TERZO FORUM EUROPEO DELLA MICROFINANZA UN’OPPORTUNITÀ PER LA CRESCITA E L’INNOVAZIONE

Giovanni Nicola Pes | Vice Segretario Generale ENM

Dal 19 al 21 ottobre 2016 si terrà a Roma il 3° Forum Europeo della Microfinanza (3° FEM), che costituirà una nuova occasione di dibattito e confronto tra le istituzioni pubbliche, gli operatori del settore privato e gli organismi non profit a vario titolo competenti in materia di sviluppo economico e sociale ed accesso al credito. Il 3° FEM, basato sul contributo di tutti i partecipanti, persegue tre principali obiettivi: (i) contribuire al concepimento e all’attuazione delle politiche pubbliche europee di supporto ai micro operatori economici, valorizzando il partenariato pubblico-privato; (ii) divulgare le buone prassi nazionali ed internazionali; (iii) essere occasione di networking. Il Forum, che si svolge sotto il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della Commissione europea e del Fondo Europeo per gli Investimenti, costituisce il principale evento d’Europa in relazione alla microfinanza e all’educazione finanziaria. I giorni del 19 e del 20 vedranno autorevoli rappresentanti di organismi pubblici e privati, nazionali ed internazionali, confrontarsi in una pluralità di workshop. Il giorno 21 ci sarà invece la “Giornata europea dell’Educazione finanziaria”, con la presenza di oltre seicento giovani di scuole italiane ed europee ed il collegamento per via telematica con diverse scuole di una pluralità di Paesi dell’Unione.

Dopo i saluti istituzionali, i lavori della prima giornata del Forum entreranno nel vivo con una prolusione del Card.Turkson su “Economia sociale di mercato, accesso al credito e lotta alla povertà”, preceduta da un’introduzione del Prof. Angelo Maria Petroni. Nel confronti del pensiero economico liberale anglosassone, secondo il quale il mercato si caratterizza per il suo carattere “spontaneo” e per il libero gioco dell’offerta e della domanda, l’economia sociale di mercato avanza tre ordini di critiche: in primo luogo, che un sistema economico e monetario senza regolamentazioni può rivelarsi instabile e questo comporta la necessità dell’intervento dello Stato nella regolamentazione della moneta e del credito; in secondo luogo, che il mercato lasciato a se stesso può appunto generare monopoli e cartelli, i quali sono altrettanto dannosi per la libertà del controllo diretto dello Stato sull’economia; in terzo luogo, che un puro laissez faire può condurre a una situazione che non è accettabile dal punto di vista della giustizia sociale. Un sistema economico che tenga adeguatamente conto delle esigenze delle persone, dall’istruzione alla protezione dai rischi di esclusione sociale, non sarà soltanto un sistema più giusto moralmente: sarà anche un sistema economicamente più efficace. Proprio qui si situa lo snodo fondamentale di raccordo con la visione dell’accesso al credito e, in particolare, del microcredito: il microcredito è uno strumento per traghettare il maggior numero possibile di persone nel circuito virtuoso dell’economia di mercato, evitando da un lato l’esclusione sociale, e dall’altro il ricorso a forme assistenzialistiche, dirigistiche e corporativistiche, che sono incompatibili con una economia prospera.

In questo senso, il microcredito può essere ricondotto ai principi della economia sociale di mercato. Anche la dottrina sociale della Chiesa propone una «economia sociale», da realizzarsi a livello mondiale e nazionale. Va però rilevato, a scanso di equivoci, che, proponendo tale prospettiva, la Chiesa non intende sposare alcun sistema economico e politico particolare. Neanche si può dire che suggerisca di adottare alcun sistema di economia sociale di mercato analogo a quello che si è tentato di realizzare in Europa dopo la seconda guerra mondiale, ma indica semplicemente la prospettiva di un sistema economico mirato al bene comune e, perciò, orientato globalmente: una prospettiva generale, all’interno della quale le realizzazioni dell’economia sociale di mercato rappresentano alcune delle possibili concretizzazioni. La tavola rotonda che seguirà la prolusione introduttiva affronterà il tema “Principi, tecniche e modelli di microcredito”. Come noto, in questi anni in Europa e in Italia il microcredito sta acquisendo un ruolo specifico all’interno delle politiche economico-sociali, inserendosi pienamente nel contesto più ampio della finanza etica e della finanza responsabile.

Nella ricerca, imposta dalla crisi finanziaria internazionale, di nuove strategie di investimento basate su criteri differenti da quelli abituali di massimizzazione del profitto, vi è una domanda precisa di una nuova cultura, di nuove regole, comportamenti, e atteggiamenti che mirano alla responsabilità economica, sociale e ambientale così come alla trasparenza. I maggiori ostacoli che le imprese affrontano nell’accesso al credito sono gli elevati costi di gestione degli operatori e la mancanza di garanzie reali. Nel caso delle microimprese, l’accesso al credito è ancora più difficile: le microimprese sono considerate dal sistema bancario e finanziario tradizionale clienti a elevato rischio perché, oltre a non essere in possesso di sufficienti garanzie reali, hanno una scarsa capacità di restituzione. Nel caso, poi, di coloro che intendono avviare una attività, la situazione si complica per l’assenza di una “storia creditizia”. Questa difficoltà di accesso ai servizi bancari tradizionali ha creato un ambiente positivo per la diffusione del microcredito e per la promozione di strumenti di sostegno all’impresa.

