Di Vincenzo Bassi | Avvocato. Docente incaricato di Diritto Tributario Università LUMSA di Roma Responsabile Affari Giudiziari, Legislativi del FORUM delle Associazioni Familiari

Premesse


Un sistema economico può considerare la famiglia il suo motore propulsivo?
Per affrontare un tema così importante bisogna partire da una constatazione che è sotto
gli occhi di tutti: la famiglia produce servizi a favore di se stessa e dei suoi membri. Da
questo fatto si può facilmente dedurre che la famiglia non si limita a consumare, ma
soprattutto investe le sue risorse per svolgere appieno i suoi compiti.
In altri termini, la famiglia svolge un ruolo decisivo come soggetto di scelte economiche
e come soggetto produttore di capitale sociale.
Ciò nonostante, le istituzioni pubbliche (ma anche gli istituti di credito e le imprese)
non hanno mai dato attuazione a vere e proprie politiche della famiglia in sostituzione
delle ormai obsolete politiche per la famiglia.
In pratica, nessuno, neppure chi è indifferente, nega l’importanza di agevolazioni
a favore della famiglia. Tuttavia, in periodi di difficoltà, le istituzioni preferiscono
dirottare la propria attenzione su altre emergenze sociali.
Ecco, qui sta il punto: le politiche sulla famiglia spesso si sono trasformate in politiche
di emergenza familiare in concorrenza con altre emergenze.
Così facendo, si è diffuso il convincimento secondo cui (i) la famiglia deve essere
trattata come un malato cronico, e (ii) la sua difesa costituisce l’interesse solo di una
lobby a discapito di altre necessità sociali (lavoro, emarginazione, povertà etc.).
Queste sono tuttavia opinioni fuorvianti e fondamentalmente errate.
Infatti, le politiche familiari devono avere come obiettivo non tanto e non solo la
sopravvivenza delle famiglie, quanto soprattutto la realizzazione della loro vocazione.
Sarebbe come se le politiche industriali si concentrassero solo sull’assistenza delle
imprese in crisi, dimenticando di garantire alle imprese (anche a quelle in crisi) le
migliori condizioni per conseguire i propri obiettivi. Così facendo, le imprese in crisi
falliscono, mentre le altre in generale soffrono.
Per la famiglia è lo stesso.

Famiglia: la prima e più affidabi le impresa


Per rispondere alla domanda posta nel paragrafo precedente, occorre partire da un’evidenza:
la famiglia produce servizi a favore di se stessa e dei suoi membri. Ma non
solo, a ben vedere, svolge una tale funzione economica non in modo casuale, ma con
organizzazione, efficienza economica e professionalità, come tutte le imprese.

Certo, è vero, considerare la famiglia come una normale impresa di servizi è riduttivo,
tuttavia è altrettanto vero che sarebbe più riduttivo se non si considerasse la famiglia
altresì come un’impresa.
Infatti, ciò che pare dimenticato, è che la famiglia rappresenta la “proto impresa” [e
non è un caso che la stessa parola economia deriva dal greco οίκία (anche famiglia) e
νόμος (anche disciplina, gestione), e significa gestione della famiglia] 1.
Occorre perciò affermare il principio secondo cui la famiglia va vista come soggetto
economico/produttivo dotato di una sua propria autonomia e non già come un mero
aggregatore di preferenze individuali 2.
Pertanto, proprio perché le famiglie svolgono compiti anche di natura economica e
produttiva, le famiglie possono concretamente dare il loro contributo per aiutare la
società a uscire dalla crisi.
Come?
Innanzitutto, occorre permettere alle famiglie di realizzare i propri investimenti
(educazione, istruzione, formazione, assistenza), per esempio attraverso un fisco più
equo e una più efficiente gestione finanziaria delle famiglie. Infatti, il miglioramento
della capacità di spesa delle famiglie stimolerà in generale il sistema delle imprese
a fare gli investimenti necessari a fornire beni e servizi, sempre più efficienti ed
economici, a supporto delle famiglie (p.es. assistenza
familiare a favore di malati, anziani e bambini etc).
Esaltare al massimo anche la loro funzione economica
fa bene non solo alle famiglie ma anche al sistema
economico. Infatti, nell’attuale congiuntura economica
c’è bisogno di investimenti; per stimolare investimenti
occorre che i soggetti economici abbiano fiducia, e per
questo c’è bisogno di un mercato formato da soggetti
più affidabili, ovvero da più famiglie.
Infatti, normalmente, perché un’unione di persone
sia affidabile per il sistema economico, i suoi membri
devono credere in se stessi ovvero in un progetto
comune, su cui scommettere a lungo; e, nel contempo,
per realizzare un tale progetto è necessario che gli
stessi membri si prendano un impegno pubblico nei
confronti della società. In altri termini, l’affidabilità, anche economica, di una qualsiasi
unione è data dalla stabilità del rapporto. Un rapporto stabile è poi costituito da due
elementi necessari e non alternativi: (i) la condivisione di un progetto tra i membri
dell’unione e (ii) un loro impegno pubblico, da cui scaturiscono rapporti giuridici.
E allora, proprio, la famiglia, in quanto stabile comunione di vita tra uomo e donna
fondata sul matrimonio, esprime tutti i requisiti di affidabilità di cui necessita il sistema
economico.

