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  • UN PONTE CHE ATTRAVERSA L’OCEANO

    UN PONTE CHE ATTRAVERSA L’OCEANO

    ACCORDO ITALIA CUBA TRA ENM E BANDEC

    È stato siglato a L'Avana nel mese di marzo 2016 l'accordo tra l'Ente Nazionale per il Microcredito e il BANDEC, il Banco di Credito e Commercio della Repubblica di Cuba. Una firma che ha visto protagonisti il Presidente dell'Ente, Mario Baccini e il Vice Presidente del BANDEC, Leysii Perera Leòn.

    L’ENM ed il BANDEC con il memorandum di intesa siglato intendono promuovere la creazione di una società mista. Tale società avrà ad oggetto principalmente il finanziare progetti di microcredito nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento, della pesca e delle attività di trasformazione connesse, nonché delle micro aziende nel settore delle energie rinnovabili ed altro. Tale società mista sarà partecipata dal BANDEC e dal soggetto giuridico partecipato, o di riferimento dell’ENM. Successivamente potrà anche essere creato un fondo di garanzia dedicato e potrà altresì avere luogo la costituzione di un consorzio di imprese italiane, sotto egida dell'ENM, che si rivolgeranno anche al fondo per la creazione di nuove società miste nella Repubblica di Cuba in joint venture con imprese locali.

    Questo memorandum di intesa può essere, a buon diritto, annoverato tra gli accordi storici per il nostro Paese e la firma arriva, non a caso, dopo la visita del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Cuba. In un momento in cui l'Isola si sta riaffacciando sui mercati economici globali, la più grande istituzione finanziaria cubana ha scelto di seguire la strada dell'economia sociale e di mercato favorendo questo accordo per la promozione di uno strumento come il microcredito in grado di offrire opportunità reali, che siano integrate con il sistema esistente sostenendo una attività di finanza etica, seguendo i dettami del social global impact Forum del G8. La via italiana alla microfinanza secondo il modello implementato dall'ENM è funzionale al raggiungimento degli obiettivi del millennio, ma anche al sostegno dell'economia interna di altre nazioni, con la capacità di supportare l'internazionalizzazione di impresa delle nostre aziende. Un risultato che porta la firma non solo dell'Ente ma di un lavoro di equipe svolto grazie al supporto della rete diplomatica del MaeCi.

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  • VANTAGGI DELLA COLLABORAZIONE TRA BANCHE ED ENTE NAZIONALE PER IL MICROCREDITO

    VANTAGGI DELLA COLLABORAZIONE TRA BANCHE ED ENTE NAZIONALE PER IL MICROCREDITO

    Le banche e l’Ente Nazionale per il Microcredito condividono in larga misura obiettivi di responsabilità sociale e di impegno per lo sviluppo del territorio. In tale contesto, è d’interesse comune definire specifici accordi volti allo sviluppo della microimprenditorialità e dell’autoimpiego attraverso lo strumento del microcredito, come disciplinato dall’art. 111 del TUB e dal decreto Mef n. 176/2014. La collaborazione tra l’Ente e le banche va realizzata sulla base delle specifiche competenze e conformemente alle attribuzioni istituzionali delle parti, nel senso che: A. I servizi ale banche dovrebbero impegnarsi a valutare le domande di microcredito provenienti dal territorio e a finanziarle previa ammissione alla garanzia pubblica del Fondo per le PMI; B. l’Ente, in quanto soggetto specializzato, si impegnerebbe a svolgere tutta l’attività di erogazione dei servizi di assistenza e monitoraggio sia in fase di istruttoria sia in fase di ammortamento del prestito.

    Tale attività verrebbe volta per conto delle banche fi- nanziatrici sulla base di un apposito contratto scritto e potrebbe prevedere anche la collaborazione con soggetti terzi verificati dall’Ente o accreditati presso di esso. I destinatari degli interventi sarebbero i soggetti con maggiori difficoltà di accesso al credito, purché in possesso di capacità imprenditoriali, che intendono avviare sul territorio un’iniziativa microimprenditoriale o di autoimpiego, ad esempio nei settori dell’artigianato, del commercio, dell’agricoltura, del turismo, dei beni culturali, dell’ambiente, delle energie rinnovabili o dei servizi. A titolo indicativo, tali soggetti possono essere donne, giovani entro i 35 anni, disoccupati e inoccupati, lavoratori espulsi dal mercato del lavoro, lavoratori in CIG e/o in mobilità, immigrati con permesso di soggiorno, over 50, ecc. Grazie alla copertura delle operazioni da parte del Fondo di garanzia (sia pure nella misura massima dell’80%) e alla responsabilizzazione dei soggetti beneficiari indotta dai servizi di assistenza e monitoraggio (che comprendono la formazione, l’accompagnamento, l’af- fiancamento, il tutoring, ecc.) le banche potrebbero estendere e/o rafforzare la propria attività nel comparto del microcredito e della minore imprenditoria.

