FINANZA ETICA E VATICANO

Di Angelo Perfetti

Il cardinale Peter Turkson, è prefetto del nuovo dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. In questo dicastero, voluto espressamente da Papa Francesco, sono confluiti i quattro consigli pontifici: Giustizia e Pace, Cor Unum, Pastorale Migranti e Operatori Sanitari. Il dicastero è stato istituito da Papa Francesco con lettera apostolica del 17 agosto 2016, in forma di motu proprio, Humanam progressionem. È “particolarmente competente nelle questioni che riguardano le migrazioni, i bisognosi, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura”. In vigore dal 1 gennaio 2017, il nuovo dicastero si occupa della raccolta di “notizie e risultati di indagini circa la giustizia e la pace, il progresso dei popoli, la promozione e la tutela della dignità e dei diritti umani, specialmente, ad esempio, quelli attinenti il lavoro, incluso quello minorile, il fenomeno delle migrazioni e lo sfruttamento dei migranti, il commercio di vite umane, la riduzione in schiavitù, la carcerazione, la tortura e la pena di morte, il disarmo o la questione degli armamenti nonché i conflitti armati e le loro conseguenze sulla popolazione civile e sull’ambiente naturale (diritto umanitario)”. Proprio sul tema del lavoro, lo stesso Pontefice è intervenuto più volte: «Il lavoro non è un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati: è un diritto per tutti!» ha detto il Papa tempo fa nell’udienza al progetto «Policoro», della Conferenza Episcopale Italiana, Ma oggi come oggi spesso il lavoro va „creato“ più che „cercato“. In quest’ottica interviene anche il concetto di giustizia sociale.L’accesso al credito, infatti spesso viene concesso solo a chi può dare ampie garanzie di solvibilità, e dunque si aggiungono soldi a chi già ne ha, impedendo alle start up di trovare spazio per crescere.. In quest’ottica di equità di inserisce l’esperienza del Microcredito, nato per il sostegno di iniziative volte a favorire la lotta alla povertà e l’accesso a forme di finanziamento in favore di categorie sociali che ne sarebbero altrimenti escluse sia sul territorio nazionale (microfinanza domestica), che nei Paesi esteri (microfinanza per la cooperazione internazionale). Partendo da questi assunti, abbiamo posto qualche domanda al cardinal Turkson.

Il benessere sociale passa per condizioni minime di vivibilità. Quanto può incidere su questo il sistema del microcredito?

“Sicuramente il microcredito rappresenta una importante forma di accesso al finanziamento allo sviluppo per le fasce più povere della popolazione. Il microcredito rappresenta, infatti, uno strumento per inserire nei circuiti finanziari le persone meno abbienti e cogliere così la sfida della bancabilità dei non bancabili, assegnando un credito finanziario a persone che per le loro condizioni di estrema povertà non sono ritenute bancabili. Tuttavia, in questo contesto è più immediato sottolineare il valore dell’onestà, l’onestà che deve caratterizzare sia l’ente erogatore del prestito - applicando tassi di interesse che siano il più basso possibile e valutando la effettiva possibilità che il debito possa venire onorato – e dall’altro lato l’onestà di chi beneficia di questo prestito, utilizzando tale risorsa economica per i fini legittimi. Può essere interessante rilevare in questo contesto l’importanza, sia nei Paesi in Via di Sviluppo che in quelli sviluppati, del ruolo delle donne che sovente riescono tramite un micro-prestito a porre in essere un’attività economica, anche imprenditoriale, che sia di supporto e di sostentamento per la famiglia. Le donne, inoltre, tendono ad onorare i loro debiti con più facilità: essendo spesso le sole responsabili del mantenimento del nucleo familiare, utilizzano il prestito esclusivamente per il fine assegnatogli”.

Spesso viene assimilato il concetto di “povero” a quello di “fallito”. Ma lo stesso Papa Francesco ha esortato: “Non sminuitevi!”. La possibilità di sviluppare un’idea in questo contesto come si colloca?

“Nel suo discorso ai movimenti popolari in Bolivia, il 9 luglio 2015, Papa Francesco diceva, infatti, esattamente queste parole “non sminuitevi!”. È un pensiero ricorrente nel Magistero di Papa Francesco quello di sottolineare l’importanza che i poveri siano protagonisti del loro destino e del loro sviluppo umano integrale. Bisogna smettere di guardare ai poveri come ad un fardello, bensì soffermare l’attenzione sulle loro capacità e porre in essere le condizioni necessarie (a livello educativo, sanitario, infrastrutturale, legislativo etc.) affinché queste capacità possano manifestarsi, affinché possano in un certo senso “fiorire”. Proprio in occasione dell’Incontro con i Movimenti Popolari in Bolivia, lo scorso luglio, Papa Francesco ha lodato espressamente la creatività dei poveri e la loro capacità di organizzarsi - sopperendo alle carenze dello Stato, delle autorità locali e della solidarietà internazionale - per creare lavoro, per costruire case e produrre cibo divenendo cosìartefici loro stessi di un positivo cambiamento sociale. A questo proposito vale la pena ricordare che lo sviluppo non è una cosa che si fa ad una persona come se fosse “un oggetto”. Lo sviluppo è ciò che le persone fanno divenendone soggetti e non meramente oggetti. Si vince contro la povertà non eliminando i poveri, ma investendo in loro, nella loro ricchezza di risorse”.

