MICROCREDITO PER MIGLIORARE

Un italiano su tre non ha accesso alle banche e solo il 5% ha ottenuto un credito Il microcredito può essere uno strumento per realizzare una migliore distribuzione della ricchezza in tutto il mondo dal Sudest asiatico fino all’Italia. “Oggi l’1% della popolazione mondiale possiede la metà delle risorse disponibili; mentre la metà più povera ha accesso ad appena l’1% della ricchezza.” Queste le parole con cui la Presidente della Camera dei Deputati, on. Laura Boldrini, ha aperto, lo scorso luglio, la lectio magistralis tenuta da Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace (ottenuto insieme alla sua Grameen Bank, nel 2006), sul social business. Una situazione che, a suo avviso, non potrá reggere a lungo e che rende l’imprenditoria sociale “un’idea semplice e rivoluzionaria”, che ha consentito “a milioni di persone di uscire della povertà”, attraverso i prestiti di piccola entità concessi sulla fiducia. La Presidente ha poi fatto riferimento alla situazione italiana, giacché “anche nel nostro Paese c’è un enorme potenziale bacino d’utenza per il microcredito.

Oggi, un italiano su tre non ha accesso alle banche e solo il 5% ha ottenuto un credito. Dunque, bisogna fare di più per rilanciare strumenti finanziari inclusivi come il microcredito”. Secondo la presidente della Camera, il Parlamento “può giocare un ruolo importante” rimuovendo gli ostacoli che impediscono una piena attuazione della legge: “nelle prossime settimane – ha sottolineato la Boldrini - cercherò di favorire un tavolo di confronto che possa coinvolgere governo, commissioni parlamentari competenti ed esperti in materia”. In Italia, la regolamentazione del microcredito è molto recente (del 2006, 30 anni dopo la creazione della Grameen Bank! Che ha fatto da apripista e solo negli ultimi anni grazie alla nascita dell’Istituto Nazionale del Microcredito si iniziano a conoscere gli strumenti che prima erano pochi e poco conosciuti ai più (una rete di onlus in diverse città e/o provincie e alcuni istituti finanziari). E tutto ciò, malgrado la crisi economica, il forte incremento che ciò ha significato per le richieste di piccoli prestiti (soltanto nel 2012, i prestiti erogati sono aumentati del 30%, secondo l’Ente Nazionale per il Microcredito) e la diversa idea di base tra il microcredito della Grameen Bank e quello che si concede nel nostro Paese: in Italia, in effetti, il microcredito viene inteso come il credito di piccolo ammontare, destinato a coloro che sono esclusi dal settore finanziario formale. Rimane però sempre la concessione del credito al singolo individuo. È nella forma di concessione del credito che si rende veramente rivoluzioniaria l’idea di Yunus: tutto gira intorno alla cosidetta “garanzia solidale”.

Ciò implica che il credito si concede alle due persone più povere di un gruppo di cinque persone, riunitesi per chiedere lo stesso; gli altri tre individui non ricevono il loro prestito fintantoché le due prime persone non hanno provveduto alla restituzione dello stesso. Si crea così una rete di appoggio-pressione: se uno non paga, tutti perdono la possibilità di accedere a nuovi aiuti. Ciò ha reso il tasso di restituzione dei microcrediti della Grameen Bank superiore al 97%. Questa altissima percentuale di restituzione proviene anche da un’altra osservazione rivoluzionaria di Yunus: inizialmente, si previde che i prestiti venissero concessi, in identica misura, a uomini e donne, ma con l’avanzare del progetto si osservò una notevole differenza in favore delle donne, attualmente destinatarie del 90% dei microcrediti, Il tasso di restituzione non varia da un sesso all’altro, ma le donne, a differenza degli uomini, non tendono a soddisfare I propri bisogni per primi, bensì quelli familiari, seguiti da quelli domestici e di altro ordine. D’altronde ciò combacia molto bene sia con il compromesso della Grameen Bank nella lotta per la liberazione della donna che con l’accettazione dei 16 princìpi (non obbligatori) del microcredito, che fanno riferimento a tutta una serie di comportamenti, destinati a permettere (o quantomeno a favorire) di uscire dalla povertà, i destinatari dei prestiti: dalla scolarizzazione dei figli alla coltivazione di vegetali o al bere soltanto l’acqua canalizzata; il tutto passando per la consegna di un telefono cellulare, perché le nuove tecnologie permettono ai poveri di accedere alla società dell’informazione, con le importanti conseguenze che ciò implica per lo sviluppo della persona.

La vera rivoluzione di Yunus è stata la realizzazione di un’istituzione come la Grameen Bank, capace di innescare un sistema economico funzionante sulla base di princìpi lontani e diversi da quelli che impone il capitalismo, e renderla, contemporaneamente, portatrice di valori etici e filantropici.

In questo senso, lui stesso si è sempre reso disponibile all’entrata nel mondo del microcredito delle grandi istituzioni finanziarie, ma ha manifestato pure il suo timore a trasformare questi prestiti in un collaudato meccanismo che favorisca il lucro, in detrimento delle opere sociali che dovrebbero stare alla base del concetto di microcredito. Ed è proprio in questo senso che le parole della nostra Presidente della Camera assumono una particolare importanza: governo, commissioni parlamentari ed esperti dovrebbero fare di più per rilanciare questo strumento finanziario e permettere una sua piena attuazione. Tenendo anche presente, però, l’aspetto non prettamente economico della questione. Perché è lì che risiede la rivoluzionarietà del microcredito.

Download Article