L’innovazione tecnologica alla base dello sviluppo economico italiano: il ruolo delle start-up e delle PMI innovative

L’innovazione tecnologica alla base dello sviluppo economico italiano: il ruolo delle start-up e delle PMI innovative

Francesco Verbaro
Dirigente generale PCM

GARANZIA GIOVANI:

INCORAGGIARE LA FORMAZIONE, PROMUOVERE L’AUTO-IMPIEGO E SOSTENERE L’AUTO-IMPRENDITORIALITÀ


Sin dal 1997, gli Stati membri dell’UE perseguono la strategia europea per l’occupazione mediante l’individuazione di un insieme comune di principi per una politica del lavoro che ha quale obiettivo prioritario quello di creare più posti di lavoro e impieghi più qualificati in tutta l’Unione Europea.


In questo contesto generale e sulla base di una politica volta ad investire nel capitale umano, nel 2013 l’UE ha raccomandato agli Stati membri di garantire che tutti i giovani di età inferiore a 25 anni ricevano un’offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio entro un periodo di quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale.


È stato dunque promosso il Programma “Garanzia Giovani” fondato sull’evidenza che occorre sostenere una forza lavoro attiva, innovativa e qualificata, evitando gli elevati costi causati da giovani che non si trovano né in situazione lavorativa, né seguono un percorso scolastico o formativo, i cosiddetti «NEET».


Il Programma ha rappresentato – soprattutto nel nostro Paese in cui la “Garanzia Giovani” è stata estesa ai NEET fino a 29 anni – uno strumento che ha permesso di attivare una serie di servizi mancanti, sia a sostegno del lavoro subordinato sia a sostegno dell’auto-impiego, educando i giovani a riconoscere e sviluppare le proprie attitudini imprenditoriali, insegnando loro le nozioni generali di management d’impresa, informando circa la rete degli attori istituzionali ed accompagnando nella scelta e nell’utilizzo degli strumenti utili per fare impresa.

In virtù di un necessario coordinamento delle politiche, l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro - ANPAL ha affidato all’Ente Nazionale per il Microcredito l’incarico di promuovere ed attuare le misure per il sostegno all’auto-impiego e all’auto imprenditorialità classificate come 7.1 e 7.2 del PON IOG.


In particolare, la misura 7.1 – propedeutica alla misura 7.2 - alimenta oggi un progetto denominato Percorsi nazionali di accompagnamento all’auto-impiego ed auto imprenditorialità –Yes I Start-up: Formazione per l‘Avvio d’Impresa, che si pone in continuità con il precedente intervento “Crescere Imprenditori” realizzato da Unioncamere sino al 31 dicembre 2017.


La finalità del Progetto – avviato il 18 aprile 2018 - è quella di offrire la possibilità ai NEET registrati al Programma Garanzia Giovani di acquisire le competenze necessarie all’avvio ed alla gestione dell’attività d’impresa, grazie ad una formazione specifica e di accompagnamento personalizzato per una durata complessiva di 80 ore (60 in aula e 20 di accompagnamento personalizzato), mettendo a disposizione aule composte da un minimo 3 alunni ed un massimo di 12.


È dunque una misura collegata alla misura 7.2 che è volta a raccogliere e supportare le domande per il microcredito previsto dal Programma Garanzia Giovani, al fine di permettere ai giovani NEET di strutturare in maniera compiuta la propria idea di impresa - formalizzandola in un business plan – e successivamente presentare la domanda di finanziamento sul portale Invitalia, per l’accesso alla misura 7.2. del PON IOG – Fondo SELFIEmployment che finanzia progetti da 5.000 a 50.000 euro con prestiti a tasso zero, senza necessità di garanzie reali.


Grazie alla rete degli sportelli “retemicrocredito” e attraverso i soggetti partner dell’ENM, il “Progetto 7.1” è stato ormai attivato ed implementato con l’effettivo svolgimento e l’attuazione di azioni territoriali di individuazione di una rete partenariale pubblico/privato composta da 335 Soggetti Attuatori (Enti ed organismi formativi, società, associazioni , camere di commercio, studi di professionisti, ecc.) che hanno dimostrato di avere esperienza e competenze in tema di formazione e accompagnamento alla creazione di impresa, di avere aule idonee ed attrezzate, e di poter operare con propri docenti qualificati.


L’ENM non si è però limitato solo alla creazione della rete partenariale pubblico/privato grazie all’individuazione, valutazione dei soggetti attuatori selezionati con avviso pubblico ed operativi su tutto il territorio nazionale, ma ha anche progettato e predisposto un corso di formazione standard, articolato in 15 moduli formativi della durata di 5 ore ciascuno, nonché i materiali delle singole giornate di formazione (slide) e dispense, mettendole a disposizione di tutti i docenti.


I numeri fanno ben sperare visto che il progetto, ormai a regime, vede il coinvolgimento di oltre 400 NEET nelle attività formative, la realizzazione di più di 100 corsi realizzati a livello provinciale e sub provinciale, 800 sedi/aule formative (in tutte le regioni tranne che in Val d’Aosta) e ben 1.210 docenti autorizzati a svolgere le attività d’aula anche attraverso webinar sincroni.


