Print Friendly, PDF & Email

TITOLO DEL WORKSHOP: Il microcredito come base per l’attrazione di grandi investimenti

COORDINATORE: Michele De Gasperis - Investment Association of China

PARTECIPANTI: Francesco Marcolini - Workshop Eurasia

Giovanna Palma - Camera dei Deputati, Commissione Agricoltura

Marco Berardo Di Stefano - Confagricoltura, Presidente Rete Fattorie Sociali

Fabrizio Migliorati - FederLazio - Responsabile Confidi

Lucio Coggiatti - ITA ICE - Partenariato e Analisi Settoriali per Investimenti Esteri

Carlo Capria - Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Programmazione Economica

Michele De Gasperis, rappresentante italiano dell’Investment Association of China, ha salutato il pubblico presente e introdotto i relatori della tavola rotonda. Ha poi presentato l’organismo che rappresenta, che afferisce al National Development and Reform Commission della Repubblica Popolare Cinese, e che come funzioni è in parte accostabile al nostro Ministero dello Sviluppo Economico, rappresentandone la divisione dedicata agli investimenti cinesi. L’organizzazione è inoltre presente in tutte le città cinesi e in 120 paesi. Ha infine introdotto il tema dell’incontro, “Il microcredito come base per l’attrazione di grandi investimenti”, evidenziando quanto i temi dei microfinanziamenti e quello dei grandi investimenti siano in realtà strettamente legati: queste piccole erogazioni di denaro, infatti, rivestono oggi un ruolo molto importante per le MPMI per sviluppare il proprio business, dando loro la possibilità di aggregarsi, crescere e trasformarsi in realtà più importanti e attrattive per gli investitori esteri. Successivamente, la parola è passata al Dr. Francesco Marcolini, referente di Workshop Eurasia, che si è concentrato sul concetto di microcredito applicato nel campo della cooperazione internazionale, portando gli esempi del suo utilizzo in India e in altre parti del mondo, e in ambito italiano, elencando gli attori principali nel nostro paese, evidenziando i numerosi pregi ed elencando alcune criticità del nostro modello: poco supporto alle aziende nelle fasi successive all’erogazione del microcredito, progetti che ricevono finanziamenti non sempre validi, comunicazione poco efficace, collegamento con le associazioni delle imprese del territorio, grandi e piccole, da migliorare. E’ intervenuto poi il Dr. Marco Berardo Di Stefano, Presidente Rete Fattorie Sociali di Confagricoltura, che ha illustrato il concetto di agricoltura sociale, il funzionamento della Rete, la struttura dell’organizzazione e le sue relazioni con gli altri organismi del settore. Molte attività che vengono svolte nell’ambito delle reti sociali avvengono attraverso piccole iniziative, che coinvolgono giovani che tornano all’agricoltura o persone in difficoltà o di altri paesi che necessitano di piccoli investimenti per iniziare una determinata attività. L’utilizzo del microcredito garantisce i finanziamenti necessari per avviare progetti che coinvolgano questi soggetti, e che in caso di successo rappresentano un risparmio per le casse dello Stato sui costi di assistenza che andrebbero sostenuti nel caso in cui queste persone non trovassero un impiego. Inoltre, nelle fattorie sociali è possibile produrre beni di produzione particolari e non di massa, che possono rappresentare opportunità interessanti per gli investitori stranieri. Per permettere questo tipo di attività lo strumento del microcredito è essenziale. L’Onorevole Giovanna Palma è intervenuta per raccontare l’utilizzo del microcredito in realtà territoriali ancora depresse. Ha fatto riferimento all’origine del microcredito come strumento di supporto delle fasce più svantaggiate della popolazione, e ha portato alcuni esempi di piccole erogazioni rilasciate a realtà imprenditoriali del suo territorio di origine affinché queste tornassero a emergere. L’Onorevole ha inoltre esortato affinché lo strumento del microcredito sia usato non solo come semplice supporto per le imprese in difficoltà, ma anche come mezzo che consenta di unire le aziende di uno stesso territorio perché possano aggredire non solo il mercato nazionale ma anche i mercati internazionali con maggiore competitività. Il Dr. Fabrizio Migliorati, Responsabile Confidi – FederLazio, si è focalizzato sull’esperienza della sua