EU CORRE VERSO IL PILASTRO DEI DIRITTI SOCIALI. LE OPPORTUNITÀ PER IL MICROCREDITO

Tiziana Lang | Ricercatrice ANPAL

Come anticipato su queste pagine nei mesi scorsi, si è conclusa a dicembre la consultazione pubblica sulla proposta avanzata dalla Commissione Europea a marzo 2016 di creazione di un Pilastro Europeo dei Diritti Sociali; lo strumento voluto dal presidente della Commissione Juncker per sostenere le politiche sociali, l’occupazione, l’istruzione, la formazione, la lotta alla povertà, la protezione sociale, la dimensione sociale del suo programma. Una sorta di “gamba sociale” della rinnovata Unione economica e monetaria. Il 23 gennaio di quest’anno si è tenuta a Bruxelles la Conferenza europea di presentazione dei primi risultati della consultazione e dove sono state disegnate le azioni per assicurare giustizia ed equità nell’Unione. Da notare che le risposte alla consultazione sono state 16.500, i position paper presentati 200 e i collegamenti via social network hanno superato il milione. I cittadini, secondo la Commissaria Thyssen responsabile del Pilastro Sociale, chiedono un impegno forte per un’Europa più sociale, più vicina al loro bisogni. La versione definitiva del Pilastro Sociale dovrebbe vedere la luce entro il mese di aprile 2017 (29 aprile), quando saranno presentate priorità, obiettivi ed azioni del Pilastro come derivanti dall’esame di tutte le risposte alla consultazione pubblica e dai documenti di riscontro che i parlamenti e i governi dei singoli Stati membri hanno inviato al Commissario Juncker. Alla Conferenza di gennaio hanno partecipato Commissari Europei, Ministri, rappresentanti e funzionari di istituzioni, Ong, Associazioni Europee Datoriali e Sindacali, che hanno esposto i propri argomenti sui diversi temi in discussione e hanno interloquito con il pubblico specializzato intervenuto all’evento. I temi dei sei workshop tematici della Conferenza riflettevano le priorità del Pilastro: “Accesso ai mercati del lavoro e competenze per lo sviluppo”, “Lotta alla povertà”, “Pari condizioni di lavoro per tutti”, “Il futuro del Lavoro”, “Il futuro della protezione sociale”, “La dimensione sociale dell’Unione economica e monetaria”. Dal punto di vista delle politiche per l’inclusione (compreso il microcredito) sono di particolare interesse i contenuti e gli spunti dei tre workshop che hanno affrontato i temi della lotta alla povertà, del futuro della protezione sociale e del futuro del lavoro. Quanto alla lotta alla povertà sono stati esaminati gli elementi che hanno determinato, a partire dal 2008, l’aumento del numero di persone in condizioni di povertà ed estrema povertà, in particolare dei minori poveri che costituiscono il target principale delle politiche di contrasto al fenomeno (in Europa il 27% dei minori è esposto al rischio di povertà ed esclusione sociale). La perdita del lavoro o la difficoltà a trovarne uno nella crisi, la scarsa partecipazione al mercato del lavoro dei genitori nei nuclei famigliari a basso reddito, la povertà delle persone disabili e di chi deve occuparsi di malati cronici o di chi non è più abile rispetto al lavoro che svolgeva. I dati sulla povertà presentati al workshop evidenziano come un europeo su quattro sia a rischio di povertà o di esclusione sociale. Ugualmente preoccupante il crescente fenomeno dei working poors (il 10% degli occupati nell’Unione). Uno dei maggiori problemi di chi vive nella povertà è anche quello dell’accesso ai benefici e servizi previsti dalle politiche sociali dei vari Stati membri (la situazione varia molto da Paese a Paese derivando dalle scelte sociali ed economiche dei governi). Troppo spesso i programmi di sostegno al reddito e i benefit sociali si sovrappongono tra loro o prevedono dei requisiti di ingresso talmente stretti da scoraggiare gli aventi diritto dal richiederli, privandosi così del necessario supporto per una esistenza dignitosa. Le soluzioni offerte nel corso del dibattito hanno riguardato, innanzitutto, la creazione di misure a sostegno del reddito (reddito minimo, reddito di cittadinanza), l’accesso a servizi di qualità abilitanti, l’erogazione di apposite politiche di attivazione per le persone povere al fine del reinserimento lavorativo quale momento essenziale del processo di inclusione sociale, le strategie integrate per i minori e i disabili.