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  • WE ARE NOT JOB-SEEKERS, WE ARE JOBS-GIVERS!

    WE ARE NOT JOB-SEEKERS, WE ARE JOBS-GIVERS!

    NON CERCHIAMO LAVORO; VOGLIAMO CREARLO!

    Luisa Brunori |Psicologa dei gruppi, già docente ordinario di Psicologia Dinamica dei Gruppi MPSI/07
    pressol’Università di Bologna, vicepresidente della Fondazione Grameen Italia
    Carmen Di Benedetto | Fondazione Grameen Italia - Dipartimento di Psicologia

    Progettare un’impresa per risolvere un problema sociale. Questa è la sfida posta agli studenti degli Istituti Superiori della regione Emilia Romagna con il progetto “Promuovere il Social Business nelle Scuole Secondarie” ideato da Luisa Brunori1 e realizzato dal gruppo di lavoro2 della Fondazione Grameen Italia. La Fondazione Grameen Italia, realizza attività di ricerca applicata e di formazione secondo le indicazioni e i modelli di microcredito e Social Business, sviluppati in Bangladesh dall’economista Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace nel 2006. Si tratta di innovativi strumenti di risoluzione “economica” dei problemi sociali. Questa attività formativa è nata dalla convinzione che l’educazione all’auto- imprenditorialità, lo stimolo all’attività imprenditoriale siano strumenti efficaci per contrastare la disoccupazione giovanile, così come riportato dalle linee educative internazionali e nazionali, nonché dalla “Strategia Europa 2020” per il conseguimento dell’obiettivo di una “economia intelligente, sostenibile, inclusiva”. Gli obiettivi principali del pro- getto rimandano alla possibilità di organizzare una progettua- lità su di sé che consenta agli studenti di immaginarsi adulti dedicati ad un lavoro che li ap- passiona e che contribuisca al benessere sociale. Più in parti- colare si tratta di: attivare le loro capabilities, sviluppare l’attitu- dine al problem solving e favorire il processo creativo e imprenditoriale con partico- lare riferimento alla finalità sociale dell’attività intrapresa.

    La metodologia didattica è costituita da un intreccio tra teoria e prassi in cui sono privilegiate situazioni di apprendimento attivo basate su esperienze create ad hoc, come role-playing, focus group, project work. In coerenza con quanto previsto dalla guida operativa dell’Alternanza scuola lavoro3, i partecipanti al progetto sono attivamente coinvolti in un processo di costruzione/simulazione di impresa. Durante le attività, guidate da formatori esperti, gli studenti acquisiscono le competenze necessarie ai fini dell’ideazione e della progettazione di un social business, coerentemente al modello teorizzato dal Prof. M. Yunus. Il social business si colloca nella stessa matrice ideale e culturale del microcredito4. E’ un’impresa che opera esclusivamente per raggiungere un determinato obiet- tivo sociale, per creare lavoro, non produce perdite e non distribuisce dividendi. È un’azienda sostenibile, mossa da motivazioni che vedono nel rapporto tra me e l’altro una continuità ideale come parte di un insieme virtuoso. Gli eventuali profitti, una volta restituito il capitale preso a prestito, senza corrispondere interessi, sono utilizzati per espandere la portata dell’impresa e creare altri social business per risolvere altri problemi.

    LA VALUTAZIONE DEGLI INTERVENTI PROGETTUALI DELL’ENTE

    Il progetto proposto è articolato in fasi distinte. Si parte da una iniziale sensibilizzazione degli studenti sul tema della cittadinanza attiva, proseguendo con un’analisi dei bisogni sociali del territorio e delle risorse disponibili (finanziarie, umane, infrastrutturali). L’intento è quello di stimolare gli studenti all’ideazione di soluzioni innovative alle sfide sociali individuate.

