LA MICROFINANZA DEL TERZO MILLENNIO: SINTESI E PROSPETTIVE

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LA MICROFINANZA DEL TERZO MILLENNIO: SINTESI E PROSPETTIVE

Mario Baccini | Presidente ENM

Il Terzo Forum Europeo della Microfinanza, basato sul contributo di tutti i partecipanti, persegue tre principali obiettivi:

perché, cari amici, la nostra forza deriva, la nostra forza è sempre derivata dalla capacità che abbiamo avuto di fare rete. Il valore del sistema può essere superiore alla somma del valore delle singole unità che lo compongono. 2 + 2 non fa 4, ma fa 5, se ciascuno è disposto a mettere la propria forza, tecnica e relazionale, a fattor comune per il raggiungimento del valore e del bene comune.

A oltre dieci anni dall’Anno Internazionale per il Microcredito promosso dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (anno in cui nacque il primo embrione dell’odierno Ente Nazionale per il Microcredito), è interessante osservare come siano mutate la domanda e l’offerta, il credito inclusivo e le stesse politiche pubbliche di microcredito italiane, europee ed estere.

Oggi diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno sviluppato una normativa ad hoc sul microcredito.Nel caso italiano, sono individuati specifici requisiti qualitativi e quantitativi anchein riferimento ai servizi di assistenza al beneficiario.Anche il tema della carenza di risorse ha trovato delle risposte: per quanto riguarda gli strumenti finanziari, il nostro Paese ha dato una risposta in particolare con la legge 214/2011 art. 39 comma 7 bis e regolamenti attuativi, attraverso cui si costituisce una sezione speciale per il microcredito all’interno del Fondo Centrale di Garanzia (legge 662/1996).

Per quanto concerne la capacità istituzionale e degli operatori, attraverso l’azione di capacity building l’ENM che ha tracciato le linee guida sull’utilizzo dei fondi strutturali e d’investimento europei che possono essere impiegati a sostegno dei micro operatori economici, rafforzando nel contempo le competenze dei quadri e dei dirigenti pubblici e degli operatori privati.

Parallelamente, l’Europa ha dato il via al nuovo programma di assistenza tecnica agli erogatori di microcredito EaSI, continuando la progressiva implementazione del Codice di Condotta secondo una metodologia più attenta, rispetto alla precedente analoga iniziativa, alle specificità nazionali.

L’Italia ha dato un rilevante contributo alla definizione di un pacchetto integrato di microfinanza, avendo ingegnerizzato, anche in collaborazione con diversi organismi esteri europei prodotti quali la micro assicurazione, il microleasing, l’housing microfinance.

Da un osservatorio più ampio, può dirsi che il microcredito ha trovato la sua precisa e ben definita connotazione quale strumento di welfare innovativo, basato su una stretta e sostenibile collaborazione pubblico-privata, dove ciascuno degli attori opera a sostegno del migliore equilibrio tra sostenibilità finanziaria, sviluppo economico ed obiettivi sociali.

Da dieci anni ad oggi, dunque, ci ritroviamo con uno scenario profondamente cambiato che da una parte porta con se tante sfide vinte, dall’altra ne pone di nuove o ci costringe, in altri casi, ad occuparci di ciò che non siamo ancora riusciti a risolvere. Ed è su queste sfide che dovremo ora insieme lavorare.

LE NUOVE SFIDE:

