Quale futuro per i finanziamenti alle imprese? Le ragioni della valutazione di programmi e politiche per l’imprenditorialità inclusiva

Tiziana Lang
Ricercatrice ISFOL
esperta di politiche del
mercato del lavoro

A novembre 2018 sono stati presentati dall’OCSE i risultati dell’attività di analisi e accompagnamento alle policy
di successo per l’imprenditorialità inclusiva che realizza dal 2012. Sul tema sono stati prodotti una serie di rapporti
di punta, workshop tematici, rapporti paese, linee guida, compendi di buone pratiche, revisioni su politiche
specifiche (imprenditorialità giovanile, imprese femminili, sostegno alla creazione di impresa da parte di disoccupati,
ecc.). Scopo principale di questa vasta attività, è quello di fornire informazioni ed evidenze sul potenziale che
politiche e programmi per l’imprenditorialità inclusiva possono avere nel contrastare la disoccupazione e per
migliorare la coesione sociale.
Un secondo obiettivo è quello di far emergere gli ostacoli (i fallimenti di mercato, istituzionali e comportamentali)
che si frappongono alla creazione d’impresa e lavoro autonomo da parte dei disoccupati e delle persone che
appartengono a gruppi sottorappresentati e svantaggiati nonché quali politiche e azioni possono essere introdotte
nei programmi che mirano all’imprenditorialità inclusiva al fine di rimuovere detti ostacoli.
Un’altra finalità delle ricerche e analisi dell’OCSE in questo ambito, è la verifica della pertinenza, dell’efficacia ed
efficienza dei diversi approcci adottati e in che misura i governi utilizzano le azioni pertinenti con successo (fattori).
Infine, se è possibile migliorare la qualità delle imprese avviate dai destinatati dei programmi e politiche per l’imprenditorialità
inclusiva (giovani, donne, disoccupati, ecc.) anche attraverso il miglioramento del supporto
personalizzato loro destinato dalle politiche di impresa a livello nazionale, regionale e locale (colmando le eventuali
lacune riscontrate).
I principali messaggi politici che si ricavano dai documenti dell’OCSE riguardano: il rafforzamento delle istituzioni
preposte alla ideazione/creazione di programmi specifici, la formazione all’imprenditorialità, le misure di accompagnamento
(es. coaching, mentoring, ecc.), l’accesso ai finanziamenti e la creazione di reti tra imprese. I ricercatori
e studiosi dell’OCSE partono dalla consapevolezza della necessità di rinnovamento dell’economia e della società
mondiale e dell’importanza che possono avere lo spirito imprenditoriale e la nuova imprenditorialità nel disegnare
questo rinnovamento. Tuttavia, evidenze empiriche ci dicono che ancora esistono diversi impedimenti alla attesa
maturazione di spirito imprenditoriale.
Il compito dei governi pertanto è di garantire a tutti i cittadini - dunque anche alle donne, ai giovani, agli
immigrati, ai disoccupati, agli anziani-, l’opportunità di avere successo in impresa rimuovendo i possibili ostacoli
all’avvio di attività autonome e imprenditoriali sia nell’accesso ai finanziamenti sia nella partecipazione a reti e
mercati.
I responsabili politici possono fare in modo che le istituzioni supportino la scelta imprenditoriale da parte di tutti i
gruppi di popolazione: promuovendo il lavoro autonomo, offrendo formazione all’imprenditorialità tra le politiche
attive del lavoro e nei programmi per l’occupazione, e sviluppando reti di imprese accessibili a tutti.
Coloro che determinano “le regole del gioco” e impostano la struttura degli incentivi, hanno un impatto diretto
sulla scala del lavoro autonomo e dell’imprenditorialità nei rispettivi Paesi, come pure sul ritmo dello sviluppo di
impresa e sul comportamento degli imprenditori locali. Le istituzioni possono agire sia per favorire l’imprenditorialità
riducendo i costi di transazione, i motivi di incertezza e il rischio di impresa, sia per creare ostacoli alle stesse imprese, ad esempio, aumentando i costi di transazione per l’avvio e lo sviluppo d’impresa, e incidendo sui
rendimenti e sui benefici ottenuti dal settore imprenditoriale.
Ne deriva che al fine di sostenere l’imprenditorialità inclusiva, le istituzioni (i governi) dovrebbero agire per snellire
i red tapes ancora esistenti per l’avvio di impresa, come pure per eliminare nei sistemi pensionistici i disincentivi
all’avvio di attività autonoma e le altre misure previdenziali, nonché per definire piani di assicurazione del lavoro e
utilizzare al meglio gli strumenti destinati a sostenere la transizione dalla disoccupazione al lavoro autonomo, i
cosiddetti Welfare Bridge (v. Box).
Nell’attività di analisi condotta sono stati raccolti molti esempi di approcci politici e programmi di successo che
possono fungere da modelli, anche se l’OCSE rileva come debba ancora essere creata la consapevolezza dei requisiti
necessari sia nei gruppi target sia nei soggetti preposti al loro accompagnamento.
La carenza o mancanza di competenze e abilità imprenditoriali viene spesso considerata tra gli ostacoli più
significativi alla creazione di imprese di successo. Il
sostegno all’acquisizione delle capacità imprenditoriali
è importante non solo per aumentare i tassi di avviamento,