organizzazione con l’iniziativa “Fondo Futuro” della Regione Lazio. Tra il 2005 e il 2014, in Italia sono state effettuate 102.000 operazioni di microcredito, per un valore di circa 1,2 miliardi di euro. Il fenomeno è importante, e ha assunto una rilevanza maggiore a causa del processo di deindustrializzazione avvenuto anche nel Lazio, che ha portato il numero di nuove attività commerciali e di soggetti che si avvicinano a forme di lavoro autonomo a essere in costante aumento. Non fornire assistenza adeguata a questa vastità di microimprese, che potrebbero in futuro diventare PMI e grandi imprese, equivale a lasciare morire le attività produttive di domani. Il diritto al credito, in un contesto come quello presentato, va perseguito, poiché spesso soggetti che non possono offrire garanzie sull’investimento sono portatori di idee imprenditoriali brillanti. E’ inoltre importante far precedere una valutazione oggettiva dell’idea imprenditoriale presentata, e accompagnare le imprese stesse nelle fasi successive al rilascio del finanziamento: spesso, invece, una volta terminata l’attività di microcredito, i soggetti coinvolti sono lasciati soli, riscontrando difficoltà a proseguire la propria attività d’impresa. Pertanto, sarebbe opportuno creare un sistema di rete che fornisca assistenza e supporto a questi soggetti, consentendo – auspicabilmente – alle microimprese di crescere e diventare PMI. Inoltre, coinvolgendo soggetti fragili e che necessitano di supporto finanziario, sarebbe auspicabile accorciare i tempi di erogazione del microcredito. Il Dr. Lucio Coggiatti di ITA ICE, dell’Ufficio Partenariato e Analisi Settoriali per Investimenti Esteri, ha evidenziato come esista una complementarietà temporale tra l’attività della sua organizzazione e quella del microcredito: quest’ultima, infatti, consente a start-up e microimprese di crescere e svilupparsi fino a diventare realtà imprenditoriali importanti che attraggano grandi investimenti esteri. Quello degli investimenti esteri per ICE è un tema piuttosto recente, attribuito all’Agenzia dal 2014, e che ha portato alla creazione di una struttura più articolata rispetto al passato, che accompagni l’investitore estero dalla proposta iniziale fino all’assistenza post-insediamento. In questa attività, ICE riceve degli indirizzi strategici dal MISE, e si relaziona con tutte le amministrazioni competenti nel campo: Presidenza del Consiglio, Ministeri, Ambasciate, Regioni, Associazioni di Categoria e i propri uffici ICE nel mondo. Presso alcuni uffici internazionali ICE sono stati inoltre costituiti desk dedicati proprio all’attrazione degli investimenti esteri. Infine, negli ultimi anni sono state avviate attività di promozione e comunicazione dell’offerta italiana in diverse occasioni pubbliche e online. Infine, il Dr. Carlo Capria, del Dipartimento Programmazione Economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha sottolineato come il nostro sia un Paese di micro, piccole e medie imprese, evidenziando la necessità che queste siano supportate. In questo senso, il Governo ha realizzato diverse iniziative per favorire l’aggregazione delle microimprese in rete d’impresa, affinché queste siano in grado di presentarsi competitivamente sui mercati esteri. Successivamente ha dato evidenza, rifacendosi a quanto detto dal Dr. Di Stefano, di come i dati sul comparto agricolo siano molto positivi (+10% del lavoro autonomo nel settore). Ha inoltre auspicato una riforma della giustizia che semplifichi il quadro normativo italiano, oggi meno attrattivo per un qualsiasi investitore straniero rispetto a quello di altri paesi. E’ stata poi esposta una panoramica dei fondi destinati al supporto delle MPMI e alle attività di microcredito, con l’augurio che vengano presentati progetti adeguati e di qualità che possano avere accesso ai finanziamenti. Ha elencato una serie di attività di collaborazione già avviate con l’estero, specialmente con la Cina, nel campo dell’innovazione, della cultura e dello sport. Infine, tornando sul microcredito, si è concentrato sulla nascita di questo modello, su come sia nato per dare supporto alle fasce più bisognose nei paesi in via di sviluppo, e ha evidenziato come l’Italia sul panorama internazionale abbia tutto il potenziale necessario per imporsi in ogni settore.

