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MICHELA E MASSIMO, UNA PIADINA PER DUE

Antonino Donati

Hanno deciso di rischiare tutto per un sogno: quello di aprirsi una attività propria e farne una catena. Per questo Michela e Massimo hanno lasciato il cosiddetto ‘posto fisso’ come amministrativi di una società e si sono avventurati nel mondo della ristorazione. “Ci siamo conosciuti nella vecchia azienda dove lavoravamo – racconta Michela – da colleghi siamo diventati compagni e oggi siamo anche soci di Piada&Food. Non eravamo contenti e conoscendoci meglio abbiamo scoperto la passione per la cucina. Ed era eccoci qua. Un azzardo? Forse sì, ma per come stanno andando le cose possiamo dire che abbiamo fatto la scelta giusta”. Massino infatti non ha dubbi nel dire: “Abbiamo deciso liberamente di andarcene e crearci qualcosa di nostro, anche perché lì non era proprio ‘rose e fiori’. Siamo giovani e abbiamo deciso di cambiato vita”. La regina Piada & Food è ovviamente la vera piadina romagnola, che si basa sulla ricetta di cervia con prodotti DOP e EGP che vengano direttamente dall’Emilia Romagna. Insomma “prodotti molto buoni che non si trovano da queste parti - spiega Massimo - La nostra idea era quella di sfruttare un settore poco attivo a Roma puntando sulla qualità”. Dopo mesi di indagini di mercato, analisi del prodotto e soprattutto del luogo, Michela e Massimo decidono di aprire il loro ristorante in via Antonio Ciamarra, zona Tor Vergata, con l’ambizione “di diventare un franchising” ammettono. Circa un anno fa infatti dopo aver scelto la zona “questa è piena di uffici – spiega Michela – quindi con gente che non dico tutti i giorni, deve mangiare a pranzo fuori”, prendono in affitto il locale e lo fanno proprio. Per completarlo, soprattutto per quanto riguarda la cucina, si rivolgono all’Ente Nazionale per il Microcredito. “Questo negozio è aperto da due mesi – aggiunge Michela – Abbiamo fatto tutto ex novo” e “il prestito, circa 25 mila euro, è servito quasi tutto per completare la cucina” con macchinari e attrezzi per fare la piadina. Per avere la somma “ci sono voluti circa quattro mesi-raccontano i due proprietari - i tassi sono molto più agevolati rispetto a un mutuo normale”. A consigliargli l’Ente è stata la banca dove sono correntisti e ora dopo qualche mese e il ristorante ben avviato posso dire che “è stata una buona scelta che va consigliata a tutti quelli che vogliono realizzare un sogno”. “Per noi – continua Michela – è stato un grande aiuto, abbiamo bypassato le garanzie di terze persone e poi aiuta realmente anche se le cifre modeste soprattutto per lo start up”. Entrambi lavorano a pieno ritmo nel fast food sia in cucina che in sala, non si risparmiano e i risultati si vedono. Tornando alla piadineria Massimo ci spiega che loro servono un prodotto “totalmente artigianale dalla stesura, alla cottura fino alla farcitura, che cambia “in base al gusto del cliente”. La risposta della zona è stata buona e i clienti cominciano a diventare “affezionati”. A pochi mesi dalla scelta di cambiare vita e “buttarsi” Michela si dice soddisfatta : “Le basi per partire erano buone, il settore ristoro è quello che ha subito meno la crisi” in fondo “il cibo va ancora e le persone mangiano”. “Siamo stati incoscienti – ammette Massimo – ma anche decisi, ci abbiamo creduto e per ora siamo contenti”.

