MICROFINANZA RURALE E COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

INTERVENTO TRATTO DAL VOLUME "ALIMENTAZIONE LA SFIDA DEL NUOVO MILLENNIO" DI ALBERTO MICHELINI

Mario Baccini | Presidente ENM

E' nelle aree rurali del mondo che, secondo stime ufficiali, si annida la povertà più estrema, legata ai bassi livelli e alla sostanziale irregolarità del reddito.
La dimensione del problema reddituale e della sua localizzazione nelle aree agricole, è ben rappresentata dal dato secondo il quale 1,4 miliardi di persone vivono con meno di 1,25 $ al giorno e di questi il 70% risiedono in aree extra-urbane
Scarsa produttività agricola, basso grado di scolarizzazione, epidemie che colpiscono non solo la selvicoltura, ma anche la stessa capacità lavorativa dell’uomo, sono tra i principali problemi che connaturano da sempre le aree rurali povere. 1.

Tutti questi fattori, concatenati tra loro, giocano un ruolo cruciale sull’insicurezza alimentare, ovvero sull’incapacità di nutrirsi in modo regolare e sano.

Si registra che le regioni più colpite dalla povertà e dalla denutrizione siano l’Asia Meridionale e l’Africa Sub-Sahariana2.

Ad aggravare la situazione alimentare delle aree svantaggiate contribuiscono i cambiamenti climatici e gli eventi atmosferici inattesi, che possono distruggere colture o rendere la loro produzione più complessa. In India, ad esempio, il 50% del totale dell’output agricolo è generato da piccoli proprietari terrieri ed il 70% di questi fa affidamento sulle piogge monsoniche, che stanno diventando sempre più rare3. In generale, si stima che nei prossimi anni, oltre un milione di persone lungo le coste del Sud e del Sud-Est Asiatico, saranno a rischio inondazioni, mentre in Africa i periodi di siccità saranno sempre più frequenti, anche a causa dell’innalzamento delle temperature4.
Tra gli strumenti di politica economica attualmente previsti dai governi di tutto il mondo per contrastare la povertà e l’esclusione sociale c’è la microfinanza, costituita da un insieme di servizi e prodotti, come il microcredito, rivolti alle fasce più povere della società. Un forte impulso allo sviluppo del settore è stato dato dalla comunità internazionale attraverso due iniziative in particolare.
La prima è la “Dichiarazione del Millennio”, sottoscritta da 189 leader mondiali durante il vertice delle Nazioni Unite che si tenne nel 2000 a New York.5
La Dichiarazione individua una serie di Obiettivi strategici, su cui far convergere l’impegno dei Capi di Stato e di Governo, tra i quali la lotta alla povertà, la fame e la malnutrizione. L’Accordo evidenzia la necessità di rafforzare la Cooperazione internazionale, attraverso cui perseguire la realizzazione di un più adeguato sviluppo della persona umana, assicurando un’istruzione primaria universale, promuovendo l’uguaglianza di genere, riducendo la mortalità infantile e l’incidenza delle malattie.