Scarica il Pdf

Print Friendly, PDF & Email

Print Friendly, PDF & Email

TITOLO DEL WORKSHOP: Tavola rotonda: verso una rete nazionale di protezione sociale ed economica

COORDINATORE: Riccardo Graziano - Segretario Generale Ente Nazionale per il Microcredito

PARTECIPANTI: Giovanni Nicola Pes - Vice Segretario Generale Ente Nazionale per il Microcredito

Paolo Rita - Ente Nazionale per il Microcredito Ernesto Ghidinelli - Responsabile credito Confcommercio

Roberto Cutrona - Responsabile credito e finanza di sistema Confcooperative

Giancarlo Bandini - Segretario provinciale Confimprese Viterbo

Mauro Meloni - Responsabile Delegato Confimprese Italia

Saturno Sampalmieri - Segretario Nazionale Ass. nazionale consulenti tributari

Johnny Malerba - Delegato Lazio Associazione Nazionale dei B&B e affittacamere

Domenico Moschella - Fiscalista Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai - Snag

Prende per primo la parola il dott. Ghidinelli il quale, in qualità di responsabile credito di Confcommercio, espone in sintesi le problematiche dell’accesso al credito delle PMI e delle microimprese. Al riguardo, osserva che gli ultimi dati dell’Osservatorio sul credito di Confcommercio fotografano una situazione più pesante rispetto alla precedente rilevazione. Come le imprese ben sanno, gli ostacoli al credito rendono più difficile non solo fare progetti per il futuro, ma a volte anche gestire l’attività ordinaria, perché la disponibilità di liquidità, in questa fase economica, può avere una valenza strategica. Confcommercio sta affrontando la difficile situazione del credito cercando strumenti il più possibile pratici ed operativi per aiutare soprattutto le imprese commerciali di piccola dimensione e, in questo contesto, il microcredito può assumere un ruolo fondamentale. Interviene quindi il dott. Cutrona, sottolineando come il mondo delle piccole cooperative e delle PMI in generale avverta fortemente l’esigenza di un più favorevole accesso al credito, per evitare che un aggravamento del credit crunch colpisca pesantemente il sistema produttivo italiano e, in particolare, quelle tipologie di impresa che hanno una forte dipendenza dal credito bancario. È questa la necessità più volte rappresentata in sede istituzionale non solo da Confcooperative ma anche dalle altre organizzazioni del mondo cooperativistico. In sostanza, si renderebbe necessario definire un vero e proprio piano per il finanziamento delle cooperative e delle micro, piccole e medie imprese, in ragione soprattutto del ruolo che queste svolgono per la tutela dell’occupazione. Iniziative di questo tipo vanno portate avanti con la collaborazione di tutti i soggetti che operano nella filiera del credito, abbandonando ogni tipo di autoreferenzialità a favore di una logica sistemica che punti ad affrontare e risolvere i problemi. In una logica di sistema – conclude il dott. Cutrona – sarebbe anche opportuno valorizzare al massimo il ruolo del Fondo centrale di garanzia e dei confidi all’interno della filiera del credito. Il dott. Bandini fa una breve presentazione dell’associazione Confimprese Italia, sede territoriale di Viterbo, che da circa due anni è presente sul territorio provinciale. L’associazione – riferisce il dott. Bandini – tutela e promuove a tutti i livelli i reali interessi della micro, piccola e media Impresa. E’ formata da commercianti, artigiani, agricoltori e liberi professionisti ed è particolarmente interessata al microcredito, che è uno strumento in grado di favorire coloro che intendono avviare un’attività imprenditoriale e non hanno la possibilità di accedere al credito attraverso le normali istituzioni finanziarie. Anche per questo, nel mese di dicembre 2016, l’associazione, insieme all’Università degli Studi della Tuscia, organizzerà un convegno sul tema “La crisi d’ impresa: ristrutturazione, finanziamento ed evoluzione”. Al convegno è stato invitato il Presidente dell’Ente Mario Baccini, che ha confermato la sua adesione. Prende quindi la parola il dott. Meloni che introduce il tema della formazione, un aspetto della massima importanza per avvicinare i giovani al microcredito, tanto che Confimprese Italia ha voluto stipulare recentemente una convenzione con l’Ente che riguarda, tra l’altro, anche questa materia. Sono note, infatti le difficoltà di accesso al credito bancario per chi è sprovvisto di garanzie ed è quindi fondamentale far conoscere le possibilità di accesso al credito offerte dalla garanzia del Fondo centrale che beneficia della garanzia di ultima istanza dello Stato. Tuttavia, nello stesso tempo, va sottolineato come il tutoraggio sia un fattore determinante per il successo di qualsiasi iniziativa di microimpresa e come, per questo, debba essere incrementato e sostenuto. Al riguardo, il dott. Meloni osserva che Confimprese Italia svolge comunque corsi di formazione rivolti soprattutto ai giovani aspiranti imprenditori, ma si avverte la necessità di una struttura terza che sostenga in modo organico le attività di formazione, tutoraggio e monitoraggio, pena il fallimento di molte start-up. Al riguardo, l’avv. Graziano ricorda come l’Ente sia particolarmente attento al tema del tutoraggio, tanto da aver avviato un’iniziativa di valutazione degli operatori di servizi non finanziari di accompagnamento al microcredito che, qualora rispondano alle Linee d’indirizzo stabilite in materia dall’Ente stesso, saranno iscritti in un apposito elenco. Interviene il dott. Sampalmieri facendo presente che il microcredito è materia di forte interesse anche per i consulenti tributari, dal momento che oggi si nota un forte incremento dei giovani professionisti, anche non iscritti nei rispettivi Albi, ai quali è necessario offrire un sostegno finanziario per avviare la propria attività. Per questo, l’associazione consulenti tributari ha messo a punto uno specifico progetto definito “Facciamo ripartire l’Italia”, con il quale intende offrire, anche con l’intervento dei Confidi, un “pacchetto” di servizi finanziari e di consulenza. E’ prevista per fine novembre una serie di iniziative dell’associazione per presentare questo progetto, nell’ambito del quale si pensa di inserire anche specifiche misure di