Il panorama italiano ha visto negli ultimi anni la presenza di una pluralità di soggetti promotori di microcredito: amministrazioni regionali e comunali, fondazioni bancarie, organizzazioni del settore non-profit, le banche di tipo etico. Da ultimo, la riforma del Testo Unico Bancario, con la previsione della nuova figura degli Operatori di microcredito, ha posto le basi per lo sviluppo di un vero e proprio mercato microcreditizio. Questa molteplicità di organizzazioni ha dato luogo anche a modelli di microcredito differenti. L’obiettivo di fondo è quello di favorire l’accesso a risorse finanziarie che sarebbero precluse e, allo stesso tempo, di far comprendere che il microcredito è un prestito e in quanto tale deve essere restituito. In questo contesto, i servizi di accompagnamento, ora resi obbligatori, rappresentano la vera ricchezza del microcredito, che deve essere valorizzata attraverso un’attività di accompagnamento, tutoraggio, monitoraggio e formazione in fase pre e post erogazione che permetta di acquisire competenze specifiche sia per la redazione del business plan che per la gestione operativa di una microimpresa. La giornata del 19 ottobre si concluderà con due tavole rotonde coordinate da Francesco Boccia e da Antonio Naddeo, su un tema strategico a livello nazionale ed europeo, cioè quello delle “Opportunità di impiego dei Fondi strutturali per l’attuazione di progetti di microcredito”. Gli strumenti della microfinanza, e in particolare il microcredito, assumono nell’attuale ciclo di programmazione 2014-2020 un ruolo di primo piano nelle strategie europee volte allo sviluppo dell’imprenditorialità, dell’occupazione e dell’inclusione sociale e finanziaria.

E soprattutto in questo momento che vede l’avvio delle attività che daranno attuazione ai programmi operativi, è importante richiamare l’attenzione delle Autorità che presiedono alla programmazione, attuazione e gestione dei fondi S.I.E. verso le forme innovative di supporto allo sviluppo economico e all’inclusione sociale nonché agli strumenti e ai prodotti a disposizione delle Regioni italiane per sostenere la microimpresa e l’autoimpiego. Gli incontri con le Autorità di gestione saranno anche occasione per un confronto in merito alla normativa sul microcredito - segnatamente il Decreto Ministeriale 17 ottobre 2014, n. 176 di disciplina del microcredito, in attuazione dell’articolo 111 del Testo Unico Bancario, e del Decreto Ministeriale del 18 marzo 2015 recante modifiche al decreto 24 dicembre 2014 in materia di interventi del Fondo per le P.M.I. a sostegno delle operazioni di microcredito produttivo – e per una riflessione su come attraverso l’attivazione di nuovi strumenti di finanza inclusiva si possa dare attuazione al perseguimento dell’orientamento comunitario verso un uso più ampio degli strumenti finanziari. La crisi economica che negli ultimi anni ha colpito l’economia europea ha comportato elevati costi sociali che richiedono specifici interventi in grado sia di sostenere i soggetti più deboli sia di concorrere efficacemente al rilancio dell’economia creando nuove opportunità di sviluppo.

Oggi, i soggetti deboli non sono più soltanto coloro che si trovano al di fuori del mercato del lavoro a causa delle loro condizioni di svantaggio ma anche numerosi soggetti – quali i giovani, le donne, gli immigrati, i cassintegrati, gli espulsi dal mercato del lavoro – che, anche se in possesso di capacità professionali, non possono inserirsi (o reinserirsi) nei circuiti lavorativi per il crollo della domanda di lavoro da parte delle imprese e per l’impossibilità di accesso al credito. In tale contesto, la Commissione europea vede il microcredito come un importante strumento di lotta alla disoccupazione e di contrasto alle nuove forme di povertà in quanto l’accesso al credito, e più in generale ai servizi finanziari, è condizione necessaria per una partecipazione completa alla vita economica e sociale. Nel nuovo ciclo di programmazione comunitaria 2014-2020, gli strumenti finanziari e tra questi quelli diretti al microcredito rappresenteranno, pertanto, sempre di più interventi strategici sui quali la Commissione Europea punterà per impiegare in modo efficiente le risorse della politica di coesione. Anche il rafforzamento della capacità amministrativa non può prescindere dall’accrescimento delle competenze tecniche con riferimento agli strumenti di microcredito e di microfinanza, che, nel divenire sempre di più catalizzatori di risorse pubbliche e private, potranno contribuire a far raggiungere al nostro Paese i livelli di investimenti necessari ad attuare la strategia Europa 2020. L’intensa giornata di lavori del 20 ottobre sarà aperta da un primo workshop coordinato da Franco Frattini, sul tema “Sistema impresa” ed decentramento produttivo: il supporto dei micro-operatori economici alle piccole, medie e grandi imprese”.

