AGENTI TERRITORIALI INTERVISTE

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MATTEO OCCHIUTO

Giornalista

AVANTI, CONTRO OGNI DIFFICOLTÀ FRANCESCA CERASANI, ABRUZZO

“Sono entrata a far parte dell’Ente Nazionale per il Microcredito nel 2016 quando si cercava del personale per il progetto Selfiemployment”. Ce lo racconta così Francesca Cerasani, agente territoriale per la Regione Abruzzo, il suo ingresso nella famiglia dell’Ente Nazionale per il Microcredito. Una famiglia a cui lei ha dato e continua a dare tanto, come ha avuto modo di raccontarci nell’intervista rilasciata ai nostri microfoni. “Sono entrata - spiega poi - in contatto con gli enti con i quali avevamo il compito di instaurare queste relazioni, gli enti all’epoca erano le Camere di Commercio che facevano i corsi di formazione ai ragazzi per poter accedere al progetto Selfiemployment e da lì è nato il mio percorso. Queste relazioni, dal mio punto di vista, sono state ottime perché da queste Camere di Commercio, sparse per tutte le province dell’Abruzzo, sono emersi tanti NEET che hanno presentato la domanda”. Un percorso, dunque, abbastanza complesso, ma che ha dato frutti importanti. “Nel giro di sei mesi avevo raggiunto l’obiettivo, per due anni e addirittura alla fine del primo mandato avevo triplicato quelli che erano i miei obiettivi ossia la presentazione della domanda per i NEET del progetto Selfiemployment. Il mio lavoro consisteva nel contattare questi enti per prendere in carico i NEET che uscivano dai corsi di formazione seguirli durante il percorso e aiutarli ad elaborare il business plan e tutti i documenti che erano necessari per presentare la domanda sul sito di Invitalia, quindi ho seguito questi ragazzi che piano piano uscivano dai corsi di formazione e li ho accompagnati fino alla presentazione della domanda”. Francesca, poi, ci racconta una delle storie di coloro che ce l’hanno fatta, riuscendo ad avviare una propria impresa. “L’attività che più mi ha coinvolto era quella di un ragazzo che ha aperto un negozio di giradischi. Nel senso che era specializzato nella riparazione di questi attrezzi e inoltre contestualmente voleva vendere i vinili, difficili da reperire oggi. Aveva ed ha dei canali preferenziali anche esteri dove poterli reperire, unendo l’assistenza delle apparecchiature alla vendita dell’usato/nuovo dei prodotti correlati a queste apparecchiature. Ritengo che sia una bella storia, un po’ più particolare rispetto alle altre”. Ma non finisce qui. “Invece l’ultima storia che ho seguito è quella di una ragazza che ha aperto un centro estetico. Ce l’ha fatta, anche se a fatica per via di un sistema fiscale a mio avviso troppo opprimente. Le imposte sono troppo elevate e molto spesso i ragazzi che intraprendono queste attività vanno avanti a stento”. Nonostante tutto, però, anche in Abruzzo, l’Ente continua a lavorare per creare imprese e lavoro. Anche grazie a chi, come Francesca, non smette mai di crederci.

ENTUSIASMO ED ESPERIENZA
MARIA GRAZIA MORABITO, CALABRIA

Ce lo racconta Maria Grazia Morabito, agente territoriale per l’Ente Nazionale per il Microcredito nella regione Calabria, che ci ha spiegato, innanzitutto, come vi ha avuto accesso. “Ho iniziato come agente territoriale acquisendo esperienza fondamentale, e oggi sono impegnata sul progetto Yes I Start Up Calabria”.

Come viene vissuto l’Ente, con i suoi progetti, nel territorio calabrese? “Per quanto riguarda la specificità di questo progetto la regione Calabria ha siglato questo accordo con l’Ente, che ci permette sul territorio di dare supporto ai NEET e ai soggetti attuatori con i quali facciamo delle attività specifiche e ciò ci consente di avere il controllo del progetto in maniera molto capillare. Questo significa che chi aderisce all’iniziativa deve avere dei requisiti già in partenza, e per capire chi ha questi requisiti o meno si organizzano dei corsi con del materiale didattico procurato da noi, che poi è un po’ il modello di Yes I Start Up”.

Sull’aspetto fondamentale dell’iter, dunque, Maria Grazia non ha dubbi. “Cercare di capire quale sia effettivamente la motivazione che spinge i NEET ad essere coinvolti nei vari progetti e verificare in tal caso se il soggetto attuatore già nella prima parte ha fatto un buon lavoro di selezione. Il mio obiettivo dunque è sostenere chi ha un reale interesse nel presentare delle pratiche di finanziamento, poi, una volta concluso il corso, controlliamo da remoto la documentazione presentata, ma non controlliamo semplicemente verificando se hanno caricato il documento, noi valutiamo anche se la qualità è garantita anche in termini di contenuto. Io stessa implemento il monitoraggio che consiste nel controllare e verificare il numero delle pratiche presentate. Una volta finito il corso i ragazzi decidono se vogliono proseguire e presentare la domanda di finanziamento, e noi ovviamente speriamo sempre di sì, perché altrimenti il corso non avrebbe senso”.

Un’attività complessa, ma che ha dato buoni frutti nel tempo. “Facendo questa attività sul territorio in maniera capillare dall’inizio alla fine devo dire che i risultati sono effettivamente positivi, abbiamo anche una percentuale elevata di ragazzi che ad oggi hanno presentato le pratiche e che sono ancora in fase di valutazione.

