L'IMPATTO DELLA TECNOLOGIA E DEL WEB SULLE MICROIMPRESE E SULLE STARTUP

Ennio De Iapinis | Avvocato

Partiamo da un dato di fatto: l’Italia si regge sulla piccola impresa. Di queste, moltissime sono microimprese con meno di 10 dipendenti e limitato fatturato.
La quasi totalità del tessuto economico del Paese è costituito, infatti, da questo tipo di attività imprenditoriali, percentuale che non è dissimile dal totale di quelle europee che si attesta percentuali di poco inferiori. È pertanto logico domandarsi quale impatto abbiano il rapido sviluppo della tecnologia e la velocità di espansione del web, nel delineato prospetto economico -sociale. L’irrompere prepotente del digitale ha infatti modificato
profondamente il tessuto economico del Paese, determinando
un tale sconvolgimento dei processi produttivi che, solo le aziende che hanno capito come reinventarsi, rinnovarsi, capire il mercato, sono riuscite a sopravvivere o, addirittura, a trarne un consistente vantaggio competitivo. L’Italia, tuttavia, rispetto alla media europea, ha una fortissima caratterizzazione di stampo artigiano, il che comporta la necessità che le istituzioni e la politica, prendano atto di questo mutamento e mettano in atto tutte le strategie più idonee all’educazione e, in alcuni casi, all’alfabetizzazione digitale delle imprese presenti sul territorio.
Analizzando, infatti, il rapporto tra microimpresa, web e tecnologia, in Italia, il quadro che ne esce è decisamente sconfortante. Posto che ormai quasi tutte le imprese hanno una connessione ad internet (dato che per certi versi appare scontato) sono tuttavia ancora un numero
piuttosto esiguo le microimprese che hanno un proprio sito web. Senza contare quelli che ce l’hanno ma che,
poi, non provvedono ad aggiornarlo costantemente. Anche la promozione dell’impresa a mezzo dei social network è fatta in maniera piuttosto marginale e spesso con approccio “home made”. Si palesa, pertanto, la necessità di intervenire in maniera decisa e concreta favorendo una maggiore cultura digitale favorendone, in tal modo, la diffusione. Tale necessità di “cultura”, diventa necessità di alfabetizzazione se andiamo ad analizzare i dati relativi al
Mezzogiorno.

