100 DONNE PER L'ITALIA

100 DONNE PER L'ITALIA

Denise Faticante

Giornalista

Il mondo femminile sottostimato e quasi mai considerato quando si tratta di esprimere valutazioni e analisi, soprattutto nell’ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico. Per questo è nato 100esperte, un mondo di vedere il mondo in maniera diversa. Si tratta di una banca dati online, inaugurata nel 2016 con 100 nomi e curriculum di esperte in settori storicamente sotto-rappresentato dalle donne e al contempo strategico per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese.

La realtà è stata lanciata dall’Osservatorio di Pavia e dall’associazione Gi.U.Li.A in collaborazione con la fondazione Bracco e il supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. E’ anche un progetto contro gli stereotipi, considerando che, secondo gli impietosi numeri del Global Media Monitoring Projet 2015, a spiegare e interpretare il mondo sono quasi sempre gli uomini: nell’82% dei casi.

La selezione delle esperte è realizzata in collaborazione con il Centro Genders dell’Università degli Studi di Milano per le STEM, con l’Università Bocconi per l’area Economia e Finanza e con ISPI. Il progetto gode del patrocinio della Rai, del Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti e della Consigliera Nazionale di Parità istituita presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Una sfida, una battaglia e una scommessa contro lo stereotipo di genere: anche perché un rapporto dell’Ocse stima che nei prossimi otto anni il Pil mondiale potrebbe aumentare più di due punti percentuali se il gap di partecipazione delle donne all’economia si dimezzasse. le donne devono apportare il loro contributo di conoscenze e competenze.
100esperte cerca di vedere lontano e creare un futuro di pari opportunità perché, per esempio, secondo i più recenti dati dell’Europarlamento, le donne hanno studiato di più, lavorano ma sono pagate di meno (in media 8.000 euro in meno all’anno rispetto agli uomini) e sacrificano più spesso la loro carriera per occuparsi dei figli. E la crisi economica ha peggiorato la situazione. Sia in termini di retribuzioni (ulteriormente diminuite per le donne), che complicando il fragile equilibrio tra vita e lavoro.

INTERVISTA A LUISELLA SEVESO

giornalista e membro di “GiULIA giornaliste unite libere autonome”

Non solo nel lavoro. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature, le donne sono discriminate economicamente anche quando vincono premi scientifici. Chi di loro ottiene un riconoscimento guadagna, infatti, meno denaro dei colleghi uomini. Ma un nuovo cammino è appena iniziato.

INTERVISTA
Una sfida, una battaglia, un esperimento e una nuova frontiera contro i pregiudizi di genere. È 100esperte, un data base che raccoglie curriculum di donne esperte nel campo tecnico, scientifico e matematico. Luisella Seveso è una delle ideatrice che si è buttata a capo fitto in questo progetto. Laureata in Lingue, giornalista professionista dal 1986. Ha lavorato al Giorno dal 1984 prima come cronista del settore sanità-servizi sociali, in seguito nella redazione cultura de Il Giorno e del Quotidiano Nazionale. Nel 2012 è stata eletta nel primo Consiglio di Disciplina Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Fa parte del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e del Comitato Tecnico Scientifico per la formazione continua.

Come nasce il progetto 100esperte?

Da una realtà con cui io e Giovanna, giornaliste per trent’anni in quotidiani nazionali, ci siamo sempre confrontate: l’ apparente assenza di donne competenti da intervistare in qualità di esperte. Quasi nessuna voce femminile veniva portata alla ribalta dai colleghi della carta stampata o della TV, a parte rarissime eccezioni come Margherita Hack o Rita Levi Montalcini.

Impossibile non ce ne fossero altre. I dati ci dicevano che le donne interpellate come esperte in Italia erano il 18 per cento del totale. Una percentuale troppo bassa rispetto anche ai numeri, che ci dicono che nella realtà universitaria ad esempio le ragazze sono più numerose, più brillanti, e si laureano prima dei ragazzi. Quindi questa realtà andava raccontata. Dovevamo offrire ai colleghi , sempre molto pigri e abituati a interpellare gli stessi esperti, un’agenda di nomi nuovi al femminile per fare emergere volti e pensieri differenti. Dovevamo scovare e fare conoscere donne estremamente competenti e brillanti.

Così abbiamo fatto.


Ma l’Italia ha un problema culturale?

Sì ma non solo. Direi che la considerazione della eccellenza femminile è scarsa anche altrove nel mondo e prova ne è il fatto che anche realtà che noi immaginiamo più avanzate come i paesi anglosassoni hanno un’incidenza di “esperte” pochissimo superiore a quella italiana. I problemi alla base di questa realtà come si può intuire sono molti, dalla società patriarcale alla difficoltà di trovare lavoro alla mancanza di welfare.


Come è stata la risposta?

Che mondo avete trovato?

La risposta al progetto è stata molto positiva da parte delle esperte, pochissime tra le prescelte hanno declinato l’invito a partecipare al database. Era un’esigenza che si sentiva fortemente. Abbiamo trovato grande entusiasmo da parte dei colleghi che ci hanno dato una mano con interviste e articoli, anche se facciamo fatica ad arrivare a un cambio culturale nella nostra categoria. Ma poco a poco ce la faremo. E poi abbiamo trovato il grande sostegno da parte della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e di Fondazione Bracco, al nostro fianco fin dall’inizio per fare viaggiare 100esperte.


Da dove si parte per cambiare le cose?