Ovviamente delle azioni migliorative sicuramente sono necessarie e ce ne rendiamo conto man mano che gestiamo le attività sul territorio. Stiamo, infatti, puntando anche a verificare che tipo di aziende si tende di più ad aprire qui in Calabria, in tal modo ci rendiamo conto di quale sarà il quadro finale e cerchiamo inoltre di capire se nello stesso Comune in cui il NEET ha partecipato al corso magari c’è una grande richiesta di una specifica attività piuttosto che un’altra. Questo tipo di lavoro sicuramente non è semplice ma riusciamo a operare e intervenire in maniera tempestiva Microfinanza • 2020 • n. 29 51
sia da un punto di vista amministrativo che da un punto di vista qualitativo. Io credo che questo modello implementato così com’è funziona, soprattutto al Sud, credo sia uno strumento fondamentale per aiutare questo target svantaggiato, dando la possibilità ai NEET di avere un supporto tecnico, perché andare semplicemente dal consulente per elaborare una domanda di finanziamento semplice ma poi forse il NEET non si rende conto fino in fondo di quelle che saranno le criticità che potrebbe riscontrare durante l’attività o comunque non tiene conto di alcuni aspetti anche amministrativi, quindi un modello di questo tipo è vincente, perché si dà la possibilità ai ragazzi di soffermarsi e capire cosa significa realmente avviare e gestire un’attività”. Maria Grazia, dunque, parla di modello vincente. Come, vincenti sono alcune delle idee e delle aziende che, nel corso della sua carriera, ha visto fiorire e che, oggi, ci può raccontare orgogliosa. “Diciamo che personalmente non è poi tanto la tipologia di azienda o di innovazione che mi colpisce, ma è l’entusiasmo con cui i NEET affrontano questo percorso. A fare la differenza è la loro reale motivazione e la loro volontà di voler avviare l’impresa. C’è stato un ragazzo, ad esempio, che ha avviato una fumetteria e secondo me è un’idea molto originale. Ripeto quello che colpisce è la passione con la quale viene affrontato il tutto, e in quel caso è un grande successo anche per noi che diamo un reale contributo e un aiuto a questi ragazzi”

TRADIZIONE, INNOVAZIONE E FORZA DI VOLONTÀ
ELISABETTA COTUGNO, CAMPANIA

È questo il tratto che, più di tutti, colpisce sentendo parlare Elisabetta Cotugno, agente territoriale dell’Ente Nazionale per il Microcredito, che, ai nostri microfoni, si è raccontata calorosamente. “Lavoro ormai da quasi tre anni su questo progetto, mi occupo del territorio Campano e nello specifico per tre delle cinque province Campane che sono, Napoli, Avellino e Benevento e penso di avere fino ad oggi un buon riscontro da parte dei giovani perché in linea di massima la cosa che noto è il fatto che loro apprezzano di avere una persona che gli da fiducia, che rappresenta le istituzioni Italiane e l’Unione Europea che attraverso i tramiti dello Stato e dell’Ente Nazionale per il Microcredito gli da la possibilità di entrare nel mercato del lavoro”. Elisabetta, dunque, è ben consapevole dell’importanza della presenza sul territorio dell’Ente e sicuramente uno dei punti di forza è proprio l’operato degli agenti territoriali che danno una maggiore possibilità di conoscenza e soprattutto spieghino bene quello che accade, facendolo a titolo gratuito. Ma cosa fa, nel dettaglio, un agente territoriale? “Quello che io provo a fare - ci spiega - è leggere con i ragazzi il bando e trovare con loro un elemento che renda innovativa l’attività. Anche perché il fatto che le imprese che si vanno a creare sono essenzialmente tradizionali, dipende, dal mio punto di vista, un po’ dal tipo di cultura che abbiamo e un po’ dal tipo di domanda di mercato”. Comunque i risultati, alla fine, arrivano. Come nel caso che ci racconta con soddisfazione, nel finale della nostra chiacchierata. “La settimana scorsa mi hanno comunicato che nella zona di Villa Literno, un paesino del casertano con più o meno 12.000 abitanti, è stata finanziata una domanda per un’attività tradizionale di vendita di detersivi e prodotti per la casa. La differenza stava nel fatto che dei detersivi si potevano acquistare alla spina. Quindi sostanzialmente un’attività tradizionale, alla quale però è applicata un’idea d’innovazione in grado di renderla unica”..