La seconda iniziativa fu lanciata nel 2005 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che, attraverso una serie di risoluzioni, chiese ai Governi dei Paesi membri di creare al proprio interno delle coalizioni rappresentative di tutte le organizzazioni pubbliche e private a vario titolo competenti in materia di sviluppo umano e territoriale, affinché potessero essere promossi dibattiti e iniziative sul microcredito e la microfinanza. Fu proprio da tale iniziativa che nacque nel 2005, quale organizzazione di diretta emanazione del Ministero italiano degli Affari Esteri, il Comitato Italiano per il Microcredito che divenne poi permanente e attraverso diverse evoluzioni legislative si è trasformato nell’attuale Ente Nazionale per il Microcredito.
Quale strumento pubblico finalizzato a operare anche all’estero per lottare contro la povertà e l’esclusione sociale, l’Ente Nazionale per il Microcredito ha assunto, con diversi Paesi in via di sviluppo ed emergenti, precisi impegni istituzionali finalizzati a promuovere nuovi paradigmi di sviluppo strutturale e sostenibile attraverso l’attivazione di specifici programmi microfinanziari rivolti anche allo sviluppo rurale.
Tale esperienza, unita a quella acquisita attraverso la partecipazione attiva ai più prestigiosi forum internazionali in materia, consente oggi all’Ente, da una parte, di avere una visione chiara del percorso (o dei percorsi) lungo il quale la microfinanza internazionale si sta sviluppando e, dall’altra, di poter incidere su tali percorsi, anche in considerazione delle sperimentazioni attive sul territorio nazionale, contribuendo a sostenere e perfezionare l’equilibrio tra performance sociale e sostenibilità che caratterizza il settore.
Alla luce di ciò, ritengo utile in questo intervento concentrare l’attenzione su due questioni principali, tra loro strettamente connesse.
Innanzitutto risulta opportuno definire i confini della microfinanza rurale, evidenziandone i limiti, le virtù e le nuove sfide del settore.
Secondariamente, conviene fare una riflessione più ampia in merito a quei caratteri propri del settore microfinanziario generale, sostenendo una comparazione tra quanto accade in particolare nei Paesi in via di sviluppo e i modelli che trovano applicazione in Italia attraverso l’Ente Nazionale per il Microcredito. In tal modo, sarà possibile rappresentare una visione olistica della microfinanza rurale, alla luce delle peculiarità positive e negative che caratterizzano l’insieme del comparto dei servizi e dei prodotti microfinanziari.