Seppure in un quadro macroeconomico in lento miglioramento, la lunga crisi economica ha provocato nel nostro Paese un ridimensionamento senza precedenti della base produttiva, sia per quanto riguarda i settori industriali, sia con riferimento agli altri comparti, quali ad esempio il commercio. In un contesto di globalizzazione, la stessa crisi ha posto il sistema delle nostre micro, piccole e medie imprese di fronte al rischio concreto di un forte indebolimento della capacità di competere. I più recenti segnali macroeconomici e alcuni indicatori iniziano ad alimentare una ripresa della fiducia, tuttavia questo percorso diventa difficile in un contesto economico deteriorato, in parte ancora depresso e messo a dura prova dal lungo protrarsi della crisi. Per rimuovere gli ostacoli all’iniziativa economica e agli investimenti privati e pubblici, è opportuno adottare delle strategie prioritarie, ovvero delle iniziative di policy che possono essere in grado di rafforzare il percorso volto a migliorare il contesto in cui le imprese operano e per fornire loro il sostegno necessario ad accrescerne la competitività. Le principali aree tematiche prioritarie sulle quali è necessario continuare a puntare in maniera incisiva sono, ad esempio, l’aggregazione di impresa, l’innovazione e la tecnologia, l’internazionalizzazione, la finanza per le MPMI, l’economia digitale, lo sviluppo professionale e manageriale. Il contratto di rete è una delle forme aggregative tra micro operatori economici e piccole, medie e grandi imprese che consente da un lato di sopperire ai limiti connessi con le ridotte dimensioni e, dall’altro, di portare vantaggi competitivi anche alle imprese maggiori. Si rende poi necessario rilanciare il ruolo dei consorzi, che svolgono un’importante funzione di supporto alle aziende, non solo in un’ottica di ottimizzazione degli acquisti ma anche in quella dell’innovazione e dell’internazionalizzazione. Il “Microcredito quale strumento di sostegno allo sviluppo dei paesi di provenienza dei migranti” è il tema di stringente e, spesso, tragica attualità che sarà oggetto di dibattito nel corso del workshop coordinato da Gianfranco Verzaro. Il problema migratorio che ormai da anni investe l’Europa, e l’Italia in particolare, va risolto in un’ottica di cooperazione internazionale, nella convinzione che rappresenta una responsabilità condivisa sia dei Paesi di origine dei migranti, sia di quelli di transito, sia di quelli di destinazione. A tal fine, nel contesto delle politiche nazionali ed europee, è fortemente avvertita l’esigenza di dare vita a programmi pubblici di microcredito e microfinanza volti a sostenere la creazione e lo sviluppo di attività di microimpresa e di lavoro autonomo nei Paesi di provenienza dei migranti (in primis i Paesi africani), anche in collaborazione con soggetti privati specializzati in servizi finanziari, di assistenza tecnica e di formazione professionale.