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CAMBIARE VITA PER SEGUIRE UNA PASSIONE

Giorgia Burzachechi

Uno era impiegato in una delle più grandi aziende d e l mondo di servizi tecnologici e outsourcing, l’altro e r a personal trainer e istruttore di fitness nelle più prestigiose palestre di Roma. Poi hanno deciso che era giunto il momento di cambiare radicalmente vita. Si sono conosciuti poco meno di un anno fa, durante uno dei corsi per la somministrazione alimenti. Hanno iniziato a raccontarsi le rispettive idee nello scorso autunno, e hanno capito fin da subito che unendole si sarebbero potuti ottenere risultati doppi. Il 15 aprile, Andrea Mantovani e Fiorenzo Oliva inauguravano, da soci, la loro birreria & paninoteca. Una passione divenuta realtà. Una realtà nata da due idee che si sono fuse alla perfezione: Fiorenzo, l’informatico, voleva tuffarsi nel mondo delle craft beer e aprire un beer shop, Andrea, lo sportivo, desiderava continuare a contribuire alla salute del corpo, questa volta però attraverso il cibo, nella sua espressione più creativa, quella del panino. Così nasce A Tutto Luppolo. La passione per le birre, rigorosamente artigianali e la qualità di selezionatissimi prodotti italiani ad imbottire i panini, approdano in un locale accogliete, nel quartiere di Torrino a Roma, celebre per le sue vie e le sue piazze dedicate ai grandi fumettisti e i loro supereroi raffigurati sui muri. Ed è a Piazza Guido Crepax, che si affacciano le poltrone e i tavolini arredati con creativi utilizzi di pallet di A Tutto Luppolo. All’interno si affaccendano i soci. “Il microcredito è stato una vera e propria boccata di ossigeno” raccontano i due “sono stati gli impiegati dell’agenzia BCC dove abbiamo il conto della società a proporcelo poco dopo l’apertura. Gli impegni di un’attività appena nata sono molti, il riscontro dei clienti è stato fin da subito positivo, e poter contare su un finanziamento così vantaggioso, ci ha dato la serenità per avviare ‘la macchina’ al meglio”. Esser seguiti, durante l’iter procedurale necessario per l’acceso al credito, direttamente dai referenti dove si trova il conto della società non è poco “ci conoscono, hanno assistito, passo dopo passo, alla creazione dell’attività”. Dopo la proposta, per i due soci in affari è stato sufficiente un colloquio insieme al tutor assegnato, con cui pianificare il progetto. “Problemi zero. Ci hanno prima informato di tutto e poi assistito nella compilazione delle pratiche di richiesta”. Dopo circa 30 giorni il finanziamento di 25.000 euro era stato accreditato sul conto bancario di A tutto Luppolo. “Un bell’aiuto” raccontano Andrea e Fiorenzo, e gli effetti si vedono. Nei pochi mesi di vita, hanno ospitato ben due Festival della Birra Artigianale, in partnership con molti birrifici del territorio, sono stati ospiti in radio capitoline e vantano una collaborazione con il Panificio di Gabriele Bonci (celebre oltre che per le sue creazioni anche per le incursioni in numerosi programmi televisivi di cucina). Le proposte di birra artigianale variano spesso, per poter consentire ai clienti assaggi sempre nuovi e il menù propone di continuo novità legate ai prodotti di stagione. Andrea e Fiorenzo hanno bellissime famiglie con tanti bambini, sarà proprio per questo che comprendono le esigenze delle giovani famiglie che non rinunciano a una serata in buona compagnia, così hanno pensato anche a un menù di cibi su misura per i più piccini. Sono attivissimi e seguitissimi sui Social Network, insieme alle birre e ai panini, offrono anche musica live che va dal jazz a revival anni ’90, e gli eventi che organizzano hanno sempre grande riscontro del pubblico. Tanta passione, una, anzi due buone idee, impegno e un pizzico di serenità garantita dal microcredito. Sono stati questi gli ingredienti della ricetta dei successi della birreria & paninoteca A Tutto Luppolo. E noi gliene auguriamo tanti altri ancora.

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WISE: LA FILOSOFIA DEI PROFESSIONISTI CHE ADOTTANO IL MICROCREDITO

Angelo Perfetti e Rosella Troiani

Rappresenta 1 milione 600 mila liberi professionisti, con 19 Casse di previdenza privata collegate. È una realtà complessa, emanazione di professioni anche molto diverse fra loro ma che si configurano unitariamente come un modello innovativo, che coniuga l’autonomia privata degli Enti stessi con la funzione pubblica esercitata. Stiamo parlando dell’Adepp, l’Associazione degli Enti Previdenziali Privati impegnata da sempre a tutelare l’autonomia delle Casse associate e ottenere uniformità di trattamento giuridico ed economico per gli associati. Ma per i liberi professionisti non sono tempi facili: il quinto rapporto Adepp mostra una curva in declino. Una soluzione possibile per la ripresa è l’accesso al Fondo Nazionale di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese dedicato al microcredito. Di questo e di altro abbiamo parlato con il presidente dell’Adepp, Alberto Oliveti.