PUNTO DI FORZA: LA MIA PASSIONE PER LA MICROFINANZA
FABRIZIO PALAI, EMILIA- ROMAGNA

Profonda fiducia è quella che nutre verso lo strumento Microcredito Fabrizio Palai, agente territoriale per l’Emilia Romagna. E lo dimostra, Microfinanza • 2020 • n. 29 53 ampiamente, nell’intervista che ci ha gentilmente concesso, partendo dal racconto degli inizi della sua avventura con l’Ente. “Io sono entrato l’anno scorso a maggio perché mi era stata segnalata da un amico questa ricerca di agenti sul territorio dell’Emilia Romagna per i progetti Selfiemployment e Yes I Start Up. Ho partecipato e sono stato selezionato, dal 2000 fino a oggi mi sono sempre occupato di creazione d’impresa in particolare in Emilia Romagna”. Una passione, che, dunque è diventata professione. “Sono sempre stato affascinato da questo settore - ci racconta - e sentivo molto parlare qui in Emilia del Microcredito ho voluto così iniziare questa nuova esperienza. Devo dire che il Microcredito è un modello che a me piace molto perché offre delle possibilità a persone che non hanno requisiti per poter avviare la propria idea imprenditoriale”. Com’è la risposta emiliana alle iniziative promosse dall’Ente? Fabrizio ce la racconta così. “Quando ho cominciato la situazione era ferma, la Garanzia Giovani era stata bloccata perché i fondi erano esauriti e perfino avere la sottoscrizione del patto di servizio al centro per l’impiego era difficoltoso, poi c’era già un microcredito regionale avviato per cui gli strumenti nazionali facevano fatica a rientrare. Devo dire che abbiamo avuto una grossa mano con il nuovo accreditamento delle Camere di Commercio di Rimini e Forlì e quella di Modena che hanno investito molto e hanno cominciato a diffondere l’iniziativa a tutti quei ragazzi tra i 18 e i 29 anni che volevano aprire un’attività imprenditoriale. Quindi grazie a questa diffusione sul territorio degli sportelli abbiamo iniziato a incontrare già negli ultimi sei mesi una trentina di persone che possono accedere ai benefici dei progetti Yes I Start Up o Selfiemployment”. Sui punti di forza dei due progetti, non ci sono dubbi. “Il segreto è che sono integrati, cioè il fatto che esista lo Yes I Start Up come formazione finalizzata a maturare maggiore consapevolezza, infatti c’è gente che non ha dimestichezza con le banche soprattutto perché sono giovani e quando vanno in banca a chiedere un acconto garanzia pari all’importo, questo genera spavento e demoralizzazione. Allora cominciano a pensare che non potranno mai diventare imprenditori perché non riescono ad accedere al credito, quindi grazie al fatto di avere una formazione imprenditoriale sul campo i ragazzi acquisiscono maggiore sicurezza, cioè conoscenza della materia, dell’attività imprenditoriale e poi anche della realtà presente davanti ai loro occhi, perché quando si ha a che fare con la realtà le cose cambiano, bisogna scontrarsi con il mercato, gli strumenti, le norme. Questo significa strumento totalmente integrato. È inoltre alla portata di tutti, quindi non servono soldi da parte per iniziare questo percorso, viene valutato veramente il fatto che si voglia fare impresa e questo, secondo me, è un punto di svolta che mancava in Italia. Yes I Start Up e Selfiemployment si affiancano a quello che già esiste sul territorio ma non va a sostituirlo, il vero punto discriminante di tutta l’attività che faccio in Emilia Romagna è la conoscenza, spero in futuro si possa raggiungere il maggior numero di persone possibili e si riesca a far conoscere quali sono le opportunità di questo strumento”. Infine, l’agente Palai, ci racconta quale sia la storia imprenditoriale, pur se non ancora completa, con cui ha avuto l’occasione di lavorare. “Attualmente ne sto seguendo due o tre che mi affascinano, ad esempio c’è una ragazza colombiana, sposata con un ragazzo di Forlì, che vorrebbe vendere i gioielli del suo Paese qui da noi in Italia, sta provando con tutte le forze ad avviare questa attività imprenditoriale e noi la appoggiamo con grande simpatia. Poi c’è un altro ragazzo che, insieme alla fidanzata, vuole aprire un’attività di ristorazione di quelle itineranti su Modena, uno street food per capirci, però per loro è un po’ più complicato perché l’investimento è molto alto e stanno decidendo se partecipare alla formazione o meno e io spero veramente che alla fine riescano a partire con la loro attività”.

GIOVANI, PASSIONE E COMPETENZA: ECCO COSA FACCIO PER L’ENM
ANTONIO COVIELLO, LAZIO

Passione e grande competenza. Sono queste le due caratteristiche principali di Antonio Coviello, agente territoriale nella Regione Lazio. Un mix di valori che lo ha portato ad essere uno dei punti di forza dell’Ente Nazionale per il Microcredito nel territorio: “Io mi occupo principalmente - spiega entusiasta ai nostri microfoni - di dare un supporto ai soggetti attuatori nell’elaborazione dei piani d’impresa e soprattutto nella promozione e diffusione dello strumento finanziario. Vado ai corsi, sensibilizzando i ragazzi che hanno mostrato interesse nell’apprendimento delle logiche e delle tecniche imprenditoriali sufficienti per poter gestire quella che sarà la loro futura attività”. Nel corso della nostra chiacchierata, è una la tematica che Antonio tiene ad evidenziare: “Credo molto nel rapporto e nella costruzione delle competenze dei soggetti attuatori. Loro sono radicati sul territorio e quindi fondamentali nella diffusione delle attività dell’Ente”. I suoi incarichi, comunque, non si fermano qua. “Sì, oltre a quanto detto poc’anzi - ci racconta - un altro dei miei compiti è relazionarmi con la rete degli sportelli presenti sul territorio. Cerco di dare supporto ai responsabili e, ovviamente, anche ad eventuali giovani che lì si rivolgono per avviare un percorso d’impresa”. Impossibile, quindi, non chiedergli quale, fra i tanti, sia, secondo lui, il pregio principale dei due progetti di cui si occupa, ovvero Yes I Start Up e SELFIEmployment. “Il punto di forza principale è quello di abbracciare settori diversi; dal commercio alla promozione, sono due programmi pensati per un’attività d’impresa a 360 gradi. In secondo luogo, a mio avviso, il tasso d’interessi zero e la possibilità di iniziare a rimborsare il prestito sei mesi dopo l’erogazione dello stesso dà un grosso aiuto a coloro che si affacciano nel mondo dell’attività imprenditoriale”. Antonio poi aggiunge un ulteriore parere personale su YISU. “La possibilità di formazione che dà Yes I Start Up, inoltre, rende ancora più interessante questa tipologia di progetto, specie perché mirato al coinvolgimento dei NEET, quindi ragazzi giovani e privi di esperienze formative sufficienti alla gestione completa di aziende. L’attività che nasconde più insidie è intercettare i ragazzi da formare, anche perché molto spesso non sono nemmeno a conoscenza, nonostante il lavoro di autopromozione operato dall’Ente, di progetti simili”. La chiosa finale, poi, riguarda un progetto da avviare che lo sta vedendo impiegato in prima persona. “Una delle storie che più mi è rimasta impressa è, a dir la verità, recente e non ancora perfezionata. Si tratta di un ragazzo che aveva in mente un tipo di gioco interattivo da lanciare sulle maggiori piattaforme online. È tutto strutturato e curato in maniera ottimale, anche perché frutto di uno studio davvero approfondito della materia, condotto ovviamente da lui. Credo possa trattarsi di un’idea davvero vincente”.