Tali programmi potrebbero arrivare a prevedere tra l’altro iniziative di “gemellaggio” tra microimprese locali e piccole e medie imprese italiane ed europee. Va in questa direzione, ad esempio, la decisione del Consiglio Europeo della Valletta del novembre 2015, di stanziare la somma di 1,8 miliardi di euro destinati alla costituzione di un “Fondo fiduciario di emergenza per la stabilità e per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare in Africa”, di cui l’Italia è uno dei principali contribuenti. Si tratta di una iniziativa della massima importanza, perché mirata: da un lato, ad affrontare il crescente flusso di coloro che emigrano forzatamente dalle aree del Sahel, del Corno d’Africa o dei Paesi del Nord Africa verso l’Europa a causa di conflitti, di instabilità politica ed economica, di violazioni dei diritti umani e di povertà; dall’altro, a sostenere la realizzazione di opportunità di lavoro nelle comunità locali specialmente per i giovani e le donne, con particolare attenzione per la formazione professionale e la creazione di micro e piccole imprese, anche favorendo la reintegrazione dei rimpatriati nelle loro comunità. L’Italia, attraverso la propria Cooperazione allo sviluppo recentemente oggetto di una profonda riforma e trasformazione istituzionale, deve adoperarsi affinché le risorse del Fondo fiduciario siano indirizzate al più presto ad interventi diretti di sostegno socio-economico nei Paesi africani, che prevedano misure di microcredito per la creazione di microimprese anche da parte di coloro che intendono rientrare in patria dai Paesi europei. Seguirà un workshop coordinato da Francesco Verbaro sul tema “Educazione finanziaria”, che in un certo senso anticiperà la “Giornata europea dell’educazione finanziaria” in programma nel terzo ed ultimo giorno del Forum. Educazione finanziaria è un’espressione che, secondo la definizione dell’OCSE, sta a significare “il processo attraverso il quale i consumatori, i risparmiatori e gli investitori migliorano le loro capacità di comprensione dei prodotti finanziari e dei concetti che ne sono alla base e, attraverso istruzioni, informazioni, consigli, sviluppano attitudini e conoscenze atte a comprendere i rischi e le opportunità di fare scelte informate, dove ricevere supporto o aiuto per realizzare tali scelte e per le azioni da intraprendere per migliorare il proprio stato e il livello di protezione”. Gli ultimi anni hanno visto aumentare la complessità dell’orientamento e delle scelte finanziarie a carico delle persone, a causa dei profondi cambiamenti verificatisi nel settore dei servizi finanziari destinati alle famiglie e alle imprese, con un’offerta sempre più segmentata e specializzata e con una gamma di prodotti (conto corrente, bancomat, carta di credito, mutuo, prestito personale, RC auto, RC capofamiglia, polizza vita e infortuni, polizza malattia, risparmio/investimento) che, avendo oramai una diffusione capillare, sono spesso scelti in modo non oculato né tempestivo. In questo quadro, è necessario attivare ed alimentare un nuovo fronte di alfabetizzazione che aiuti i cittadini risparmiatori ad acquisire le nozioni di carattere economico- finanziario indispensabili per gestire al meglio le proprie risorse. A tal fine, occorre agire su due fronti: da un lato, questi temi vanno presentati come un elemento centrale della crescita quotidiana degli nostri studenti, per metterli in grado di sviluppare una maggiore consapevolezza al fine di affrontare nel migliore dei modi le scelte per il proprio futuro, diventando cittadini responsabili; dall’altro, sono gli stessi docenti che devono acquisire le nozioni necessarie per introdurre questi temi nella vita scolastica di tutti i giorni, per approfondire gli argomenti basilari dell’economia in classe, facendone percepire la quotidianità e la diffusione nella vita di tutti. Parallelamente al workshop sull’educazione finanziaria si svolgerà quello dedicato a “Innovazione sociale ed impact investing”, coordinato da Fabrizio Sammarco. Impact Investing è un termine che sta entrando sempre di più, se non nel vocabolario comune, almeno nel parlato quotidiano di molti soggetti e realtà profit e non-profit. Il problema legato all’Impact Investing ovviamente non è solo linguistico ma si traduce nella difficoltà di fare emergere una serie di best practice coerenti che possano implementare o addirittura sostituire un impianto definitorio. Sono identificabili una serie di mega trend che negli ultimi anni stanno determinando l’evoluzione dell’innovazione sociale e che aprono importanti opportunità di trasformazione e sviluppo per le istituzioni filantropiche, le società profit e non-profit, gli imprenditori sociali e tutti gli altri protagonisti di questo ecosistema.

Proprio per questo, diventa fondamentale capire come si struttura l’offerta di Impact Investing, quali sono cioè quei modelli di business in grado di perseguire un ritorno economico e al tempo stesso un impatto sociale per la comunità in cui vengono condotti. Tra i diversi soggetti che rappresentano una fonte d’investimento importante per i progetti sociali, possiamo annoverare le fondazioni che hanno ridotto il rischio di investimento, da un lato offrendo strumenti di finanziamento vantaggiosi, dall’altro incoraggiando gli investitori stessi a fornire sovvenzioni alle imprese. Anche il Partenariato Pubblico-Privato è un’importante fonte di impatto sociale e, ovviamente, in un discorso del genere non può non essere preso in considerazione il microcredito, un prestito senza garanzie che include anche forme di tutoraggio, o il ruolo del venture capital che lavorando in hub tecnologici capitalizza il know-how per promuovere impatto sociale. Anche gli incubatori e gli acceleratori, con le differenze del caso (i primi sostengono le startup nella fase della maturazione dell’idea, i secondi in quelli della crescita), forniscono finanziamenti non solo economici a numerose piccole imprese che spesso, attraverso innovazioni tecnologiche, riescono ad affrontare bisogni della società che altrimenti rimarrebbero senza risposta. Come è facile intuire, la realtà di cui si parla è tanto composita quanto frammentata; ma proprio per questa ragione rappresenta un’importante sfida da cogliere, soprattutto nel nostro Paese dove l’Impact Investing è ancora una piccola nicchia, ma con un alto potenziale di crescita. “Housing : prodotti per l’impresa” è il tema del workshop successivo, che sarà coordinato da Irene Bertucci. Secondo i dati Eurostat 2015, il 73% degli italiani sono proprietari di una o di più case contro, ad esempio, il 52,6% dei tedeschi. In tempi di crisi, un numero elevato di proprietari di case si trova a dover affrontare due difficoltà principali: a) lo stallo del mercato immobiliare con un numero di compravendite immobiliari minimo, ossia la mancata possibilità di vendere o affittare la propria casa in momenti di necessità; b) l’elevato costo di manutenzione e mantenimento degli immobili di proprietà (tra interventi manutenzione ordinaria e straordinaria, imposte e tasse). Un numero crescente di proprietari di case si trova pertanto con degli immobili fermi sul mercato che rappresentano un peso sulle loro spalle. La possibilità di veicolare la proprietà immobiliare come fonte di guadagno significa quindi poter uscire da o prevenire delle situazioni di emarginazione sociale e di povertà. Una delle soluzioni sta nella trasformazione di questi immobili fermi sul mercato in strutture micro-ricettive. Il mercato del turismo mondiale, infatti, è in grado di contrastare l’andamento negativo dell’economia, con l’Europa in testa alla classifica delle destinazioni turistiche e l’Italia al 3° posto dopo la Francia e la Spagna. Alimentato dalla nuova sharing economy, che vede dei fenomeni sociali come airbnb, Uber e altre realtà basate sul singolo progetto messo in condivisione, il settore ricettivo in generale sta vivendo un forte cambiamento in termini di tipologia di alloggio ricercato: il turista è diventato il viaggiatore, che cerca l’esperienza autentica di un paese piuttosto che l’offerta standardizzata alberghiera. Il settore extralberghiero quindi, rappresentato per la gran parte da case vacanze e Bed & Breafast – entrambe soluzioni micro- imprenditoriali – è in forte aumento. Grazie al micro-credito per l’imprenditorialità, concesso al fine di coprire gli interventi necessari per l’avvio di una struttura micro-ricettiva da parte dei proprietari di immobili fermi sul mercato, gli oneri dei proprietari di abitazioni possono essere trasformati in risorse.