Presidente Oliveti, com’è cambiata la libera professione in questi anni e cosa si aspettano i giovani dalle casse previdenziali?

Il cambiamento è diventato la costante dei nostri tempi: tutto sta cambiando, si sta evolvendo con accelerazione continua. E’ chiaro che tutto ciò incide e modifica i parametri classici di interpretazione delle modalità professionali dei giovani. La globalizzazione del mercato, la tecnologizzazione evidente, l’utilizzo sempre più spinto della digitalizzazione, stanno costringendo all’adattamento. Possiamo dire che quest’ultima è la vera sfida da vincere. Per noi è fondamentale dare appoggio alle nuove leve, perché sono proprio loro a dover mantenere i nostri sistemi pensionistici. Da sempre il sistema si basa su un patto con la generazione subentrante, ma quest’ultima ve messa nella condizione di lavorare al meglio; lavoro e previdenza siano due facce della stessa medaglia.

Come farlo in un’epoca del cambiamento?

Intanto cercando di mettere in campo gli strumenti che permettano al libero professionista le condizioni di presentarsi al mercato con la massima competitività possibile: tutelando la sua formazione professionale, cercando un’inclusione rapida nel mondo professionale specifico, provando ad attenuare quelle che possano essere le normali oscillazioni professionali, cercando di evitare le interruzioni di carriera professionale o aiutando al rientro nella carriera professionale, poi cercando di tutelare i singoli dai rischi professionali, ma anche dai rischi biomedici legati all’attività professionale: infortuni, malattie, ecc. Cerchiamo anche di aiutare dal punto di vista economico-finanziario, con un sostegno al credito che possa dare la possibilità di avviare studi professionali, di accedere agli strumenti di formazione e di addestramento professionale, sostituendo piattaforme che possano configurare un sostegno sistematico alle loro attività.

L’Adepp ha un cavallo di battaglia: il Wise. Può spiegarci nel dettaglio cosa significa?

L’Adepp ha dei progetti, che non riguardano solo il territorio nazionale ma l’esercizio professionale continentale. Vengono racchiusi nell’acronimo WISE, che in inglese vuole dire saggio; è composto da 4 parole, dove la W sta per Welfare, la I sta per Investimenti, la S Sistemi di servizi e la E di Europa. In ognuno di questi 4 driver di sostegno e di cambiamento, stiamo cercando di dare il meglio della nostra capacità di sostegno. Per quanto riguarda il Welfare professionale, identifichiamo aree di prevenzione del rischio sia professionale che biometrico, aree di sostegno con la previdenza complementare, sostegno al credito per la formazione e prestiti d’onore; poi c’è il supporto sanitario, con il sistema dei fondi sanitari integrativi. Passiamo sostanzialmente da un welfare che può definirsi passivo, fino ad arrivare a un welfare di iniziativa, quindi attivo. La I significa investimenti. Abbiamo patrimoni importanti, che sono la garanzia del pagamento delle pensioni, quindi non sono patrimoni liberi; ma vanno investiti per metterli a reddito, ottimizzando i ricavi; lo facciamo cercando investimenti che da un lato siano sicuri, perché sono patrimoni che nascono dalla contribuzione obbligatoria. Poi cerchiamo di metterli a reddito, ma in un momento in cui i tassi sono prossimi allo zero, e anzi tenere i soldi in banca significa dover pagare qualcosa, ragioniamo sempre di più sulla possibilità di fare investimenti di sostegno ai nostri sistemi professionali, ai nostri bacini. Investendo sulle nostre professioni possiamo indurre aspettative di reddito ma anche fare operazioni di tutela economica sulla dinamica professionale. E stiamo ragionando in varie aree che si differenziano per la specificità delle casse: ci sono quelle che lavorano in area sanitaria, altre lavorano in area legale, quelle di aree tecniche , e quindi occorrono investimenti che vadano in questi bacini professionali per sostenere al meglio il lavoro dei professionisti.

