• EDUCAZIONE FINANZARIA AI TEMPI DELLA FIN-TECH
    EDUCAZIONE FINANZARIA AI TEMPI DELLA FIN-TECH
  • FARE IMPRESA CON IL MICROCREDITO UNA SFIDA POSSIBILE
    FARE IMPRESA CON IL MICROCREDITO UNA SFIDA POSSIBILE

Di Ivan Turatti | fondatore di OPENIDEA.biz

Oltre 2 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso al credito, non perché siano
cattivi pagatori o criminali, semplicemente perchè non hanno una storia creditizia,
ma grazie alle nuove tecnologie questa situazione sta cambiando.
Proviamo per un attimo ad immedesimarci in una situazione apparentemente molto
distante da noi. Immaginiamo per un momento di essere nati poveri, magari in un
Paese “in via di sviluppo”, essere cresciuti in una baraccopoli ai margini di qualche
megalopoli o in un piccolo villaggio in mezzo al nulla e di avere dovuto lavorare sodo
fin da piccoli solo per riuscire a racimolare il necessario per sopravvivere un altro
giorno.
I nostri genitori per quanto poveri, hanno provato in ogni modo a darci una vita migliore
della loro, permettendoci di imparare a leggere e scrivere ed avere una educazione di
base, ma a un certo punto non ce l’hanno più fatta e sono stati costretti a portarci
a lavorare insieme a loro. Mamma vendeva cibo per strada, un carretto, una vecchia
lastra di acciaio ed una stufa a legna artigianale, tutto il giorno su e giù per il mercato
sperando di vendere abbastanza per darci da mangiare.
Nonostante le poche risorse facciamo miracoli, il nostro cibo è apprezzato e quando
qualche cliente abituale ci vede arrivare corre per ordinare, siamo sicuri che se
riuscissimo a racimolare abbastanza soldi per avere uno spazio fisso vicino al mercato
la nostra situazione economica migliorerebbe tanto.
Un giorno, mentre mamma cucina con il carretto, notiamo che siamo in una zona nuova,
e lì c’è la filiale di una banca, con un grosso cartello che promuove prestiti vantaggiosi
per chi vuole ampliare la propria attività. Qualche giorno dopo, con il nostro migliore
vestito ed un gran sorriso ci presentiamo dal direttore per un prestito, gli raccontiamo
della nostra attività, abbiamo anche portato una scatola per fargli provare il nostro
cibo. Il direttore è gentile, prova tutto, parla con noi e poi ci chiede di dargli documenti
di identità e altre carte per fare qualche verifica.
Ma per il nostro Paese, dal punto di vista “finanziario-creditizio” noi non esistiamo ed
anche se ci registriamo o ci procuriamo dei documenti in qualche modo, non abbiamo
un conto in banca, non abbiamo una storia “creditizia”, non abbiamo mai avuto una
“busta paga” ufficiale, insomma… non siamo bancabili, non abbiamo diritto ad avere
credito, perché non si fidano che lo pagheremo.

In realtà non importa se sei nato in qualche Paese in “via di sviluppo” o in Italia, se
nasci e cresci povero, non hai una storia, non sei affidabile e quindi non sei bancabile.
semplice no?
D’altronde quanto abbiamo bisogno di sapere su una persona prima di sentirci a nostro
agio nel prestargli dei soldi? Immaginiamo di voler dare 1000€ a una persona appena
conosciuta in metropolitana, quanto e cosa dovremmo sapere prima di “fidarci” che
quei soldi hanno buone possibilità di tornare indietro? Più o meno chiunque di noi
prima di fare un prestito ha bisogno di conoscere e fidarsi della persona a cui lo sta
facendo.
Le banche ed altre istituzioni finanziarie, non ci conoscono ad un livello “personale”,
ma hanno trovato un modo per capire se fidarsi o meno di noi, dando un punteggio
alla nostra “affidabilità creditizia”, un punteggio che si compone in base ad una serie
di dati aggregati e che permette alle banche di decidere se siamo degni o meno della
loro fiducia.
Il problema, è che nel mondo ci sono 2,5 miliardi di persone senza una “identità
finanziaria”, senza storia creditizia, senza buste paga, senza contratti, ecc… insomma
senza tutte quelle cose che potrebbero fare decidere ad una banca se concedergli
fiducia o meno.
Parliamo di un terzo della popolazione mondiale, che viene considerata “non affidabile”
a priori, ed alla quale non viene data altra scelta che rimanere poveri o affidarsi a
usurai o altre figure poco raccomandabili.
Se invece ci fosse un modo per “analizzare” l’affidabilità di queste persone? Se grazie
alle nuove tecnologie, potessimo capire chi è degno di quel tipo di fiducia che ci
permette di stare tranquilli nel dargli un prestito o accesso ad altri servizi finanziari?
È questa la domanda da cui sono partiti Shivani Siroya ed il resto del team che ha
creato TALA, una app dedicata in modo particolare ai mercati emergenti, in grado
di stabilire l’affidabilità creditizia di una persona partendo dai tanti dati raccolti dal
proprio cellulare.
L’idea è “semplice” quanto geniale, oramai gli smartphone sono diffusi in modo
capillare in tutto il mondo, anche nelle fasce più povere della popolazione, e raccolgono
costantemente dati sulle nostre vite, i nostri spostamenti, le nostre abitudini, ecc… e
dopo qualche secolo di sistema bancario, abbiamo abbastanza statistiche e dati per
sapere quali sono le “variabili” che ci dicono se una persona è affidabile o meno.
L’app funziona così, l’utente la scarica nel proprio cellulare e da a TALA accesso ai
propri dati e loro grazie alla aggregazione dei big data sono in grado di ricostruire la
storia di quella persona, superando i fattori di rischio che farebbero scattare l’allarme
rosso per una banca tradizionale e vedendo il vero potenziale di quella persona.