Tra i destinatari del microcredito, infatti, possono rientrare senz’altro anche coloro che – in forma singola o associata – intendono realizzare un’attività generatrice di reddito trasformando un’abitazione o un locale di proprietà in una struttura micro-ricettiva. Per questi soggetti è possibile, attraverso il microcredito, fare fronte ad una vasta serie di spese connesse con l’avvio dell’attività. In base alla normativa sul microcredito, inoltre, il titolare dell’attività micro-ricettiva ha il diritto ad essere accompagnato – sia in fase di istruttoria sia in fase di ammortamento del prestito – con servizi di assistenza, tutoraggio e monitoraggio, che contribuiscono ad una maggiore responsabilizzazione finanziaria del beneficiario e, in ultima analisi, ad una riduzione del rischio per il finanziatore. Marco Paoluzi sarà il coordinatore del workshop dedicato a “Il processo del microcredito”. Il repentino sviluppo che la disciplina sul microcredito ha avuto nel recente periodo, a seguito della pubblicazione del DM 176/2014, attuativo dell’art. 111 TUB, e all’emanazione dei due Decreti MiSE del 24/12/2014 e del 18/03/2015, che hanno attivato l’intervento del Fondo Centrale sulle operazione di microcredito, ha consentito agli istituti finanziari di guardare con interesse ad un mercato fino a ieri considerato marginale e ad alto rischio. Facilitare la diffusione dello strumento e garantire al contempo le sue caratteristiche distintive, è stata sfida raccolta dall’Ente Nazionale per il Microcredito che, in supplenza ad un mercato ancora in via di consolidamento, ha voluto offrire la propria collaborazione agli Enti erogatori attraverso una partnership finalizzata all’erogazione dei servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio. A partire dal 2015 (anno in cui è divenuta operativa la nuova Sezione Microcredito del Fondo di garanzia per le PMI), si può contare su un modello di microcredito basato su evidenti opportunità: una capienza pressoché illimitata della garanzia, una forte appetibilità della garanzia da parte del sistema bancario in quanto si tratta di una garanzia a prima richiesta e non sussidiaria, una quota di assorbimento di capitale pari a zero per le banche sulla quota di finanziamento garantita grazie alla garanzia di ultima istanza dello Stato, la completa gratuità dell’intervento del Fondo, l’assenza di valutazione di merito di credito da parte del gestore del Fondo. La qualità dei servizi di accompagnamento e la necessità di contenere i relativi costi assumono una rilevanza strategica nell’ambito del nuovo modello di microcredito. Tali servizi consentono di trasformare l’attendibilità professionale dei richiedenti, la validità, la coerenza tecnica, economica e finanziaria dell’attività e/o del progetto per il quale è richiesto il finanziamento, in una sorta di “garanzia alternativa”. La necessità di indirizzare il mercato verso un corretto utilizzo dello strumento microcredito ha indotto l’Ente Nazionale per il Microcredito, in funzione di supplenza ad un mercato che ancora necessita di consolidamento, ad offrire la propria collaborazione agli Enti erogatori attraverso una partnership finalizzata all’erogazione dei servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio. “Un’analisi comparativa della legislazione del microcredito” è il tempa del workshop coordinato da Maria Doiciu.

