Emma Evangelista | Direttore MicroFinanza

Nel clima fervente delle campagne elettorali i giovani sono al centro dell’attenzione dei programmi di ogni schieramento politico. Molto si parla di occupazione, sviluppo e futuro, ma poco si ottiene se non si adottano strumenti concreti per la promozione dell’occupazione e dell’autoimpiego.

Nel nostro Paese esistono già misure, che traggono forza e fondi da investimenti europei, che potrebbero favorire i processi di autodeterminazione di quel capitale umano inattivo che si colloca nella fascia d’età tra i 19 e i 35 anni.

Se è vero che oggi passati gli ‘anta’ non si è più maturi ma si è considerati ancora giovani e se l’età pensionabile è un miraggio che si allontana ogni anno dalla portata dei lavoratori, è anche vero, e aggiungo purtroppo, che la disoccupazione dei ragazzi che concludono il ciclo delle scuole dell’obbligo è un fattore allarmante e dilagante.

Le nuove tecnologie, che da un lato favoriscono l’internazionalizzazione delle imprese, dall’altro non supportano la realizzazione delle stesse. La burocrazia stringente e l’incapacità di confrontarsi con il sistema bancario possono essere ulteriori ostacoli allo sviluppo di un’idea imprenditoriale.

Esistono però degli strumenti come il microcredito e dei progetti di sviluppo dedicati come la misura Selfieemployment dedicata proprio ai neet (“not (engaged) in education, employment or training) utili a cambiare il corso di questa tendenza. Fare di più per i giovani, creare posti di lavoro, educare e formare alla cultura d’impresa sono gli obiettivi che l’Europa propone e che l’Ente Nazionale per il Microcredito ha abbracciato proponendo uno strumento innovativo e flessibile.

Per quanto riguarda l’educazione finanziaria un passo avanti è stato realizzato con il riconoscimento della normativa che la impone come strumento per la tutela del consumatore. Un intervento che sancisce l’ufficializzazione di una buona prassi da adottare per sostenere l’attività imprenditoriale.

Un fiore all’occhiello della crescita del Paese sono le start-up 4.0, ossia quelle nuove imprese che recuperano lavori tradizionali applicando strumenti e nuove tecnologie. Ma il microcredito, e in generale gli strumenti microfinanziari, soprattutto per quel che concerne la finanza internazionali sono valutati come un nuovo asset class. investire nella finanza etica, e nello specifico in fondi di microcredito e microfinanza, è un investimento remunerativo e “sicuro”, garantito dalla eticità del prodotto quanto dall’affidabilità del processo di restituzione e sviluppo delle imprese.

Dunque si pone una questione etica prima che economica nella educazione all’impresa che può diventare, partendo dal microcredito, una scelta finanziaria importante in un sistema economico globale.