WELFARE BRIDGE
<>Gli schemi di Welfare Bridge si utilizzano solitamente
<>per convertire i sussidi di disoccupazione futuri in
<>una sovvenzione una tantum destinata alla creazione
<>di impresa da parte della persona disoccupata. Tale
<>sovvenzione è accompagnata, per un determinato
<>periodo dopo l’avvio di impresa, da un’indennità
<>che serve a coprire i contributi pensionistici e le
<>spese di soggiorno. Negli ultimi venti anni nell’UE
<>sono state implementate diverse varianti di questo
<>schema con esiti positivi, come nei tassi di sopravvivenza
<>a due anni (tra il 66% e l’85%, di poco
<>inferiori a quelle che si registrano per il complesso
<>delle imprese). Se si intendono valutare l’efficacia e
<>l’efficienza di questi schemi. A tal fine, devono
<>essere considerati i costi dei programmi, così come
<>i costi inerziali e di spostamento/dislocamento. Le
<>stime dei costi inerziali (ad es. le misure autoriferite,
<>quali: “avrei avviato l’impresa senza il sussidio”)
<>variano a seconda del paese e delle caratteristiche
<>dello schema. L’OCSE segnala che gli effetti
<>di dislocazione sono studiati raramente nelle valutazioni,
<>anche se meritano prudenza da parte dei
<>responsabili politici.


