. Dal loro incontro nasce la Portineria, una risto-pasticceria nel cuore di Roma “L’Italia è un Paese con grande potenziale di idee, ed è fondamentale ci sia qualcuno che possa aiutarti nella realizzazione”. Un pizzico ammirazione da parte dei più affermati come Paolo Gramaglia Executive Chef e Patron del Ristorante President di Pompei “io sono fortunato, faccio il lavoro più bello del mondo in una location da sogno, ma la strada è stata lunga. Quando abbiamo iniziato noi, eravamo soli. Magari ci fossero state iniziative come quella dell’Ente Nazionale per il Microcredito: con un tutor esperto alle spalle non si può sbagliare”. C’è anche chi porta avanti il sogno dal cognome celebre, è il caso de La Tognazza, l’azienda vinicola della famiglia Tognazzi. La villa di Velletri di Ugo, dove era solito incontrare amici come Vittorio Gassman e altri grandi attori del tempo per trascorrere serate all’insegna della buona cucina, condita con l’olio da egli stesso realizzato e buon vino, ha preso di nuovo vita. Gianmarco Tognazzi ha ripreso il sogno del padre e lo ha trasformato in realtà: una startup con quasi 50 anni di età e medesima goliardia, che produce vini come il “Tapioco” e “Antani”. Ma “per realizzare i sogni, serve anche un aiuto economico e ben vengano le iniziative di ENM” afferma Giusy Ferraina, direttore di comunicazione. Giovanissimi e pieni di idee sono gli sturtupper di Shockino, il primo cioccolatino componibile e personalizzabile a seconda dei gusti di chi lo assapora, che ha ricevuto una nomination speciale al Compasso d’Oro 2015. “L’idea è fondamentale”, dice Gabriele Cossu, uno dei due designer “ma non basta: ci vuole anche un abilitatore e il microcredito nelle fasi iniziali è indispensabile”. “Non c’è idea senza impresa e non ci sono imprese senza idea” gli fa eco Gabriele Stringa, giovanissimo responsabile di comunicazione dell’azienda vinicola Ferro 13, l’azienda che spopola per il suo celebre vino ‘Hipster’. “Bisogna allontanare l’idea che è possibile arrivare all’obiettivo saltando dei passaggi. Occorre impegnarsi molto e trovare partner validi, pronti a sostenerti economicamente” conclude. C’è anche chi la ha raggiunto la notorietà, eppure continua a credere e puntare sui giovani. E’ il caso di Federico Prodon, terzo classificato della seconda edizione di Bake Off Italia, pasticcere e autore di libri, “è importantissimo il lavoro dell’Ente Nazionale per il Microcredito, perché i giovani sono la linfa per il futuro”, dice l’ormai celebre pasticcere “non dare loro la possibilità di sostenersi economicamente, vuol dire reprimere più posti di lavoro, non solo quello di chi propone l’idea, ma anche quelli di tutti i lavori ad essa correlati”. Provando quindi a riassumere le esperienze dei protagonisti della manifestazione, si può affermare che gli ingredienti per una ricetta di successo sono: studio, tanto sacrificio, un obiettivo semplice e i giusti partner. Si mescola il tutto, si accende il fuoco dell’idea grazie al supporto finanziario e a un buon piano economico e si condisce il tutto con tradizione e innovazione. Lo stesso taste of Excellence, la pentola che ha messo insieme tutti questi prodotti e ne ha fatto una ricetta di gusto ed elevata qualità, ne offre un buon esempio. “Speriamo di poter continuare ad ospitare le iniziative dell’Ente Nazionale per il Microcredito come nostre partner. I nostri obiettivi sono comuni: aiutare e sostenere gli operatori, premiare le idee vincenti e rilanciare l’economia” dice Ciccotti. E se volessimo paragonare il Taste of Excellence a un piatto, quale sarebbe? “Sarebbe certamente un piatto buono, bello a vedersi, semplice all’apparenza ma con un grande lavoro alle spalle” conclude l’ideatore dell’evento “Un tagliolino al tartufo bianco, con pochi ingredienti che fanno la differenza”.

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