MICROFINANZA e MICROFINANZA RURALE: alcuni punti cardine

Fino agli anni ’90 del secolo scorso l’aiuto alle popolazioni povere era prestato prevalentemente da Banche Multilaterali di sviluppo, Organizzazioni non Governative e Governi che, oltre a fornire generi di prima necessità, erano principalmente impegnati nell’erogazione di fondi per l’avvio e il sostenimento dell’attività agricola, prima fonte di impiego e reddito dei Paesi in via di sviluppo. Con l’incremento dell’offerta microfinanziaria è parzialmente mutato il paradigma strategico e operativo di riferimento tanto che, attualmente, la microfinanza è giunta a rappresentare una parte molto consistente degli aiuti destinati allo sviluppo delle aree svantaggiate, seppure con una diffusione regionale non omogenea.
Con il termine “microfinanza” viene individuato quel complesso di servizi di credito, risparmio, pagamento e assicurazione rivolti a soggetti finanziariamente esclusi dai tradizionali canali finanziari6. Quando i servizi microfinanziari sono offerti e utilizzati nelle aree rurali si parla di “microfinanza rurale”. Il termine “rurale” interviene, implicitamente, a definire un grado sostanzialmente maggiore di complessità rispetto alla “urban microfinance”. Coloro che operano nelle aree rurali come prestatori di servizi microfinanziari si trovano, infatti, a fare i conti con una serie ulteriore di criticità. Innanzitutto, emerge l’assenza e/o l’inefficienza delle infrastrutture di base, una scarsa alfabetizzazione, oltre che una bassa densità di popolazione. Del resto, anche la forte dipendenza reddituale dal settore primario e l’inesistenza di un chiaro framework regolamentare costituiscono, evidentemente, altri fattori critici.
Come conseguenza di un contesto estremamente difficile, si riscontra un’inadeguata capacità dell’offerta di coprire la domanda di prodotti microfinanziari, così che si è ancora lontani dal poter garantire, alla maggior parte degli abitanti delle aree rurali, l’accesso ai servizi finanziari di base, con ripercussioni negative per crescita e sviluppo delle stesse zone geografiche. La Banca Mondiale rileva come l’88% della popolazione dell’Africa Sub-Sahariana e il 78% di quella del Sud Asia non abbia accesso ai servizi bancari, a fronte di un 11% di esclusione finanziaria registrato nei Paesi ad alto reddito7.
A rappresentare la domanda di servizi finanziari sono in modo particolare famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà più estrema o piccoli e piccolissimi produttori agricoli, che versano anch’essi in difficili condizioni economiche.
L’offerta microfinanziaria vede il coinvolgimento di una serie di attori, tra loro diversi per mission, finalità e dimensione. Accanto all’operare del settore informale, negli ultimi decenni hanno iniziato a operare banche commerciali e Istituzioni Microfinanziarie (MFIs) in senso stretto, seppure a tutt’oggi prevalga la presenza di istituzioni di microfinanza di piccole dimensioni, ovvero con meno di 100.000 clienti. In estrema sintesi, si può affermare che il settore informale non é, da sé, in grado di generare una rapida crescita economica; allo stesso modo, banche commerciali e Istituzioni Microfinanziarie riscontrano problematiche di rilievo sia in termini di alti costi che in termini di sostenibilità della propria operatività, continuando a necessitare di sussidi e aiuti pubblici e privati.8

