MICROCREDITO E FINANCIAL EDUCATION ITALIA IN PRIMA LINEA

INTERVISTA AL MINISTRO STEFANIA GIANNINI

Ainhoa Agullò

Apprendere a scuola le basi della nanza per preparare una nuova generazione di persone meno vulnerabili alle crisi economiche. E’ l’obiettivo della Financial Educational che individua nella cultura del credito e della nanza uno strumento di maturazione e di crescita per insegnare i concetti di Finanza Etica e di Microcredito. Così vanno protette le fasce più deboli che la crisi ha posto ai margini della società, al di sotto della soglia di povertà, e anche al di fuori del sistema creditizio tradizionale. Il microcredito va considerato in tal senso uno strumento di welfare sociale. L’Italia, già all’avanguardia nel settore del microcredito, si sta impegnando nella Financial Education delle nuove generazioni. E’ la cosiddetta Finanza Etica che vede già l’Ente Nazionale per il Microcredito impegnata in prima linea con il monitoraggio delle attività di concessione del credito ed un sostegno alle nuove attività d’impresa e allo sviluppo di percorsi formativi quali canti di nuove gure professionali di nuove attività d’impresa.

La crisi economica colpisce indiscriminatamente tutti, quale che sia la fascia sociale di provenienza. L’educazione economica, intesa come conoscenza delle norme economiche e nanziarie basilari, può aiutare i più deboli?

Aumentare il livello di conoscenze e di competenze in ambito economico, nanziario e scale aiuta senza dubbio a colmare un divario sociale nella gestione dei propri risparmi, guadagni e patrimoni e nella decisione più informata possibile sugli investimenti. Ogni azione a sostegno del sapere moltiplica uguaglianza. Credo però che potenziare l’educazione economica risponda anche all’esigenza di ra orzare una cittadinanza consapevole, aperta responsabilmente a una cultura di mercato e a un rapporto positivo con lo Stato, forte perché dotata di capacità critica nel leggere e capire i fenomeni che sempre più spesso riguardano banche, borse e moneta.

Ocse ed Ue sollecitano la formazione n dalle scuole. È uno strumento efficace?

È uno strumento indispensabile, innanzitutto perché universale e poi perché impattante sulla crescita non solo dello studente, ma della persona. I dati dell’indagine OCSE-PISA sull’alfabetizzazione nanziaria ci dicono che più di 1 studente italiano su 5 non riesce a raggiungere il livello di competenze adeguato e questo a prescindere sia dallo status socioeconomico che dal livello di competenze in lettura e matematica. Serve dunque un’attenzione collettiva capillare, trasversale agli indirizzi di studio, che deve essere frutto e al tempo stesso scintilla di un cambiamento culturale.

Quando ne “La Buona Scuola” abbiamo unito al potenziamento dell’educazione nanziaria l’educazione all’autoimprenditorialità, abbiamo stabilito chiaramente che non vi è solo un bisogno di un trasferimento e di un accumulo maggiore di nozioni, concetti e processi, oggi ignoti ai nostri ragazzi. Se ci fossimo limitati a questo, senza dare spazio all’agire economico, avremmo incoraggiato un apprendimento anche innovativo nei metodi, ma limitato a un’azione passiva e teso a un empowerment non propositivo.

Cosa sta facendo l’Italia?

Il riconoscimento dell’importanza dell’educazione economica è entrato nella legge 107/2015 (La Buona Scuola), ma in questi anni molte sono state le iniziative che il MIUR ha portato avanti insieme ad istituzioni centrali come ad esempio la Banca d’Italia. Nell’anno scolastico appena concluso sono stati coinvolti nel progetto comune 90 mila studenti in più di 4000 classi (50% in più rispetto all’anno scorso). La sensibilità, dunque, sta crescendo così come la necessità di formare anche gli insegnanti su questi temi. Il Piano Nazionale della Formazione che presenteremo a breve ne terrà conto. Insisteremo sullo stringere alleanze educative con istituzioni e realtà esterne al mondo della scuola, in linea con il principio della “scuola aperta” per una di usione di conoscenze acquisite da chi ha esperienze sul campo. Ne è un esempio la Carta d’Intenti siglata con Ministero dell’Economia e delle Finanze, Corte dei Conti, Guardia di Finanza, ABI, Banca d’Italia ed altre istituzioni economiche: una piattaforma interistituzionale che richiama a un impegno formativo attivo di prossimità e che individua nell’educazione economica un elemento di crescita e sviluppo sociale.

Le generazioni che ci hanno preceduto non hanno mai a rontato tematiche economici a scuola. Ma si tratta di skills essenziali per la vita di tutti. Va cambiato qualcosa nel nostro modello? L’errore è stato considerare questa sfera del sapere come una branca a parte e una materia per specialisti, lasciandola così sospesa nella concezione generale in una nebulosa all’apparenza inestricabile.

Questo è stato il primo cambio di passo che abbiamo impresso nel nostro modello educativo, ma dobbiamo evitare il rischio che questo riconoscimento esprima tutto il suo potenziale solo in una conoscenza teorica trasmessa frontalmente, davvero innaturale per questo settore. L’alternanza scuola-lavoro obbligatoria o re opportunità didattiche e formative ad alto tasso di interiorizzazione anche sul fronte dell’educazione economica. È il salto di qualità che ci serve per passare a una conoscenza condivisa e pratica, capace di sviluppare competenze e saper fare.

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