“IMPRESE COME FIGLI, LA MIA PASSIONE PER LA MICROFINANZA”
MARCO ROMANO BAFFONI, LAZIO

“Nasco come dirigente d’impresa, e per tanti mi sonooccupato di attività finalizzate all’assistenza d’impresa”.Lo racconta Marco Romano Baffoni, agente territorialeper la regione Lazio. Un percorso lungo,per lui, nell’Ente Nazionale per il Microcreditoche comincia da qui.“Quattro anni fa ho partecipato a un bando nel qualecercavano dei responsabili per l’Umbria e le Marchee naturalmente anche su tutto il territorio nazionale.Il bando era finalizzato alla presentazione di questanuova modalità di politiche attive del lavoro sulterritorio e quindi ho presentato la mia candidatura esono stato accolto dall’Ente Nazionale per il Microcreditoche mi ha affidato la gestione di due regioni:Umbria e Marche.È stata un’esperienza molto interessante, abbiamoMicrofinanza • 2020 • n. 29 55dovuto informare e comunicare alle Camere di Commercio,centri per l’impiego e varie federazioni e confederazioniquello che stavamo facendo all’internodel territorio.Successivamente, per Marco, è arrivata unanovità a livello geografico.“Lo scorso anno, essendo il bando biennale, è statofatto nuovamente e questa volta mi sono presentatoper il Lazio. Sono stato ben accolto. Come regione èstata molto più ricettiva e attiva anche se più dispersivaperché abbiamo una quantità di attuatori superiore.Dal punto di vista numerico io in questo momentoho rapporti con circa una trentina di soggetti attuatoriche sono coloro che lavorano per il progetto Yes IStart Up, con i quali mi confronto quasi quotidianamenteper avere riscontro di quanti ragazzi stannopresentando le domande e come stanno andando icorsi e seguo invece più da vicino tutta l’attività legataalla misura Selfiemployment”.Un progetto che ha fortemente coinvolto l’agenteBaffoni.“Selfiemployment riguarda i ragazzi dai 18 ai 29 anniche non studiano non lavorano e non seguono percorsiformativi, che però hanno una bella idea da realizzarema non sanno come fare, quindi interveniamo noi eli accompagniamo verso questo bellissimo strumentoche rappresenta al momento uno dei pochissimi senon l’unico in grado di garantire il supporto economiconecessario accessibile a loro e a loro riservato”.Numeri di certo importanti, quelli provenientida questo programma.“Dall’inizio dell’attività sono stati seguiti circa 190 ragazziattualmente abbiamo presentato 60/65 domandee di queste 65 domande ne abbiamo ulteriori 10 inpresentazione che a causa del corona virus stannosubendo un leggero ritardo.Mediamente il 30% delle domande che noi andiamoa presentare vengono accettate e portate in finanziamentoda Invitalia già dalla prima presentazione”.Risultati che, secondo Marco, hanno una doppiaorigine.“Credo che i punti di forza siano essenzialmente due:Il primo è la presenza dell’Ente Nazionale per il Microcreditoin modo capillare. Probabilmente per laprima volta è un Ente dello Stato che va verso chi habisogno del finanziamento, quindi siamo noi che sulterritorio ci spostiamo e andiamo a trovare e incontrarei ragazzi che hanno manifestato la propria necessità.Questo è importante perché il ragazzo capisce dasubito che verrà accompagnato e non sarà solo.Il secondo aspetto è quello inerente l’ambito economicodell’operazione, perché stiamo parlando comunquedi un prestito a tasso 0, un prestito reale senzanessuna garanzia e questo è un punto fortissimoperché i ragazzi difficilmente hanno la possibilità didare garanzie e inoltre il finanziamento è restituibilein sette anni. Questo è un modello molto interessanteche sta dando buoni frutti, infatti quando i ragazzicomprendono che si tratta effettivamente di una operazionedi questo tipo accorrono volentieri per partecipare,e poi è aperto a tutti, soprattutto a chi ha unabuona idea a chi ha un’idea innovativa e vincente”.Nel corso della sua esperienza, Marco ha vistoavviarsi un gran numero di aziende e attività.“Non le nascondo che mi sento un po’ la chioccia ditutte queste operazioni, quindi ogni impresa che nasceper me rappresenta un figlio bellissimo che inizia acamminare da solo, ne ho un paio in cui sicuramenteho trovato qualcosa di diverso.Una legata all’ambito non manuale, ci sono dei ragazzimolto portati a fare impresa con idee estremamenteinnovative nell’ambito di offrire servizi attraverso ilweb e attraverso la creazione siti dinamici di ultimagenerazione, quasi dei sistemi gestionali avanzati,quindi qualcosa sicuramente di innovativo considerandoanche la loro giovane età perché stiamo parlando diragazzi di 24/25 anni ma con delle idee estremamenteinnovative. Una decisamente più particolare è un’impresaaperta in Umbria da un ragazzo che si occupa di noleggiodi gommoni senza conducente sul lago Trasimeno.Sembra una cosa pazzesca ma ha fatto veramenteuna scelta vincente e gli sta andando benissimo”.

