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  • TRE ANNI di SUCCESSI

    TRE ANNI di SUCCESSI

    IL MODELLO ITALIANO DI MICROCREDITO SOSTIENE LO SVILUPPO DEL SISTEMA PAESE CON 30MILA POSTI DI LAVORO IN UN TRIENNIO

    Mario Baccini | Presidente ENM

    Il Microcredito è un fenomeno in progressiva e sostenuta espansione, specie nella componente produttiva. Secondo i dati rilevati dall’Ente Nazionale i volumi del microcredito in Italia nel 2014 (per l’insieme delle 115 iniziative di microcredito monitorate per cui sono stati concessi circa 11.500 microcrediti), ammontano a oltre 147 milioni di Euro di crediti erogati, riuscendo a soddisfare meno della metà (44,4%) della domanda esplicita, vale a dire delle richieste sottoposte a valutazione. I microcrediti accordati nel 2014 hanno avuto nella metà dei casi (5.734) una finalità sociale, intervenendo per l’inclusione di persone in condizione di particolare vulnerabilità, e nell’altra metà dei casi (5.694) una finalità produttiva, sostenendo l’avvio o l’esercizio di un’attività di lavoro autonomo o di microimpresa. Il rapporto tra microcrediti concessi e domande valutate, vale a dire il tasso di soddisfazione della domanda di microcredito, è significativamente diverso se si considera una finalità o l’altra: in ambito sociale si riesce a soddisfare ben il 71% delle richieste, mentre in ambito produttivo solo il 32% dei richiedenti ottiene una risposta positiva. In quest’ultimo anno, quindi, le due tipologie di microcredito tendono a pareggiarsi in termini di numero di microcrediti concessi, a differenza degli anni precedenti quando si registrava una netta prevalenza dei microcrediti sociali rispetto a quelli produttivi. Ne consegue che il trend positivo nella quantità di microcrediti concessi è dovuto quasi esclusivamente alla impetuosa crescita di quelli con finalità lavorative, che nel giro di tre anni sono triplicati, mentre quelli accordati per scopi sociali restano sostanzialmente stabili, sotto le 6mila unità, in ciascuno degli ultimi 3 anni.

    Più precisamente, considerando solo l’ultimo triennio 2012-2014, il tasso di crescita annuale delle risorse impiegate è pari a +0,1% per quanto riguarda quelle finalizzate ai microcrediti sociali, mentre per quelle utilizzate con finalità di lavoro si riscontra un incremento annuale del +80,4%; allo stesso modo, calcolando il medesimo indice per il numero di microcrediti concessi, si ottiene che quelli sociali aumentano ad un ritmo del +4% all’anno, mentre quelli produttivi fanno registrare un tasso di crescita del +75%.
    Considerando quanti hanno utilizzato il microcredito con finalità produttiva, è stato infatti verificato che il ruolo di questo strumento nella creazione di lavoro non si circoscrive ai soli beneficiari: è pur vero che la maggioranza di essi (53,8%), dichiara di lavorare da solo, ma ciò si traduce nel fatto che il restante 46,2% opera, invece, avvalendosi di altre persone, un numero che grazie alle risposte fornite è stato possibile conteggiare e rapportare all’insieme dei microcrediti produttivi osservati. Ne deriva così che il microcredito con finalità produttive rappresenta un volano capace di generare occasioni di lavoro (per soci, familiari, dipendenti a tempo indeterminato, collaboratori a tempo determinato e apprendisti) ben superiori al numero degli stessi beneficiari: ciascun utente di microcredito produttivo sviluppa infatti un effetto leva di 2,43 occupati, vale a dire che per ogni microcredito concesso vengono creati 2,43 posti di lavoro, compresi i percettori. Applicando tale coefficiente ai microcrediti concessi con finalità produttiva nel 2014, si ottiene che soltanto quest’anno sono stati più di 13.800 i posti di lavoro generati grazie a questo strumento, per un totale di oltre 34.000 occupati nell’intero quadriennio 2011-2014.
    Proseguendo con questo ragionamento, si può anche fare riferimento alla domanda esplicita per usufruire del microcredito produttivo nel quadriennio 2011-2014: ipotizzando di riuscire a soddisfare l’intera platea dei richiedenti, all’incirca altre 26.500 persone, i nuovi posti di lavoro sarebbero stati non 34.000 bensì 98.402. Osservando infine l’ammontare erogato per microcrediti produttivi nel periodo 2011-2014, pari a circa 277 milioni di Euro, e rapportando questa cifra all’occupazione generatasi grazie all’effetto moltiplicativo (34.056 nuovi posti di lavoro), si può stimare che essi hanno comportato un’anticipazione in termini di credito pari a circa 8.100 Euro per ciascun posto di lavoro creato. Una cifra veramente esigua, soprattutto tenendo conto del fatto che il microcredito non è né un finanziamento a fondo perduto, né un contributo a tasso agevolato, bensì un affidamento di risorse finanziarie a soggetti altrimenti esclusi dal circuito del credito ordinario. Una somma limitata, che quindi dovrà essere interamente restituita e che però consente, facendo leva sull’autonoma capacità individuale dei soggetti beneficiari, di affrontare i principali costi di impianto di una semplice e piccola attività. Tali presumibili effetti rinsaldano nella convinzione che il microcredito debba essere considerato un tangibile strumento di politica attiva del lavoro, capace di “attivare” in particolare chi sceglie di mettersi in proprio, di diventare se stesso imprenditore, ma che per intraprendere un’attività autonoma necessita di un minimo capitale per lo più indisponibile sul mercato creditizio. Il nostro Paese ha bisogno di una iniezione di fiducia, quella che deve essere garantita a chi vuole fare impresa. Il microcredito è un strumento che alcuni definiscono win-win, dove sia il beneficiario che l’istituzione bancaria e lo Stato stesso riescono a raggiungere un risultato positivo in termini economici ma anche di integrazione sociale. La capacità di produrre in modo attivo è dunque una caratteristica dello strumento microfinanziario se questo però non prescinde dalla sua peculiarità di essere sostenuto dai servizi aggiuntivi. È, infatti, nella capacità di accompagnamento, tutoraggio pianificazione e sostegno del soggetto-imprenditore che si attesta la differenza tra un progetto vincente e uno in default. Dunque la formazione continua dell’individuo, nel caso di colui che vuol intraprendere è una parte della financial education che l’Ente promuove per sostenere gli strumenti di microcredito e microfinanza e tutti i prodotti che ne derivano a vantaggio della economia e del welfare pubblico.