Le modifiche al titolo V del Testo Unico Bancario (Tub) hanno introdotto in Italia una specifica normativa per il microcredito, prodotto creditizio la cui offerta, storicamente, si è diffusa nei Paesi in via di sviluppo quale soluzione per contrastare la povertà estrema e che in Europa ha visto in questi ultimi anni un rinnovato interesse a causa della crisi economica che ha posto come emergenza il tema della povertà relativa, della esclusione finanziaria e della disoccupazione. Con l’introduzione di una normativa sul microcredito, pertanto, l’Italia si pone tra i Paesi europei più attivi nella costruzione di una cornice regolamentare coerente con il nuovo quadro socio-economico, e in grado di assicurare accesso a forme di credito alternative a quello bancario. Costruire un ambiente regolamentare del microcredito nei Paesi a economia avanzata impone lo sforzo di contestualizzare la materia nel framework normativo in vigore per gli strumenti creditizi tradizionali, salvaguardando le caratteristiche etico-sociali del prodotto microcreditizio e la natura dei soggetti che lo promuovono, per lo più operanti fuori dal perimetro della vigilanza pensata per gli intermediari finanziari. La versione italiana del microcredito è un interessante blend ispirato ai caratteri peculiari del microcredito, ai parametri comunitari in tema di microcredito e di microimprese, alla vigente legislazione sull’intermediazione creditizia. Si passerà poi al workshop su “Fondi di investimento per la microfinanza” che vedrà come coordinatrice Cinzia Bonfrisco. Con lo sviluppo dei mercati finanziari, alcuni gestori di fondi hanno iniziato a considerare non solo criteri economici e di rendimento, ma anche di natura sociale e ambientale per decidere in quale imprese e in quali stati investire. Accanto allo sviluppo dei fondi “etici” o “socialmente responsabili”, negli ultimi anni diversi investitori istituzionali hanno iniziato a valutare il comportamento delle singole imprese. Sono diversi fondi che investono seguendo criteri etici. Questi fondi si distinguono però molto in base alle scelte di investimento, ai parametri utilizzati per valutare le imprese, alla qualità della valutazione, alla trasparenza verso gli investitori e il pubblico, e per altri criteri. Invece di disinvestire dalle imprese che non rispettano alcuni vincoli etici, diversi gestori utilizzano i diritti di voto e di partecipazione connessi all’essere azionisti dell’impresa per cercare di modificarne i comportamenti e influenzarne le scelte. Si tratta di un percorso per alcuni versi differente da quello di selezione dei titoli, ma che ha in comune il cercare di sfruttare in direzione “etica” l’enorme potere che la finanza ha conquistato negli ultimi anni. Entrambe le strade sono ormai consolidate nei Paesi anglosassoni e in diverse nazioni europee, e si stanno lentamente affermando anche in Italia, come strumento di democrazia economica e per ottenere dalle imprese una maggiore responsabilità, sostenibilità e trasparenza. Il workshop “Codice di buona condotta per operatori di microcredito”, coordinato da Aldo Moauro, partirà dall’analisi del “Codice europeo di buona condotta per l’erogazione di microcrediti” che fissa una serie di regole riguardanti la gestione, la governance, la gestione del rischio, la rendicontazione e i rapporti con clienti e investitori che sono comuni al settore del microcredito nell’Unione Europea.

Queste regole comuni vanno a vantaggio dei clienti, degli investitori, dei finanziatori, dei proprietari, delle autorità di regolamentazione e delle organizzazioni partner. Queste norme si ispirano alle buone pratiche riconosciute nel settore della microfinanza e sono formulate sulla base dei seguenti principi e orientamenti: sottolineare la necessità di inserire contenuti specifici e misurabili sulla base dei quali i dirigenti e i consigli di amministrazione degli enti erogatori di microcrediti possono attivarsi per rafforzare la propria organizzazione; tenere conto delle diversità esistenti tra i vari enti erogatori di microcrediti dell’UE sotto il profilo delle condizioni di mercato, delle strutture istituzionali e dei quadri giuridici; sottolineare la necessità di elevare gli standard trovando un equilibrio tra l’esigenza di adottare buone pratiche e le realistiche aspettative in termini operativi degli enti erogatori. Il workshop affronterà in particolare il tema della concreta applicazione nel nostro Paese delle norme di buona condotta, che si rivolgono agli amministratori e ai direttori degli enti erogatori di microcrediti, ai clienti, agli investitori, ai finanziatori, alle autorità di regolamentazione e alle associazioni partner. Seguirà, coordinato da Nello Tuorto, un workshop dedicato a “Microfinanza quale strumento di inclusione, coesione e sviluppo, per la prevenzione dei fenomeni dell’usura e della criminalità organizzata”, un argomento vicino a molti micro e piccoli imprenditori del nostro Paese. Il microcredito, anche a giudizio della Banca d’Italia, può essere un’arma contro l’usura. Se è vero che la concorrenza tra gli operatori finanziari, l’ampliamento della gamma dei servizi offerti, la trasparenza delle condizioni contrattuali e un adeguato livello di conoscenza dei prodotti e dei servizi da parte della clientela possono contribuire alla prevenzione dell’usura, tuttavia questi fattori non possono fronteggiare anche l’emergere di situazioni di maggiore difficoltà economica nelle quali il rischio di usura si accresce notevolmente. La soluzione sta nella predisposizione di interventi ad hoc improntati a principi di solidarietà sociale ed economica. In questa prospettiva, il microcredito è uno strumento efficace a favore dei piccoli operatori economici e delle famiglie in particolare dei cosiddetti soggetti non bancabili che non riescono ad accedere con facilità al credito bancario. Una realtà, quella dei prestiti senza garanzia, che ha preso piede anche nei Paesi industrializzati che, come l’Italia, si trovano a fronteggiare una crescente domanda potenziale di piccoli finanziamenti, connessa alla diffusione delle forme di lavoro a carattere precario e al crescente sviluppo del segmento sociale dei target che mirano ad un miglioramento delle proprie condizioni di vita attraverso l’avvio di microimprese. Attraverso la concessione di piccoli prestiti e il finanziamento di microattività produttive si fornisce un contributo di assoluto rilievo alla riduzione di richieste di prestiti illegali. Si tratta di un settore nel quale deve svilupparsi l’iniziativa congiunta del sistema bancario e delle associazioni imprenditoriali. Va valutata attentamente anche la necessità di un intervento da parte del legislatore sul tema del sovraindebitamento, allo scopo di trovare forme di sostegno alle famiglie che si trovano in una situazione oggettiva di rischio usura. Il workshop “La microfinanza come strumento di innovazione sociale nei programmi di cooperazione territoriale”, coordinato da Antonella Valmorbida, si ricollega ancora al tema della microfinanza nell’ambito dei programmi europei.

