Mario Baccini | Presidente ENM

Il Microcredito è lo strumento della microfinanza e della economia sociale che permette di
attivare un’azione di sussidiarietà verticale. È un nuovo asset class che si classifica come
investimento sicuro. Un investimento prima di tutto sulla persona che dal terzo settore evolve
e da problema per la collettività diventa risorsa e contribuente. La vera sfida, quella che l’Ente
Nazionale per il Microcredito ha deciso di raccogliere insieme all’appello delle Nazioni Unite
per la lotta alla povertà e alle esclusioni sociali e finanziarie è soprattutto l’integrazione
della economia con l’aspetto sociale che si concretizza nelle dinamiche economiche della
microfinanza come strumento concreto dell’economia sociale e di mercato.
Il Microcredito, grazie alla istituzionalizzazione realizzata nel nostro Paese, diventa una
risorsa irrinunciabile per la crescita dell’Italia per contrastare la povertà e le esclusioni
finanziarie della vasta platea di non bancabili che vengono selezionati e rimessi nel circuito
contributivo attivo con risultati soddisfacenti, come dimostrano i dati. Il microcredito è anche
il vero esempio di asset class innovativa che il nostro Paese ha saputo istituzionalizzare.
La mano pubblica ha sostenuto la produttività credendo nella persona e creando una “via
italiana alla microfinanza” caratterizzata dal processo del Microcredito per l’impresa e
dai servizi ausiliari che lo sostanziano come strumento allo stesso tempo di garanzia e di
educazione finanziaria. Questo modello permette al neo imprenditore di accedere al credito
e al circuito contributivo ed economico del Paese superando il gap con il sistema creditizio
e burocratico. Gli strumenti della microfinanza sono utili a colmare quel limbo che esiste tra
il bisogno e la sua soddisfazione nel passaggio dal terzo settore (oggi vittima di se stesso e
dell’assistenzialismo di stato) al quarto settore ossia alla politica dell’autoimpresa che eleva
il cittadino ad imprenditore e contribuente attivo, accedendo da uno stato di non bancabilità
ed assistenza ad uno di produttività. In base agli ultimi dati forniti dal Fondo, le operazioni in bonis

di microcredito produttivo, ammesse alla garanzia dal 2015 (anno di avvio della
Sezione speciale microcredito) fino al 6 giugno 2017, sono state n. 5.815 per un importo
complessivo di euro 128.905.687,94. Questo si traduce anche in una occupazione che
sviluppa un effetto leva occupazionale di 2,43 posti di lavoro per impresa secondo gli studi
effettuati dall’ENM, per cui la stima è di oltre 14mila soggetti impiegati.
Il grande valore dei modelli ingegnerizzati in Italia, deriva non tanto dai numeri, seppure
importanti, che il microcredito sta generando. Ma da essere riusciti a creare un modello
basato su una stretta e sostenibile collaborazione pubblico-privata, dove ciascuno degli attori
opera a sostegno del migliore equilibrio tra sostenibilità finanziaria, sviluppo economico ed
obiettivi sociali.
Un modello semplice, chiaro, funzionale e sostenibile, dove all’intermediario finanziario è
chiesto di operare con una logica di business, dove i servizi ausiliari di assistenza tecnica
e tutoraggio sono erogati per mezzo di professionisti che operano sulla base di precisi
criteri tecnici ed etici, che devono essere pertanto opportunamente retribuiti , dove lo Stato
monitora, vigila, crea e coordina le energie e si fa garante delle operazioni.
Lo Stato, dunque, la mano pubblica interviene per sostenere la realizzazione del bisogno,
quell’ultimo “miglio” che separa la necessità dalla sua realizzazione concreta. Un errore
molto frequente è quello di non analizzare a dovere i bisogni di un territorio o di una
determinata categoria di clienti prima di avviare un progetto di microcredito; spesso si agisce
replicando le modalità operative adottate in altri territori e contesti produttivi. Un modello
di microcredito è in grado di intercettare la domanda a un livello soddisfacente se riesce ad
offrire crediti possibilmente sia alle imprese sia alle persone fisiche; se è operativo su tutto
il territorio nazionale; se è capace di raggiungere le varie fasce che compongono il ventaglio
di operatori di microcredito (presenza trasversale) o si specializza su beneficiari o settori
specifici di intervento diventandone leader (presenza in profondità) e quindi se è in grado di
raggiungere volumi considerevoli.
In breve, in relazione alla capacità di intercettazione della domanda, occorre comprendere
che da strumento per i non bancabili, oggi, anche in ragione della crisi che c’è stata negli ultimi
10 anni e che ha portato alla distruzione del ceto medio, il microcredito è uno strumento che
si rivolge a persone in grave condizione economica e sociale (alla base della piramide) fino a
giovani neolaureati con lode nei politecnici, passando dai fuoriusciti dal mercato del lavoro,
dai NEET, dagli ex detenuti ecc. Un ventaglio ampio composto di fasce ciascuna delle quali ha
la propria specificità e sulla quale occorre lavorare per essere intercettata.
Esistono dei valori non negoziabili come la vita, la famiglia e il lavoro e chi è nelle Istituzioni
pubbliche ha il dovere di spendersi per la difesa di tali valori a vantaggio dei cittadini. Il
microcredito, dunque, può essere uno strumento utile a quella che voglio definire come
Famiglia prima impresa. Dopo la stabilizzazione del modello del microcredito per l’impresa
che nel giro di un anno e mezzo ha mostrato frutti più che concreti con la realizzazione di
oltre cinquemila nuove attività, è necessario implementare questo bacino di possibili utenti
con la creazione vera e propria di uno status giuridico riconosciuto per la Famiglia come
‘azienda’. La famiglia consuma, produce reddito, può essere considerata come un nucleo
stabile a cui va attribuito un valore economico e un ‘conto corrente’ con cui operare. La sfida è
proprio quella di aprire l’erogazione del microcredito anche ai nuclei familiari equiparandoli
a imprese sociali. In pratica, si vuol dotare di partita iva anche la famiglia. Tramite essa si
potranno richiedere finanziamenti per la casa, le spese sanitarie e l’istruzione. Il microcredito
vuole perciò affermarsi come una nuova forma di welfare che sostenga l’individuo nei sui
valori fondamentali.