È fondamentale che si continui a promuovere e sollecitare presso le amministrazioni centrali e locali, come pure presso il Governo, una riflessione sugli strumenti di microfinanza in grado di alleviare la condizione di povertà (anche conseguente alla perdita del lavoro) e di favorire l’inclusione finanziaria e sociale delle persone, in particolare dei più giovani, dei nuclei monoparentali, di chi assiste i propri congiunti disabili o malati cronici, delle famiglie di rifugiati e richiedenti asilo… È essenziale che le amministrazioni si attivino per far si che tali strumenti siano effettivamente creati e messi a disposizione della popolazione a rischio di povertà ed emarginazione, agire in parallelo alle forme di sostegno al reddito e, ove possibile, anche in chiave anticipatrice.

La protezione sociale del futuro secondo gli intervenuti al workshop dovrà occuparsi degli effetti sulle persone dei lavori a basso reddito, della precarizzazione delle condizioni di lavoro, della frammentarietà dei percorsi lavorativi e pensionistici (lavori e contratti multipli, interruzioni di carriera, cambiamenti di professione, mobilità geografica, ecc.); ma dei loro effetti cumulati sui gruppi più deboli della popolazione (giovani, donne, migranti, over 45). Le profonde trasformazioni in atto nei mercati del lavoro derivanti in parte alla crisi, in parte da fenomeni demografici, in parte dalla crescente mobilità professionale e geografica dei lavoratori comportano l’aumentare delle disuguaglianze nell’accesso alla protezione sociale. Nel corso della discussione, e dalle risposte alla consultazione pubblica sul Pilastro, è emerso come la situazione sia molto differente da Paese a Paese; con Paesi che presentano tassi di disoccupazione molto elevati ed altri che, al contrario, sono prossimi al pieno impiego. Dunque, se non è possibile immaginare un sistema di protezione sociale “europeo”, tuttavia, potrebbero essere individuati standard minimi di protezione sociale per le diverse tipologie di lavoro; come pure dovrebbe essere garantita la tracciabilità e trasferibilità dei diritti maturati nelle diverse occupazioni e tipologie contrattuali, anche in diversi Paesi (mobilità) in particolare per i più giovani che sono maggiormente esposti alla precarietà.

La riflessione in chiave di microcredito e microfinanza dovrebbe tener conto dell’urgenza di strumenti a sostegno di coloro che devono “costruirsi” dei percorsi previdenziali in autonomia, una previdenza dunque non standard, ma in grado di seguire le persone nei propri percorsi professionali, nelle interruzioni di carriera (magari dovute alla maternità), nei cambiamenti di contratto e di lavoro, nella mobilità internazionale. Anche in questo caso gli strumenti di microfinanza da attivare dovrebbero sostenere prioritariamente giovani, donne, migranti più frequentemente coinvolti in forme di lavoro precarie.