MICROFINANZA e RURALE: il contributo alla crescita

L’accesso ai servizi finanziari di base, ovvero un’intensificazione della fruibilità del complesso dei servizi microfinanziari costituisce una delle determinanti per la crescita delle aree rurali povere. Accedere ai servizi finanziari è, infatti, un modo attraverso il quale stabilizzare i redditi e, per questa via, i consumi, alleviando l’insicurezza alimentare connaturata alla vita delle popolazioni residenti nelle aree economicamente svantaggiate del mondo.
La volatilità che caratterizza i redditi agricoli può essere alleviata, innanzitutto, attraverso l’offerta di microcrediti, destinati all’avvio di nuove attività agricole o più in generale microimprenditoriali, ma anche grazie all’offerta di prodotti di risparmio. L’esperienza internazionale illustra ampiamente che anche the poorest of the poor, quando supportati da adeguati prodotti finanziari, possono generare risparmio e avviare processi attraverso i quali nei periodi maggiormente redditizi si accantonano fondi da destinare al consumo futuro.
La variabilità dei redditi è legata anche al problema della volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari, la quale ha subito un picco ulteriore nell’ultimo quinquennio, a causa della crisi finanziaria. L’aumento dei prezzi ha, di fatto, contribuito a diminuire sensibilmente il potere d’acquisto delle fasce meno abbienti di popolazione. Questo fenomeno, oltretutto, è destinato a perdurare nel tempo, perché è parte di un andamento di lungo periodo, dovuto a uno squilibrio tra domanda e offerta di prodotti alimentari, ed è accentuato da cause non economiche, ma naturali, come i cambiamenti climatici.
Queste condizioni incidono concretamente sia sulla capacità dei poveri di nutrirsi, che sullo svolgimento dell’attività agricola e sulla selvicoltura, causando sempre più di frequente la perdita di raccolti e la morte del bestiame. Al fine di prevenire l’indebitamento o la povertà quali conseguenze di malattie, infortuni, perdite di raccolti, catastrofi naturali e perdite di averi, è importante disporre di servizi che aiutino i poveri a far fronte ai rischi. Nei Paesi in via di sviluppo soltanto dal 5 al 10% della popolazione dispone di una protezione formale. Inoltre, in tali contesti mancano spesso reti pubbliche di protezione. I sistemi minimi di assicurazione offerti dalla microfinanza – le cosiddette microassicurazioni – assumono importanza crescente quali alternative o provvedimenti integrativi. Le microassicurazioni operano attraverso sistemi di protezione solidale del rischio fondati su principi assicurativi classici che vengono adeguati ai bisogni delle fasce meno abbienti. Risparmi e microassicurazioni possono migliorare le capacità economiche e sanitarie degli interessati e delle loro famiglie, contribuire in maniera decisiva alla prevenzione della povertà e far fronte all’irregolarità con la quale le popolazioni più povere soddisfano il proprio fabbisogno alimentare. Lo sviluppo e la diffusione delle microassicurazioni sono ancora ai primi passi. Malgrado le esperienze incoraggianti con approcci relativamente semplici come le garanzie di credito, un’offerta ampia e redditizia per gruppi di popolazione povera rappresenta una grande sfida. Prioritari sono soprattutto, oltre alle questioni riguardanti l’allestimento della gamma di servizi, la gestione dei rischi e l’economicità delle offerte, lo sviluppo di reti di distribuzione efficienti e la designazione e il rafforzamento degli offerenti istituzionali. La protezione contro i rischi nell’agricoltura (perdite di raccolto, zoopatie) e in caso di catastrofi costituiscono sfide eccezionali. Importante, a medio termine, è pure l’integrazione di sistemi di microassicurazione in un sistema generale di garanzie sociali.
Altri compiti sono la creazione di condizioni quadro favorevoli e la cooperazione con assicurazioni attive a livello internazionale, mirando, tra l’altro, alla riassicurazione.
È lo stesso Rapporto sulla povertà rurale delle Nazioni Unite9 a evidenziare la necessità di impiegare un più ricco ventaglio di servizi microfinanziari, tanto più che, accanto alla decennale sfida della povertà e della food security, ne compaiono di nuove, come quella di alleviare i disagi connessi con i cambiamenti climatici e di assicurare la sostenibilità ambientale, evitando il degrado e la contaminazione spregiudicata di risorse indispensabili, come acqua e terra.
Perché la microfinanza rappresenti davvero un fattore in grado di incidere sulla crescita e sullo sviluppo delle aree rurali è tuttavia necessario che insieme all’incremento dell’offerta dei servizi e dei prodotti microfinanziari si verifichino delle trasformazioni di rilievo nei modelli applicativi, in particolare in riferimento al precario equilibrio che esiste tra performance sociale e sostenibilità. Tale riflessione ci conduce a un’analisi più ampia sulla microfinanza in generale, sulle nuove sfide e sulle prospettive del settore, anche alla luce dei paradigmi operativi e finanziari sviluppati nel nostro Paese attraverso l’Ente Nazionale per il Microcredito.