    Vengono quindi forniti gli strumenti tecnici necessari alla defi- nizione e alla progettazione dell’idea imprenditoriale. Il risultato previsto dall’esperienza consiste nella redazione di un business plan e di un piano economico finanziario. L’intento è quello di incoraggiare l’assunzione di responsabilità da parte dei ragazzi anche attraverso la proposta di modelli economici alternativi e sostenibili capaci di restituire centralità alle persone e alle relazioni virtuose che più facilmente hanno luogo in un modello economico che esca da uno schema che prevede, come forma naturale e inevitabile, l’esclusione di chi “non è all’altezza”. Il progetto è stato applicato per la prima volta nell’a.s. 2014/2015. Comprendeva 24 ore di formazione in aula e ha coinvolto un centinaio di studenti, provenienti da 4 Istituti Superiori della Regione.

    Gli allievi, organizzati in piccoli gruppi di lavoro, hanno elaborato all’incirca 20 social business. Tali progetti, corredati da business plan e punto di pareggio, sono stati presentati il 4 giugno 2015, in occasione del Social Business Event5, giornata conclusiva, patrocinata dalla Regione Emilia Romagna e dall’Ufficio Scolastico Regionale. Nel corso dell’iniziativa, una commissione di esperti ha valutato i progetti presentati e premiato le proposte migliori sulla base di parametri quali: creatività, origi- nalità, sostenibilità economico-finanziaria e potenziale d’impatto dell’impresa sui problemi sociali identificati. A seguito dei numerosi riscontri positivi ottenuti, la Fondazione Grameen Italia ha rinnovato il proprio im- pegno per l’a.s. 2015/2016, dando avvio alla seconda edizione del progetto. A differenza della prima edizio- ne, le ore di formazione sono state portate a 30 e sono stati coinvolti più di 500 studenti provenienti da 14 scuole superiori dell’Emilia Romagna. Le formule con cui le scuole hanno aderito sono diverse, tuttavia la richiesta prevalsa è stata quella di inserire l’esperienza nell’ambito della riforma “La buona Scuola” (107/2015)6. Anche in questa seconda edizione il risultato atteso sarà la costruzione di progetti di social business da parte degli studenti che saranno presentati ad una platea di testimoni competenti e le idee più meritevoli saranno premiate. Si intuisce come una progettualità di questo tipo porti con sé una serie di conseguenze molto importanti nella costruzione del contesto sociale che propongono agli studenti una visione del mondo in cui viene valorizzato il loro impegno nella costruzione della Comunità. L’impresa in questa fattispecie si colloca come punto di convergenza tra le esigenze di tutti i cittadini e attiva forme di attenzione agli altri non disgiunte dall’atten- zione a sé in una relazionalità sociale in cui l’esclusione non ha territorio. Stiamo parlando di quello che John Nash descrive con l’espressione win win per indicare la risoluzione del conflitto sociale di base7. Si tratta di porre al centro l’individuo come essere uma- no e ogni essere umano come parte di una stessa specie all’interno della quale ciascuno cerca di provvedere secondo le sue capacità pensando, oltre a sé, all’altro da sé e alla Comunità di cui fa parte: una parte attiva, produttiva e solidale.

    1 Psicologa dei gruppi, già docente ordinario di Psicologia Dinamica dei Gruppi MPSI/07 presso l’Università di Bologna, vicepresidente della Fondazione Grameen Italia. 18 2 Cfr. http://www.grameenitalia.it/la-fondazione/

    3 Cfr. http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs081015bis 4 Yunus, M. (2008). Si può fare! Come il business sociale può creare un capitalismo più umano. La Feltrinelli, Milano.

    5 Per informazioni e maggiori dettagli sul Social Business Event consultare la pagina web http://www.grameenitalia.it/social-business-event/ 6 Cfr.http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario;jsessionid=ciz0QGnWUVKoExN5lVkr0w__.ntc-as4-guri- 2b?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-07-15&atto.codiceRedazionale=15G00122&elenco30giorni=false

    7 Brunori, L. (2013). La costruzione del pensiero economico: oikos nomos, in Narrare i gruppi, 8, 2013, reperibile in rete http://www.narrareigruppi. 20 it/index.php?journal=narrareigruppi&page=article&op=view&path%5B%5D=202

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