DAL MICROWORK A YISU E SELFIEMPLOYMENT: COME HO PORTATO IL MICROCREDITO IN LOMBARDIA
MARCO RIGUCCI, LOMBARDIA

“Sono entrato nel circuito dell’Ente Nazionale per il Microcredito ai tempi del progetto legato a Microwork”. Inizia così il racconto di Marco Rigucci, agente territoriale per la regione Lombardia, sulla sua attività legata all’ENM. “Mi occupavo - ci spiega - della rendicontazione dell’attività degli sportelli. Nel 2016, ho vinto il concorso per SELFIEmployment, che prevedeva lo sviluppo del progetto nella mia regione, la Lombardia”. Un percorso che si è col tempo arricchito. “Successivamente, ho ampliato anche il mio raggio d’azione, dopo sei mesi di stop, vincendo anche il bando relativo al secondo progetto, Yes I Start Up”. Iniziative che Marco conosce bene, vivendole quotidianamente. “Le opportunità - chiarisce - che questi due progetti concedono sono davvero importanti. Credo sia questa l’anima di YISU e SELFIEmployment, anche se a volte risulta difficile trovare un NEET, un individuo quindi giovane, che stia nell’ottica di crearsi un lavoro, piuttosto che trovarselo”. Come risponde il tessuto imprenditoriale lombardo allo strumento Microcredito? “Nella sua forma tradizionale, in un territorio come la Lombardia, viene indubbiamente inteso come uno strumento di potenziamento e arricchimento”. Su quale impresa, infine, abbia colpito maggiormente Marco, non ci sono dubbi. “Un ragazzo tempo fa ha avviato un business di magliette brandizzate e personalizzate molto particolare. Ha fatto ciò che sapeva fare meglio, allargandosi man mano che il progetto andava avanti. È stato un progetto davvero molto interessante, che ha dato frutti importanti nel lungo periodo”.

LA FORZA DELLA RETE: GLI SPORTELLI CHE FANNO LA NOSTRA FORTUNA
VITANIO PIETANZA, PUGLIA

Una lunga e proficua esperienza. È quella di Vitanio Pietanza, originario della Puglia, agente territoriale dei progetti SELFIEmployment e Yes I Start Up nel “tacco” dello stivale italiano. “Io ho iniziato la mia collaborazione con l’Ente nel 2013 - racconta ai nostri microfoni - entrando a far parte del progetto Microcredito e Servizi per il lavoro. Successivamente, tre anni dopo, ho vinto il bando Microwork passando agli attuali SELFIEmployment e Yes I Start Up. Sono, dunque, in questa famiglia da ben sette anni, prima con il ruolo di coordinatore regionale, adesso in veste di agente del territorio pugliese”. Di cosa si occupa dunque? “La mia attività - risponde - è orientata a un forte rapporto di assistenza tecnica con gli sportelli presenti in Puglia. Ho fatto in modo, in questi anni, di rafforzare le competenze dei referenti, cercando anche di creare fra di essi un legame che fungesse da vera e propria rete d’informazione” L’avvento dei nuovi progetti, SELFIEmployment e Yes I Start Up, è stato un punto di svolta fondamentale, con un potenziamento che ha dato importanti frutti in Puglia. “Con l’implementazione di YISU in particolare, la sopracitata rete si è rafforzata notevolmente. Al momento, infatti, l’iter prevede che la gente si rivolga agli sportelli per avere informazioni e che li indirizzano verso i soggetti attuatori che, avendo nel frattempo attivato i corsi, ci contattano”. Alcune difficoltà, purtroppo, emergono. “Il sistema, purtroppo, non aiuta. Ci sono tempi burocratici leggermente più lunghi - ci spiega Vitanio - rispetto ad altre regioni, ma lavoriamo duro, seguendo i ragazzi che si interfacciano con l’Ente dall’inizio alla fine del loro percorso”. Tuttavia, come dimostra la caratteristica principale legata alla natura dell’Ente Nazionale per il Microcredito, ciò che fa la differenza è il rapporto umano fra agenti territoriali e ragazzi che richiedono l’adesione a SELFIEmployment e YISU. “Come detto, non vengono davvero mai abbandonati, anzi sono costantemente seguiti. All’inizio forniamo loro le conoscenze d’impresa di base, per poi accompagnarli nella totalità della nuova esperienza. Credo sia questo il segreto che ne fa un progetto assolutamente vincente in Puglia e grazie al quale molti riescono ad “imparare a camminare con le proprie gambe”. Molte sono le realtà che Vitanio ha visto nascere, crescere e consolidarsi; ma, fra tante, ne cita una in particolare. “Ci sono davvero tante imprese, tante belle storie da raccontare. Mi viene in mente quella di una ragazza immigrata, madre di una bambina di soli 6 mesi, che siamo riusciti a convincere nella prosecuzione dell’investimento fatto, nonostante dei brevi momenti di incertezza. Ha aperto un’attività innovativa, sulla vendita al dettaglio di caffè, tisane e infusi, che sta avendo un grande successo. È stato bello poter riuscire a risolvere tutte le problematiche, per realizzare infine i sogni di questa persona”.