LA MICROFINANZA DA UN'AMPIA PROSPETTIVA: uno sguardo comparativo

Per il microcredito e la microfinanza si è registrato nel 2011 un costante incremento. Dall’osservatorio dell’Ente Nazionale per il Microcredito si riscontrano, nel panorama mondiale, i primi positivi frutti degli sforzi condotti negli ultimi anni per porre il microcredito e la microfinanza su un cammino di sviluppo sostenibile.
Tuttavia, a fronte di questa positiva situazione, credo che la questione che oggi si pone come prioritaria sia la necessità di una rinnovata attenzione alla domanda e alla performance sociale.
Se dovessimo essere costretti a trovare un effetto positivo nell’attuale crisi finanziaria potremmo infatti rintracciarlo proprio nella rinnovata attenzione che viene rivolta in questi tempi al tema dell’etica in finanza. Tuttavia, la finanza etica non ha trovato ancora una precisa cornice definitoria: nelle legislazioni moderne non esiste, ad oggi, un quadro normativo che affronti adeguatamente la questione, che viene pertanto rimandata ai codici etici di condotta e alle campagne di sensibilizzazione.
È invece necessario che tali codici siano progressivamente integrati nei quadri regolatori nazionali.
È altrettanto necessario rintracciare forme e modi di attuazione e di controllo effettivo di tali comportamenti.
Il tema del tasso di interesse in microfinanza è probabilmente l’elemento che ci consente di confrontarci più direttamente sulla materia e provare a discernere ciò che vogliamo che la microfinanza diventi da ciò da cui invece vogliamo discostarci. Oggi, nel campo del microcredito, è generalmente condivisa la posizione che vede nell’applicazione di un tasso di interesse adeguato agli alti costi dell’attività microfinanziaria un elemento positivo. Innanzitutto perché, appunto, il tasso di interesse deve consentire di ripagare l’Istituzione di microfinanza delle spese sostenute per quella attività. In secondo luogo, il microcredito deve avere un valore pedagogico: il costo del denaro trasforma una liberalità in prestito e, quindi, responsabilizza il cliente collegando la disponibilità di denaro a un’attività produttiva.
Tuttavia, i tassi altissimi che si sperimentano in diversi contesti esteri extra europei ci spingono a riflettere sul fatto che l’eticità possa essere totalmente dissociata o meno dal costo del denaro. Su questo fronte, il ruolo dell’Ente è dunque quello di riuscire a individuare la giusta sintesi tra le esigenze di sostenibilità e gli obiettivi di performances delle varie istituzioni microfinanziarie. Ciò comprende la riflessione scientifica, la definizione di modelli operativi innovativi nonché il perfezionamento di un quadro regolatorio capace di sostenere lo sviluppo sano del settore. Solo un approccio etico alla microfinanza può infatti consentire di risvegliare pienamente quei valori collettivi di fiducia, reciprocità e cooperazione che costituiscono le risorse produttive di ogni società.
L’Italia già da qualche anno cerca di dare una risposta a questa necessità, proponendo un microcredito dove gli alti costi operativi non ricadono per intero sugli utenti finali, ma devono essere sostenuti dall’intervento esterno.
Lo stesso Testo unico bancario italiano recentemente riformato, rinnova la centralità di un prodotto di credito concesso a prezzi di mercato nonché il fatto che l’erogazione debba essere supportata da adeguati servizi di formazione, assistenza tecnica e tutoraggio. Attività che, però, non debbono ricadere, attraverso il tasso di interesse, sugli stessi soggetti svantaggiati che beneficiano dell’accesso al credito, ma devono bensì essere supportate dall’intervento pubblico.
Nel nostro Paese, l’Ente Nazionale per il Microcredito, in collaborazione con i Ministeri competenti, sta predisponendo le opportune misure di policy affinché il quadro sopra rappresentato possa realizzarsi compiutamente. Ciò è possibile, per esempio, dirottando parte delle risorse pubbliche impiegate nel campo sociale per azioni di solidarietà passiva (azioni di stato sociale nella forma di semplice sostegno del reddito delle persone in difficoltà economica) verso azioni di solidarietà attiva, qual è il microcredito.
Un microcredito che, nel modello italiano, si sta dunque progressivamente sviluppando quale nuovo strumento di welfare, in cui si promuove il passaggio dall’assistenza, dai soldi a fondo perduto, dalle liberalità, al credito e alla responsabilità che la microfinanza comporta; strumento che trova il suo senso più profondo proprio nella capacità di rafforzare la convinzione soggettiva di un individuo di poter influire sulle decisioni che incidono sulla propria vita.