In forza dei poteri attribuitigli dalla legge per il coordinamento, la valutazione e ed il monitoraggio di tutte le iniziative nazionali di microcredito (a livello italiano, europeo ed internazionale), l’Ente ha svolto in questi anni non solo un ruolo fondamentale per lo sviluppo del comparto microcreditizio, ma anche un ruolo di supplenza nei confronti della pubblica amministrazione, le cui iniziative a favore della minore imprenditoria risultano troppo spesso frenate da inerzia e incapacità, da lungaggini burocratiche e da un regime fiscale non certo favorevole a chi vuole intraprendere. Si pensi soltanto che il costo della burocrazia in Italia è stato stimato in 100 mila euro per una piccola impresa e in oltre 700 mila euro per un’azienda di medie dimensioni e che, in termini di tempo, gli adempimenti burocratici “costano” alle piccole e alle medie imprese, rispettivamente, 45 e 190 giorni di lavoro da parte di un collaboratore dedicato. La questione, oltre al mero carico burocratico, comprende le complicazioni che ne derivano: confusione tra norme, discrezionalità nella loro applicazione, disomogeneità dei procedimenti, lunghezza dei tempi di gestione delle procedure, difficoltà di comunicazione tra imprese e pubblica amministrazione. Non meno grave è il peso del fisco che, al pari della burocrazia, necessita di una radicale opera di semplificazione per consentire al nostro sistema di micro e piccole e medie imprese di concorrere ad armi pari con gli altri Paesi. Stando ai rapporti diffusi periodicamente dalle principali organizzazioni nazionali ed internazionali, il carico fiscale complessivo per le imprese italiane è pari al 64,8% dei profitti commerciali: in leggero miglioramento negli ultimi anni, ma comunque di gran lunga superiore alla media mondiale del 40,8%. E, si noti, faccio riferimento alla media mondiale, e non ai casi migliori. Credo che ci sia da fare un punto anche rispetto alla capacità delle nostre amministrazioni di programmare e gestire i fondi europei destinati proprio allo sviluppo delle micro e piccole imprese. Ma voglio ricordare anche un altro fattore di inerzia che ha gravemente rallentato l’attuazione della normativa sul microcredito, disattendendo le aspettative dei microimprenditori, degli operatori del settore e dello stesso Ente Nazionale per il Microcredito. Trovo inammissibile che dal momento in cui Parlamento prima e Governo poi si sono espressi in modo chiaro e inequivocabile sullo sviluppo del microcredito e sul ruolo di impulso che questo Ente deve dare, siano passati più di quattro anni dalla sua effettiva traduzione in azioni e misure di sostegno. Mi riferisco in particolare al lungo lasso di tempo intercorso tra l’introduzione del nuovo Articolo 111 del Testo Unico Bancario, risalente all’agosto 2010, e l’emanazione del decreto attuativo da parte del Ministro dell’economia e delle finanze, pubblicato addirittura nel dicembre 2014. Oltretutto, a partire da questa data, è stato necessario attendere ulteriori sei mesi affinché la Banca d’Italia emanasse le disposizioni per l’iscrizione nell’elenco degli operatori di microcredito. Nei fatti, la legge di riforma sul microcredito ha dovuto attendere quasi cinque anni perché la sua effettiva attuazione potesse avere inizio. Non dobbiamo dunque sorprenderci se, nonostante si debba prendere atto di un trend che negli ultimi anni è stato in ascesa, il Doing Business Report 2016 della Banca Mondiale pone l’Italia al 45° posto nella classifica dei Paesi in cui è più facile avviare una attività d’impresa. In questo contesto, già di per se complesso, devo purtroppo constatare che, nonostante il chiaro inequivocabile indirizzo di Governo e Parlamento, la pubblica amministrazione non ha sempre svolto un’azione di stimolo e di supporto allo svolgimento delle funzioni istituzionali assegnate all’Ente Nazionale per il Microcredito ma, al contrario, ne ha spesso rallentato l’attività a danno delle iniziative che l’Ente stesso aveva messo in campo per lo sviluppo del settore microimprenditoriale e per l’inclusione sociale e finanziaria dei soggetti maggiormente svantaggiati. Nonostante queste criticità, l’Ente è stato in grado di realizzare in questi anni un’importante progettualità di sistema nei confronti sia dei territori sia della stessa amministrazione pubblica.