microcredito. Il dott. Sampalmieri invita i presenti a partecipare a queste iniziative. L’avv. Graziano informa che l’Ente sta pensando ad un progetto di microcredito finalizzato ad agevolare i cittadini per il pagamento dei debiti di natura tributaria, che rappresenterebbe una valida alternativa alla riscossione coattiva attraverso concessionario e una opportunità per i Comuni di recuperare immediatamente parte dei propri crediti. Inoltre, l’Ente ha già una convenzione per la lotta all’usura. Sarebbe auspicabile – afferma l’avv. Graziano – una fattiva collaborazione con i professionisti per fronteggiare queste problematiche. Il dott. Malerba si sofferma sulle caratteristiche del settore extra-alberghiero, che rappresenta un mercato parallelo a quello alberghiero, con il quale non si vuole porre in contrapposizione. L’extra-alberghiero si è molto sviluppato in occasione del Giubileo, con le famiglie che offrivano ospitalità ai visitatori delle città italiane, in particolare Roma. Ormai questo settore ha superato i posti letto dell’alberghiero, anche se c’è molto sommerso. L’associazione nazionale dei B&B e affittacamere è impegnata in corsi di formazione (egli stesso insegna marketing) per potenziare le attività turistiche; a tale riguardo, il microcredito, supportato da specifiche attività formative, può essere uno strumento della massima utilità al fine di trasformare l’extra-alberghiero in un settore a tutti gli effetti professionale. Il rappresentante dello Snag, dott. Moschella, fa presente che il Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai, che ha una struttura estesa sull’intero territorio nazionale e rappresenta circa 13.000 associati, sta vivendo una fase di trasformazione. La nuova legge sull’editoria, infatti, comporta la necessità di una razionalizzazione della filiera e di una radicale informatizzazione. Al riguardo, in considerazione degli investimenti che dovranno essere realizzati dagli operatori del settore (in massima parte micro-aziende) per adeguarsi alle nuove necessità del mercato, il microcredito può giocare un ruolo importante. Lo Snag, a tal fine, ha già assunto specifiche iniziative che consistono nella stipula di convenzioni con le Regioni e di accordi con le banche per il rilascio di fideiussioni. Un’altra iniziativa realizzata dallo Snag, questa volta nel campo del microcredito sociale, consiste nella creazione di un fondo a sostegno dei giornalai di Genova e delle loro famiglie, che hanno riportato danni dall’alluvione dell’anno scorso. Prendendo spunto dall’intervento del dott. Moschella, l’avv. Graziano afferma che è intenzione dell’Ente definire progetti di microcredito finalizzati a singole categorie di attività economica, quali ad esempio i parrucchieri o, appunto, i giornalai, sviluppando per ciascuna categoria servizi aggiuntivi ad hoc da erogare attraverso tutor che possano assistere i microimprenditori, soprattutto nella predisposizione del business plan. L’avv. Graziano invita altresì i presenti a pensare a fondi rotativi per il finanziamento di progetti speciali di microcredito sociale. A tale riguardo, il dott. Sampalmieri propone all’Ente di definire, insieme alle associazioni di categoria e alla Camera di commercio di Rieti, un progetto di microcredito per far ripartire le attività economiche di Amatrice, gravemente compromesse dal recente terremoto. Tale progetto potrebbe essere poi annunciato nel corso di un convegno da tenersi proprio ad Amatrice. Comunica che l’Associazione dei consulenti tributari ha già effettuato delle raccolte di fondi per i terremotati, che potrebbero confluire in un fondo di garanzia per il microcredito. L’avv. Graziano accoglie con favore la proposta. Il dott. Pes si compiace del fatto che siano stati raggiunti gli obiettivi per i quali era stata convocata questa tavola rotonda: innanzitutto approfondire la conoscenza tra l’Ente Nazionale per il Microcredito e le associazioni di categoria; in secondo luogo, individuare i possibili campi di collaborazione ed interlocuzione. Proprio per questo è stato distribuito ai presenti un documento sulle caratteristiche del microcredito, predisposto dall’Ufficio Studi dell’Ente, che focalizza le due principali finalità del rapporto tra Ente ed Associazioni: favorire l’intercettazione del bisogno dei clienti in relazione alle iniziative progettuali di microimprenditorialità e di lavoro autonomo; individuare i più appropriati meccanismi di sostegno ai microimprenditori (quali in particolare, i servizi di accompagnamento, assistenza, monitoraggio, tutoraggio, formazione) necessari per rafforzarne le competenze professionali, anche in considerazione dei diversi comparti di attività economica di appartenenza. Dopo aver sottolineato che i soggetti di diretta provenienza dalle associazioni di categoria sono quelli che possono svolgere al meglio i servizi ausiliari di tutoraggio per il microcredito, il dott. Pes propone ai presenti di svolgere, ciascuno per la sua parte, approfondimenti sui suddetti argomenti, al fine di poter stipulare successivamente specifici accordi di collaborazione. Conclude la riunione l’avv. Graziano,il quale invita nuovamente i presenti ad approfondire il ruolo determinante svolto dai tutor nel processo del microcredito. Come già detto, l’Ente, sulla base delle linee guida emanate in materia, sta predisponendo una sorta di “griglia” per l’individuazione di queste figure professionali e per la predisposizione di un apposito elenco. A suo giudizio, il tutor di microcredito dovrà avere innanzitutto una forte predisposizione ai rapporti umani, al fine di individuare, interloquire e accompagnare i potenziali beneficiari; dovrà, inoltre, essere in possesso di conoscenze informatiche per poter utilizzare una piattaforma alquanto complessa che faciliterà il suo lavoro. Un fattore determinante sarà anche quella delle conoscenze economico gestionali e, per questo, sarebbe preferibile che il tutor fosse un soggetto laureato in discipline economiche, senza peraltro escludere a priori la possibilità di coinvolgere in questo ruolo anche soggetti privi di una formazione accademica ma in possesso di una consolidata esperienza, come ad esempio gli ex funzionari di banca.