L’Ente nazionale italiano per il microcredito ha partecipato attivamente ai lavori della “Settimana europea sulla microfinanza”, tenutasi lo scorso novembre a Lussemburgo, nonché all’ultimo “Microcredit Summit Campaign” che ha avuto luogo a Valladolid, in Spagna, sempre a novembre.
Ho verificato con piacere come, nei dibattiti tematici che si sono svolti, gli operatori del settore, europei e non, abbiano recepito la necessità di fare una profonda riflessione in merito all’opportunità di promuovere un ritorno a una maggiore attenzione verso il cliente beneficiario, sulla scorta delle esperienze negative che si sono verificate in diversi contesti e delle buone pratiche di cui anche il nostro Paese si sta facendo promotore anche in campo internazionale. Ad esempio, il 27 febbraio 2012, in occasione della Conferenza l’Ente ha sottoscritto un protocollo di intesa con l’Osservatorio Economico-Giuridico Latino Americano (OEGLA), la Federazione Bancaria Latino Americana e Accion International, prestigiosa Istituzione di microfinanza che opera in tutta l’America Latina. L’accordo definisce precisi rapporti di collaborazione per realizzare programmi di microcredito anche in materia rurale. Altri interventi di rilievo sono stati o sono in fase di attivazione nella Repubblica Dominicana su fondi messi a disposizione dal Governo locale, in Argentina, in Mongolia in sinergia con la Banca Mondiale, in Tunisia in partnership con l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni e in Egitto. Nella Repubblica di Cuba sarà inoltre realizzato un progetto di microfinanza rurale che riveste un’importanza particolare, sia per le relazioni diplomatiche italo-cubane che per l’avvio, nella stessa nazione cubana, di percorsi virtuosi improntati all’economia sociale di mercato.
L’Ente ha già realizzato una serie di incontri raggiungendo con le istituzioni cubane, quale organo tecnico del Ministero degli Affari Esteri, un accordo per la realizzazione di un progetto di microcredito agricolo. Nell’ambito di questi progetti, l’Ente si farà carico di prestare le competenze specifiche per sostenere l’iniziativa microfinanziaria, ponendo le basi per l’integrazione del microcredito con prodotti di pagamento, di raccolta del risparmio, e di strumenti assicurativi, trasferendo il know-how per la formazione del personale, nonché per lo sviluppo di un virtuoso tessuto microimprenditoriale.
Aldilà della specificità dei singoli interventi, occorre evidenziare l’importanza che tali iniziative ricoprono sia per la cooperazione italiana che per la microfinanza internazionale. Gli interventi citati nascono, infatti, da richieste specifiche dei Governi dei Paesi coinvolti. Governi che intendono mettere a disposizione fondi propri e chiedono all’Italia trasferimenti di know-how piuttosto che risorse economiche. È attraverso tali progetti che l’Ente propone i propri modelli, contribuendo a migliorare gli schemi operativi nei contesti in cui si lavora e traendone vantaggio per arricchire gli schemi che si sperimentano nel nostro Paese.
Questa è la via che l’Italia sta percorrendo. Via che, ne siamo coscienti, può non essere necessariamente condivisa, nella sua totalità, da chi opera in realtà sostanzialmente diverse. Non esiste, infatti, la formula magica del modello unico adeguato per tutti i contesti. Esistono però certamente degli elementi su cui è fondamentale rafforzare lo scambio delle migliori pratiche. In tale prospettiva, ai fini del virtuoso sviluppo del settore, iniziative quali la “Campagna internazionale per la protezione dei Beneficiari”, e tutte quelle attività che si stanno sviluppando a livello locale che evidenziano la centralità degli aspetti sociali della sostenibilità, oltre a quelli economici, devono restare al centro delle nostre agende, in particolare quando si affrontano temi particolarmente delicati della microfinanza rurale.
Come precedentemente richiamato, tuttavia, sarebbe auspicabile l’ulteriore intervento delle Banche Multilaterali di sviluppo, nello specifico della Banca Europea per gli Investimenti, per il nostro Continente, affinché promuovano fondi di garanzia rivolti allo sviluppo delle aree rurali. Infatti, l’attuale e apprezzabile “Rural Impulse II” è destinato al finanziamento diretto di iniziative nei PVS, ed in Europa, pur esistendo programmi specifici di erogazione di garanzie10, questi non sono univocamente rivolti al sostegno di istituzioni microfinanziarie che operino in aree rurali e/o all’inclusione della clientela residente in aree extra-urbane.