A LAVORO PER 5MILA NEET: LA SARDEGNA SCOPRE YISU E SELFIEMPLOYMENT
STEFANO SCHIRRU, SARDEGNA

La forza della novità. Si potrebbe presentare così Stefano Schirru, uno dei nuovi agenti territoriali dell’Ente Nazionale per il Microcredito. Legato al proprio territorio, quello della Sardegna, ma assolutamente non nuovo alle dinamiche della microfinanza, come ha avuto modo di raccontare ai nostri microfoni. “Sono circa dieci anni che lavoro nel campo del microcredito. Ho maturato, quindi, una grande esperienza, lavorando anche alla finanziaria regionale. Conoscevo già l’Ente, dunque, e ne seguivo i bandi pubblicati, decidendo abbastanza recentemente di presentare la mia candidatura, ovviamente relativa al mio ambito regionale”. A questo punto è impossibile non chiedere a Stefano un parere sui due progetti di cui si occupa, ovvero Yes I Start Up e SELFIEmployment. “Credo che per entrambe le iniziative il principale punto di forza sia dare la possibilità a giovani volenterosi che, con le proprie forze, capacità e competenze, vogliano dare forma concreta al proprio sogno. L’unico neo, purtroppo, è che a volte una parte di loro dà più attenzione alla ricerca del finanziamento piuttosto che a concentrarsi sulle proprie competenze”. La particolarità della regione, però, l’agente Schirru ce la racconta così. “Qui al momento, l’Ente è affiancato, per quanto riguarda il settore della microfinanza, anche da altri istituti. Questa pluralità, almeno secondo me, garantisce una maggiore produttività globale, e quindi è positiva. Fornisce maggiori prospettive, senza dubbio. Purtroppo ancora non ho avuto la possibilità di vedere avviare e concludere un percorso imprenditoriale finanziato dai progetti Yes I Start Up e SELFIEmployment; visto quanto è recente il mio ingresso nell’Ente Nazionale per il Microcredito”. Sull’efficacia di essi, comunque, Stefano non ha dubbi. Ed, infatti, chiude la nostra chiacchierata così. “Il territorio sardo ha bisogno di questo tipo di servizi. Ci sono oltre cinquemila NEET a cui è stata rivolta una campagna molto articolata di promozione per YISU e SELFIEmployment, così come in molti ambiscono a divenire soggetti attuatori. Un quadro, insomma, in grande fermento”.

COSÌ I GIOVANI RISCOPRONO L’IMPRESA
VALENTINA LUPO, SICILIA

Sette anni insieme. La storia di Valentina Lupo e del Microcredito è di quelle da ricordare. Perché intrisa di ricordi, passione e una ferrea fiducia verso il mondo della microfinanza, che ha visto la professionista, siciliana doc, iniziare nel 2012 la sua avventura nell’Ente Nazionale per il Microcredito come agente territoriale per la sua regione. “Mi occupo di fondi europei in supporto, con cadenza trimestralmente o semestralmente, di attività già poste in essere o da avviare. Dal 2007, quindi, sono un europrogettista e nel 2012 ho iniziato ad approcciarmi al Microcredito, avviando quindi un percorso lavorativo con l’Ente”. Un cammino lungo, che nel corso degli anni ha cambiato sì la forma, ma mai la sostanza: quella di voler dotare la Sicilia di un efficace rete di sportelli. “Nel 2012 abbiamo iniziato come ‘Microcredito e Servizi per il lavoro’, passando poi al successivo progetto Microwork arrivando agli attuali SELFIEmployment e Yes I Start Up. Quei progetti avevano come fine la realizzazione di sportelli informativi in Sicilia e nelle regioni a obiettivo convergenza. Com’è, dunque, la situazione attuale? “Oggi gli sportelli in Sicilia sono parecchi e dislocati funzionalmente in tutte le province. Col tempo hanno iniziato a portare il Microcredito su tutto il territorio isolano, facendo parlare delle attività dell’Ente e giungendo infine ai progetti attuali quali YISU e SELFIEmployment”. I risultati, dunque, iniziano ad essere evidenti. “Sono un agente territoriale dal 2012, come detto, e pertanto seguo questi progetti sin dall’inizio, vivendo attualmente quella che possiamo tranquillamente definire la fase di massimo splendore dell’attività. Siamo presenti sul territorio e, anche a livello economico, stiamo riscontrando l’abitudine nel valutare le possibilità che la microfinanza può dare. Rispetto a qualche anno fa, periodo in cui abbiamo gettato le fondamenta, oggi stiamo raccogliendo i frutti di una programmazione e strutturazione operate in maniera capillare”. Valentina, poi, ci spiega anche quali sono le strategie, rivelatesi vincenti, nell’estremo Sud Italia, nella diffusione di questi due progetti di punta dell’Ente Nazionale per il Microcredito. “Come detto, in tutto questo è fondamentale l’attività d e g l i sportelli. Il cavallo di battaglia del progetto è stato dotarli di operatori interni agli enti pubblici, permettendo un investimento sostenibile nel tempo che prevede la permanenza delle conoscenze acquisite”. Qual è la difficoltà più grande affrontata nell’istaurare un simile sistema oggi così funzionale? “In Sicilia abbiamo dovuto fronteggiare un problema culturale in cui la ricerca del posto fisso prevale sulla possibilità di aprire un’attività d’impresa. Oggi, devo dire, stando a contatto con i NEET, ma non solo, c’è stata un’inversione di tendenza, anche grazie alla rete creata in questi sette anni. Mentre all’inizio si veniva allo sportello solo nell’ottica di ricezione di contributi a fondo perduto, e in mancanza di essi non vi era un ritorno, nel 2020 notiamo una profonda differenza, con una sempre maggiore richiesta inerente i progetti YISU e SELFIEmployment. Anche in virtù della possibilità, che questi due progetti danno, di rimanere nel proprio territorio”. Fra le attività, tante, che Valentina ha visto nascere e consolidarsi, ci racconta quale le sia rimasta maggiormente nel cuore. “Siamo fieri di aver supportato un’attività di tatuaggi a cui si è aggiunta una sezione che, attraverso la dermopigmentazione, può eliminare le imperfezioni derivanti da trattamenti oncologici sulle donne. Ci sono belle storie, in cui chi osa finisce con l’essere premiato. È un percorso lento, ma si sta andando avanti con risultati assolutamente positivi”.