ma anche per migliorare la qualità delle nuove imprese.
L’assenza di competenze si rileva più spesso nei gruppi
svantaggiati nel mercato del lavoro in difficoltà ad apprendere
nuove competenze e fare esperienze, in
particolare i giovani, i disoccupati e le donne. Offerta
come politica attiva del lavoro, rappresenta uno dei
principali approcci per sostenere l’acquisizione di capacità
imprenditoriali per le persone anziane e i giovani svantaggiati
che non partecipano all’istruzione. Tra le mosse
suggerite dall’OCSE, l’adozione di un approccio a 360°:
formazione imprenditoriale, coaching, tutoraggio, servizi
di sviluppo dell’attività d’impresa (incubatori, acceleratori,
spazi di co-working ma, anche, i recenti incubatori
virtuali e on line). Questi ultimi riescono a rafforzare i
collegamenti con i principali fornitori di servizi di
supporto alle imprese, gli imprenditori e gli investitori
(ad es. microfinanza, coaching, tutoraggio).
Altro ambito su cui i decisori politici e le istituzioni
possono intervenire, con l’intento di migliorare la situazione
attuale, è quello dell’accesso ai finanziamenti,
in particolare per lo start up, identificato come uno dei maggiori ostacoli, soprattutto per coloro che appartengono
a gruppi svantaggiati. L’obiettivo degli interventi
di politica imprenditoriale inclusiva in questo ambito,
dovrebbe essere di facilitare l’accesso agli strumenti di
finanza per le imprese, indipendentemente da genere,
età, etnia. I programmi di imprenditoria inclusiva
spesso sviluppano azioni finanziarie specifiche per i
gruppi sottorappresentati nel loro insieme o per le popolazioni
chiave all’interno del gruppo stesso, per es.
iniziative specifiche per donne o per i giovani (come
quelli gestiti dall’Ente Nazionale per il Microcredito
per ANPAL1, in collaborazione con Invitalia S.p.A.).
Tra gli strumenti più noti a supporto dell’imprenditorialità
inclusiva ci sono le sovvenzioni, ossia, i trasferimenti
in conto capitale da una parte (concedente) a
un’altra (concessionario). Non è raro che le sovvenzioni
pubbliche prevedano dei vincoli (condizioni) sull’uso
finale delle somme trasferite, ciò a garanzia del corretto
utilizzo delle risorse stesse.
Sempre nell’ottica di favorire l’accesso al credito per lo
start up di attività, molti Paesi hanno introdotto
sistemi di prestiti sovvenzionati. Ne sono un esempio
i cosiddetti “Prestiti d’onore”, che hanno fornito a generazioni
di donne e giovani disoccupati, una combinazione
di sovvenzioni e prestiti senza interessi, soprattutto
in Italia e Francia (si veda oltre l’approfondimento
sulle misure italiane), senza chiedere garanzie
collaterali o altre forme di garanzia.
Un altro strumento utilizzato nelle politiche per l’imprenditorialità
inclusiva è il microcredito. I beneficiari
spesso non hanno una garanzia e una storia di credito
verificabile e possono essere disoccupati, giovani neet
o persone con disabilità non in grado di accedere al
normale mercato del credito. Il microcredito generalmente
erogato da istituti specializzati di microfinanza
(fino alla soglia fissata dalle istituzioni comunitarie di
25 000 Euro). Da sottolineare che le chiavi del successo
dei programmi di microcredito comprendono l’offerta
di formazione e coaching ai destinatari dei prestiti e
un attento monitoraggio dei clienti e dei piani di rimborso.
Infine, un elemento di rilievo nell’ambito delle politiche
per l’imprenditorialità inclusiva a sostegno dell’accesso
ai finanziamenti da parte dei potenziali imprenditori
dai gruppi sottorappresentati nel mercato del lavoro, è
l’educazione finanziaria. I potenziali imprenditori che
presentano bassi livelli di comprensione dei concetti
finanziari di base e non conoscono le loro opzioni
nella ricerca di finanziamenti per lo start-up di impresa
(per es. come accedere a nuove forme di finanziamento
con il crowdfunding, il prestito di gruppo, ecc.) devono
essere aiutati a migliorare i loro livelli di “alfabetizzazione
finanziaria”. Come già detto su queste pagine, ciò
include sia la conoscenza e la comprensione dei concetti
finanziari sia le abilità personali, la motivazione e la fiducia
nell’applicare questa conoscenza e comprensione
in scelte e decisioni efficaci in ambienti finanziari.
L’obiettivo sociale dell’educazione finanziaria è quello, inoltre, di migliorare il benessere finanziario delle
persone e della società e di abilitare la partecipazione
alla vita economica.
A conclusione del percorso di crescita delle istituzioni,
di rafforzamento delle competenze e capacità imprenditoriali
dei soggetti svantaggiati, di educazione finanziaria
per l’accesso al credito, troviamo le raccomandazioni
dell’OCSE sul rafforzamento delle “reti di imprese”.
Si tratta di network che connettono gruppi di
imprenditori, fornitori di servizi alle imprese e altri
soggetti rilevanti. Queste reti possono aiutare gli imprenditori
a ottenere finanziamenti, trovare partner
commerciali, fornitori, dipendenti e clienti e ottenere
idee per nuovi prodotti, processi, metodi organizzativi
e modelli di business. I decisori politici e i governi dovrebbero
progettare iniziative di networking affinché
la gestione e la proprietà delle reti di imprese vengano
trasferite ai membri.
Quanto emerge dall’attività dell’OCSE degli ultimi