Scarica il Pdf

Print Friendly, PDF & Email

Print Friendly, PDF & Email

TITOLO DEL WORKSHOP: Fondi Di Investimento Per La Microfinanza

COORDINATORE: Cinzia Bonfrisco - Commissione per la vigilanza sulla Cassa Depositi e prestiti, Presidente

DISCUSSANTS: Bernardo Bini Smaghi - Business Development Cassa Depositi e Prestiti, Responsabile

Paolo Nicoletti - Etimos, Vice Presidente

Giulio Santagata - Nomisma SpA, Consigliere Delegato

Gianfranco Verzaro - MEFOP, Consigliere di Amministrazione

La Presidente Bonfrisco introduce i lavori sottolineando che in questo workshop saranno ascoltati gli operatori dei grandi investimenti che si misureranno con la realtà della microfinanza. In altri paesi la microfinanza è una realtà che costituisce un mercato importantissimo; anche in Italia è così, ma ci manca probabilmente un quadro normativo che aiuti a far emergere gli operatori di un settore che attribuisce un’importanza fondamentale alla persona come membro di una comunità. All’interno di queste comunità, l’offerta di un servizio, anche finanziario, deve essere sempre più profilata. L’avv. Verzaro, in qualità di rappresentante del mondo dei fondi pensione e delle casse professionali, afferma che, dopo una serie di riforme che hanno reso sostenibile il peso di un sistema pensionistico che era arrivato a livelli non coerenti con le disponibilità delle varie casse di previdenza, occorre fare in modo che tale sistema sia adeguato alle esigenze di vita dei cittadini, al momento in cui lasciano il mondo del lavoro. Il welfare in Europa si è molto ridotto: da tempo cominciamo a misurarci con la limitatezza dei fondi per il sociale. Proprio per questo i fondi pensione sono chiamati ad integrare la rendita da pensione, che diverrà sempre più assottigliata, con un elemento di complementarietà che assicuri un importo adeguato al cittadino. Durante il periodo lavorativo, i fondi di previdenza ricevono contribuzioni dai lavoratori e dalle aziende ma, in periodi di crisi come quelli degli ultimi anni, queste contribuzioni vengono messe a repentaglio dal fatto che le attività lavorative sono meno remunerate rispetto a una volta. Pertanto, la necessità di risparmiare in vista del futuro è contraddetta da un principio-base economico: quello, cioè, che il bisogno attuale è sempre più forte di quello futuro e che, una volta soddisfatti i bisogni attuali, spesso risulta impossibile risparmiare. C’è anche il problema della difficoltà di lavorare e dell’intermittenza dei lavori, che rende discontinua anche la contribuzione. In ogni caso, il contributo che affluisce alle casse di previdenza viene gestito da parte di soggetti specializzati, che hanno l’obbligo di utilizzare gli importi investiti con rischi contenuti e quindi con criteri di diversificazione. In tale contesto, anche il microcredito è uno strumento utile ad attenuare il rischio degli investimenti dei fondi pensione: i finanziamenti, infatti, sono di piccolo importo, sono rivolti alle aree ed ai settori più diversificati, sono accompagnati da servizi accessori che sono una vera e propria garanzia e, da ultimo, possono beneficiare della garanzia dello Stato a valere sul Fondo PMI. Queste caratteristiche – conclude l’avv. Verzaro – danno la necessaria tranquillità agli investitori istituzionali come i fondi pensione e le casse previdenziali, che possono orientare anche verso questo asset una parte del loro patrimonio. La presidente Bonfrisco sottolinea come le casse di previdenza e i fondi pensione siano interessati ad investire nel microcredito, che è a rischio più basso perché diversificato e per le caratteristiche delle persone che vi accedono: persone che non vengono lasciate sole ma sono accompagnate con servizi ausiliari. L’alleanza tra beneficiario del microcredito e investitore nel microcredito è la sintesi sulla quale dobbiamo lavorare. Gli ex lavoratori devono vedere nell’investimento del loro risparmio il risultato dell’investimento finanziario e noi possiamo ricevere da quell’investimento la possibilità di continuare a far rendere l’investimento stesso. In questo ambito, la Cassa Depositi e Prestiti rappresenta uno “strumento principe” in quanto utilizza il risparmio postale per sostenere non solo le grandi iniziative finanziarie a supporto dello sviluppo del paese ma anche l’imprenditoria