Quindi, da un lato il sostegno ai professionisti dall’altro il sostegno al loro lavoro?

Questo è l’obiettivo dei nostri investimenti, che cerchiamo di fare con prevalenza in Italia. Poi c’è la S, ossia entriamo proprio nell’area di sostegno, ma che sia sistemica. Servizi ovviamente per fare economia di scala, cioè cercare di spendere al meglio i contributi obbligatori (ad. Esempio la centrale unica degli acquisti); però anche servizi che possano dare loro quegli strumenti di formazione professionale che sono comuni a tutte le professioni. Basti pensare all’utilizzo della tecnologia, delle lingue, alla capacità di interagire con i sistemi di erogazione dei prestiti a livello nazionale e internazionale. E qui entra in campo la E, la parola Europa. Cerchiamo di intercettare i finanziamenti europei dedicati alle libere professioni, dato che Bruxelles le ha definite uno strumento di sviluppo e di crescita al pari delle piccole e medie imprese; ora dobbiamo essere bravi ad andare lì e riuscire a prenderli. Ci sono fondi che nascono dall’Europa, e fondi che invece passano per le Regioni. Non conoscere le modalità tecniche per accedervi significa poi rinunciarvi. Ma non ci limitiamo soltanto a questa visione europea come quella di uno strumento di finanziamento: vogliamo anche essere in Europa là dove scaturiscono delle scelte di fondo, per stimolare i piani industriali, regolare il mondo del lavoro; dobbiamo riuscire a fare pressione sui grandi temi. In Europa ci sono 11 milioni di professionisti, di cui 1,6 vengono dall’Italia, e sono quelli che rappresentano l’Adepp; sono le libere professioni qualificate, cioè quelle ordinistiche, quelle che prevedono albi tenuti da ordini e collegi e che nascono dalle lauree triennali o magistrali. Crediamo che questi professionisti possano far sentire efficacemente la loro voce.

Lei mi ha parlato di due cose: di investimenti e di welfare. Le lancio una provocazione. Ma investire in un fondo di garanzia nazionale che possa reinvestire sulle persone attraverso il microcredito?

Ci stiamo pensando, è sicuramente una stimolazione intelligente che stiamo valutando. Non per nulla nei nostri sistemi si prevede il sostegno al credito. La declinazione del credito ovviamente è di accezione vasta, pensiamo per esempio in termini di microcredito la facilità di poter accedere a finanziamenti per i fattori produttivi del reddito, per lo studio professionale. Ma pensiamo anche a qualcosa di più ampio. Sappiamo che oggi il momento economico è complicato per tutti, incide sulla nostra carne viva: un microcredito di sostegno anche all’utenza, per poter usufruire dei supporti professionali, penso che potrebbe essere una buona idea. Come anche strumenti di finanziamento e di sostegno indiretto per ciò che riguardale parcelle incagliate. Insomma, credo che sul microcredito ci sia tanto da poter fare. Siamo pronti!

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MISSIONE ZERO NEET: ECCO IL PROGETTO DEL MINISTERO DEL LAVORO CON ENM E ADEPP ATTRAVERSO SELFIEMPLOYMENT