IN CONCLUSIONE

Oggi i programmi di sviluppo delle aree svantaggiate e povere del mondo “una tantum” e “mono-scopo” hanno iniziato a evidenziare alcuni limiti in termini di efficacia, richiedendo a gran voce l’integrazione con altri tipi di politiche, l’impiego di strumenti finanziari e microfinanziari innovativi e il coinvolgimento di ulteriori istituzioni finanziarie e non.
Il concetto sul quale puntare l’attenzione è quello di sinergia: soltanto unendo gli sforzi, le competenze e i ruoli dei diversi attori internazionali, sarà possibile creare un paradigma strategico e operativo che consenta di sfruttare al meglio il potenziale insito in ogni programma, ottenendo effetti massimi su crescita e sviluppo delle aree rurali povere.
Ai Governi e alle Istituzioni Internazionali spetta il ruolo di creare un contesto sicuro e competitivo, nel quale le singole entità di mercato possano operare e dare, anch’esse, il loro contributo al fine ultimo dello sviluppo umano. È necessario dar forza a quel fattore intangibile che è la fiducia degli operatori, oltre che degli stessi beneficiari, e questo può avvenire, in primo luogo, a fronte di una adeguata regolamentazione.
Uno sguardo comparativo alle dinamiche della domanda e dell’offerta e ai modelli applicativi dei Paesi in via di sviluppo e italiani, soprattutto in riferimento alla sostenibilità e al princing, consente di distinguere una microfinanza orientata business oriented, caratterizzata da un pricing elevato, da una microfinanza “sociale”, improntata all’economia sociale di mercato, che colloca il microcredito tra i nuovi strumenti di workfare. Tale dualismo merita riflessioni profonde finalizzate ad acquisire da ciascun modello quanto può esserci di più utile per rafforzare il settore microfinanziario, senza perdere di vista il suo primo obiettivo: la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.
Ciò non significa perseguire l’uniformità. Al contrario, occorre continuare a respingere con forza le dannose visioni di chi pensa realistico di pervenire a modelli di microfinanza “one size fits for all”.
Va mantenuta la diversità di programmi e delle linee di intervento, così da consentire di rispondere flessibilmente - secondo un approccio dal basso verso l’alto - alle molteplici esigenze dei segmenti di utenza, nei differenti contesti politici, sociali, economici e culturali.
Il prezioso ruolo del microcredito avrà la possibilità di incrementarsi, in futuro, solo mantenendo la visione olistica, nella sua trattazione: i servizi di microfinanza vanno infatti traguardati in un’ottica di complementarietà tra i meccanismi dei prestiti, dei risparmi e nel caso specifico della microfinanza rurale trattata in questo intervento, delle assicurazioni.
Solo puntando con pragmatismo in alto e rifuggendo dalle facili scorciatoie dell’appiattimento metodologico riusciremo a costringere gli scettici a rincorrere gli ottimisti grazie a cui il microcredito ha cessato, nell’ultimo ventennio, di essere velleitario, diventando uno degli strumenti su cui contare per avvicinarsi ai Millennium Development Goals.
Note
1-2 International Fund for Agricultural Development, The Rural Poverty Report, Roma, 2011
3-4 International Fund for Agricultural Development, Addressing climatic changes, Roma, 2011
5 Conferenza Nazioni Unite, Vertice del Millennio, New York, settembre 2000;
6 La Torre M., Vento G., Microfinance, Palgrave Macmillan, 2006
7 World Bank, Consultative Group to Assist the Poor, Financial Access 2010 , Washington DC, 2010;
8 L’ acquisizione di risorse dal mercato dei capitali sta diventando fondamentale per le MFIs. Il primo esempio di apertura al mercato da parte della microfinanza si deve alla creazione di un fondo di investimenti -il Profund- che ha raccolto 23 milioni di dollari, ed è destinato al finanziamento delle istituzioni microfinanziarie ubicate in America Latina.
9 “The rural poverty report” International Fund for Agricultural Development, The Rural Poverty Report, Roma, 2011
10 Si pensi, tra gli altri, all’European Progress Microfinance Facility

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