La Cooperazione Territoriale Europea (CTE), finanziata dai fondi strutturali e di investimento europei (SIE) 2014-2020, vuole incoraggiare i territori di diversi Stati membri a cooperare mediante la realizzazione di progetti congiunti, lo scambio di esperienze e la costruzione di reti. Le componenti della CTE sono tre: la cooperazione transfrontaliera fra regioni limitrofe, che mira a promuovere lo sviluppo regionale integrato fra regioni confinanti; la cooperazione transnazionale su territori transnazionali più estesi, che coinvolge partner nazionali, regionali e locali; la cooperazione interregionale, che coinvolge tutti gli Stati membri dell’Unione Europea e i Paesi EFTA/SEE, che mira a rafforzare l’efficacia della politica di coesione, promuovendo lo scambio di esperienze, l’individuazione e la diffusione di buone prassi. Le risorse 2014-2020 per la CTE ammontano complessivamente a circa 9 miliardi di euro e finanziano 15 programmi di cooperazione, di cui 8 programmi di cooperazione transfrontaliera (Italia-Francia marittimo, Italia-Francia Alcotra, Italia- Svizzera, Italia-Austria, Italia-Slovenia, Italia-Croazia, Grecia-Italia, Italia-Malta), 3 programmi di cooperazione transfrontaliera esterna co-finanziati da FESR e IPA (Italia-Albania-Montenegro) e da FESR e ENI (Italia-Tunisia e Mediterranean Sea Basin) e 4 programmi di cooperazione transnazionale (Central Europe, Med, Alpine Space, Adriatic-Ionian). L’Italia partecipa anche a 4 programmi di cooperazione interregionale, nel cui ambito possono essere previsti specifici interventi di microcredito. Un argomento del tutto innovativo nella letteratura sul microcredito è quello affrontato dal workshop su “Microcredito quale strumento di supporto alla pratica sportiva”, con il coordinamento di Roberto Fabbricini. Le iniziative legate al microcredito sono uno strumento di fondamentale importanza per le società sportive, in quanto la crisi economica ha modificato radicalmente le modalità di gestione delle risorse. Le diverse opportunità di accesso al microcredito aiutano le società nel programmare meglio la stagione ma anche a non trascurare ambiti importanti come la sicurezza e la cura dei propri settori giovanili. Lo sport, aggregatore umano” per definizione, può diventare strumento di emancipazione e di crescita anche economica a livello territoriale, laddove sia data l’opportunità di gestire alcuni contenitori come i centri sportivi con le migliori energie sostenute anche dal microcredito. “Impresa culturale: sostegno alle imprese creative” è un argomento di grande attrazione per un Paese come il nostro, così ricco di patrimonio culturale e di creatività artistica. Il workshop, coordinato da Mario La Torre, approfondirà le problematiche delle industrie culturali e creative, che svolgono un ruolo centrale per la crescita e la competitività del sistema economico: producono 78,6 miliardi di valore aggiunto e fanno da volano per altri settori dell’economia producendo complessivamente 227 miliardi di euro. Si tratta di una vasta serie di settori: arte, restauro, artigianato artistico, tecnologie applicate ai beni culturali, fotografia, architettura e design, disegno industriale, prototipazione e produzione in piccola scala di oggetti ingegneristici e artigianali, design della moda, spettacolo dal vivo e musica, audiovisivo, editoria. Come sottolineato già nel 2010 nel Libro Verde della Commissione Europea “Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare”, tali imprese sono intrinsecamente portatrici d’innovazione, creatrici di posti di lavoro e svolgono il ruolo di interfaccia fra le diverse attività industriali. Sono altresì motori di vantaggio comparato non altrove riproducibile, fattori di sviluppo locale e driver del cambiamento industriale. In tale contesto, il microcredito (e i connessi servizi di tutoraggio) può rappresentare uno dei principali strumenti per sostenere il finanziamento della creatività, soprattutto per le imprese culturali di ridotta dimensione (si pensi, ad esempio, alle piccole realtà editoriali). Insieme ad interventi di tipo finanziario (microcredito produttivo, fondi di garanzia pubblico- privati, fondi rotativi, ecc.) viene proposta a livello europeo l’elaborazione di “linee guida” di business plan per i progetti/servizi/opere creative e culturali, nonché specifici indicatori di performance capaci di agevolare la valutazione tecnico- economica degli investimenti nel settore.