minore. Il dott. Bini Smaghi illustra preliminarmente l’attività della Cassa Depositi e Prestiti ed il suo passaggio da principale finanziatore degli enti locali a soggetto interessato al mondo delle imprese grandi, medie, piccole e adesso anche micro. La Cassa ha al passivo libretti e buoni postali (microrisparmio): su 29 milioni di librettisti postali un milione è rappresentato da immigrati. Il risparmio postale è impiegato in prestiti allo Stato e agli enti locali ed alle imprese, comprese le micro. Una legge del 2003 autorizza la Cassa a finanziare le imprese su base intermediata: quindi, non come una banca che opera in via diretta, ma come un soggetto che può dare provvista a chi fa questo mestiere. Il suo principio etico è la trasparenza e l’equità di trattamento (nel senso che il tasso d’interesse sui finanziamenti è lo stesso per tutti gli enti locali a prescindere dal loro rating). Per quanto riguarda l’approccio al microcredito, da un anno e mezzo la Cassa lavora anche nel campo della cooperazione allo sviluppo e in questo contesto ha approfondito il tema del microcredito. Interviene nel sistema operando come finanziatore dei fondi d’investimento di secondo livello, in un settore dove il rischio è molto alto, la gestione del finanziamento è molto costosa ed i tassi sono elevati. Sottolinea l’importanza dell’aspetto dell’inclusione finanziaria, cioè dell’accompagnamento, per portare il beneficiario del microcredito ad essere un cliente della banca a tutti gli effetti. In Italia, la Cassa ha svolto un’approfondita riflessione con i fondi pensione, portando a termine un’operazione indiretta in un settore molto a rischio, quale il venture capital. La Cassa è il primo operatore in Italia di venture capital, con un fondo di II livello che ha investito in un fondo che a sua volta partecipa una società finanziaria di microcredito. Si tratta di un’esperienza molto positiva, nella quale è intervenuto anche il FEI; tale esperienza, tuttavia, rappresenta per la Cassa un progetto pilota e non sistemico. Per il dott. Nicoletti, quando si parla di fondi per la microfinanza non si deve pensare solo ai fondi di finanziamento, che generano un indebitamento per le imprese, ma anche ai fondi di investimento, che contribuiscono a capitalizzarle. Investire nella microfinanza è conveniente, come dimostra l’esperienza fatta da Etimos nello Sri Lanka, a seguito dello tsunami, rifinanziando le istituzioni di microfinanza con fondi della protezione civile italiana. Da un’analisi svolta dopo sei anni dall’intervento, Etimos ha scoperto sia che il default era molto basso, sia che i microimprenditori finanziati erano molto più disponibili al dono. C’è quindi bisogno di dare fiducia, e questo si può fare anche con il microcredito e la microcapitalizzazione, dando al microimprenditore quella fiducia che una volta veniva data dalle nostre piccole banche come le banche di credito cooperativo. In conclusione, investire in microfinanza conviene perché il microimprenditore restituisce, c’è un default più basso rispetto a quello del sistema bancario, c’è una relazione più forte tra il beneficiario e colui che l’accompagna e c’è un’iniezione di fiducia di cui tutti i paesi, compreso il nostro, hanno bisogno. Ricollegandosi al tema della convenienza, il dott. Santagata afferma che è conveniente investire in economica sociale e uscire da un concetto risarcitorio del microcredito, capendo che su questi temi ci giochiamo un pezzo significativo del nostro sviluppo. La microfinanza rappresenta una parte significativa della nostra economia, anche se resta ancora molto da fare sia per sviluppare gli strumenti finanziari sia, soprattutto, per definire un rapporto tra l’esigenza di modificare il welfare e quella di far giocare un ruolo più attivo agli stessi strumenti finanziari. Se non vogliamo buttare via il welfare che conosciamo, ma lo vogliamo innovare, abbiamo bisogno di co-progettare nuove modalità e nuovi strumenti e, in questa co-progettazione, è indispensabile che ci siano specialisti in strumenti finanziari. La presidente Bonfrisco conclude i lavori ponendo l’accento sulla speranza che, attraverso il piccolo risparmio, si possano trovare formule innovative d’investimento, fra cui il microcredito, per ridare slancio all’azione di sviluppo del nostro paese.

