MARIO BACCINI Presidente ENM

Il percorso tracciato dall’Ente Nazionale per il Microcredito per favorire le attività microfinanziarie in Italia e all’estero
secondo un modello innovativo ed adattivo per la cultura europea, sin ad ora è stato lungo e appesantito da una burocrazia
tortuosa per chiunque voglia fare impresa. Se da un lato la semplificazione delle procedure introdotta dall’Ente e i tool di
accompagnamento sono strumenti molto agili per consentire a tutti di aderire a questo progetto, sicuramente lo scoglio più
arduo rimane quello del sistema bancario, che non sempre si manifesta sensibile alle esigenze di finanziamento delle microimprese.
Da un lato lo scarso interesse del sistema nel proporre un prodotto nuovo e dall’altro il basso livello in materia
di educazione finanziaria dei soggetti richiedenti hanno reso difficile la diffusione ampia di questo strumento. A questi due
grandi problemi abbiamo trovato una soluzione che ci ha permesso da un lato di coinvolgere il sistema bancario e dall’altro
di aiutare i neo imprenditori favorendone l’accesso al credito.
Il Ministero dello Sviluppo economico, che negli anni ha creduto in questa attività, ha dato attuazione all’art. 39, comma
7-bis della legge 214 del 2011, che ha costituito una sezione speciale per il microcredito nell’ambito del fondo di garanzia
per le piccole e medie imprese; a nostra volta abbiamo stipulato accordi con il sistema bancario per promuovere la massima
diffusione del microcredito, ed abbiamo creato un sistema di tutoraggio e monitoraggio efficiente, affinché il soggetto
richiedente sia in grado di avviare attività produttive con default quasi pari a zero. Il riconoscimento di tale lavoro è stata
appunto l’attribuzione, ai sensi dell’art. 13, comma 1-bis della legge 225 del 2016, della tenuta dell'elenco nazionale obbligatorio
degli operatori in servizi non finanziari ausiliari di assistenza e monitoraggio per il microcredito assegnata all’Ente,
che si occupa anche della formazione degli iscritti, i quali operano nel rispetto della normativa, nonché delle specifiche
linee guida, dei regolamenti e del codice deontologico elaborati dall’Ente. Questo è quel percorso che amo definire Ultimo
Miglio, cioè lo spazio tra il bisogno e la sua soddisfazione che attraverso strumenti e competenze siamo riusciti a colmare.
Direi che i risultati parlano da soli. Il microcredito in cifre ha ottenuto in pochi anni di attività grandi risultati in termini
occupazionali. L’obiettivo si sposta insieme all’orizzonte. Il risultato raggiunto sinora è solo una parte delle potenzialità che
possono essere espresse affiancando a questo strumento dei programmi di educazione finanziaria adeguati. Anche a questo
stiamo lavorando in accordo con il MIUR e con gli Uffici scolastici regionali: educare all’impresa e sostenere concretamente
chi vuole avviare un’attività o una start up deve poter avere sostegno, anche se non è in grado di fornire garanzie reali.
Il modello studiato dall’Ente è molto semplice ed efficace e con il supporto di un’adeguata struttura informatica permette
di finalizzare l’impresa da un lato e la crescita economica dall’altro.
L'aspirante imprenditore si reca in una delle filiali delle banche convenzionate o ad uno sportello informativo dell'Ente (sul
sito sono pubblicati tutti gli indirizzi) per chiedere informazioni ed esporre il proprio progetto, quindi, viene assegnato ad
un tutor, un esperto formato dall'Ente, ed iscritto nell’elenco tenuto da noi ai sensi della legge 225/2016 che prima citavo,
in grado di offrire quei servizi obbligatori che rendono il microrcredito un'attività win-win. In questo caso il tutor aiuta la
persona a sviluppare l’idea con la compilazione del business plan che verrà presentato all’istituto di credito per il finanziamento.
Se l’istituto di credito ritiene accettabile la domanda attiva le procedure per la richiesta di garanzia presso il fondo nazionale
e quindi apre la linea di credito. Da questo momento potrà cominciare la sua attività o altrimenti continuarla se si
tratta di un’attività già esistente. Dopo un anno dalla concessione del prestito il tutor farà una relazione per il monitoraggio
dell’azienda.
Dalle statistiche rilevate dall’ENM è il mondo della ristorazione a farla da padrona per i microcrediti erogati: bar, gelaterie,
piccoli punti di ristoro sono sicuramente di tendenza e sono attività finanziabili e finanziate. Ma i settori merceologici e le
attività finanziate sono state le più disparate dall’editoria alla pet care, ai temporary shop alle attività di servizi terziari in genere
dalla segreteria alle pulizie fino alle attività in franchising.
Tuttavia, non dobbiamo pensare che il microcredito sia uno strumento valido solo per il finanziamento di attività tradizionali
e a basso valore aggiunto. Al contrario, ricorrono al microcredito anche giovani laureati a pieni voti che intendono
avviare start-up a contenuto innovativo o nuove attività e mestieri che presuppongono un importante know-how.