Il futuro del lavoro è un altro tema della Conferenza che, a parere di chi scrive, presenta elementi di interesse per il settore del microcredito e della microfinanza. Tra l’altro è tra quelli che risultano aver riscosso maggiore interesse nel corso della Consultazione pubblica del 2016. Al centro della discussione gli effetti della digitalizzazione sull’economia dell’Unione (potenziamento delle tecnologie internet, digitali e della robotica) sia in termini di maggiore produttività sia riguardo ai cambiamenti che imporrà nello svolgimento dell’attività lavorativa e nelle tipologie degli accordi di lavoro (contratti). La digitalizzazione dovrebbe essere letta come una sfida per l’UE e per i Paesi membri a governare il cambiamento per sfruttare al meglio le innovazioni e sostenere l’adeguamento delle competenze delcapitale umano. Si tratta di trovare un equilibrio tra la crescita esponenziale della sharing economy - con il superamento del rapporto di lavoro classico (prestazione lavorativa continuativa, posto fisso, contratto a tempo determinato) e l’affermazione del lavoro su richiesta (offerta di propri servizi, prodotti o competenze) – e le sue conseguenze sulle categorie dei lavoratori che si allontanano sempre di più tra loro non essendo tutti in grado di conformarsi al cambiamento ed agire come lavoratori in proprio, svolgendo attività temporanee o part time anche in modo saltuario. Tra le proposte del workshop: la diffusione dei benefici introdotti dalla tecnologia a tutti i cittadini; il rinnovamento del modello sociale europeo; la prevenzione degli squilibri lavorativi e di vita; lo sviluppo di piattaforme collaborative europee; la creazione delle condizioni per lo sviluppo d’impresa - comprese la capacità di assunzione del rischio e le conoscenze imprenditoriali di coloro che lavorano nella sharing economy; la messa a disposizione di appositi servizi di accompagnamento alla creazione e al consolidamento di impresa.

La sharing economy sta creando migliaia di posti di lavoro in autoimpiego, ossia di lavoratori autonomi o microimprenditori che gestiscono in proprio la loro attività (per es Airbnb, Uber, BlaBlaCar, Social Eating) pur appoggiandosi a un’unica Piattaforma condivisa su cui operano grazie al pagamento di fees associative. Il microcredito può svolgere un compito significativo anche in questo ambito e cogliere l’occasione per innovarsi quanto a strumenti e tipologie di target. Sarebbe opportuno che gli attori del microcredito verificassero quali sono gli strumenti di microfinanza imprenditoriale più adatti a sostenere questi lavoratori-autonomi nell’attivazione della dimensione imprenditoriale dei loro progetti (sistemazione della casa/ camere da affittare, acquisto dell’auto con cui svolgere il servizio di accompagnamento come in Uber, pagamento dei corsi di formazione per il conseguimento delle certificazioni sanitarie e delle autorizzazioni necessarie alla preparazione di pasti presso il proprio domicilio per il social eating).

Nel corso dell’evento è stato ribadito che tra le sfide prioritarie figurano non solo l’occupazione dei giovani e la questione dei disoccupati di lunga durata, ma anche la lotta alle disuguaglianze e alla povertà ed esclusione sociale. Il Pilastro Sociale, secondo il Ministro Maltese Bartolo (per la Presidenza di turno del Consiglio), rappresenta la risposta politica a queste sfide, tuttavia deve essere tradotto in azioni concrete perché ancora troppo teorica. Le azioni più urgenti, secondo i partecipanti alle sessioni plenarie e ai dibattiti pubblici, sono: la trasformazione della crescita economica in lavori dignitosi, l’aumento dell’occupazione, la protezione dei lavoratori autonomi, le transizioni scuola-lavoro facilitate, la gestione dei cambiamenti tecnologici, la digitalizzazione e la globalizzazione. Secondo i parlamentari europei la convergenza economica e la convergenza sociale devono procedere di pari passo, e devono riguardare non solo i Paesi dell’area euro, ma anche quelli al di fuori di essa nella convinzione che ai cittadini europei debbano essere date le medesime risposte. L’OIL intervenuto al dibattito ha ricordato le conclusioni del vertice di Davos di quest’anno in merito al fatto che occorre rifondare la credibilità del sistema sociale europeo, e che le élite non possano più rimanere isolate e disconnesse dalla base della popolazione. Il Pilastro europeo esce rafforzato dalla Conferenza, sia i Sindacati Europei sia il Comitato Economico e Sociale hanno ribadito il loro sostegno all’iniziativa. I sindacati hanno posto l’accento su cinque punti prioritari: 1) connettere il Pilastro nella governance economica, con un semestre sociale (da affiancare al Semestre europeo); 2) rafforzare gli investimenti pubblici per infrastrutture sociali; 3) rafforzare i salari in funzione della domanda ed eliminare le diseguaglianze; 4) gestire la transizione; 5) rilanciare il modello sociale come strumento di crescita. Il rappresentante delle imprese europee (Business Europe) ha chiesto il rafforzamento degli incentivi per le imprese, affinché i lavoratori europei che rappresentano il 7% della popolazione mondiale e producono il 22 % del PIL mondiale, possano investire in posti di lavoro di cui il mercato ha bisogno. Le politiche sociali non possono essere viste solo come fonte di spesa, ma come fattore di crescita e sviluppo; accanto alle politiche macroeconomiche e di bilancio si dovrà trattare di politiche industriali, servizi e creazione di imprenditorialità. Nel corso delle celebrazioni per il 60° dei Trattati di Roma è stata ribadita l’importanza della dimensione sociale dell’Europa. La dichiarazione siglata il 25 marzo cita infatti l’impegno degli Stati membri a rendere l’UE “più sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile”. Il 17 novembre 2017 la Commissione organizzerà a Göteborg un vertice sociale dedicato alla crescita e all’occupazione. In quella occasione dovrebbe essere formalizzata la presenza dei diritti sociali nell’agenda economica e politica dell’UE .