Negli ultimi anni, le istituzioni dell’Unione Europea hanno riservato grande attenzione al microcredito come strumento essenziale delle politiche di inclusione sociale e di contrasto all’esclusione finanziaria. Partendo da questa considerazione, l’ultimo dei workshop della seconda giornata del Forum, coordinato da Riccardo Aguglia, sarà dedicato appunto agli “Strumenti finanziari europei”. A partire dalla Dichiarazione della Commissione del 2007 “A European initiative for the development of microcredit in support of growth and employment”, cui è seguita nel 2009 la Risoluzione del Parlamento per lo sviluppo del microcredito a sostegno della crescita e dell’occupazione, la Commissione ha assunto un ruolo importante per lo sviluppo del settore, attuando due programmi dedicati: Azione comune a sostegno degli istituti di microfinanza in Europa, un’iniziativa di ingegneria finanziaria a favore delle IMF promossa per il tramite del FEI - Fondo Europeo per gli investimenti e la Facility Progress Microfinance, noto oggi con l’acronimo “EaSI”, che ha come obiettivo primario la creazione di occupazione attraverso l’auto imprenditorialità, le micro e le piccole imprese, contribuendo in tal modo alla realizzazione della strategia Europa 2020. La gestione e l’implementazione di EaSI è stata affidata al FEI che, soprattutto attraverso l’Asse “Microfinanza e imprenditoria sociale” persegue l’obiettivo di aumentare la disponibilità e l’accessibilità della microfinanza per i gruppi vulnerabili e per le microimprese favorendo l’accesso ai finanziamenti. In particolare, attraverso lo strumento finanziario EaSI, il FEI offre garanzie e controgaranzie a intermediari finanziari selezionati. Grazie al meccanismo di condivisione del rischio tra gli intermediari finanziari e la Commissione europea, la garanzia EaSI consente ai soggetti erogatori di microcredito e agli investitori di finanziare un maggior numero di imprese e facilitare l’accesso ai finanziamenti a gruppi target che hanno difficoltà di accesso al mercato del credito convenzionale. Questi solo alcuni degli argomenti che saranno trattati in occasione del Forum, a cui si aggiunge la premiazione della start up di un giovane e il lancio della Start Up Competition 2016-2017 in collaborazione con Feduf.

Ci saranno inoltre una pluralità di eventi e dibattiti interni. Tra questi “Strumenti e processi di cooperazione” (il pomeriggio del 19 ottobre, ore 15.30), riservato agli Ambasciatori dei Paesi obiettivo della Cooperazione italiana allo sviluppo dove sarà condiviso il modello “Cuba” che vede la costituzione di finanziarie bilaterali, e “Verso una rete nazionale di protezione sociale ed economica”, riservato ai rappresentati apicali delle associazioni di categoria e degli ordini professionali. Come detto in apertura, l’evento vuole essere anche una occasione per valorizzare il partenariato pubblico-privato e dare l’avvio ad un processo che deve favorire un sempre più vivo coinvolgimento dell’associazionismo e degli ordini professionali nella definizione delle politiche pubbliche inclusive nonché nei meccanismi di microcredito e microfinanza. In base ai dati del monitoraggio annuale condotto dall’ENM in Italia, negli anni 2011-2014 sono stati concessi microcrediti per oltre 370 milioni di euro. La sola componente produttiva, in funzione di un effetto leva pari a 2,43, ha generato oltre 34.000 posti di lavoro nell’intero quadriennio. Inoltre, grazie ai meccanismi di recente attuazione, l’Ente oggi sta costruendo sul territorio nazionale ulteriori progetti di offerta di credito e tutoraggio a favore dell’autoimpiego, della microimpresa, dei professionisti (microcredito imprenditoriale) nonché degli individui e della famiglie in difficoltà (microcredito sociale). Proprio tale responsabilità suggerisce oggi una approfondita riflessione che, partendo dai rilevanti attuali risultati, individua nuovi percorsi e nuove strategie finalizzate a rendere il credito sempre più fruibile. Ciò presuppone, nella visione dell’Ente, un rapporto di collaborazione diretta con gli organismi che rappresentano le categorie dei possibili beneficiari delle misure; rapporto finalizzato in particolare a favorire (i) l’intercettazione del bisogno, (ii) il processo di tutoraggio e monitoraggio così come previsti dalla normativa vigente e (iii) la condivisione di modelli di business.

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