L’esperienza dei primi anni ha dimostrato come non sia facile intercettare i giovani NEET, che hanno una propensione ad attivare un’esperienza di auto-impiego e quindi più orientati alla micro imprenditorialità.


Le difficoltà derivano dall’età e soprattutto dall’individuazione del bacino interessato e per questo, dopo una serie di analisi, i responsabili del progetto hanno ritenuto che questi potenziali beneficiari dovessero essere intercettati nelle fasi di “transizione” della loro vita formativa e lavorativa.


La mancanza di luoghi istituzionali presso i quali intercettare questi soggetti, tipo agenzie e centri per l’impiego, e la mancata attuazione di fatto degli sportelli per l’auto-impiego previsti dall’articolo 10 della legge 81/2017 “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, ha portato ad individuare dei luoghi come i centri di formazione, che costituiscono in Italia una rete sottoutilizzata dal punto di vista dei dati e delle informazioni.


Anche le Università, gli ITS (Istruzione Tecnica Superiore) e IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) dovrebbero essere coinvolti per aiutare i giovani a capire cosa vuole dire mettersi in proprio e quali sono oggi le opportunità offerte dal sistema pubblico e dalle politiche europee.


Chi esce da alcuni percorsi può essere più orientato verso la scelta dell’auto-impiego, ma senza un percorso di rafforzamento delle soft skills e di supporto informativo sui costi, opportunità e impegni c’è il rischio che il giovane si scoraggi o intraprenda tale percorso senza essere adeguatamente preparato ed attrezzato.
È fondamentale che i giovani NEET siano in grado di svolgere delle analisi qualitative e quantitative al fine di conoscere gli obblighi e scegliere le forme di organizzazione più adatte e funzionali potendo usufruire di più servizi di sostegno all’avviamento (start-up).


Occorre dunque offrire un opportunità di apprendimento che permetta di potenziare il percorso pensato in maniera standard che deve avere quale obiettivo l’insegnamento e l’approfondimento di nozioni in materia fiscale, di marketing, lavoristiche, organizzative, digitali (si pensi anche alla fattura elettronica e all’utilizzo dei social network per la promozione e il rapporto con il cliente).


Nel quadro attuale connotato da grandi trasformazioni e repentini cambiamenti, è indispensabile confrontarsi non solo con l’evidenza che non esiste solo il lavoro subordinato, ma anche con l’urgenza di rispondere alle crescenti difficoltà derivanti dalla crisi del mercato del lavoro ed al contempo garantire un ricambio generazionale al fine di rinnovare un sistema che continua a fondarsi su conoscenze ormai obsolete.


Tra le tante sfide vi è anche quella di ottenere qualifiche e migliorare le capacità e le competenze al fine di affrontare gli squilibri esistenti e soddisfare le esigenze in termini di domanda di lavoro anche di fronte all’incalzante fenomeno della digitalizzazione e dell’informatizzazione dei processi.


È dunque necessario migliorare la sensibilizzazione sulle possibili opportunità e prospettive legate al lavoro autonomo, anche attraverso una maggiore collaborazione tra servizi per l’impiego, sostegno alle aziende e fornitori di (micro) finanziamenti.


Si dovrebbe altresì potenziare le capacità di tutti i soggetti coinvolti e sfruttare tutte le possibilità offerte per il cambiamento e l’innovazione sociale per raccogliere esempi di buone prassi ed incoraggiare a condividere le esperienze. Il lavoro autonomo è molto eterogeneo: si va dall’artigianato tradizionale o specializzato alla professione ordinistica. Attività che nella loro specializzazione hanno bisogno di un supporto adeguato e mirato.


È indispensabile reagire alla competizione internazionale e alle trasformazioni tecnologiche investendo sul “know-how”, sulla formazione e sulla specializzazione, per avviare un percorso di riqualificazione delle competenze, della trasformazione delle professioni tradizionali e di adeguamento all’innovazione tecnologica e organizzativa.


Il problema non deriva “semplicemente” dalla carenza di domanda di lavoro, ma la vera crisi è generata dal crescente divario tra le competenze richieste e quelle in possesso dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro. Non bastano gli incentivi fiscali come la flat tax per le partite iva, misura comunque utile, ma serve un equipaggiamento in termini di conoscenze e competenze trasversali, nel caso di specie potremmo dire manageriali e imprenditoriali.


Lo “skills mismatch” assume diverse forme, determinate da diversi fattori (forza lavoro troppo o poco formata, disallineamento tra percorsi formativi e tecnologie produttive), ma potrà essere attenuato implementando interventi formativi per l’acquisizione di nuove skills in linea con i continui cambiamenti del mercato del lavoro.


Nell’attuale “sistema” il lavoro autonomo e l’autoimprenditorialità sono le nuove forme di organizzazione e modalità di lavoro ed è questo il ragionamento alla base del Programma “Garanzia Giovani” ed in particolare del “Progetto 7.1” che vuole formare, supportare ed accompagnare i giovani NEET che si devono confrontare con nuovi players, proporre idee e soluzioni innovative e presentare progetti originali che possano renderli competitivi sul mercato globale.

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