BETTER ENTREPRENEURSHIP POLICY TOOL
<>Il portale “Better Entrepreneurship Policy Tool”
<>(letteralmente: strumento per una migliore politica
<>dell’imprenditorialità) è realizzato da OCSE e Commissione
<>Europea ed è destinato ai responsabili
<>delle politiche e a tutti gli altri stakeholder locali,
<>regionali e nazionali che desiderano informarsi
<>sulle le politiche pubbliche a sostegno dei giovani,
<>delle donne, dei migranti e dei disoccupati nella
<>creazione di imprese e lavoro autonomo, come
<>pure sul tipo di supporto offerto allo sviluppo delle
<>imprese sociali.
<>Lo strumento ha lo scopo di aiutare i responsabili
<>politici ad avere una visione olistica degli ecosistemi
<>per sostenere l’imprenditorialità inclusiva e sociale
<>e per catalizzare il processo di sviluppo della
<>politica stessa. Di rilievo la funzione di autovalutazione
<>dello strumento, che consente agli utenti di
<>valutare il proprio ambiente politico per un’imprenditoria
<>inclusiva e sociale a fronte delle buone
<>pratiche presenti.
<>Lo strumento favorisce una riflessione accurata
<>da parte dei responsabili e stakeholder interessati
<>e offre stimoli su politiche e programmi inclusivi e
<>di imprenditoria sociale. Inoltre, promuove l’apprendimento
<>attraverso la conoscenza delle buone
<>prassi internazionali e migliora la progettazione e
<>attuazione di politiche per l’inclusione e per l’imprenditorialità
<>sociale. Lo strumento si rivolge a
<>una vasta gamma di stakeholder: responsabili
<>delle politiche, associazioni e reti di imprese,
<>camere di commercio, fornitori di servizi finanziari,
<>istituti di ricerca, enti di formazione e scuole, e organizzazioni
<>della società civile.
<>Nella sezione “Valutate i vostri programmi e politiche
<>di imprenditorialità inclusiva” offre quattro versioni
<>dello strumento di autovalutazione per ciascuno
<>dei principali gruppi target dei programmi per
<>l’imprenditorialità inclusiva: donne, giovani, disoccupati,
<>migranti. Ogni autovalutazione include una
<>raccolta di buone pratiche auto-dichiarate in base
<>alle quali si effettua la valutazione della propria
<>città (località), regione o paese. Le dichiarazioni di
<>buone prassi sono organizzate in sei moduli e la
<>loro compilazione richiede circa un’ora di tempo.
<>Avviato in lingua inglese, funzionerà in 24 lingue.
<>https://www.entrepreneurship.eu


sei anni, è che per disegnare politiche e programmi di
imprenditorialità inclusiva non è sufficiente seguire le
linee guida e le raccomandazioni qui presentate, è necessario
conoscere le esperienze già realizzate nel
dettaglio. Al fine di rendere queste conoscenze più facilmente
accessibili, l’OCSE ha costruito lo strumento
online “Better Entrepreneurship policy Tool” (v. Box).
Tuttavia, agli strumenti conoscitivi e di valutazione
comparativa, come quello proposto da OCSE e Commissione
Europea, devono affiancarsi il monitoraggio
e la valutazione delle politiche e programmi per l’imprenditorialità
inclusiva avviati. Questi devono poggiare
su adeguati strumenti e avere carattere continuativo e
ricorrente, prevedendo il rilascio di dati con cadenza
almeno trimestrale e la produzione di rapporti semestrali
e annuali di valutazione. L’assenza o incompletezza di
questi dati e rapporti non consente di valutare l’efficacia
delle politiche pubbliche per l’imprenditorialità inclusiva,
almeno nel nostro Paese.
Nell’approcciare il tema della sostenibilità delle microimprese
e imprese individuali avviate in Italia con
il sostegno di risorse pubbliche, ci si scontra infatti
con la difficoltà di reperire i dati necessari per effettuare
una lettura dell’andamento dei finanziamenti nel
tempo, la loro distribuzione territoriale (regioni e
città), l’età e il genere dei beneficiari dei finanziamenti,
le tipologie di impresa create e i loro settori economici,
fino alla loro mortalità.
A livello nazionale, alcuni dati aggregati (pochi) sono