Sì può tentare di partire da iniziative pratiche come la nostra. Dall’impegno di tante donne che si stanno dando da fare come le colleghe dell’associazione di giornaliste, Giulia, di cui io e Giovanna facciamo parte e a nome della quale abbiamo pensato 100esperte. Dal sostegno di reti femminili, dalle scuole, dalle donne che possono come role.model mostrare alle più giovani la via per affermarsi. Dagli uomini intelligenti, che devono essere al nostro fianco perché per cambiare le cose dobbiamo impegnarci insieme.

INTERVISTA


Autrice di vari saggi sulla condizione della donna, giornalista professionista dal 1987 a Il Giorno, dopo collaborazioni con numerose testate, tra cui L ’Espresso, Panorama, Il Sole 24 Ore, e dal 2000 al 2010 è al Corriere della Sera, Giovanna Pezzuoli si è sempre occupata di tematiche femminili e dal 2016 cerca di dare visibilità a quelle donne, esperte e autorevoli, che però non trovano spazio. Il sito si chiama 100esperte, un database che raccoglie centinaia di nomi di donna specializzate in vari settori, dalla scienza all’informatica alla medicina, pronte ad dire la loro al pari degli uomini. Membro del direttivo di 100esperte.it, Giovanna ha collaborato gomito a gomito con l’Osservatorio di Pavia e l’associazione GiULiA (Giornaliste unite, libere, autonome), proprio per portare le donne nei pannel e nelle conferenze a livello internazionale.

Come nasce il progetto 100esperte.it?

Si ufficializza nel 2016, ma c’è stata una gestazione che è durata un anno o due. Nasce dall’incrocio di due esperienze. Da una parte quella di noi giornaliste di GiULiA, con Luisella Seveso, lavorando nei quotidiani ci eravamo accorte che noi donne non venivamo mai interpellate come esperte, avevamo una agenda di uomini che rispondevano un po’ a tutto, perché considerati autorevoli. Un misto di pigrizia, pressappochismo, superficialità e bisogno di fare cose in fretta insomma. Dall’altro l’esperienza di Monia Salini dell’osservatorio di Pavia che con il suo global media monitor in project, il più longevo ed esauriente processo di monitoraggio delle donne nei media di 114 Paesi, è riuscita a definire un dato sconfortante: solo il 18 per cento delle donne veniva interpellata come voce autorevole. A questa invisibilità delle donne professioniste è venuta la voglia di dire ‘no’ perché esistono professioniste, esperte e autorevoli. Abbiamo sentito la necessità di togliere ogni alibi e dimostrare il contrario.


Chi vi ha sostenuto?

La Commissione Europea che ha creduto nel nostro progetto, ci è stata di grande aiuto. In un primo momento pensavamo a una agenda cartacea, poi ci è stato suggerito di creare un database digitale, molto più semplice da aggiornate. Siamo partite

INTERVISTA A GIOVANNA PEZZUOLI

giornalista e membro di “GiULia giornaliste unite libere autonome” di Arianna masia

dalle scienziate, perché sono un settore strategico. Abbiamo iniziato la selezione con dei criteri rigidi e trasparenti. Queste scienziate sono per il 70 percento accademiche e il resto professioniste. Poi ci sono dei criteri giornalistici tipo l’attualità della ricerca o quanto è innovativa. Per esempio se una donna medico si sta occupando di un progetto che guarda al mondo femminile interessa di più ovviamente. Infine c’è il criterio della reperibilità: bisogna che queste esperte siano sempre contattabili dai giornalisti che ne richiedono il punto di vista.

Quanto conta nel discorso della visibilità anche essere una ‘esperta’ in un settore prettamente maschile?

Sicuramente molto. In certe facoltà ci sono pochissime donne e a livelli apicali, questo incide nella scarsa visibilità della donne. Noi avevamo una geologa esperta in terremoti, che è stata contatta solo quando l’abbiamo inserita nella banca dati. Ci sono settori in cui si dà per scontato che le donne non siano esperte, perché c’è un pregiudizio che va combattuto anche sin dalle elementari. Per esempio una delle nostre esperte, Paola Belardi, che insegna alla Sapienza, ha fatto un programma ‘Nerd?’ (Non è una roba per donne) un modo ironico per evidenziare come le donne che non si avvicinano all’informatica perché si ha lo stereotipo dell’uomo brufoloso con gli occhiali. Uno stereotipo quindi che blocca il mondo femminile
nell’avvicinamento a queste discipline. Il progetto invece ha insegnato alle donne semplicemente come creare delle app e i numeri di donne che si sono avvicinate all’informatica sono cresciuti, dal 7 al 14 percento. Un semplice programma ha abbattuto muri e stereotipi.


Quanto ci manca ancora per essere al pari degli uomini?

Tantissimo, ci eravamo posti l’obiettivo di arrivare nel 2020 al 40 percento di donne esperte intervistate, al momento il database si sta allargando, però dopo il monitoraggio abbiamo registrato un aumento molto piccolo del 1,5 percento dal 19 al 20,5. Si va molto lentamente, anche se con le nostre esperte abbiamo avuto più di 400 interviste in radio e tv. Ci sono problemi culturali profondamente radicati non solo in Italia ma a livello mondiale. E’ un problema molto sentito, ma c’è tanto da fare. Poi si fanno dei passi indietro anche con il nostro governo, visto che si mettono in discussione anche le libertà acquisite dall’aborto in poi… La storia delle donne è sempre stata così: fatta di tanti passi indietro e tanti in avanti.

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