La funzione economica e produttiva delle famiglie:


gli investimenti familiari e microcredito
Si è già detto che le famiglie, proprio perché proto-imprese, devono essere trattate
anche come soggetti produttivi e quindi hanno bisogno di essere aiutate a realizzare i
propri investimenti, mantenendo una prudente gestione economica e finanziaria.
In questo senso il microcredito per gli investimenti famigliari costituisce un’esperienza,
nuova, che tuttavia è ispirata dalla realtà e dalla funzione delle famiglie.
Quando si parla di microcredito per gli investimenti famigliari, si può pensare a un
modello che ripercorre l’esperienza dei Confidi (consorzio di garanzia dei fidi), ovvero
istituzioni pensate per superare le difficoltà, che le piccole e medie imprese (PMI)
dovevano affrontare per accedere a fonti di finanziamento esterne.
E’ noto infatti che la nascita dei Confidi rappresenta la risposta “solidaristica” alle
condizioni del mercato dei capitali che si facevano sempre più difficili per le PMI nei
momenti di crisi congiunturali.
L’analogia tra le PMI e le famiglie è presto detta.


La famiglia ha tradizionalmente potuto far fronte ad alcune delle proprie finalità,
come la cura dei propri membri (autosufficenti e non), la crescita e la formazione dei
figli attraverso una struttura familiare allargata e “solidale”, (i) organizzata con una
specifica ripartizione di competenze e del lavoro, e (ii) finanziata dall’apporto gratuito
dei propri componenti.
Negli ultimi anni la struttura di famiglia come istituzione organizzata per il
perseguimento del bene comune dei propri membri sembra essere cambiata.
La famiglia è intesa solo come nucleo familiare ristretto composto esclusivamente da
padre, madre ed eventualmente figli.
Quest’allontanamento dal modello di famiglia allargato ha determinato una
conseguenza inconfutabile: la famiglia come istituzione duratura, economicamente
efficiente e professionalmente organizzata non è più “una grande-impresa”,
autosufficiente relativamente al perseguimento delle proprie finalità, ma una microimpresa.
Pertanto, se è vero che in passato poteva essere non rilevante riconoscere alla
famiglia la sua natura di entità economica organizzata su basi imprenditoriali, oggi è
imprescindibile che questo avvenga.
Se ciò non avverrà, infatti, il sistema bancario continuerà a considerare i finanziamenti
alle famiglie, come prestiti al consumo. Ciò in quanto, non ammettendo che le famiglie
possano costituire una forma specifica di (micro)impresa, non possono essere neppure
ammessi finanziamenti per investimenti a sostegno di tutte quelle attività mirate al
perseguimento delle finalità della famiglia.
Al contrario, la famiglia, rappresentando ex se una realtà potenzialmente “produttiva”,
è capace di investimenti, che sono logicamente strumentali ad attività “produttive” 3.