Scarica il Pdf

Print Friendly, PDF & Email

Print Friendly, PDF & Email

TITOLO DEL WORKSHOP: La microfinanza come strumento di innovazione sociale nei programmi di cooperazione territoriale

COORDINATORE: Antonella Valmorbida - Associazione Europea per la Democrazia Locale (ALDA), Segretario Generale

DISCUSSANTS: Maria Cristina Stimolo - Regione Sicilia, Dirigente del dipartimento Affari extraregionali

Serena Angioli - Regione Campania, Assessore ai Fondi Europei, Politiche giovanili, Cooperazione Europea e Bacino Euro Mediterraneo

RAPPORTEUR: Marco Boaria - Responsabile Unità Risorse e Sviluppo ALDA, Associazione Europea per la Democrazia Locale*

Il workshop si è inserito nel dibattito e nelle attuali riflessioni sulla valenza dell’innovazione sociale, inclusa la microfinanza, quale strumento per promuovere cooperazione territoriale in Europa e nei paesi del vicinato, con particolare riferimento al bacino euro-mediterraneo. Come è noto, i servizi di microfinanza e microcredito non si sono sviluppati solo in Africa, America Latina o Asia, ma anche in Europa, continente in cui sono nati dopo la caduta del muro di Berlino. A causa della rigidità del settore bancario che non è stato in grado di rispondere ai nuovi bisogni emergenti, i servizi di microcredito rappresentano opportunità di sostegno finanziario importanti per le fasce povere della popolazione e per combattere esclusione economica e sociale. Il ruolo del microcredito, quindi, è concepito e riconosciuto sempre più come lo strumento di supporto per gruppi sociali a rischio di emarginazione, compresi i migranti, le donne e disoccupati, e al tempo stesso volano di crescita economica e coesione sociale. In seguito alla crisi economica e l’incremento dei flussi migratori nei paesi europei, le Istituzioni Europee hanno focalizzato la loro attenzione sul problema dell’esclusione finanziaria come causa primaria dell’esclusione sociale e la disoccupazione. Tassi di disoccupazione elevati e l’impossibilità di usare servizi di credito bancari hanno aumentato l’importanza dei meccanismi alternativi per promuovere l’imprenditorialità, come il microcredito. Ciò ha indotto le Istituzioni stesse ad includere la microfinanza tra gli strumenti della strategia Europa 2020, sottolineando l‘importanza dell’imprenditorialità come strumento di crescita smart, sostenibile ed inclusiva. L’Unione Europea evidenzia due obiettivi principali rispetto al microcredito: 1) fornire accesso al credito ai potenziali imprenditori per combattere disoccupazione e 2) fornire accesso al credito ai gruppo svantaggiati per combattere esclusione sociale. Con l’idea di garantire sviluppo equilibrato dei territori dell’Unione Europea, nonché parità di accesso alle opportunità sociali ed economiche, la UE ha attivato programmi di supporto ai servizi di microfinanza e microcredito che mirano a ridurre il divario economico tra le varie regioni Europee attraverso l’elaborazione e l’implementazione di una politica di sviluppo e di cooperazione europea basata sui principi di solidarietà economica, sociale e coesione. Ad oggi sono diversi i programmi europei disponibili per sostenere l’accesso al finanziamento delle piccole e medie imprese - come CIP e JEREMIE - ed alcuni altri focalizzati sulla microfinanza - come JASMINE e EPPA - e PROGRESS, con lo scopo di facilitare l’inclusione al mercato di lavoro. Inoltre, il programma per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI) e il Fondo Sociale Europeo, mirano ad aumentare i livelli occupazionali, promuovere imprenditorialità e a migliorare l’inclusione sociale favorendo pari opportunità e non-discriminazione, e garantendo opportunità di mobilità e educazione, crescita economica e creazione di nuovi posti di lavoro in Europa. Microfinanza non solo contribuisce all’inclusione finanziaria ma rappresenta uno dei fattori essenziali per l’implementazione dell’Agenda 2030. Essa ha un impatto significativo sul raggiungimento dei “Sustainable Development Goals”, confermando così il suo ruolo di catalizzatore per lo sviluppo globale ed inclusivo. Nell’Unione Europea, dove il 24,8% della popolazione è a rischio di povertà ed esclusione sociale, con 24 milioni di disoccupati, la microfinanza diventa uno strumento di politica sociale essenziale nel promuovere lavoro autonomo, sostenere microimprese e combattere esclusione sociale e finanziario nei diversi paesi e tra i diversi paesi. Il workshop ha visto l’interazione di tre esperti - provenienti da due amministrazioni regionali italiane, Regione Campania e Regione Sicilia, e dall’ALDA, l’associazione Europea per la democrazie locale, che hanno riflettuto sullo stato dell’arte dello strumento “microfinanza” a livello europeo, con un focus particolare sull’impatto locale e regionale, e su come le autorità regionali possano maggiormente promuoverlo ed applicarlo, anche nell’ottica della cooperazione territoriale europea. ALDA è nata nel 1999 per iniziativa del Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d’Europa per coordinare e supportare la rete di Agenzie della Democrazia Locale (ADL) esistente nei Balcani dai primi anni novanta. La maggior parte delle Agenzie della Democrazia Locale hanno sede nei Balcani, indirizzando l’attività e l’esperienza in quest’area geografica; tre Agenzie della Democrazia Locale sono oggi attive anche nell’Est Europa e nel Caucaso Meridionale, in Georgia, Armenia e Ucraina. Tre nuove Agenzie sono inoltre in fase di costituzione in Ucraina, Moldova e Tunisia. ALDA lavora oggi - grazie alla sua rete di 250 soci provenienti da oltre 40 Paesi - nella maggior parte dei Paesi europei ed è sempre più attiva nei Paesi di Vicinato (Partenariato Orientale) e nel Mediterraneo. Negli ultimi anni ALDA è diventata uno degli attori più dinamici in Europa, riunisce nella stessa rete autorità locali, associazioni di autorità locali, organizzazioni non governative e organizzazioni della società civile, e coopera con la Commissione Europea nell’ambito del dialogo strutturato sulla Cittadinanza attiva. Nell’ambito della promozione della buona governance e della partecipazione dei cittadini a livello locale, ALDA concentra la propria attività su vari temi, come integrazione europea, iniziative civiche, coinvolgimento dei giovani, diritti umani, migrazione, pari opportunità, sviluppo economico sostenibile, decentramento e volontariato. Proprio per queste sue caratteristiche, ALDA rappresenta un attore chiave nell’implementazione del modello di sviluppo territoriale promosso dall’Unione Europea, volto a favorire progetti realizzati a livello locale attraverso la collaborazione di attori pubblici e privati in una logica di tipo bottom-up, con l’attenzione – allo stesso tempo – alla creazione di spazi, opportunità e risorse per promuove cooperazione multi-stakeholders a livello transnazionale. In questo contesto ALDA costituisce un centro di competenza per le amministrazioni pubbliche, promuovendo e facilitando il lavoro di “traduzione” dei programmi di sviluppo locale in progetti per l’accesso ai finanziamenti europei. ALDA rappresenta dunque un ponte sull’Europa e la sua azione avviene a “doppio senso di circolazione”, sia con la predisposizione e realizzazione di progetti a partire dalla realtà del territorio, sia con interventi in sede europea aventi ricadute a livello locale.

Scarica il Pdf

Print Friendly, PDF & Email

Print Friendly, PDF & Email

TAVOLA ROTONDA: Mettere a sistema e promuovere le eccellenze: l’importanza del microcredito per le attività del turismo

COORDINATORE: Roberto Rocca - Mibact, Dirigente Generale

PARTECIPANTI: Antonio Celant - UninettunoUniversity, Professore di Economia del Turismo

Marco Brogna - Università La Sapienza, Professore di Geografia e Pianificazione Turistica