IMPRESA E UMANITÀ: VI RACCONTO IL MICROCREDITO TOSCANO
GAETANO D’EMILIA, TOSCANA

Parola d’ordine: esperienza. Ne ha tanta Gaetano D’Emilia, agente territoriale dell’Ente Nazionale per il Microcredito per la regione Toscana. Un percorso, quello all’interno del mondo delle consulenze su impresa e lavoro, che parte da lontano. “Sono in questo settore da trent’anni. Nel ‘90 ero funzionario del Ministero del Lavoro, facendo anche esperienza in Commissione Europea per le politiche comunitarie. Da lì ho cominciato ad avere dei contatti con vari Enti che mi hanno portato a condurre delle docenze nell’ambito lavorativo”. Microfinanza • 2020 • n. 29 59 Il percorso di Gaetano all’interno della famiglia ENM inizia cinque anni fa. “Tramite alcuni colleghi - ci racconta - sono venuto a conoscenza, nel 2015, della possibilità di presentare la candidatura per il progetto Microwork con l’Ente Nazionale per il Microcredito, che prevedeva l’istituzione degli sportelli per la promozione dello strumento del microcredito anche nel Centro Nord. Da lì ho iniziato a coordinare i progetti in Toscana, diventando poi agente territoriale”. Il suo territorio, da sempre, è uno dei motori economici del paese. Florido dal punto di vista turistico e imprenditoriale, quello toscano è dunque divenuto uno dei feudi dell’attività dell’Ente Nazionale per il Microcredito e, ovviamente, dei suoi progetti. “La Toscana è una delle regioni maggiormente virtuose, soprattutto per quanto riguarda il SELFIEmployment. Si crede fortemente nel sostegno ai giovani e alle loro idee su imprenditorialità e innovazione”. La grande esperienza che contraddistingue D’Emilia ci porta a chiedergli quale sia, secondo lui, il vero e proprio segreto di quest’iniziativa. “Ciò che distingue, a mio avviso, il SELFIEmployment da altri progetti simili promulgati da altri enti o associazioni, è l’aver acquisito nel tempo una certa continuità d’azione nella consulenza e nell’effettivo accompagnamento dei soggetti lungo la totalità del proprio percorso d’impresa. Io sono convinto che l’Ente, con i suoi progetti, abbia nella regione Toscana, un ruolo di assoluto potenziamento.” Ciò che, poi, Gaetano ci racconta al termine della nostra chiacchierata, è l’essenza stessa sia dell’Ente, sia dei suoi progetti, siano essi SELFIEmployment o Yes I Start Up o quelli promossi nel passato, come il citato Microwork. “Spesso noi agenti territoriali - ci rivela - rimaniamo in contatto con i giovani che si affidano all’Ente, istituendo un rapporto umano che trascende la mera funzionalità di tutoraggio. Un quadro, insomma, di grande successo imprenditoriale, sì. Ma, anche e soprattutto, umano”.

UN TRIS DI ESPERIENZE
CONSTANTINO KOUNAS, UMBRIA E MARCHE

Un percorso lungo e diversificato. È quello di Constantino Kounas, agente territoriale per l’Ente Nazionale per il Microcredito nelle regioni Umbria a Marche. Un punto di arrivo, quello attuale, passato per una lunghissima trafila, che ci racconta così. “Nella mia carriera mi sono sempre occupato di programmi europei, progettazione e finanziamenti agevolati alle imprese. Ho iniziato il mio percorso all’Ente con il progetto Microwork, diversi anni fa. Fui contattato quando lavoravo in un centro per l’impiego in provincia di Perugia e c’era bisogno di un collaboratore esterno che, poi, fu il ruolo che mi permise di entrare nel circuito ENM. Serviva anche ampliare la rete degli sportelli”. Per Constantino, il percorso all’ENM è itinerante, con l’anno scorso a rappresentare il vero punto di svolta. “Sono poi tornato all’Ente lavorando sui progetti SELFIEmployment e Yes I Start Up per l’Emilia Romagna, rientrando a giugno del 2019 come agente territoriale dell’Umbria e vedendomi assegnate anche le Marche come territorio di competenza”. Qual è il punto di forza dei due programmi? L’agente Kounas non ha dubbi! “L’accompagnamento è il vero motore di questi programmi. Nessun’altra iniziativa dà la possibilità di avere sia il finanziamento che il tutoraggio nell’avviamento di un’impresa, in nessuna regione italiana. È davvero ciò che fa la differenza”. Microfinanza 60 • 2020 • n. 29 La diversificazione territoriale propria della sua esperienza ci consente di porgli una domanda su cosa accomuna o meno le tre regioni in cui ha operato. “Ci sono molte differenze, purtroppo, fra le regioni in cui ho avuto la possibilità di lavorare. Sicuramente l’Emilia-Romagna si presta maggiormente all’attività imprenditoriale, a differenza di Umbria e Marche. Anche a livello culturale, infatti, gli ultimi due territori citati sono decisamente più improntati alla ricerca di un lavoro stabile, o statale, piuttosto che all’avviamento di un’azienda”. Infine, a Constantino, chiediamo di raccontarci l’impresa che lui ha contributo ad avviare e che gli è rimasta maggiormente impressa. “Quello che mi ha coinvolto di più è il progetto di due ragazzi che hanno aperto un’attività di Street Food. Un po’ perché è stato un percorso abbastanza tortuoso e complicato. C’era da acquistare il mezzo, per esempio. Ho dedicato tanto tempo a quest’attività, che alla fine è riuscita a consolidarsi”.

