VECCHIE SFIDE PER NUOVE IMPRESE

Emma Evangelista | Direttore MicroFinanza

In un periodo di crisi economica i toni del conflitto generazionale vengono esacerbati dalla carenza occupazionale, dalla bassa produttività e retribuzione, dai problemi legati allo sviluppo della tecnica e della ricerca che possono essere colmati solo da grandi investimenti o dalla genialità di percorsi economici alternativi che permettano all’individuo di sviluppare, progettare e affermarsi.

Una di queste vie è sicuramente tracciata dall’economia sociale e di mercato che utilizza strumenti di microfinanza come microcredito, microhousing e microleasing.
Dalle origini, come ricorda il professor Vicktor Vanberg, l’economia sociale e di mercato nasce con una duplicità insita nella natura stessa della sua essenza e risponde alla capacità e alla possibilità di intervento dello Stato nella politica economica che in un certo qual modo assiste il cittadino. Il dibattito che dagli anni ‘50 a oggi anima la Germania, si propaga attraverso l’Europa tutta per essere assorbito dal nostro Paese che insiste sullo sviluppo più che sull’assistenzialismo sostenendo, da un lato le politiche del welfare, dall’altro, seppur con molto ritardo, quel sistema normativo che favorisce la micro impresa. Dalla definizione dell’articolo 111 del testo unico bancario al completamento della disciplina normativa con la pubblicazione in Gazzetta dei decreti attuativi il Paese si sta dotando di uno strumento di sviluppo. Il 2015 è stato definito anno dello sviluppo e l’Italia ha recepito l’appello adeguando un sistema normativo economico alle necessità manifestate dai cittadini. Secondo i dati riportati dal progetto Monitoraggio dell’ENM la richiesta di microcredito in Italia non è abbastanza sviluppato. I microcrediti produttivi soddisfano solo il 30% della domanda reale. Mentre nel triennio grazie a questo strumento sono stati creati oltre 20mila posti di lavoro. L’Europa crede in questa progettualità tanto da investire gran parte delle risorse della nuova progettazione 2014-2020 su questo strumento di sviluppo. Tenendo sempre presente che bisogni e necessità primarie e secondarie possono essere soddisfatte in modi più o meno piacevoli e redditizi la nascita di startup legate alla produzione di cibo e alimenti di qualità è oggi un’interessante alternativa. Parlando di alimentazione e cibo, i temi fulcro della prossima esposizione universale che coinvolgerà l’Italia come Paese ospitante, possiamo asserire con certezza che nel nostro Paese sono le piccole e medie imprese che hanno contribuito a qualificare e certificare le peculiarità del food nel rispetto della tradizione coniugata alla innovazione delle strutture. Il microcredito e la microimpresa possono, dunque, a buon diritto, rinnovare questo settore e per creare nuove startup che sappiano organizzare la produzione in base secondo i nuovi criteri scientifici e tecnologici per l’efficientamento energetico e la produttività nel rispetto della corretta alimentazione e del made in Italy di qualità.

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