Alberto Corti - Confcommercio, Responsabile Turismo

TESTIMONIANZA: Lisa Petersen - BelongItaly, Direttore

Sintesi

Con circa 660mila imprese censite, pari all’11 per cento di tutte le imprese italiane, il settore turistico allargato produce il 13,4% del PIL nazionale e dà lavoro a circa 2,5 milioni di persone, una quota di occupati tra le più elevate in Europa. Bastano questi pochi dati (a prescindere dall’esattezza delle rilevazioni e del monitoraggio) per evidenziare come il turismo rappresenti una delle principali attività economiche del nostro paese, se non la più importante in assoluto, ed un fattore sempre più fondamentale nella vita di milioni di persone che viaggiano per motivi privati o professionali. Il turismo è anche un importante veicolo per rafforzare la nostra immagine nel mondo, diffondere i nostri valori e promuovere l’interesse per il nostro modello di vita, che è il risultato di secoli di scambi culturali, di diversità linguistica e di creatività In questa ottica dal dibattito è emersa con forza la necessità che diventa fondamentale e necessario posizionarsi con un’offerta di sistema che privilegi l’eccellenza; in particolare devono essere evidenziati alcuni aspetti: La creazione delle eccellenze, molto spesso già presenti, in realtà per il nostro paese è soprattutto certificazione e comunicazione– da qui l’importanza di certificare e comunicare l’eccellenza di prodotti e di servizi offerti sul territorio (es. marchio di qualità (Qi) L’esaltazione del turismo come disciplina delle diversità diviene fondamentale in aggiunta e a completare un’offerta di sistema che parte necessariamente e giustamente dalle nostre inimitabili peculiarità territoriali, artistiche, ambientali, enogastronomiche e culturali . L’Individuazione di nuovi metodi di promozione, mirati e differenti rispetto al passato si coniuga con la necessità di supportare le nuove iniziative, attivando vetrine dell’offerta di sistema del territorio e delle sue eccellenze L’importanza delle piccole e delle micro imprese che possono ridefinire, creare e offrire servizi turistici di eccellenza e che devono quindi essere messe in grado di inserirsi nell’offerta complessiva di sistema Il settore presenta un quadro imprenditoriale alquanto variegato: imprese dell’ospitalità (alberghi e ristoranti); imprese di servizi (agenzie di viaggio); imprese di trasporto (bus operator); imprese per il tempo libero e lo svago (locali notturni e pubblici, parchi giochi); imprese per lo sport (gestione di impianti sportivi e di servizi); imprese per il turismo balneare (stabilimenti) e per quello di montagna; imprese per il turismo culturale (gestione di musei, gallerie e servizi connessi); imprese per il turismo congressuale e di affari (organizzazione e gestione dei congressi e sale congressuali, servizi per il turismo d’affari, ecc.). In tutta questa galassia di imprese, la dimensione aziendale piccola e micro rappresenta una caratteristica comune: circa il 90% delle aziende, infatti, sono ditte individuali o società di persone. Il nostro settore turistico, tuttavia come detto, necessita di specifiche azioni in grado di migliorarne la competitività. Si tratta, in particolare, di: migliorare i servizi offerti ed i relativi standard qualitativi; ampliare l’offerta turistica, anche in termini geografici; valorizzare le caratteristiche ambientali, paesaggistiche, storiche, culturali, gastronomiche locali; destagionalizzare l’offerta turistica; valorizzare il forte brand ed il valore percepito all’estero. In sostanza, per sfruttare ulteriormente il proprio potenziale di crescita, il turismo italiano deve ripensarsi in termini di struttura, organizzazione e programmi, sviluppando nuovi servizi per i visitatori, reinventando e rinnovando i propri prodotti turistici e promuovendo l’innovazione. Per i prossimi anni si prevede una forte crescita del mercato turistico internazionale in Europa e nel Mediterraneo, con una ascesa interessante per i consumi di tipo culturale e ambientale, ben presenti nelle Regioni del Mezzogiorno. La concorrenzialità sarà tanto più alta là dove sarà possibile puntare su mercati turistici di più elevata qualità e che prospettino una maggiore distribuzione della vacanza lungo tutto l’arco dell’anno. Preservare e sostenere il sistema imprenditoriale è una priorità per lo sviluppo del Paese, tenendo conto che anche nel settore turistico il tessuto produttivo – e le microimprese in particolare – si muove su un terreno molto accidentato, caratterizzato dal forte aumento dei fallimenti registrati negli ultimi anni: si tratta quasi sempre di imprese travolte dal restringimento dei canali di finanziamento e di credito, impossibilitate a fare fronte ai propri impegni, talvolta anche con una elevata carica innovativa, ma prive di mezzi liquidi per poter fronteggiare spese ordinarie ed investimenti. L’uscita dalla recessione comporta la necessità di investire in innovazione a tutto campo, ma soprattutto di sostenere quel vasto numero di imprese di piccole e piccolissime dimensioni che costituiscono, come detto, il 90% del sistema turistico italiano. Negli ultimi anni, il numero di imprese che ha ricercato forme di finanziamento presso il sistema bancario o tramite altra modalità è sensibilmente aumentato (segno evidente di una necessità forte di mezzi liquidi che vadano oltre l’autofinanziamento) ma, parallelamente, i casi di effettivo ottenimento del credito si sono notevolmente ridotti, specie in ambito bancario. I dati hanno chiaramente delineato una situazione in cui occorre superare la fase di credit crunch anche con strumenti diversi, che spaziano dal maggiore ricorso a strutture e reti di garanzia, fino ad interventi più mirati, come il microcredito, sia per le aziende di piccole dimensioni in difficoltà sia per favorire la creazione di start up, soprattutto da parte di giovani. In fasi di crisi strutturali come quella che il Paese ha attraversato in questi anni, il microcredito rappresenta quindi uno strumento di welfare particolarmente efficace, per l’effetto moltiplicativo che determina sugli investimenti della microimpresa, per il senso di responsabilità che suscita nel percettore del prestito, nonché per le nuove attività economiche ed i nuovi contribuenti che genera nella società restringendo la platea del welfare assistenziale. La tavola rotonda si è conclusa andando a sottolineare alcune priorità nell’azione complessiva di sistema di offerta. In particolare sono state citate come necessarie e innovative alcune peculiarità che il turismo richiede come necessarie per rispondere alla sfida globale del mercato, e cioè la necessità di individuare nuove forme di promozione all’estero che superino il modello obsoleto oggi proposto dal nostro paese, la creazione e il sostegno a nuove vetrine reali e virtuali di proposta delle eccellenze e l’aiuto anche istituzionale nel passaggio dalla «promozione di comunicazione» alla «promozione di relazione».

Scarica il Pdf

Print Friendly, PDF & Email

Sottocategorie

© 2019 Rivista Microfinanza. All Rights Reserved.