• EDUCAZIONE FINANZARIA AI TEMPI DELLA FIN-TECH
    EDUCAZIONE FINANZARIA AI TEMPI DELLA FIN-TECH
  • FARE IMPRESA CON IL MICROCREDITO UNA SFIDA POSSIBILE
    FARE IMPRESA CON IL MICROCREDITO UNA SFIDA POSSIBILE

di Stefano Battaggia | Consulente in affari europei

Abstract
No dramas, there’s microcredit!
South Korea has been at the forefront in many fields, whether in the electronics, filming or music
industry. Here is a brief description of the State-led Smile Microfinance Bank, a programme that
besides providing enterprise start-up and working capital loans, included a welfare scheme that
has helped many households mitigate their financial distress during the last global financial
crisis. Thanks to in-depth screening, financial education and tight monitoring this programme
delivered the promised results.

La penisola coreana e quella italiana hanno non pochi punti in comune. Come in tutte le
penisole, le due nazioni condividono una storia fatta di occupazioni straniere e di divisioni
interne, ma anche di straordinarie rielaborazioni culturali, facendo da ponte fra culture diverse
(nel caso coreano tra Cina e Giappone). Pur essendo scarse risorse naturali, entrambe hanno
saputo creare una civiltà con elementi di originalità, senza però sconfinare nell’eccentricità,
come spesso avviene negli Stati-isola.
La parte meridionale, o Corea del Sud, al pari dell’Italia, ha conosciuto dalla metà del
secolo scorso un’industrializzazione rapida che ha portato benessere economico a tutta la
popolazione (solo nel 1960 il PIL pro-capite era di 79 dollari, inferiore ai Paesi subsahariani).
In alcuni settori, quali l’elettronico o quello mediatico, i successi dei conglomerati coreani
(chaebol) hanno qualcosa da insegnare. Ad ogni buon conto, si può considerare la Corea del
Sud come un Paese sullo stesso livello di sviluppo italiano, ideale per gli scambi di buone
prassi.
Quando nel 1997-98 scoppiò la crisi finanziaria asiatica, l’economia della Corea del Sud
subì un tracollo, migliaia di aziende chiusero i battenti e molte persone persero la loro
occupazione. Al tempo, ci colpì il gesto di molte coppie coreane che consegnarono le loro
fedi nuziali allo Stato per raccogliere valuta. Di lì a pochi anni la tigre coreana avrebbe ripreso
a ruggire ma le ferite della crisi rimasero impresse nella popolazione, la cui cultura è intrisa
di valori confuciani quali il risparmio, la sobrietà e l’avversione per le spese stravaganti; la
reazione agli avvenimenti fu un misto di incredulità e disperazione e, cercando risposte al
problema, molti trovarono conforto nelle confessioni cristiane, capaci di aggregare i destini
delle persone in una comunità fortemente coese (oggi la Corea del Sud è il Paese asiatico col
maggior numero di cristiani dopo le Filippine).