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  • VINCERE E SUPERARE LA SFIDA EXPO

    VINCERE E SUPERARE LA SFIDA EXPO

    PER SUPERARE TUTTE LE CONGIUNTURE LEGATE ALLA REALIZZAZIONE DELL'EXPO

    Emma Evangelista | Direttore MicroFinanza

    l’Italia si è fatta carico di realizzare una ‘carta’ che sappia raccogliere il meglio delle proposte operative riguardanti i temi del millennio e la loro evoluzione. Lo scopo primario è sicuramente quello di battere la povertà e l’esclusione sociale e finanziaria dalle risorse. Uno strumento utile al raggiungimento di questo obiettivo è stato determinato fin dal 2005 nel microcredito. Da allora questo strumento finanziario si è evoluto e in Italia ha dato vita ad un organismo unico nel suo genere: l’Ente Nazionale per il microcredito che ha studiato una vera e propria “via italiana per il microcredito”, delineandone i confini giuridici insieme alle autorità competenti. Non solo questo Ente è riuscito a monitorare la situazione italiana rendendo una fotografia dell’utilizzo di questo strumento e della sua utilità sociale ed economica per lo sviluppo dell’autoimpresa e dell’occupazione. La crescita esponenziale dell’uso del microcredito impone anche una formazione permanente adeguata che sappia indirizzare i giovani ma anche formare coloro che meno giovani possano adeguatamente riprogrammare la propria vita lavorativa seguendo un ‘modello brevettato’ e vincente. Il tool kit del microcredito, insieme a tutto il sistema di servizi aggiuntivi di formazione, tutoraggio e indirizzo, è lo strumento vincente di cui l’Italia dispone per sostenere una politica di microcredito che risponda veramente ai criteri della finanza inclusiva da un lato e della finanza ad impatto sociale dall’altro, come richiedono anche i tavoli del G8. Sul territorio nazionale, seguendo le linee guida dell’Expo, lo sviluppo di attività legate alla realizzazione di progetti di agricoltura sociale e allo sviluppo del piano rurale che prevede proprio l’utilizzo di questo strumento possono essere un punto di partenza per la strutturazione di un network di intervento capillare. Anche la Chiesa cattolica, soprattutto sul territorio nazionale si occupa del sostegno alle progettualità legate alla microfinanza.
    La cura della salute, dell’alimentazione e di una dieta equilibrata per lo sviluppo della persona sono temi, poi, che influenzano direttamente la formazione di nuove competenze e nuove aziende differenziando sempre più un’offerta che nel food trova un terreno fertile. Guardando oltre il territorio nazionale si attesta sempre di più il connubio tra lo sviluppo tecnologico, la condivisione delle risorse e un microcredito di tipo sociale che favorisce anche nelle aree di crisi e nei Paesi in Via di Sviluppo una soluzione possibile e vantaggiosa. In Europa lo sviluppo di questo sistema microfinanziario è legato alle potenzialità high tech e alle relative questioni di sicurezza dei Paesi, mentre nelle aree più a Sud del mondo la scelta obbligata si attesta su questioni di sussistenza. Per superare Expo, dunque, e vincere la sfida che l’Italia ha affrontato ospitando il meglio di 146 Paesi nel mondo, sicuramente il microcredito è un valido strumento di sostegno per le politiche ambientali, economiche e sociali del futuro.

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