WISE: LA FILOSOFIA DEI PROFESSIONISTI CHE ADOTTANO IL MICROCREDITO

Angelo Perfetti e Rosella Troiani

Rappresenta 1 milione 600 mila liberi professionisti, con 19 Casse di previdenza privata collegate. È una realtà complessa, emanazione di professioni anche molto diverse fra loro ma che si configurano unitariamente come un modello innovativo, che coniuga l’autonomia privata degli Enti stessi con la funzione pubblica esercitata. Stiamo parlando dell’Adepp, l’Associazione degli Enti Previdenziali Privati impegnata da sempre a tutelare l’autonomia delle Casse associate e ottenere uniformità di trattamento giuridico ed economico per gli associati. Ma per i liberi professionisti non sono tempi facili: il quinto rapporto Adepp mostra una curva in declino. Una soluzione possibile per la ripresa è l’accesso al Fondo Nazionale di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese dedicato al microcredito. Di questo e di altro abbiamo parlato con il presidente dell’Adepp, Alberto Oliveti.

Presidente Oliveti, com’è cambiata la libera professione in questi anni e cosa si aspettano i giovani dalle casse previdenziali?

Il cambiamento è diventato la costante dei nostri tempi: tutto sta cambiando, si sta evolvendo con accelerazione continua. E’ chiaro che tutto ciò incide e modifica i parametri classici di interpretazione delle modalità professionali dei giovani. La globalizzazione del mercato, la tecnologizzazione evidente, l’utilizzo sempre più spinto della digitalizzazione, stanno costringendo all’adattamento. Possiamo dire che quest’ultima è la vera sfida da vincere. Per noi è fondamentale dare appoggio alle nuove leve, perché sono proprio loro a dover mantenere i nostri sistemi pensionistici. Da sempre il sistema si basa su un patto con la generazione subentrante, ma quest’ultima ve messa nella condizione di lavorare al meglio; lavoro e previdenza siano due facce della stessa medaglia.

Come farlo in un’epoca del cambiamento?

Intanto cercando di mettere in campo gli strumenti che permettano al libero professionista le condizioni di presentarsi al mercato con la massima competitività possibile: tutelando la sua formazione professionale, cercando un’inclusione rapida nel mondo professionale specifico, provando ad attenuare quelle che possano essere le normali oscillazioni professionali, cercando di evitare le interruzioni di carriera professionale o aiutando al rientro nella carriera professionale, poi cercando di tutelare i singoli dai rischi professionali, ma anche dai rischi biomedici legati all’attività professionale: infortuni, malattie, ecc. Cerchiamo anche di aiutare dal punto di vista economico-finanziario, con un sostegno al credito che possa dare la possibilità di avviare studi professionali, di accedere agli strumenti di formazione e di addestramento professionale, sostituendo piattaforme che possano configurare un sostegno sistematico alle loro attività.

L’Adepp ha un cavallo di battaglia: il Wise. Può spiegarci nel dettaglio cosa significa?