famiglie a basso reddito creando in partenariato con i privati una istituzione microfinanziaria
(IMF) chiamata Smile Microcredit Bank , in grado di elargire sia prestiti per l’attività di impresa
(nuova o avviata) sia prestiti al consumo, per far fronte a necessità urgenti. I partner del
progetto erano banche come la National Agricultural Cooperative Foundation, la National
Federation of Fisheries Cooperative, la National Credit Union Federation of Korea e la Korean
Foundation of Community Credit Cooperatives.
Tra il 2009 e il 2015, il programma ha elargito alle famiglie povere 10 trilioni di won (ca. 7,5 mld
euro). Il programma, ben pubblicizzato sui media, offriva tre prodotti: 1) un prestito massimo
di 50 milioni di won (ca. 37.000 euro) per aiutare le famiglie povere a far partire un’impresa;
2) un altro di 20 milioni di won (ca. 16.000 euro) come prestito di capitale circolante per
le piccole attività economiche; 3) fino a 10 milioni di won (ca. 7.500 euro) per affrontare
spese di consumo impreviste. I primi due tipo di credito all’impresa erano denominati
Miso (‘sorriso’), mentre il terzo tipo, specializzato nel welfare era chiamato prestito Sunshine
(‘radioso’). Per quanto riguarda la specializzazione, il prestito Miso era finanziato dalla banca
non-profit Smile Microcredit Bank mentre il Sunshine era supportato dagli istituti di credito
commerciali quali le casse di risparmio locali e le banche di credito cooperativo, tra cui la
National Agricultural Cooperative Federation. In un secondo momento, anche Samsung, un
chaebol ai vertici dei conglomerati mondiali, e Woori Financial Group, una holding di servizi
finanziari presente in tutta l’Asia, hanno iniziato a elargire prestiti Miso con le loro fondazioni.
Il programma prevedeva un numero minimo di consulenze (tre) e il tasso di interesse era
variabile, lasciando alle singole istituzioni finanziaria libertà, fatto salvo un tetto massimo,
variabile dal 10% al 13.1% a seconda dell’istituzione. Già ad un anno dal suo lancio, a fine 2009 la Smile Microcredit
Bank aveva prestato 59.7 mld di won (ca. 43 mln di euro) a circa 16.000 clienti.
Uno dei primi problemi che il governo coreano ha dovuto affrontare era l’uso improprio dello strumento da parte di
persone che, pur essendo benestanti, a causa di una bassa reputazione creditizia ricorreva per interposta persona alla
domanda di prestiti. L’assegnazione dell’ammontare di prestiti era alquanto articolata: in una scala da 1 a 10, dove 1 indicava la posizione
migliore, gli individui la cui affidabilità creditizia (il cd. credit rating) era fra 6 e 10 o percepivano un reddito annuo massimo di 20 mln di won (ca. 16.000 euro) potevano
richiedere i tre tipi di prestiti già menzionati in proporzioni variabili. Il tasso di interesse era
inizialmente del 10.20%.
Alcuni analisti hanno evidenziato sin dall’inizio i rischi che le famiglie aderenti al programma
potevano incorrere, primariamente il sovraindebitamento. Si è cercato di mitigare questi
rischi introducendo programmi di tutoraggio, educazione finanziaria e monitoraggio, nonché
una app che avverte i clienti se ritardano i pagamenti.
Il settore microfinanziario sudcoreano privato, non è dissimile da quello di altri Paesi
sviluppati. Fra le IMF, segnaliamo Joyful Union, che, in partenariato con CitiBank, ha condotto
dal 2007 al 2009 il progetto di sviluppo del modello coreano di microcredito. Questo
modello ritiene fondamentale lo screening, e segmenta i neo-imprenditori analizzandone il
potenziale sotto il profilo delle abilità, dell’esperienza e della flessibilità al cambiamento. In
un secondo momento, vari tipi di prestiti vengono creati in base alle caratteristiche del cliente.
Obbligatoria è una dose massiccia di educazione finanziaria, normale in un Paese dove
l’istruzione assume un’importanza capitale e i ragazzi trascorrono le serate nelle cram school.
Terzo pilastro è la gestione post-erogazione, attraverso la formazione e l’aggiornamento dei
manager delle filiali delle IMF incaricati della supervisione, anche in collaborazione con le
università.
Una funzione importante del settore microfinanziario privato è stata quella di collaborare
con il governo nella progettazione e implementazione delle politiche di welfare, forti di
un’esperienza maturata sul campo.
Un’ istituzione di microfinanza sui generis è la Working North Korea Refugees (WNKR), che
provvede a finanziare e fare da mentore a disertori fuggiti dalla Korea del Nord, come il
fondatore, Kim Dae-sung. Fondata nel 2008, ha elargito 1,8 mld di won 2bn ca. 1,5 mln di
euro) a 43 imprese fondate da rifugiati. Alcune imprese non hanno funzionato, per via della
difficile integrazione dei nordcoreani in Corea del Sud, altre hanno avuto più fortuna.
Si può dunque affermare che il Paese della calma mattutina non difetta di creatività, neanche
nel settore microfinanziario.