COSA FA GIA’ L’ITALIA PER L’INCLUSIONE SOCIALE”
L’Italia sta già attuando diverse misure per l’inclusione sociale che possono essere considerate in linea con il Pilastro dei diritti sociali. Tali misure sono implementate prevalentemente attraverso i fondi europei (Fondi SIE) come previsto in fase programmatoria, quando si decise di dedicare un Obiettivo tematico della attuale programmazione 2014-2020 (OT9) all’inclusione sociale dei target più vulnerabili nella società sia livello centrale sia regionale (giovani, immigrati, persone a rischio di povertà). La rilevanza assegnata al tema dell’inclusione sociale si deduce anche dall’ammontare delle risorse di Fondo Sociale Europeo destinate all’omonimo Asse (OT 9), pari a oltre € 3,7 miliardi (2,3 miliardi circa dai POR, il 21% del totale dei finanziamenti POR FSE e € 1.439.336.526 dal PON Inclusione. Come recentemente evidenziato dalla Tecnostruttura delle Regioni (QT- n.31 marzo 2017) in due anni dall’approvazione dei programmi operativi del Fondo sociale europeo (nazionali e regionali) sono stati pubblicati ben 80 avvisi pubblici per un importo complessivo di oltre 900milioni di finanziamenti. I POR hanno investito 877milioni. Alcuni di questi progetti regionali sono attuati dai Comuni grazie ad Accordi di collaborazione istituzionale ai sensi dell’art. 15 della Legge 241/1990 o di protocolli di intesa per la realizzazione di investimenti territoriali (circa 5milioni). Per ulteriori dettagli è possibile consultare il sito di Tecnostruttura delle Regioni (http://quaderni.tecnostruttura.it). div style="border: 5px solid grey;padding:10px;margin-top:20px;">

IL FONDO ROTATIVO “NUOVI NATI” La legge di Bilancio per il 2017 (L…../2016) istituisce un fondo rotativo denominato “Fondo nuovi nati” il cui scopo principali è facilitare l’accesso al credito per i nuclei familiari con uno o più figli, naturali o adottivi, attraverso garanzie dirette, incluse le fidejussioni, in favore di istituti di credito e intermediari finanziari. La operatività del Fondo deve essere assicurata entro i prossimi tre anni. Aiuterà le famiglie a basso reddito ad affrontare le spese relative alle necessità dei figli (per es. le rette degli asili nido, l’istruzione e i servizi post-scuola, servizi sportivi, ecc.). Il Governo prevede un aumento delle risorse disponibili per i genitori finanziariamente esclusi per rispondere ai fabbisogni dei figli. Le risorse appostate sul Fondo rotativo sono in totale 74 milioni di euro per il triennio 2017- 2020. Dopo di allora è previsto un ammontare annuo di 6 milioni di euro da versare sul Fondo unitamente alle quote di rientro dei finanziamenti erogati nei primi tre anni. Il Ministro per le politiche per la famiglia è responsabile per l’attivazione del Fondo e per la sua gestione.