Tensioni sociali e conflitti nascono da appetiti economici o esigenze di sopravvivenza. Pensa che il microcredito, offrendo una chance ai più piccoli, possa essere in parte anche un tassello per costruire la pace, da quella di quartiere a quella globale?

“Nel 2009 il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace aveva come titolo proprio quello di Combattere la povertà, per costruire la pace. In quel documento Papa Benedetto XVI aveva sottolineato come la povertà risultasse sovente tra i fattori che aggravano i conflitti, anche armati. La povertà è, comunque, un fenomeno complesso, multidimensionale: accanto alla povertà materiale esistono anche povertà immateriali, che non sono diretta e automatica conseguenza di carenze materiali. Ad esempio, nelle società ricche e progredite esistono fenomeni di emarginazione, povertà relazionale, morale e spirituale: si tratta di persone interiormente disorientate, che vivono diverse forme di disagio nonostante il benessere economico. Si necessita, dunque, di un approccio integrato di lotta alla povertà e all’esclusione sociale che si articoli su più livelli e sia contestualizzato nella situazione di ciascun Paese. In particolare, lo strumento del microcredito può essere uno strumento fra altri nella lotta alla povertà, può dare speranza a chi l’ha persa, può dare un futuro a chi non ne vede alcuno e può essere uno strumento di educazione alla responsabilità e all’onesta individuale e comunitaria”.

Qual è il rischio dell’elargizione di denaro e quali le prospettive in positivo?

“Sicuramente, l’elargizione di denaro per tramite del microcredito a persone escluse dai circuiti finanziari classici perché troppo povere, significa avere e dare fiducia a chi, a causa delle sua condizione materiale, sente di “non valere nulla” oppure di essere, appunto, un “ fallito”. Dunque, dare fiducia a chi non ne ha più in se stesso e nel futuro, costituisce un importante fattore di cambiamento e di sviluppo integrale di ciascun uomo e di ogni uomo. Tuttavia, l’elargizione di denaro sotto forma di un prestito implica anche l’assunzione di responsabilità da parte di chi lo riceve e l’impegno ad onorare il proprio debito utilizzando il denaro per il fine per il quale è stato assegnato. Al contempo, le situazioni vanno valutate caso per caso e prendere in considerazione anche la remissione del debito ove il debitore si trovi nell’impossibilità di restituire il prestito: la remissione dei debiti contribuisce alla riduzione del numero dei poveri e della povertà in genere, come ci dice anche il Deuteronomio 15: 4”. Il Microcredito può a ben diritto essere considerato come una delle forme della finanza etica. Per finanza etica si intende l’uso delle risorse finanziarie che non considera solo le dimensioni standard dell’investimento finanziario (rischio e rendimento), ma anche le dimensioni sociali e morali dell’impiego, ovvero delle attività economiche finanziate. Il Microcredito, dunque, ha anche e soprattutto una valenza culturale. Attraverso l’erogazione di crediti, infatti, il povero cessa di essere un beneficiario passivo, ma diventa un soggetto interessante economicamente, su cui investire, finanziando le idee. La figura dell’uomo torna centrale non in base alla ricchezza economica ma a quella progettuale; la differenza non la fa più il censo ma la volontà, la preparazione, l’intelligenza, la passione. Si tratta in pratica di dare al povero la possibilità di dimostrare quanto vale. Il povero non è più solo un bisognoso, ma una scommessa per il futuro. La finanza solidale è un’attività concreta, che non fa leva sui rendimenti economici, bensì sui valori della solidarietà e della giustizia. Per risollevare le sorti di un singolo a volte basta un piccolo aiuto che rimetta in moto il motore dell’economia personale, ma anche allargando il discorso alle macro aree, ad intere zone ancora sottosviluppate, l’approccio è il medesimo. Piccoli investimenti parcellizzati su tutto il Paese contribuiscono a creare quelle microspinte capaci di fa ripartire (o partire, in alcuni casi) il Pil di intere regioni. D’altronde il microcredito come forma di finanziamento, non a caso, si è diffuso nei Paesi poveri del mondo. I finanziamenti arrivano a un massimo di qualche migliaio di dollari, sia perché altrimenti si rischia che non si sia in grado di restituire il debito, sia perché si punta a incentivare iniziative piccolo-imprenditoriali. Dare dignità ai progetti prima, dare dignità al lavoro di chi viene assunto dopo. In entrambi i casi, è l’uomo e la sua forza propositiva al centro del pensiero etico. Il valore dell’essere umano prima del valore intrinseco del denaro. A pensarci bene, è una rivoluzione.

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