Ricordo le principali iniziative realizzate:

Abbiamo atteso, senza risultati tangibili, che questo nuovo sistema si strutturasse. Dopodiché siamo dovuti entrare in campo con delle misure specifiche ed una azione di sostegno e supplenza e lo abbiamo fatto proprio insieme alle banche, mettendo a sistema una pluralità di operatori che prima non comunicavano tra loro, dando vita ad una rete di protezione sociale.Abbiamo percorso, dunque, l’ultimo miglio’, ovvero quello spazio che divide il bisogno dalla sua soddisfazione.

Dal punto di vista dei risultati operativi, grazie agli accordi con le banche e a questa azione di supplenza, è stato possibile mobilitare complessivamente – fino ad oggi - più di 155,5 milioni di risorse finalizzate a garantire il finanziamento di imprese; tali iniziative potranno generare nell’arco di due anni la creazione di circa 18.000 nuovi posti di lavoro dal momento che abbiamo osservato che ogni beneficiario sviluppa in media un quoziente occupazionale di 2,43 unità lavorative. In generale, dal 2011 al 2014 in Italia sono stati erogati oltre 370 milioni di euro di microcrediti, di cui 277 milioni erogati per finalità produttive; 4.000 persone sono state in grado di avviare o sostenere un’attività lavorativa ed i nuovi posti di lavoro creati sono stati oltre 34.000.

GLI INTERVENTI PER IL FUTURO

Ciò premesso, sottopongo alla vostra attenzione, nei punti che seguono, alcune aspetti che ritengo debbano essere oggetto di opportuni interventi migliorativi volti ad assicurare l’evoluzione della Via italiana al microcredito – il che significa anche maggiore trasparenza e semplificazione nonché un sano e prudente sviluppo del mercato, in coerenza con il carattere intimo del microcredito stesso.

Come risulta da approfondite analisi dell’Ufficio Studi dell’Ente Nazionale per il Microcredito, la causa principale dei fenomeni di mancata restituzione del prestito nel microcredito è da individuarsi nella carenza – e in molti casi nell’assenza – di adeguati servizi di tutoraggio e monitoraggio a favore dei richiedenti. Il microcredito, infatti, si configura come uno strumento rivolto a soggetti che, sia pure in possesso di potenziali capacità imprenditoriali, sono spesso sprovvisti di sufficienti competenze e conoscenze in materia finanziaria e gestionale. Pertanto, la componente dei servizi ausiliari di supporto all’attività creditizia connota fortemente il microcredito e lo distingue dal credito tradizionale, seppur di importo ridotto. Tale è stata la ragione che ha indotto il legislatore a rendere la presenza dei servizi ausiliari componente oggettiva imprescindibile per definire un presito “microcredito”. In particolare, l’art. 3 del decreto 176 ha disposto che l’operatore debba prestare, in fase istruttoria e durante il periodo di rimborso, almeno due servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio, quali in particolare, il supporto alla definizione della strategia di sviluppo del progetto finanziato, la formazione sulle tecniche di amministrazione dell’impresa e sull’uso delle tecnologie più avanzate, il supporto alla definizione dei prezzi e delle strategie di vendita o alla soluzione di problemi legali, fiscali e amministrativi o, ancora, all’individuazione e diagnosi di eventuali criticità dell’implementazione del progetto finanziato. L’Ente ritiene che, nei prossimi anni, la maggior parte dell’offerta di microcredito produttivo sarà trainata da un modello operativo basato proprio sull’efficacia/ efficienza dei servizi ausiliari obbligatori forniti al cliente. Peraltro, come precedentemente rilevato, tali servizi hanno un costo non sempre sostenibile da parte degli operatori. Al riguardo, in considerazione della valenza anche sociale del microcredito, sarebbe opportuno che la copertura di tali costi venisse assicurata, almeno in parte, da specifici programmi pubblici finanziati da fondi nazionali o comunitari. Quanto alla metodologia di erogazione dei servizi, tengo a sottolineare l’importanza di un approccio personalizzato e non standardizzato che, in altri termini, sul modello sviluppato e correntemente applicato dall’Ente, deve basarsi su un rapporto diretto e personale fra tutor e soggetti finanziati e non solo sulla messa a disposizione di supporti informatici, come è stato riscontrato in alcuni casi. Questo consentirebbe:

Ed è proprio per questo che l’Ente ha recentemente emanato delle “Linee d’indirizzo” sui servizi di assistenza rivolte agli intermediari di microcredito, con le quali viene specificato quali servizi siano da considerarsi irrinunciabili e quali auspicabili a seconda della necessità dell’utente e delle competenze del soggetto che eroga i servizi medesimi. Tali Linee d’indirizzo hanno tra l’altro lo scopo di prevenire alcuni rischi. Innanzitutto il primo rischio è quello che il sistema dei servizi ausiliari stava finendo gestito, almeno in parte, dai “furbetti delle banchette”, che ci avevano evidentemente visto una interessante occasione generatrice di nuove entrate. Mi riferisco nello specifico agli apparati dirigenti di alcune banche che, sulla base di quanto dice la normativa sul microcredito che rende obbligatori i servizi ausiliari di tutoraggio, hanno creato dei sistemi software e piattaforme online attraverso cui gestire tali servizi ausiliari a distanza e facendo ricadere sui clienti e beneficiari del microcredito dei costi decisamente elevati. Servizi ausiliari offerti con modalità esclusivamente a distanza e costosi: si tratta di quanto più lontano ci sia dallo spirito più intimo del microcredito, che invece si distingue per la sua forte impronta personalizzata, ritagliata ad hoc attorno a ciascun beneficiario. Ci sono poi altri rischi che hanno suggerito a questo Ente Nazionale di stilare le linee di indirizzo dei servizi ausiliari. Tra questi, ricordo l’aumento del tasso medio di insolvenza dovuto ad un sostegno inadeguato alle fasce target, la mancata tutela della fede pubblica dei soggetti finanziati, l’“azzardo morale” da parte dei soggetti finanziatori, il fallimento degli obiettivi immateriali propri di un corretto progetto di microcredito anche in termini di soddisfazione psicologica del microimprenditore, lo scarso livello di inclusione sociale e finanziaria dovuto ad una selezione dei prestatari non basata sulla qualità dell’idea progettuale, idea che in assenza di servizi ausiliari adeguati non può essere valutata né valorizzata. Ai fini della tutela della fede pubblica e della trasparenza dei risultati conseguiti, l’Ente sta inoltre acquisendo i profili degli operatori dei servizi accessori obbligatori di assistenza e monitoraggio per il microcredito che rispondano ai requisiti minimi stabiliti dall’Ente stesso. I soggetti iscritti in tale elenco potranno essere monitorati secondo una valutazione qualitativa e quantitativa del loro operato, svolta da parte di questo Ente Nazionale.

Ancora in tema di servizi ausiliari, l’Ente ha rappresentato alla Banca d’Italia l’opportunità che i flussi informativi sui servizi, richiesti dall’Istituto di Vigilanza agli operatori di microcredito, siano in linea con le esigenze di monitoraggio dell’Ente stesso, sulla base di uno scambio di dati utile ad agevolare l’attività di monitoraggio del mercato microcreditizio. Peraltro, per un adeguato monitoraggio del mercato si evince la necessità di acquisire un flusso informativo di natura quanti/qualitativa non solo da parte degli operatori di microcredito, ma da parte di tutti i soggetti comunque abilitati all’erogazione dei microcrediti, compresi gli enti non-profit, le banche e gli intermediari finanziari abilitati. Emerge, infatti, la necessità di assicurare all’Ente Nazionale per il Microcredito, in relazione ai compiti attribuitigli ai sensi della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 luglio 2010, la possibilità di acquisire flussi informativi utili alle attività di monitoraggio di tutte le iniziative italiane di microcredito e microfinanza. L’Ente ritiene che sia opportuno prevedere specifiche informazioni per il microcredito a valere su uno schema segnaletico uniforme per tutti i soggetti abilitati al fine di consentire la “messa a sistema” delle informazioni economico-finanziarie e tra queste quelle di carattere qualitativo riferite, in particolar modo, ai servizi ausiliari. Altri obblighi di natura meramente segnaletica, ma comunque utili ad assicurare un maggior livello di trasparenza al sistema del microcredito, potrebbero consistere nella previsione di un indice di liquidità per gli operatori di microcredito. Tale obbligo andrebbe ad affiancarsi a quello, esplicitamente previsto dalla normativa (articolo 14 del decreto 176/2014) sul coefficiente di indebitamento, in base al quale gli operatori possono acquisire risorse a titolo di finanziamento per un ammontare non superiore a sedici volte il patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio approvato. Ciò favorirebbe il monitoraggio di una sana e prudente gestione degli operatori.