Angelo Perfetti

Si chiama SELFIEmployment, ed è un fondo rotativo a favore dei NEET che possono utilizzare un finanziamento a tasso zero, non coperto da garanzie reali per l’avvio di un’attività di impresa.In parole più semplici, un ausilio per l’avvio di piccole iniziative imprenditoriali, promosse da giovani. E’ ciò che sta alla base di un accordo tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direzione Generale per le politiche dei servizi per il lavoro - e l’Ente Nazionale Microcredito. Una svolta per una categoria purtroppo in crescita. Un italiano su quattro infatti, tra i 15 e i 29 anni, non studia e non lavora. Per chiarire, circa un milione di NEET è attivamente alla ricerca di lavoro. Il resto, la maggioranza, si divide in persone che si dicono non interessate a trovare un impiego e altre che si dicono potenzialmente interessate ma così scoraggiate da non cercarlo più. In Europa fa peggio di noi soltanto la Grecia. Ecco chi sono i NEET, i giovani Not in Education, Employment, or Training, e in Italia ammontano al 26 per cento, contro una media europea del 17. Alla luce dei dati di contesto e delle criticità emerse, al fine di incrementare l’accesso e l’utilizzo al Fondo, SELFIEmployment si propone di valorizzare il contributo che una parte della rete degli sportelli dell’Ente Nazionale Microcredito (ENM) “Retemicrocredito”, che conta su una platea complessiva di circa 160 sportelli disseminati su tutto il territorio nazionale, può offrire al progetto. La piattaforma retemicrocredito è stata sviluppata nell’ambito del progetto “Microcredito e Servizi per il Lavoro” ed ulteriormente ampliata e potenziata nel progetto “Micro- Work: fare rete per il microcredito e l’occupazione” per consentire la gestione degli sportelli informativi sul microcredito a livello nazionale. Il portale rappresenta uno strumento a disposizione dell’operatore, per l’erogazione dei servizi informativi all’utenza in materia di microcredito e di autoimpiego nonché di finanziamenti e incentivi alla creazione di (micro)impresa. Il modello di funzionamento degli sportelli della “retemicrocredito” prevede che a livello regionale gli sportelli siano accompagnati da team di esperti territoriali (da 1 a 3 per ciascuna regione) che assicurano il raccordo con la struttura centrale dell’ENM e supportano il funzionamento della rete con azioni dirette, in raccordo con soggetti erogatori di fondi e di servizi, pubblici e privati nei rispettivi territori. A livello centrale è assicurato un coordinamento e un supporto sia agli esperti territoriali che ai singoli Sportelli. A livello operativo il funzionamento della rete è assicurato da una piattaforma informativa (retemicrocredito. it) che veicola on line le informazioni sulle iniziative attive, oltre ai supporti informativi e formativi per gli operatori di sportello. I più attivi tra questi sportelli possono essere operativamente coinvolti in un’azione di accelerazione a supporto dell’Iniziativa SELFIEmployment, in tutte le regioni, ma con particolare rilievo per Sicilia, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia 3 con una azione di affiancamento al caricamento della domanda di finanziamento sul portale di Invitalia. Tutti gli Sportelli possono potenzialmente partecipare sin dall’inizio all’azione più vasta di promozione e comunicazione generalista del Fondo rotativo (distribuzione dei materiali, sollecitazione del territorio, interlocuzione con le scuole superiori, ecc.) In particolare, l’obiettivo è il coinvolgimento di target potenziali quali quelli dei giovani che si avviano alla libera professione e degli studenti degli Istituti tecnici e professionali (con azioni mirate a livello locale) che presentano una maggiore propensione all’autoiprenditorialità. Il coinvolgimento degli Ordini e quindi dei professionisti sarebbe assicurato attraverso una collaborazione istituzionale con ADEPP, sulla base del Protocollo di Intesa stipulato con il Ministro del lavoro. Gli sportelli territoriali dell’ENM, presenti in quasi tutte le regioni italiane, sono in grado di stabilire sinergie sia con gli ordini professionali di livello provinciale, attraverso AdEPP, sia con le scuole superiori tecniche e professionali con rapporti territoriali diretti, ma anche i licei dove si sono tenuti percorsi di alternanza finalizzati all’acquisizione di competenze imprenditoriali. Per accedere ai finanziamenti bisogna essere giovani tra i 18 e 29 anni, NEET (Not in Education, Employment or Training), cioè senza un lavoro e non impegnati in percorsi di studio o di formazione professionale, iscritti al programma Garanzia Giovani, indipendentemente dalla partecipazione al percorso di accompagnamento finalizzato all’autoimprenditorialità. I giovani che intendono accedere ai percorsi “Crescere Imprenditori” entrano nel progetto tramite il sito della Garanzia Giovani o di Unioncamere; previa verifica del codice fiscale in una maschera telematica, che consente l’accesso a “Crescere Imprenditori” solo ai giovani che sono stati presi in carico e accolti nel programma (Misure 1A-1B-1C) e che non stanno usufruendo di altre misure di politica attiva. I giovani NEET svolgono un test attitudinale on line (su area protetta del sito Filo Unioncamere) e, in caso di esito positivo del test, vengono successivamente chiamati dalle strutture camerali competenti territorialmente per l’avvio dei percorsi. I percorsi “Crescere Imprenditori” hanno durata complessiva di 80 ore, delle quali 60 erogate in modalità aula o live stream interattivo e le restanti 20 erogate in accompagnamento personalizzato (min 1 max 3 allievi) per la stesura del business plan. SELFIEmployment è dunque il Fondo che finanzia NEET, attraverso la concessione di prestiti a tasso zero. E’ rivolto ai giovani che hanno una forte attitudine al lavoro autonomo e all’imprenditorialità, oltre alla voglia di mettersi in gioco. Ognuno può diventare imprenditore di se stesso, pianificare e costruire la propria carriera lavorativa, cercando di valorizzare le proprie attitudini e porre le basi per il proprio futuro lavorativo.