Per esempio, è dimostrato che la probabilità di restituzione di un prestito aumenta
del 4% se la persona che lo ha richiesto comunica costantemente con pochi contatti,
o che aumenta del 6% se la persona passa molto tempo delle proprie giornate negli
stessi luoghi, o ancora che se una persona durante la giornata comunica con molte
persone (più di 59), tendenzialmente saranno migliori debitori, perché hanno una rete
di supporto migliore.
TALA analizza circa 10,000 variabili come queste, dati che non trovereste in nessun
documento pubblico, cronologia finanziaria o fonte di altro tipo, ma che sono prova
concreta di “affidabilità”, fiducia e quindi “bancabilità”.
Grazie a questo sistema TALA ha concesso oltre 1 milione di prestiti e i tassi di rimborso
sono oltre il 90%, cioè in linea con i tassi di rimborso delle banche tradizionali. I prestiti
vengono dati sia a chi vuole fare crescere la propria attività lavorativa, che per motivi
personali o familiari, insomma proprio come qualunque banca.
Una vera e propria rivoluzione che porterà a miliardi di persone la possibilità di avere
accesso al sistema bancario. Infatti, dopo avere contratto e ripagato un prestito con
TALA, gli utenti hanno di fatto una storia creditizia ed un punteggio di affidabilità che
gli permette di rivolgersi anche agli istituti di credito tradizionali.
Ogni giorno leggiamo e sentiamo storie di tecnologie che stanno cambiando il mondo,
cose come le criptovalute, la blockchain e l’intelligenza artificiale, fanno oramai parte
del nostro linguaggio quotidiano. Esperti e non ci interrogano periodicamente su
quanto valgono i nostri dati personali e se sia una scelta saggia o meno permettere
l’accesso alle app nei nostri smartphone, ma raramente ci fermiamo a ragionare sul
mondo di opportunità che potrebbe aprirsi se iniziassimo veramente a capire il potere
di questi oramai onnipresenti “gadget”.
TALA è solo la punta dell’iceberg
di questa rivoluzione, nell’ultimo
anno abbiamo assistito alla nascita
di numerose realtà che sfruttano le
nuove tecnologie per dare accesso
al mercato globale anche a chi
fino ad ora non era considerato
“affidabile”.
Dai conti bancari che si possono
aprire in pochi minuti grazie ad uno
smartphone, alle banche globali
basate su criptovalute, ai prestiti
peer to peer, alle startup fintech
specializzate in micro-investimenti,
c’è una galassia di nuovi player che
stanno cambiando radicalmente il
sistema finanziario globale.

Dare accesso ai 2,3 miliardi di esclusi dal sistema bancario non è solo una questione di
diritti umani e pari opportunità, motivazioni che già da sole basterebbero ad incitare
la diffusione massima di questa tecnologia, ma darebbe un ulteriore impulso verso
un modo sempre più connesso e più “unito”, permetterebbe la creazione di un vero
mercato globale dal quale nessuno sarebbe escluso a priori.
Questa sfida non riguarda solo startup e player del mondo fintech o solo Paesi in via di
sviluppo. In tutto il mondo esistono organizzazioni, enti ed istituzioni che perseguono
lo stesso obiettivo.
In Italia in particolare abbiamo la storia di successo dell’Ente Nazionale per il
Microcredito e del Fondo di Garanzia per il microcredito istituito dal governo. In
questo caso la creazione di “fiducia”, avviene tramite il rapporto umano, sono i tutor
formati dall’Ente a parlare con le persone che hanno bisogno di un prestito, insieme
analizzano i progetti di impresa, li aiutano a costruire un business plan solido e fanno
da collegamento con la banca che effettivamente eroga il credito.
I risultati ottenuti, in termini di restituzione del credito, sono in linea con quelli delle
banche tradizionali, ma il valore “socio-economico” che viene creato dal microcredito
è decisamente superiore.
L’accesso al credito, ai servizi finanziari, al trasferimento ed al cambio di valuta, nella
nostra testa le vediamo ancora come cose “da ricchi”, che non interessano chi ha pochi
soldi, ma non è così. L’accesso a queste risorse permette di migliorare la vita di chi oggi
si trova in difficoltà. Da l’opportunità a chi ha talenti, idee e voglia di darsi da fare di
seguire i propri sogni e dare in modo incisivo il proprio fondamentale contributo alla
società.
Insomma che si usi l’approccio tecnologico di Tala o quello umano del Microcredito
poco importa, la sfida per includere quei 2,3 miliardi di persone fino ad oggi lasciate
ai margini del sistema finanziario è finalmente aperta e le possibilità di successo non
sono mai state così alte.