Nel corso della nostra esperienza abbiamo avuto modo di constatare come uno dei principali elementi che rende difficoltose le relazioni tra piccoli imprenditori e soggetti svantaggiati da una parte e sistema bancario e finanziario dall’altra è rappresentato dallo scarso livello di preparazione finanziaria degli utenti. Questo influisce in modo sostanziale anche sulla corretta applicazione dei principi di trasparenza e semplificazione degli adempimenti. La preparazione finanziaria dei cittadini è un elemento essenziale per la prosperità economica di un Paese ed è tanto più essenziale se alla sua diffusione contribuisce un’azione sinergica che coinvolga tutti gli attori del sistema economico: enti regolatori, industria bancaria e finanziaria, sistema scolastico e associazioni di consumatori, i media. D’altra parte, per quanto siano in continuo aumento gli interventi normativi e formativi organizzati a livello comunitario e istituzionale, nel nostro Paese la cultura finanziaria, intesa sinteticamente come la capacità del cittadino medio di sapersi districare con prontezza tra gli strumenti finanziari più diffusi, è ancora un obiettivo da acquisire. Gli ultimi anni hanno visto aumentare la complessità dell’orientamento e delle scelte finanziarie a carico delle persone, a causa dei profondi cambiamenti verificatisi nel settore dei servizi finanziari destinati alle famiglie e alle imprese, con un’offerta sempre più segmentata e specializzata e con una gamma di prodotti (conto corrente, bancomat, carta di credito, mutuo, prestito personale, RC auto, RC capofamiglia, polizza vita e infortuni, polizza malattia, risparmio/investimento) che, avendo ormai una diffusione capillare, sono spesso scelti in modo non oculato né tempestivo. In un panorama finanziario in veloce evoluzione, l’alfabetizzazione finanziaria è divenuta una competenza chiave dell’individuo e delle micro e piccole imprese e può contribuire a favorire la partecipazione delle persone (comprese quelle più vulnerabili e con redditi meno elevati) alla vita finanziaria, economica e sociale così come al loro benessere finanziario. Per questo, l’Ente Nazionale per il Microcredito ha avviato specifiche iniziative volte a favorire, anche a livello scolastico, l’innalzamento delle conoscenze e delle competenze finanziarie dei giovani, che in un domani non troppo lontano possono rappresentare la nuova classe imprenditrice di questo Paese. All’educazione finanziaria è dedicata l’intera terza giornata di questo Forum. Giornata in cui parteciperanno oltre 800 giovani studenti di scuole medie e superiori italiane ed europee, ci saranno video collegamenti con diverse scuole estere, sarà consegnato un premio per il miglior progetto imprenditoriale messo a punto dagli stessi studenti e sarà lanciata la nuova START UP COMPETITION. Sarà inoltre svolta una “conferenza spettacolo” finalizzata illustrare ai giovani studenti il meccanismo delle scelte economiche ed a spiegare concetti di educazione finanziaria attraverso percorsi di logica, matematica e psicologia cognitiva e comportamentale.

CONCLUSIONI

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