Il microcredito familiare: finalità e soggetti coinvolti


Come già visto, la famiglia realizza investimenti “produttivi” analoghi a quelli
programmati da una micro impresa.
Partendo da questa constatazione, l’obiettivo di questo progetto, quindi, è quello di
garantire un aumento della capacità di spesa mensile della famiglia per investimenti
familiari. In particolare si dovrà permettere alla famiglia stessa una pianificazione
finanziaria come le normali (micro)imprese, con la possibilità di “strutturare” il proprio
debito in modo da garantire alla famiglia la possibilità di svolgere le sue funzioni di
servizio alla persona senza interruzioni.
Questa finalità può essere perseguita attraverso la creazione di un sistema di vero
e proprio microcredito per le famiglie che richieda il coinvolgimento di un soggetto
terzo rispetto all’erogatore del prestito (Banche o altro ente) e al suo diretto fruitore
(la famiglia). Questo soggetto deve conoscere le singole famiglie, i loro membri, le loro
aspirazioni, le loro potenzialità, la loro affidabilità e i loro limiti.
In questo senso, in Italia, una risorsa insostituibile è data dalle associazioni famigliari.

Attività finanziabili con il microcredito


Nell’immediato si potrebbe lavorare a un sistema di prestiti alle famiglie (non per
consumi) ma per investimenti “vincolati”. Si tratterebbe di individuare delle macro
aree di investimenti familiari (per esempio istruzione e formazione, assistenza
sanitaria e familiare, servizi e beni familiari strumentali, trasporti, home working) e dare
finanziamenti alle famiglie che sostengono spese rientranti in queste aree.

Fasi per l’implementazione del microcredito familiare

progetto potrebbe prevedere, in una prima fase, la
creazione di un Fondo di Garanzia, creato da fondazioni,
enti no profit, società e privati, il quale Fondo di Garanzia
dovrebbe consentire i) l’accesso al credito ii) a condizioni
agevolate quali in particolare:
• un regime di tassi d’interesse sul modello di quelli
riconosciuti agli investimenti aziendali e sul modello
dei confidi;
• un rimborso del debito spalmato su tempi mediolunghi;
• la non attivazione di procedure di segnalazione alla
centrale rischi (c.d. CRIFF).
In una seconda fase, quando il sistema sarà, per così
dire, “a regime”, le associazioni famigliari svolgeranno
sostituiranno il Fondo di Garanzia.
Infatti, la riuscita di un progetto di microcredito dipende dal grado di fiducia che una
determinata “comunità” (nel nostro caso le associazioni familiari) ripone nei confronti
del soggetto finanziato (nel nostro caso la famiglia), e che costituisce la principale
garanzia del soggetto finanziatore (l’istituto bancario). Quest’ultimo, pertanto, non

avrà bisogno di altre forme di garanzia (personali o reali, come fideiussioni, ipoteche
o pegni).
In pratica, la “comunità” (nel nostro caso le associazioni familiari) assumerà una
duplice valenza quale garante del soggetto finanziato come le famiglie che richiedono
il credito e, nei confronti di queste, quale soggetto controllore che verifica la loro
solvibilità potenziale e reale.


Conclusioni
È noto a tutti che le famiglie, grazie ai loro risparmi, hanno dato il loro contributo
concreto svolgendo una funzione economica importante nell’attuale crisi economica.
Così facendo, i consumi non sono crollati e il Paese è in grado ora di ripartire.
Il risparmio delle famiglie costituisce perciò un bene comune, da gestire con
accuratezza.
Come realizzare un tale obiettivo?
Non esistono ricette magiche; tuttavia nessuna ricetta risolverà il problema se non
si guarda alla famiglia e alla sua funzione economica di garante. Solo con la famiglia
forte, anche economicamente, il Paese sarà al sicuro e si sarà usciti veramente dalla
crisi.
Proprio per questo, il microcredito per gli investimenti famigliari rappresenta uno
strumento strategico non solo per le banche ma per l’intero sistema paese, attraverso
il quale le risorse famigliari saranno gestite ed investite in modo più prudente, anche
allo scopo di tutelare il risparmio delle famiglie evitandone l’erosione.