QUANTO PESA IL MICROCREDITO

INTERVISTA AL MAGNIFICO RETTORE DELL’UNICUSANO, FABIO FORTUNA, SULLE NUOVE TECNICHE DI FORMAZIONE A DISTANZA PER LE MATERIE MICROFINANZIARIE

Gianluigi De Angelis | Coordinatore Segreteria ENM

Per parlare di formazione nel terzo millennio non si può, naturalmente, non parlare di elearning e corsi a distanza attraverso supporti multimediali e high tech. Fabio Fortuna, rettore della UNICUSANO e docente esperto in materia economica, nonché precursore di un'attività formativa che utilizza le nuove realtà digitali e le piattaforme di e-learning per la trasmissione della conoscenza, risponde ad alcune domande sulle nuove prospettive di sistema sul tema economico.

Professore oggi qual è il peso della finanza etica e delle attività microfinanziarie nei nuovi indirizzi economici e nella programmazione di un'offerta formativa complessiva?

Il peso è ancora limitato, purtroppo, anche se nei sistemi economici di oggi finanza etica e microfinanza stanno assumendo una rilevanza sempre maggiore; sarà quindi il caso di incrementarne presenza e incidenza. Lo strumento della microfinanza può insegnarci molto, in riferimento sia al ruolo dell’etica nell’economia sia ad alcuni ambiti economici che non riescono ad avvalersi del credito tradizionale. Il microcredito, infatti, offre un approccio originale al problema dell’affidabilità del creditore, demandando il controllo ex post dell’utilizzo del credito concesso alla comunitá di appartenenza.

La microfinanza fino a qualche anno fa era considerata negli ambienti economici un'attività da svolgere nei Paesi emergenti e la sua applicabilità era demandata ad operatori che spesso prestavano opera di volontariato o a banche e fondazioni locali che operavano senza nessun tipo di formazione specifica. Come è cambiato il panorama? Esiste oggi la possibilità reale che nei corsi di economia sia trattata la microfinanza come un vero e proprio argomento di studio? Per lei quanto è importante integrare questo indirizzo nei corsi?

La microfinanza non è più un argomento confinabile nei Paesi emergenti ma ci coinvolge direttamente; sarebbe necessario considerarla con attenzione insieme alla questione “etica” nella finanza e concepire con maggiore frequenza corsi ad hoc. In quelli tradizionali che ruotano intorno agli intermediari finanziari e alla finanza, questo argomento è spesso trattato solo marginalmente, anche per l’incidenza limitata che hanno, nella massa di prestiti erogati annualmente, quelli riconducibili alle forme tecniche del microcredito; per quanto espresso, tuttavia, reputo indispensabile dedicare parti definite dei corsi tradizionali o sviluppare corsi specifici su questi temi. Nei corsi di economia monetaria e di microeconomia, tuttavia, trova spazio la trattazione dei temi delle asimmetrie informative che sono alla base delle peculiarità dello schema del microcredito.

A suo avviso quali sono gli effetti a breve e lungo termine che potrebbe sortire lo studio e l'applicazione della microfinanza come strumento di sviluppo economico e sociale?

Mi ricollego alla risposta precedente per sottolineare che lo studio delle forme tecniche deve accompagnarsi a quello della qualità del credito, inteso come un’integrazione dell’analisi di fido mediante indagini tecnico-economiche legate agli aspetti sociali e di politica economica. Il microcredito, infatti, è soprattutto una forma tecnica che rende più responsabili il creditore e la sua comunità; pertanto, ha lo scopo di migliorare l’utilizzo del credito e ne migliora la qualità.

L'educazione a distanza può essere utile a formare nuove figure professionali? Ad esempio professionisti che rispondano alle esigenze di un percorso di orientamento al lavoro legate alla figura dell'operatore di servizi microfinanziari?

Sicuramente. La formazione normalmente definita “a distanza” sta diventando “più vicina” ai discenti, quindi anche ai professionisti. La motivazione principale è connessa alla possibilità delle attuali modalità di interazione che consentono un contatto diretto anche essendo fisicamente distanti. Inoltre, la telematica permette anche un’interazione asincrona, ampliando le potenzialità dei processi formativi, senza costituirne una parte marginale.

Da esperto vorremmo, infine, un suo parere sull'utilizzo e la creazione dei Fondi di garanzia nazionali per lo sviluppo delle piccole e medie imprese.

I Fondi di garanzia, se funzionali a ripianare le perdite delle imprese meno efficienti, non è detto che possano sortire effetti positivi sul tessuto produttivo italiano. Se, invece, potessero essere impiegati anche in chiave preventiva mediante la formazione degli operatori, focalizzando l’attenzione sulla qualità del credito, la loro presenza potrebbe garantire una limitazione del danno per ogni intermediario finanziario: ciò favorirebbe, invece di ridurre, il perseguimento dell’efficienza del settore che stenta a decollare anche per mancanza di conoscenza dei suoi meccanismi di funzionamento.

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