Qui i dati si fanno davvero scoraggianti, andando ad amplificare ancora di più, ed in maniera più netta e veloce, la disparità tra Nord e Sud Italia. È pertanto da vedere con favore il bando del Ministero per lo Sviluppo Economico finalizzato all’erogazione di un voucher di 10.000 euro per la digitalizzazione e
rivolto in special modo alle microimprese. Tuttavia, tali interventi non risultano risolutivi di un fenomeno che ci vede arrancare le nostre imprese rispetto ai competitor europei e, ancor di più, rispetto a quelli d’oltreoceano. Nonostante, infatti, si parli costantemente di “innovazione” e il termine sia sempre più sulla bocca di tutti, attualmente sono ancora moltissime le imprese che non hanno ancora avviato alcun processo di digitalizzazione
del proprio business. Le cause, secondo una ricerca dell’Enquote Communitaire
sur l’Innovation, promossa dall’Unione Europea, sono da ricercarsi in due principali concause. In primo luogo, molte imprese tendono ad accontentarsi
dei prodotti e servizi che già propongono al mercato. La seconda, e forse più importante perché la dice lunga circa la conoscenza del fenomeno da parte delle imprese, è che nonostante molte di queste abbiano il desiderio di avviare attività di innovazione, le stesse si imbattono in ostacoli che, in apparenza, sono per
loro insormontabili. Da tale ricerca, risulta infatti, che tra le imprese che
hanno intrapreso processi di innovazione, moltissime
denunciano che le difficoltà incontrate sono state tali
da far loro desiderare di non aver avviato il processo
di innovazione.
I maggiori ostacoli incontrati dalle imprese prese a campione sono per di più di natura economica. La
principale critica mossa dalle imprese, infatti, è quella
che concerne gli elevatissimi costi che le attività di innovazione comportano.
Altro ostacolo sulla strada dell’innovazione è rappresentato dalla carenza di fonti di finanziamento finalizzate a favorire i processi d’innovazione e quindi i maggiori
rischi cui va incontro l’imprenditore. Occorre anche però sottolineare come le imprese “innovanti”
rappresentino ben il 75% della ricchezza prodotta da tutte le imprese e il 72% dell’occupazione totale a livello europeo. In altri termini le imprese che
innovano le proprie attività hanno un peso economico di molto superiore rispetto alle imprese che non hanno intrapreso attività di innovazione. Il futuro
dell’economia europea è, pertanto, in larga parte affidato alla capacità di innovazione delle imprese e
alla capacità delle autorità politiche di promuoverla attraverso adeguate proposte e programmi politici ed
economici.
In quest’ottica è nato DigithON, giunto alla terza edizione e che mi vede tra gli ideatori insieme a Francesco Boccia. DigithON nasce, infatti, proprio da questi presupposti, dall’analisi del mutato contesto economico-sociale e dalla necessità di trovare risposte alle tante domande nascenti da questa “rivoluzione
tecnologica”. Per fare ciò abbiamo organizzato in Puglia, a Bisceglie, una delle più grandi startup competition d’Italia che, durante in quattro giorni in cui si svolge l’evento, si affianca ad incontri, convegni e talk relativi al nuovo contesto economico. Abbiamo cercato, in questi tre anni, di capire quanto la tecnologia
andasse ad impattare sulle nuove imprese, in particolar modo sulle startup, e quanto il rapido evolversi della
stessa, potesse realmente determinare un valore aggiunto per i giovani imprenditori.
L’evento è diventato, con gli anni, la migliore occasione per i giovani membri delle startup in gara, per relazionarsi
con i player facenti parte del comitato scientifico. Il comitato, infatti, che si occupa della preselezione delle startup in fase di partecipazione alla call preliminare
e, successivamente, provvede a votare e a decretare i vincitori della competizione, è composto dai referenti delle più grandi aziende del territorio, oltre che da
potenziali investitori e finanziatori. Per i potenziali investitori, infatti, scommettere in una delle startup che hanno preso parte all’evento,
potrebbe determinare un enorme ritorno a fronte di investimenti tutto sommato contenuti.
Abbiamo avuto in tal modo la conferma di quanto immaginavamo ovvero che, anche nel Paese della burocrazia,
la facilitazione alla creazione d’impresa, data dall’agevole accesso alla rete e alle nuove tecnologie,
ha determinato la nascita e il radicamento di microrealtà
imprenditoriali che, nell’arco di pochi anni, hanno subito un incremento di fatturato che, in altri
tempi e contesti, sarebbe stato probabilmente impensabile. È il caso di Busrapido, startup romana che, tramite un motore di ricerca, raffronta le tariffe proposte dai
vari gestori di pullman, vincitrice della seconda edizione di DigithON e che quest’anno è salita sul
palco delle Vecchie Segherie di Bisceglie per raccontarci l’incredibile radicamento ottenuto sul territorio e
l’esponenziale incremento del giro di affari. Successivamente
a DigithON, Busrapido ha poi vinto numerosi contest nazionali, da ultimo la startup competition
organizzata a Capri dai Giovani imprenditori di Confindustria lo scorso ottobre; con ciò confermando il
trend di crescita incredibilmente positivo. Per realtà come quest’ultima, la possibilità di accesso
al microcredito, si rivela uno strumento incredibilmente efficace.
Per le startup, non solo quelle che operano in ambito digitale, infatti, poter ricorrere a questo strumento,
significa avere una grande e concreta possibilità di sviluppare la propria idea di business pur non avendo la possibilità di poter prestare sufficienti garanzie agli istituti di credito di stampo “tradizionale”.
I limiti di erogazione, poi, pari a 25.000 euro a beneficiario (35.000 in alcuni casi particolari)
oltre alla garanzia statale del Fondo di Garanzia del MISE,permettono ai giovani imprenditori di potersi dedicare pienamentealla propria attività senza doversi preoccupare
troppo dei rischi connessi ad un’eventuale cessazione dell’attività.
Rischio questo che, in questo tipo di imprese, è piuttosto elevato. Circa una startup su due, infatti, chiude entro
due anni dall’avvio.
Altro strumento interessante utile alle startup per la raccolta dei fondi è quello del crowdfunding, letteralmente “finanziamento della folla”. Tramite il crowdfunding viene digitalizzato il vecchio concetto di colletta che, tramite il web, viene esteso a livello
globale. La prima piattaforma ad aver reso il fenomeno di massa è stata kickstarter nel 2009. Da allora sempre più aziende, piccole e grandi (famoso è stato il lancio
della Tesla Model 3), hanno fatto ricorso a questo metodo di raccolta di capitali per finanziare le proprie
attività. In termini molto elementari, il crowdfunding è uno strumento attraverso il quale chiunque può lanciare una vera e propria campagna di donazioni
online che permette ai sostenitori di offrire il proprio contributo economico, in cambio di un interesse o
del rimborso del capitale oppure, nel caso della forma più diffusa cosiddetto “Equity crowdfunding”, vengono offerte ai sostenitori, quote dell’attività da finanziare.
Sono numerosi, quindi, gli strumenti a disposizione delle piccole aziende nell’era digitale e, paradossalmente,
sono aumentate esponenzialmente le opportunità di
crescita ed espansione sul mercato rispetto solo a pochissimi
anni fa. È di fondamentale importanza,
quindi, seguire con la giusta attenzione e una sana
curiosità il mondo che sta cambiando. Gli strumenti,
come abbiamo visto, non mancano.

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