RITROVARE IL CORAGGIO PER FARE IMPRESA

IL MICROCREDITO È UNO STRUMENTO POTENTE PER LO SVILUPPO ECONOMICO E PERMETTE ALLE PERSONE IN SITUAZIONE DI POVERTÀ ED EMARGINAZIONE DI AVER ACCESSO A SERVIZI FINANZIARI.

Mario Baccini | Presidente ENM

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Pianificare l’erogazione di piccoli prestiti a microimprenditori o gruppi che hanno forte necessità di risorse finanziarie, per avviare o sviluppare progetti di auto-impiego rende la nostra economia sostenibile in un progetto di Finanza inclusiva con cui i Paesi del G8 si sono dovuti necessariamente confrontare.
L’incremento di reddito che ne deriva porta a migliorare le condizioni di vita dei loro nuclei famigliari, determinando contemporaneamente un impatto significativo a livello comunitario. Avendo come target di riferimento i poveri, i programmi di microcredito molto spesso prevedono, oltre a servizi di carattere finanziario, anche una combinazione di servizi di supporto generando dei complessi progetti di microfinanza il cui fulcro risiede, appunto, nei servizi aggiuntivi di formazione e assistenza tecnica, in relazione alle necessità specifiche del target group o del nuovo micro imprenditore. Questi servizi però hanno un costo che non è sostenibile dal sistema bancario perché tale onere aumenterebbe il costo del denaro.
A questo punto è opportuno l’appoggio di una istituzione come la nostra che possa gestire questo ambito di intervento.
La nostra azione, dunque, è necessaria per dare una risposta per colmare quel vuoto, quell’ultimo miglio che divide la formazione dalla realizzazione dei progetti. Dai dati, forniti dall’Ente nazionale al governo e al ministero del lavoro per attualizzare le politiche programmatiche, si evince che è favorire l’investimento nel sostegno ai servizi aggiuntivi che rendono possibile la realizzazione dell’impresa. Il Quinto rapporto sulle “Azioni di sistema per il monitoraggio e le valutazioni del microcredito in Italia” ha evidenziato che nel corso degli ultimi tre anni le politiche di microcredito hanno sostenuto l’occupazione svolgendo un effetto leva che per ogni beneficiario ha amplificato di 2,43 volte la capacità di impiego. Secondo il rapporto nel triennio 2011-2013, considerando i dati, sono stati creati dal microcredito produttivo oltre 20mila posti di lavoro. I microcrediti produttivi soddisfano solo il 30 per cento della domanda reale. La domanda di microcredito sociale viene soddisfatta, invece, al 60per cento. Dall’analisi risulta una carenza di offerta per il microcredito d’impresa. L’Ente nazionale per il microcredito sta lavorando per colmare quell’ultimo miglio affinché attraverso le politiche sociali e dei servizi si possa azzerare la distanza tra il bisogno e la sua soddisfazione. In questo periodo di crisi, dunque, lo strumento ha sostenuto la capacità di accesso al mondo del lavoro, della contribuzione e del credito riducendo la soglia della esclusione sociale e finanziaria.
Le politiche comunitarie, d’altronde, si orientano su una maggiore elargizione e su di un sostegno concreto che individuano nella prossima programmazione 2014-2020 un intervento consistente per lo sviluppo del microcredito.
Ricreare la cultura dell’impresa e ‘fare squadra’ con tutte le attività e le banche del territorio sono le azioni prioritarie che stiamo portando avanti. Percorrere l’ultimo miglio significa, dunque, sostenere la cultura dell’autoimprenditorialità senza lasciare che i soggetti si adagino sulla cultura della sussidiarietà pubblica. Ormai è stata formata una intera generazione sulle dinamiche che permettono di accedere al credito, sui programmi, sulle strategie, ma anche alle attività di sussidio e sostegno che dovrebbero garantire e tutelare momentaneamente nei momenti di difficoltà estrema i soggetti non operativi. Purtroppo l’assistenzialismo ha sostituito la voglia e la capacità di attivarsi per fare impresa e destreggiarsi nel mondo della burocrazia. È più semplice nell’era del digitale chiedere un sussidio che aprire un’impresa, approfittare degli ammortizzatori sociali per lunghissimi periodi è meno impegnativo che reinventarsi e rimettersi in gioco per aprire un’azienda. Diventa indispensabile, dunque, ritrovare la speranza, la voglia e il coraggio di rimettersi in gioco e fare impresa. Il nostro compito è quello di agevolare chi vuole uscire dall’impasse e sostenere la microfinanza e i suoi prodotti per rilanciare un’economia sociale e di mercato che necessariamente riparta dai cittadini, dalle persone e dalla loro potenzialità di intraprendere. Secondo le stime Istat, inoltre, questa capacità non è scomparsa e la voglia di autoaffermarsi con un ‘lavoro in proprio’ è al primo posto nella lista dei propositi degli under trenta. Non di meno è giusto sostenere tutti quegli strumenti che possono fornire un supporto alla famiglia e al suo ménage come il microsocial housing e i microleasing.

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