Questo strumento può essere utilizzato da chiunque, da giovani, donne o da disoccupati, anche come alternativa alla cassa
integrazione. Il microcredito è un vero strumento di welfare.
Da sempre, poi, dagli esordi di questa attività le donne sono state le più attente nella restituzione del prestito e quindi risultano le clienti più affidabili ed intraprendenti. Il problema è quello della alfabetizzazione finanziaria dei giovani e delle
donne, che più di altre categorie, incontrano difficoltà nell’approccio con il sistema finanziario in genere ed in particolare
con quello bancario. L’educazione finanziaria, anche in questo caso, insieme ai servizi ausiliari di tutoraggio e accompagnamento
diventano la chiave di volta per l’utilizzo di uno strumento che può davvero essere utile all’occupazione.
Tra i settori su cui puntare per contribuire alla ripresa economica soprattutto nel mezzogiorno dove la crisi e disagio sociale
vanno di pari passo, sono sicuramente il turismo e la tutela della biodiversità come nuova prospettiva per la valorizzazione
del mondo agricolo e della sua produttività sono una risorsa inesauribile per il mezzogiorno. La più grande ricchezza del
nostro meridione deriva proprio dalla sua conformazione geografica che lo rende attrattivo per gli investimenti e quindi
utile allo sviluppo di nuove imprenditorialità.
Naturalmente è necessario attivare un massivo programma di pubblicizzazione di tutti gli strumenti utili allo sviluppo e
all’impresa: tra questi il microcredito è uno dei più immediati e semplici da utilizzare, e quindi un volano fondamentale
per la ripresa economica.
Voglio sottolineare, però, che nell’ambito della microfinanza esistono altri strumenti, quali il microleasing, la microassicurazione
o l’housing microfinance, che l’Ente per primo ha provveduto ad ingegnerizzare al fine di ampliare l’offerta finanziaria
a favore della microimprenditoria, ma anche altri strumenti ancora più innovativi come i Social Impact Bond e gli strumenti
Fin-tech.
La pubblicità tradizionale o il web favoriscono la diffusione di questo messaggio di speranza per chi volesse una nuova
opportunità ma il miglior strumento di diffusione degli strumenti a nostra disposizione restano le persone. Attraverso
testimonianze dirette di chi ha beneficiato del microcredito e di tutte quelle antenne territoriali che operano negli sportelli
locali insieme ai tutor questa cultura dell’impresa sta prendendo sempre più piede.
La chiave di volta per sostenere i processi microfinanziari ed in genere la ripresa economica è sicuramente un ritorno
all’economia sociale e di mercato che trova nella sussidiarietà verticale ed orizzontale un asse di sviluppo utile. Ripensare le
politiche economiche in chiave sociale, offrendo una opportunità a soggetti che potenzialmente sono considerati borderline,
ma che se inglobati ed integrati nel sistema attraverso una formazione ed un sostegno professionale, possono diventare
una risorsa produttiva per il sistema stesso e non un aggravio (in termini di assistenzialismo e microcriminalità) per tutto il
sistema mutualistico del Paese.
Il finanziamento è sempre legato ad un problema di garanzie. Le grandi e medie imprese, naturalmente, possono in genere
offrire garanzie adeguate, che rendono più semplice l’accesso al credito.
Con il microcredito la nostra sfida è quella di finanziare chi non ha accesso alle normali linee creditizie perché non può
offrire garanzie reali.
Per tutti coloro, quindi, che hanno un’idea e che non sono bancabili, il microcredito diventa l’unica alternativa possibile per
fare impresa anche grazie al forte sistema di tutoraggio che, responsabilizzando il soggetto richiedente, ne accresce anche la
capacità di restituzione, come del resto è ampiamente dimostrato dai dati sui tassi di default.
L’Ente Nazionale per il Microcredito è un ente regolatore di un’attività complessa che vede solo nella sua ultima fase l’erogazione
del credito, che avviene attraverso un istituto finanziario o una banca.
Noi ci occupiamo di normare i processi, formare i professionisti e collaborare anche con le banche per sostenere l’autoimpresa
e garantire un’opportunità a chi non può offrire garanzie reali per ottenere credito.
Possiamo rilevare che nei Paesi in via di sviluppo, in quelli cosiddetti emergenti ma anche in Russia esistono fondi di investimento
per il microcredito. Sono un nuovo asset class che si sta sviluppando proprio intorno alla microfinanza, ormai
universalmente riconosciuta come alternativa valida nel panorama internazionale. Il ‘tool kit’ del Microcredito approntato
sul modello italiano è ormai una realtà operativa che ha permesso di valutare un incremento occupazionale pari a 2,43 per
ogni nuova operazione e un tasso di default vicino allo zero.
Questa cosiddetta via italiana alla microfinanza è il modello più semplice per spiegare l’operatività e la possibilità di attrazione
di un fondo di risparmio che possa sostenere lo sviluppo del microcredito e dell’autoimpresa.