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SOGNI NEL CASSETTO E LAVORO GIOVANILE

Tiziana Bonarrigo | Avvocato

INTERVISTA A PIETRO ZOCCONALI PRESIDENTE ASSOCIAZIONE NAZIONALE SOCIOLOGI

Cosa ne pensa del microcredito come forma di intervento sul tessuto socioeconomico e sviluppo sociale?

In questo momento, dato che è molto difficile ottenere dagli istituti bancari tradizionali denaro liquido, soprattutto da parte dei giovani che non hanno un lavoro fisso, tantomeno garanzie, penso che questa nuova forma di assistenza esistente in Italia, che si rivolge quasi esclusivamente al ceto medio-basso, sia una buona cosa. Credo, per quanto ne sappia, che il microcredito, possa anche andare a contrastare il crimine. Mi spiego: ci sono molte persone che, non avendo ottenuto denaro dagli istituti di credito, ricorrono a prestiti privati altamente costosi, o, peggio, sono costretti a rivolgersi ad individui senza scrupoli che esercitano e proliferano nell’illegalità; c’è chi pensa ci siano impiegati di banca che consigliano ai propri clienti di rivolgersi a certi personaggi, a dir poco alternativi, per cercare dei finanziamenti, anche minimi, che la banca si rifiuta di concedere, e questa è una cosa che fa paura. A proposito di piccoli prestiti mi viene in mente il film “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica: quel povero cristo interpretato da Lamberto Maggiorani, attaccava i manifesti e si guadagnava da vivere; nel momento in cui gli era stata rubata la bicicletta, il suo mezzo di trasporto necessario per l’attività professionale, aveva pensato, con un gesto disperato, di rubare a sua volta una bicicletta e si era ritrovato rincorso e malmenato; è un episodio terribile, emblematico del dopoguerra che può essere rapportato ai giorni nostri: verosimilmente pensando ad un’automobile, anziché ad una bicicletta. Se quel poveretto avesse avuto l’opportunità di chiedere un piccolo prestito per ricomprarsi una bicicletta, avrebbe potuto tranquillamente continuare a svolgere il suo lavoro. Ma anche oggi c’è mancanza di welfare, specie in riferimento ai giovani; manca proprio un mezzo, una struttura che possa favorire il ceto medio-basso che sia disposto a mettere in secondo piano quelle garanzie e certezze che sono spesso richieste dalle banche le quali, altrimenti, non concedono prestiti.

In riferimento all’economia sociale di mercato, crede che il microcredito possa essere uno strumento, un mezzo concreto per dare opportunità, per la realizzazione di progetti che, senza di esso, resterebbero dei “sogni nel cassetto” per i giovani di oggi?

Il microcredito potrebbe essere il mezzo migliore per permettere a tanti giovani di sfruttare il loro potenziale; potrebbe concedere loro certe opportunità. Sto pensando a quei ragazzi intelligenti e pieni di spirito di iniziativa, fulmini di guerra ai quali manca soltanto quel minimo di denaro, quel quid in più per far partire un progetto qualsiasi, magari l’apertura di un negozio, anche se con dei sacrifici iniziali. Tutto ciò viene vanificato di fronte alla mancanza di un tesoretto iniziale che nessuna banca è disposta a concedere senza una montagna di garanzie.

Pensa che i programmi di microcredito possano avere un impatto positivo sul contesto politico, sociale e istituzionale del nostro Paese? Pensa che possano favorire sviluppo, capacità di consumo e produttività? Se sì, in che modo?