presenti sul sito di Invitalia S.p.A., l’Agenzia per lo sviluppo,
dove sono regolarmente aggiornati. Invitalia
S.p.A., infatti, ha gestito nel tempo diversi strumenti
per conto del Ministero dello Sviluppo Economico, del
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Agenzia
Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, etc. Tra
questi, ad esempio, il programma “Nuove imprese a
tasso zero” che ha raccolto il testimone dalla precedente
misura “Autoimprenditorialità” (decreto legislativo
185/2000, Titolo I), che a sua volta ereditava l’esperienza
della legge 95/1995 e, in precedenza, della legge per
l’imprenditorialità giovanile, la n.44/1986. Gli incentivi
del programma sono rivolti alle imprese composte in
prevalenza da giovani tra i 18 e i 35 anni o da donne
che vogliono avviare una micro o piccola impresa.
Dal mese di gennaio 20162 sono stati presentati 2.678
progetti di impresa (di cui ben 1.004 nella sola Campania,
seguita dal Lazio con 369 e dalla Sicilia con 275). Di
questi, solo 462 (il 17,2%) hanno superato l’analisi dei
tecnici dell’Agenzia e sono stati ammessi all’agevolazione.
Le attività avviate ricadono in gran parte sui territori
del Mezzogiorno con 312 auto-imprese (pari al 67%
del totale) e, in misura decisamente inferiore, nel centro
Italia con 116 attività auto-imprenditoriali (25%) e
nelle Regioni del Nord con 34 (7,3%). I settori prevalenti
delle attività auto-imprenditoriali avviate sino ad oggi,
sono: servizi alle persone (146 imprese pari al 31,6%),
produzione di beni (116 attività pari al 25%), commercio
(90 imprese pari al 19,5%), turismo (59 imprese pari al
12,7%). Gli investimenti attivati sono pari a 149,7
milioni di euro e le agevolazioni concesse di poco
superiori a 100 milioni di euro.
Purtroppo, ai dati presenti sul sito non si accompagna
un rapporto di monitoraggio e valutazione della misura,
quindi, non sappiamo a quante donne e quanti giovani
sono stati concessi i finanziamenti, la loro età, la
dinamica di sviluppo di queste attività.
Dell’incentivo “Resto al Sud”, dotato di 1.250 milioni
e partito a inizio 2018, sappiamo ancora meno: in un
anno ha ricevuto 5.714 domande di finanziamento di
cui 2.190 approvate (dati al 15 gennaio 2019). Purtroppo,
non sono presenti dati né sulla tipologia di
imprese, né sulla distribuzione regionale, né sull’età e
il genere dei beneficiari (anche in questo caso si tratta
di una misura di imprenditorialità inclusiva, essendo
destinata agli under 46 interessati ad avviare una
impresa in tutti i settori ad esclusione del commercio
e dell’agricoltura). Nessun rapporto è presente sul
sito, né previsto.
Non si può dire lo stesso per l’ambito delle start up innovative,
cui il Ministero dello sviluppo economico
dedica rapporti trimestrali di monitoraggio e un
rapporto annuale, che approfondisce diversi aspetti
della natura delle imprese avviate e le loro potenzialità
di sviluppo. Infatti, sullo strumento “Smart & Start
Italia” che finanzia progetti con budget minimo da
100mila fino a 1,5 milioni di euro è possibile trovare
dati generali di avanzamento della spesa sul portale
dell’Agenzia, e il monitoraggio e la valutazione della
misura sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico
che ne da rilievo sul suo sito. Non si tratta però di uno
strumento di imprenditorialità inclusiva.
Per le politiche e i programmi di imprenditorialità inclusiva
una buona prassi italiana da segnalare all’OCSE
potrebbe essere lo strumento “SELFIEmployment”,
fondo rotativo gestito da Invitalia in collaborazione
con l’Ente Nazionale per il Microcredito. Il Rapporto
di valutazione in itinere dello strumento è disponibile
dal 20 dicembre 2018 sul sito dell’ANPAL. Esso
risponde alla domanda di valutazione sull’efficienza
del Fondo in merito a: stato di avanzamento nel raggiungimento
degli obiettivi prefissati, livello di realizzazione
delle attività promosse, difficoltà attuative,
possibili correttivi per migliorare la performance;
affinché, individuati gli eventuali ostacoli, il decisore
politico e l’istituzione di riferimento possano “ri-orientare”
lo strumento.
L’ottica è di procedere per step successivi nel miglioramento
dell’efficienza ed efficacia degli strumenti di
microfinanza, attraverso una analisi continua dei
risultati che deve essere intesa non come strumento di
controllo, ma come unica opportunità di avanzamento
e rafforzamento delle politiche di incentivazione dell’impreditorialità
inclusiva.

BIBLIOGRAFIA
Policy brief on Youth Entrepreneurship, OECD, 2012
Missing entrepreneurs, OECD, 2017
Policy Brief on Women’s entrepreneurship, OECD, 2017
SELFIEmployment, Rapporto di valutazione in itinere, Anno
2018, ANPAL
La valutazione dello “Start up Act” italiano, OECD, 2018
Entrepreneurship at a Glance, OECD, 2108
Draft OECD Recommendation on financial literacy and education,
2019
1 SELFIEmployment e Yes, I start Up.
2 Non sono disponibili dati relativi alle attività finanziate con le
edizioni precedenti del programma dal 1986 in poi.

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