CORAGGIO E PERSEVERANZA
STEFANO BATTAGGIA, TRIVENETO

“Dal 2014 collaboro con l’Ente Nazionale per il Microcredito in qualità di referente territoriale per il Nordest. Ho seguito due progetti: Microwork già concluso e SELFIEmployment, in attuazione. Con Microwork sono stati aperti Sportelli per il Microcredito presso le Camere di Commercio di tutte le provincie del Veneto e del Friuli-Venezia-Giulia. Con SELFIEmployment ho dapprima collaborato con i Servizi Nuova Impresa delle Camere di Commercio nell’ambito del Progetto ‘Imprenderò’ di Unioncamere; in seguito, con il lancio dei corsi ‘Yes I Start Up’ gestiti direttamente dall’Ente Nazionale per il Microcredito, sono stato coadiuvato dal mio collega dott. Mario Crepet che si è occupato della promozione e del coordinamento dei soggetti attuatori”. Inizia così il viaggio di Stefano Battaggia, agente territoriale dell’ENM e a cui chiediamo: Quali sono i punti di forza dei progetti Yes I Start Up e SELFIEmployment? “Tra i punti di forza dei corsi ‘Yes I Start Up’, si possono citare: la loro gratuità (sebbene venga richiesto di acquistare il kit per la firma digitale e di fornirsi di un indirizzo PEC), che è al contempo un disincentivo a frequentare i corsi con assiduità e portarli a termine; il fatto che i gruppi di partecipanti siano piccoli (in media 6 persone), che permette uno stretto contatto con i docenti; l’orientamento pragmatico del corso, volto alla realizzazione di un piano di impresa concreto, pronto per essere presentato per la richiesta di finanziamento; la possibilità di un confronto, di uno scambio di idee ed esperienze con altri studenti per lo più coetanei, anch’essi potenzialmente imprenditori; la brevità: il corso è concentrato in 80 ore distribuite su tre settimane, fatto che permette ai NEET di poter svolgere una qualche attività anche saltuaria una volta inoltrata la domanda di finanziamento; la possibilità di verificare durante il corso se la propria idea imprenditoriale è sostenibile o meno; una volta concluso il corso, il NEET non viene lasciato a sé stesso ma viene seguito da noi agenti territoriali anche per mesi fino alla presa in carico da parte di un tutor di Invitalia. Per quanto riguarda SELFIEmployment, il punto di forza è la mancanza di alternative, giacché nel Nordest non sussistono iniziative regionali altrettanto vantaggiose (dove non viene richiesta alcuna garanzia e il tasso di interesse è pari a zero). Rispetto al Veneto, il Friuli-Venezia-Giulia e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano godendo dello statuto di autonoma hanno offerto proposte locali di un certo interesse. Un territorio che ben si presta a questa tipologia di strumenti. “In generale, il Nordest ha una vocazione imprenditoriale dove la filiera delle industrie è organizzata in distretti (es. distretto della scarpa nella Riviera del Brenta, delle macchine agricole nel Padovano, della lavorazione della pietra nel Veronese, ecc.). Il territorio si è ripreso abbastanza bene dalla crisi del 2008 e la disoccupazione è nei limiti fisiologici del mercato del lavoro. La presenza di lavoratori stranieri o provenienti da altre regioni è molto forte - se una persona giovane cerca un lavoro qualsiasi lo trova in un paio di giorni, a maggior ragione se altamente specializzato. Il giovane NEET nordestino spesso lo è perché disorientato o ancora in cerca della propria strada, senza una profonda vocazione imprenditoriale. Sovente l’età dei richiedenti oltrepassa i 30 anni, limite per poter usufruire del finanziamento SELFIEmployment. Direi che la situazione più grave è quella dei 50+ che faticano a ricollocarsi nel mercato del lavoro e devono mantenere una famiglia (magari con alcuni NEET) e finanche pagare un mutuo. Non mancano i NEET ‘esca’, che si mettono in società con persone 30+ per poter accedere al finanziamento, laddove le vere interessate sono queste ultime”. Un bilancio, dunque, positivo, per l’Ente nel Triveneto. “Nel complesso, sì. Grazie agli sportelli per il microcredito si è lanciato nel territorio il messaggio che esistono soluzioni alla non bancabilità dei soggetti più vulnerabili (giovani, titolari di microimprese, donne, migranti ecc.). Attraverso il microcredito col Fondo di garanzia per le PMI si è potuto dare una risposta alla cronica difficoltà di accesso al credito, resa più acuta in concomitanza delle vicende che hanno visto al centro della cronaca due note banche radicate nel territorio. Con SELFIEmployment si offre la possibilità concreta di metter su una propria impresa, dato che le banche convenzionali non danno credito alle start-up, soprattutto se non assistite da garanzia. Tuttavia, occorrerebbe un budget di spesa per la promozione del progetto, senza la quale l’outreach è molto difficile e i risultati non sono commisurati agli sforzi. A onor del vero, va detto che, oltre alla scarsa visibilità, la misura SELFIEmployment soffre di alcuni limiti intrinseci al suo design: la mancanza di contatto diretto tra il NEET e chi giudica la proposta imprenditoriale, che rende poco trasparente il processo decisionale e una certa pesantezza burocratica, che è lontana anni luce dalla tipica mentalità veneta, pronta a superare con coraggio gli ostacoli che la natura pone, ma critica con quelli che frappone la burocrazia. Se a ciò si aggiunge l’impossibilità di accedere al regime forfettario o di costituire una SRL, lo strumento non dispiega tutte le potenzialità che potrebbe avere. A conti fatti, abbiamo seguito da vicino circa duecento NEET partiti con la voglia di fare impresa”. Stefano, in chiusura, ricorda anche quali sono le imprese che maggiormente lo hanno colpito nel corso del suo percorso da agente territoriale. “Tra le aziende che ho visto decollare mi ha colpito quella che una NEET ha avviato nella Marca trevigiana grazie a SELFIEmployment: si tratta di una attività di commercio di parrucche, che, com’è noto, sono in gran parte destinate a una clientela di pazienti oncologici che hanno perduto i capelli a causa della chemioterapia. Pur in giovane età, la titolare ha purtroppo vissuto questo trauma in prima persona, ma ne è uscita affinando doti di sensibilità e discrezione assai utili nel rapporto con i clienti. Un’altra iniziativa che mi ha sorpreso è stata quella di un giovane friulano che ha avviato una attività di guida turistica su due ruote a Trieste. Dapprima ho considerato l’idea un po’ s conc e r - tante, vista l’orografia del Carso che cinge la città e la presenza della bora non proprio bike-friendly, tuttavia mi sono dovuto ricredere perché l’attività è andata in porto e ora va proprio col vento in poppa!”.

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