FORMAZIONE CONTRO L’ESCLUSIONE FINANZIARIA

Mario Baccini | Presidente ENM

In una economia globalizzata e fluida che sta subendo battute d'arresto sempre più frequenti è necessario affrontare in modo organico il problema della riconversione del debito e della lotta alla esclusione finanziaria di quelle fasce di popolazione 'debole'.

Innanzitutto però è necessario affrontare la questione delineando quali sono i termini e gli attori di questo nuovo conflitto economico che coinvolge non solo i border line dei cosiddetti Paesi emergenti, bensì quelle che fino a qualche anno fa erano considerate fasce medio borghesi, oggi, per effetto della crisi, ridotte sulla soglia di povertà.

Il sistema creditizio tradizionale, d'altronde, dopo l'implosione finanziaria delle grandi bolle speculative, specie in Europa, non è più disposto ad investire in termini fiduciari su progetti senza garanzie reali.

In questo è necessario l'intervento della Istituzione pubblica che possa sostenere il costo sociale di un'operazione di integrazione economica e occupazionale di tali soggetti. In uno stato che trasformi una politica di assistenzialismo improduttivo ad una di sostegno al welfare e allo sviluppo la risposta è evidente e quasi ovvia: è necessario investire nella formazione economica.

La Financial education delle nuove generazioni, insieme a programmi di educazione per la riconversione finanziaria secondo modelli di finanza etica che si ispirino all'economia sociale e di mercato oggi sono la strada percorribile per raggiungere un risultato positivo nella crescita economica o perlomeno più di un tentativo per tamponare le buche di arresto del processo.

Molti sono i fattori che andrebbero controllati in un processo che non può esaurirsi in un’analisi empirica: sarebbe pretenzioso quanto folle.

Ma in una logica che porti all'efficienza e a risultati a breve termine è necessario stabilire buone prassi che diano luogo ad una vera e propria giurisprudenza in materia.

Nel lungo periodo sicuramente il controllo dei flussi migratori e la mobilità occupazionale, nonché il sostegno alle economie dei Paesi emergenti è la strada che quasi tutti gli economisti contemporanei suggeriscono.

Per chi si occupa, come noi di Microfinanza, il sistema della via italiana che stiamo testando è sicuramente una buona occasione per sviluppare una rete globale di supporto alle azioni dei governi, con la prerogativa di un basso costo ed un'elevata efficacia nel breve periodo. D’altronde l’efficacia degli strumenti microfinanziari ed in particolare del microcredito quale forma di attività sostenibile e modulare per la crescita è una risposta di indubbia efficacia già sostenuta dalle Nazioni Unite dal lontano 2004, ed accolta dal parlamento italiano con la creazione di un organismo ad hoc, dotato di personalità giuridica come l’Ente, che sappia interpretare ad attuare le direttive comunitarie, sempre più interessate ed attive sulla materia. Dal canto suo, l'Ente Nazionale per il Microcredito, sta percorrendo questa strada con il monitoraggio delle attività ed un sostegno diretto di tutte le iniziative di rilievo in Italia per quel che riguarda lo sviluppo di percorsi formativi qualificanti per la creazione di nuove figure professionali, da un lato, e dall'altro per il sostegno di nuove attività d'impresa.

L’educazione finanziaria è uno dei temi fondamentali nelle dinamiche economiche comunitarie di cui si occupa precipuamente il CESE che, nelle sue funzioni, ha esortato la Commissione a considerare seriamente l’elaborazione di misure legislative che obblighino gli Stati membri a un’effettiva promozione dell’educazione finanziaria.

Uno strumento utile promosso dall’OCSE è l’International Network on Financial Education INFE – Rete internazionale sull’educazione finanziaria – sui contenuti e sulle pratiche più pertinenti da considerare in materia di educazione finanziaria.

Il Programma dell’OCSE per la valutazione internazionale delle competenze degli studenti (PISA) nelle prove della edizione 2013 ha introdotto questioni di educazione finanziaria, allo scopo di valutare le conoscenze finanziarie degli studenti quindicenni dei principali Paesi industrializzati. Giovani, giovanissimi, o adulti che hanno bisogno di riconvertire la propria professionalità per affermarsi nel mondo del lavoro o per costruire un percorso occupazionale sono il target di un’educazione economica che, a nostro avviso, deve rivolgere l’attenzione agli strumenti di microfinanza.

Il nostro Paese si sta adeguando a queste direttive, la prima istituzione è stata la Banca d’Italia che, insieme al Ministero dell’Università e della ricerca ha badnito un programma specifico. Anche l’Ente Nazionale per il Microcredito si adopererà per creare programmi di formazione professionale multilivello, questo non solo per adeguarsi alle richieste comunitarie, ma per sostenere quei principi di equità e sostenibilità che ne ispirarono la nascita sulla base del concorso per il raggiungimento dei millennium goal stabiliti dalle Nazioni Unite.

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