Riccardo Aguglia | Senior Investment Manager Guarantees, Securitization & Inclusive Finance

Il 13 ottobre 2006 il mondo ha scoperto cos’ è il microcredito. Il conferimento del premio Nobel per la Pace a Muhammad Yunus e alla banca da lui avviata, Grameen Bank, ha portato all’attenzione di tutti uno strumento no ad allora conosciuto solo dagli addetti ai lavori.
Il Nobel per la Pace, poi, e non per l’Economia, come sarebbe stato più naturale aspettarsi per un economista e la sua banca, ha trasmesso in maniera forte e dirompente l’essenza del fenomeno microcredito. L’accesso al credito si
è a ermato non solo come strumento di emancipazione economica ma di vera e propria pacificazione tra i popoli, nella misura in cui migliora la qualità della vita assicurando dignità, partecipazione sociale e godimento dei diritti civili a grandi fasce della popolazione no ad ora escluse. È così che la microfinanza può sconfiggere povertà e marginalizzazione.

Sulla scorta di queste premesse la Commissione Europea ha avviato sin dal 2008 una serie di misure volte a sostenere lo sviluppo della microfinanza in Europa. Un certo numero di operatori finanziari, tra cui quelli appartenenti ad un nucleo già consistente di Istituzioni di Microfinanza, raggruppate all’interno di “EMN” (European Microfinance Network), ha così potuto iniziare a beneficiare di misure volte a favorirne l’accrescimento delle loro capacità operative e finanziarie.

Consapevole del fatto che la microfinanza in Europa è ancora in una fase iniziale la Commissione ha concentrato l’attenzione su quegli strumenti finanziari più idonei per un settore giovane. Infatti, con l’eccezione della francese Adie, nata alla fine degli anni ’80, solo all’inizio del nuovo millennio si sono iniziate a sviluppare le prime istituzioni di microfinanza nel nostro continente.

Ancora più nuovo è un altro fenomeno: accanto agli operatori specializzati in questo settore, le istituzioni di microfinanza appunto, una serie di altre istituzioni finanziarie, dalle piccole banche di settore e locali, ai confidi, alle finanziarie regionali, hanno iniziato a guardare a questo strumento con interesse creando progetti ad hoc con cui poter avviare delle linee di attività da sviluppare nel tempo.

Il coinvolgimento del FEI (Fondo Europeo per gli Investimenti), istituzione Europea nata per stimolare l’imprenditorialità e l’innovazione in Europa, ha permesso alla Commissione di utilizzare al meglio le risorse finanziarie a disposizione da impegnare in questa iniziativa, garantendo un’ampia offerta di servizi finanziari in grado di coprire le differenti necessità di una variegata platea di operatori finanziari.

Il modello operativo del FEI è basato sul raggiungimento delle micro, piccole e medie imprese attraverso gli intermediari finanziari che si accreditano ad utilizzare strumenti incentivanti quali prestiti, garanzie, partecipazioni azionarie, in grado di stimolare l’erogazione del credito. La necessità di irrobustire le capacità oltreché finanziarie, operative e gestionali, di un settore non ancora maturo ha reso opportuno l’utilizzo di ulteriori strumenti non solo finanziari rivolti a questo scopo.

L’iniziativa EaSI (Employment and Social Innovation) lanciata dalla Commissione Europea nel 2015 e gestita dal FEI non è la prima del suo genere ma prosegue e amplifica l’azione già intrapresa nel 2010 da Progress Microfinance con una dotazione di risorse finanziarie più vasta e diversificata. La Commissione conferma quindi i suoi sforzi lanciando un secondo strumento finanziario europeo interamente dedicato al microcredito.

Le novità del nuovo strumento sono tante: oltre ad un ampliamento del concetto di finanza inclusiva che si allarga al settore delle imprese sociali, per il quale l’iniziativa EaSI prevede una dotazione di risorse consistente, si cerca di intervenire sulla struttura vera e propria degli operatori finanziari con un prodotto di “capacity building” nella forma di Equity o quasi-equity (prestito subordinato). Sviluppo di sistemi informativi e tecnologici, assunzione di nuovo personale, cosi come l’apertura di nuovi uffici, sono tutte spese ammissibili sotto questo strumento e hanno l’obiettivo di incidere sulla struttura dell’operatore finanziario, permettendogli di raggiungere la sostenibilità, nel caso in cui sia in una fase di start up, o di consolidarsi nel mercato di riferimento, laddove invece abbia già un suo ben delineato e stabile posizionamento.

La grande forza di questi strumenti destinati alla microfinanza, e all’imprenditoria sociale, sta proprio nel fatto che permettono di attrarre risorse private a complemento degli investimenti pubblici, assicurando un effetto leva consistente. In quest’ottica le garanzie di portafoglio sono sicuramente lo strumento più rilevante perché permettono di generare una leva che va da un minimo di 5.5 (per ogni euro di risorse pubbliche se ne generano 5.5 da destinare alle imprese) no anche a 30 e oltre.

La protezione del rischio di portafoglio determina un e etto aggiuntivo che da secondario sta diventando cruciale per lo sviluppo del settore; infatti gli operatori finanziari fanno sempre più attenzione alla qualità del loro portafoglio, che significa ridurre i casi di prestiti finiti in default. Quest’aspetto è rilevante perché pone sempre più in evidenza come la finanza inclusiva, riconosciuta nell’immaginario collettivo rischiosa e portatrice di istanze generalmente deboli ed economicamente poco significative, si stia affermando come uno strumento in grado di accostare al suo dichiarato obiettivo sociale solidi risultati finanziari ed economici.

La finanza inclusiva è anche uno dei settori maggiormente interessati dalla grandissima espansione dell’uso della tecnologia. Crowdfunding, Peer to peer, Invoice Finance, Trade Finance ecc. sono tutti esempi del recente sviluppo della FinTech applicata proprio a microfinanza e finanza sociale, che permettono di fornire vie alternative alle imprese per assicurarsi fondi necessari alla loro crescita. La possibilità di ridurre drasticamente i costi amministrativi e di struttura, di rendere più agevole l’accesso fisico e virtuale alle richieste di credito, di velocizzare i tempi di valutazione e risposta e di garantire un monitoraggio continuo ed efficiente fa sì che gli operatori finanziari specializzati in finanza inclusiva possano maggiormente beneficiare delle innovazioni della 1Fintech e raggiungere in tempi più brevi i loro obiettivi di sostenibilità.

Ma la vera rivoluzione di questo settore è rappresentata dall’interesse crescente d’investitori privati che finalmente intravvedono, sempre più, nel comparto della finanza inclusiva la capacità di garantire un ritorno equo e stabile nel tempo e di riportare al centro il concetto di etica, per un riposizionamento sociale, necessario dopo la grande crisi economica e finanziaria degli ultimi anni che ha posto interrogativi seri sul ruolo della finanza nella società odierna.

Grazie alla grande intuizione del visionario Yunus e al Nobel per la Pace del 2006 si è avviato un processo in grado di aprire al settore della microfinanza nuovi scenari e confini che hanno già avuto un e etto considerevole nel far crescere la consapevolezza di questa disciplina all’interno della società e che potranno offrire negli anni a venire occasioni e opportunità ancora non prevedibili.

1 Termine inglese derivante dalla contrazione di “Finance” e “Technology” con cui si definisce l’uso della tecnologia e dei modelli innovativi di business nei servizi finanziari.