Sì. Certamente. È, pero, importante che chi gestisce il microcredito non debba approfittarsi del fatto che le banche non soddisfano i bisogni dei giovani. Il dover richiedere meno garanzie non deve far automaticamente alzare i tassi di interesse. In questo periodo di crisi c’è tanta gente costretta a ricorrere ai prestiti e per soddisfarla bisognerà trovare delle soluzioni. A proposito del welfare di una volta mi vengono in mente due personaggi dei “Promessi sposi” di Manzoni: Don Abbondio che usava fare dei piccoli prestiti ai suoi parrocchiani, e Fra’ Cristoforo che per aiutare i poveri e i malati è stato prima espulso dal suo paese ed ha poi compiuto l’estremo sacrificio per assistere i malati di peste. Anche oggi abbiamo bisogno di eroi; ci vuole tanta umanità da parte anche di chi gestisce il microcredito, bisognerà evitare di cercare di ottenere lauti guadagni alle spalle dei più bisognosi. Lo scopo è quello di risolvere i problemi della povera gente, dei giovani in particolare, per far loro ritrovare una serenità persa.

Crede che attraverso il microcredito possa esserci una maggiore integrazione tra l’individuo e il contesto socio-istituzionale? Se sì, come?

Ci sono tante persone ai margini della società, che non riescono ad entrare in quel circuito virtuoso che consiste nel vivere serenamente; c’è gente, invisibile ai più, che sta ferma a guardare, relegata in un angolo del tessuto sociale cercando di soddisfare i bisogni primari. Qualcuno, ogni tanto, dovrebbe fermarsi o rallentare per tendere una mano a queste persone. Lo strumento del microcredito, usato saggiamente, può essere una grande opportunità. In particolare, credo che, tra i giovani, le ragazze siano le più bisognose. Per un ragazzo probabilmente è più facile partire e andare a fare il cameriere in Inghilterra o mettere su una pizzeria in Australia. Per una ragazza è tutto più difficile. Se questa volesse aprire una attività, senza poter dare garanzie sufficienti ad una banca tradizionale, il microcredito è lo strumento giusto e potrebbe essere l’unica opportunità per la realizzazione di un progetto e, quindi, per aiutare una o più persone ad integrarsi nel contesto socio-istituzionale.

Dal punto di vista sociologico, che suggerimenti ha da dare per la utilità del microcredito, specialmente per i giovani?

Una volta, specie nei piccoli centri, le persone erano più a contatto; alcuni personaggi, il parroco, il maresciallo, il farmacista, sapevano tutto di tutti e in un certo senso i ragazzi erano più protetti: oltre che sulla loro famiglia potevano contare sull’aiuto di una miriade di parenti e di alcuni personaggi influenti. Oggi non è più così, la frammentazione delle famiglie e la drastica riduzione del numero dei componenti familiari rende i giovani sempre più soli. Per di più i giovani, per buona parte, si stanno allontanando dalla religione, e la mancanza di una figura che sostituisce il buon parroco, si fa sentire. Qualcuno ha asserito che il sociologo potrebbe essere il nuovo parroco del 2000, fare le funzioni del prete di una volta, ma ciò è molto difficile, sia per la loro scarsità che per la mancanza di preparazione in quel contesto. Anche gli impiegati del microcredito, a mio avviso, potrebbero prendere questa posizione di tutor e seguire step by step quei ragazzi che hanno chiesto un finanziamento. Dopo aver concesso il credito, dovrebbero seguire la loro attività e restare in contatto comportandosi da buoni consiglieri. In definitiva, alla richiesta di credito, per una diversa tipologia di garanzia non a livello economico, dovrebbero chiedere come sarà impiegato quel denaro e, anche dopo l’avvio di quella certa attività, partecipare agli sviluppi della stessa, dare consigli per rispettare leggi e regolamenti, per non fare errori di mercato; già ora, in alcune banche, ci sono impiegati che entrano in amicizia con i clienti, addirittura si recano nelle loro case, specie di chi ha soldi da investire in azioni, e questo potrebbe essere un buon suggerimento per lo sviluppo del microcredito.

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