STORIA DI MARINELA

DALLA ROMANIA ALL’ITALIA IN PUNTA D’AGO

Marco Attonetti

La storia di Marinela Logigan è una di quelle che meglio sembrano ricalcare questi tempi in cui la crisi economica si intreccia con la voglia di fare fortuna all’estero o anche solo per avere maggiori chance rispetto a realtà di forte difficoltà. Infatti quando Marinela arriva in Italia è piena di belle speranze. Ha lasciato la sua terra, la Romania, dove le cose non vanno affatto bene. Se si trova lavoro è un lavoro duro e soprattutto si guadagna poco. La speranza è quella di ribaltare la situazione qui in Italia e mandare qualche soldino a casa una volta trovata un buona situazione.

A dire la verità l’approdo in Italia non è il massimo. Marinela, un po’ spaesata, conosce anche molto poco la lingua e si accorge subito che a differenza dei tanti racconti che si fanno in Romania, Roma non è l’eldorado. Anche qui i problemi non mancano: traffico, code, problemi di comunicazione all’inizio fanno la differenza, ma lei non demorde e comincia a guardarsi attorno arrangiandosi come domestica. Man mano che passano le settimane però si accorge che in Italia e a Roma tanti lavori non piacciono più o meglio nessuno è disposto più a farli, come ad esempio quello di sarta che invece lei conosce bene. Dai calzini dei fratelli, quando era ancora in Romania, ad abiti un po’ più seri, magari per uscire di casa con qualcosa di nuovo senza spendere soldi che in Romania non ci sono, Marinela insomma può vantare, a ragion veduta, un’ottima m anualità e una particolare bravura nell'utilizzare ago e filo, forbici e macchina da cucire. Le amiche le cominciano via via a consegnare abiti e pantaloni da accorciare e sistemare e Marinela comincia a pensare che forse potrebbe aprire una piccola attività in proprio. “Una sartoria – ci racconta – mi sembrava proprio una buona idea in questo periodo in cui è difficile trovare un posto di lavoro dipendente”. La volontà però si scontra subito con un aspetto che in Italia conosciamo bene: la burocrazia. Bolli, autorizzazioni, richieste e attese, ma soprattutto soldi che in questo momento Mari- nela non ha. Insomma non si trattava semplicemente di apri- re una partita Iva: gli ostacoli erano tanti.

C’era bisogno di un locale a norma di legge, magari cercandolo in una zona fre- quentata e di passaggio dove l'attività poteva risultare visibile e facilmente raggiungibile. Almeno due stanze con un piccolo camerino, oltre agli spazi riservati al lavoro vero con tanto di macchine da cucire e gomitoli. Una ricerca non facile e Marinela scopre subito che aprire un’attività di sana pianta le risulterebbe troppo costoso. Poi un giorno passeggiando s copre che proprio a pochi passi dalla casa che condivide con un paio di amiche un signore anziano italiano intende cedere la sua attività di sarto. Il locale è proprio quello che serviva: macchine, manichini, stoffe. Tutto pronto. Il suo paradiso. Certo la clientela un po’ ridotta probabilmente perché con l’età l’anziano proprietario faceva sempre più fatica a portare a termine tutti i lavori, allungando di molto i tempi di consegna dei capi e provocando l’irritazione della clientela più propensa a rivolgersi altrove. Ma Marinela era certa di poter fare la differenza con il suo lavoro e lo sforzo non le faceva paura tanto più che avrebbero lavorato con lei anche due amiche pronte a darsi da fare e brave con ago e filo.

Cominciano le trattative con il vecchio proprietario e dopo una settimana l’accordo sembra davvero ad un passo, ma Marinela si scontra con un altro problema che a quel punto rischiava di far tramontare il suo sogno di rilevare una sartoria: l’accesso a un prestito personale che le banche non volevano concedergli. Tanti preventivi in giro tra istituti di credito e finanziarie, ma il ritornello di molte banche era sempre lo stesso: “Con i suoi documenti di reddito e senza un garante solido il prestito non può esserle concesso”. Passano diverse settimane e a questo punto l’idea di aprire un’attività in proprio sembra svanita per sempre. Marinela non ha neanche molto tempo a disposizione: il vecchio proprietario la incalza, vuole sapere se l’affare si può fare, ma lei è ancora in alto mare e l’accordo ormai sembra un ricordo lontano. Un giorno però in giro mentre era alla ricerca di una qualche soluzione attraverso Internet si imbatte nella pagina dell’Ente Nazionale per il Microcredito. Sembra il solito annuncio come tanti altri, ma a leggere bene il messaggio sembra diverso.

Cortesia e cordialità, anche allo stesso call center, sono un segnale diverso da quelli che ha raccolto fino ad ora e nonostante la sfiducia e il pessimismo delle ultime settimane Marinela decide di provare e segue la procedura. “Ho presentato un business plan nonostante fosse il periodo di ferie, in pieno luglio, e per questo avevo paura che sarebbe stata rigettato di li a poco”, ci confessa. Passano tre settimane, poi una telefonata. La richiesta è stata vagliata e al rientro dal periodo delle vacanze la cifra di 5.000 euro, che Marinela aveva chiesto, è pronta. “Sono sincera: avevo perso le speranze, non pensavo sarei riuscita ad avere quella somma, ma quando mi hanno chiamato dall’Ente Nazionale per il Microcredito per avere l’Iban del mio conto sono stata contentissima. Mi sono confrontata con tanti amici: il prestito è molto favorevole in termini di condizioni e anzi molto più concorrenziale di quelli proposti da molte banche con interessi che per me sarebbero stati ingestibili. Oggi invece ho una piccola rata che non mi pesa e posso lavorare con tranquillità”. “Consiglio a tutti il microcredito e infatti ho già mandato tanti amici che come me che hanno piccole botteghe”, racconta ancora Marinela. La sua sartoria, che si trova in uno dei quartieri più popolari di Roma, fa ogni giorno il pieno. Grazie al finanziamento ricevuto dall’Ente Nazionale per il Microcredito, Marinela ha potuto acquistare macchinari e, più in generale, sostenere le spese della sua attività. Il suo sogno, ora, è realtà.

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