L’Adepp ha dei progetti, che non riguardano solo il territorio nazionale ma l’esercizio professionale continentale. Vengono racchiusi nell’acronimo WISE, che in inglese vuole dire saggio; è composto da 4 parole, dove la W sta per Welfare, la I sta per Investimenti, la S Sistemi di servizi e la E di Europa. In ognuno di questi 4 driver di sostegno e di cambiamento, stiamo cercando di dare il meglio della nostra capacità di sostegno. Per quanto riguarda il Welfare professionale, identifichiamo aree di prevenzione del rischio sia professionale che biometrico, aree di sostegno con la previdenza complementare, sostegno al credito per la formazione e prestiti d’onore; poi c’è il supporto sanitario, con il sistema dei fondi sanitari integrativi. Passiamo sostanzialmente da un welfare che può definirsi passivo, fino ad arrivare a un welfare di iniziativa, quindi attivo. La I significa investimenti. Abbiamo patrimoni importanti, che sono la garanzia del pagamento delle pensioni, quindi non sono patrimoni liberi; ma vanno investiti per metterli a reddito, ottimizzando i ricavi; lo facciamo cercando investimenti che da un lato siano sicuri, perché sono patrimoni che nascono dalla contribuzione obbligatoria. Poi cerchiamo di metterli a reddito, ma in un momento in cui i tassi sono prossimi allo zero, e anzi tenere i soldi in banca significa dover pagare qualcosa, ragioniamo sempre di più sulla possibilità di fare investimenti di sostegno ai nostri sistemi professionali, ai nostri bacini. Investendo sulle nostre professioni possiamo indurre aspettative di reddito ma anche fare operazioni di tutela economica sulla dinamica professionale. E stiamo ragionando in varie aree che si differenziano per la specificità delle casse: ci sono quelle che lavorano in area sanitaria, altre lavorano in area legale, quelle di aree tecniche , e quindi occorrono investimenti che vadano in questi bacini professionali per sostenere al meglio il lavoro dei professionisti.

Quindi, da un lato il sostegno ai professionisti dall’altro il sostegno al loro lavoro?

Questo è l’obiettivo dei nostri investimenti, che cerchiamo di fare con prevalenza in Italia. Poi c’è la S, ossia entriamo proprio nell’area di sostegno, ma che sia sistemica. Servizi ovviamente per fare economia di scala, cioè cercare di spendere al meglio i contributi obbligatori (ad. Esempio la centrale unica degli acquisti); però anche servizi che possano dare loro quegli strumenti di formazione professionale che sono comuni a tutte le professioni. Basti pensare all’utilizzo della tecnologia, delle lingue, alla capacità di interagire con i sistemi di erogazione dei prestiti a livello nazionale e internazionale. E qui entra in campo la E, la parola Europa. Cerchiamo di intercettare i finanziamenti europei dedicati alle libere professioni, dato che Bruxelles le ha definite uno strumento di sviluppo e di crescita al pari delle piccole e medie imprese; ora dobbiamo essere bravi ad andare lì e riuscire a prenderli. Ci sono fondi che nascono dall’Europa, e fondi che invece passano per le Regioni. Non conoscere le modalità tecniche per accedervi significa poi rinunciarvi. Ma non ci limitiamo soltanto a questa visione europea come quella di uno strumento di finanziamento: vogliamo anche essere in Europa là dove scaturiscono delle scelte di fondo, per stimolare i piani industriali, regolare il mondo del lavoro; dobbiamo riuscire a fare pressione sui grandi temi. In Europa ci sono 11 milioni di professionisti, di cui 1,6 vengono dall’Italia, e sono quelli che rappresentano l’Adepp; sono le libere professioni qualificate, cioè quelle ordinistiche, quelle che prevedono albi tenuti da ordini e collegi e che nascono dalle lauree triennali o magistrali. Crediamo che questi professionisti possano far sentire efficacemente la loro voce.

Lei mi ha parlato di due cose: di investimenti e di welfare. Le lancio una provocazione. Ma investire in un fondo di garanzia nazionale che possa reinvestire sulle persone attraverso il microcredito?

Ci stiamo pensando, è sicuramente una stimolazione intelligente che stiamo valutando. Non per nulla nei nostri sistemi si prevede il sostegno al credito. La declinazione del credito ovviamente è di accezione vasta, pensiamo per esempio in termini di microcredito la facilità di poter accedere a finanziamenti per i fattori produttivi del reddito, per lo studio professionale. Ma pensiamo anche a qualcosa di più ampio. Sappiamo che oggi il momento economico è complicato per tutti, incide sulla nostra carne viva: un microcredito di sostegno anche all’utenza, per poter usufruire dei supporti professionali, penso che potrebbe essere una buona idea. Come anche strumenti di finanziamento e di sostegno indiretto per ciò che riguardale parcelle incagliate. Insomma, credo che sul microcredito ci sia tanto da poter fare. Siamo pronti!