MONITORARE E VALUTARE LE POLITICHE PER L’IMPRENDITORIALITÀ

LA PROMOZIONE DELL’IMPRENDITORIALITÀ COME POLITICA ATTIVA DEL LAVORO

Tiziana Lang | Esperta politiche del mercato del lavoro e microcredito

La promozione dell’imprenditorialità è divenuta nel corso della crisi economica sempre più uno strumento di politica attiva del lavoro con una duplice dichiarata finalità: far fronte alla disoccupazione e creare posti di lavoro sostenibili. A partire dal 2008 ci si è confrontati, a livello mondiale, con gli effetti della crisi e della recessione, nonché con le sfide globali del cambiamento climatico, dell’aumento continuo dei disoccupati e della crescente dipendenza dalla tecnologia sia a livello di imprese che di sviluppo economico complessivo. Disoccupazione e sotto-occupazione sono due temi cardine sia nelle economie più sviluppate che in quelle in via di sviluppo, soprattutto se si considera che i più colpiti sono i giovani, ossia la quota di popolazione più numerosa nelle economie in via di sviluppo e quella che è necessario rafforzare nelle economie sviluppate per garantire un adeguato supporto a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione.

Sono i giovani i più colpiti dalla grande recessione – come dimostrano i tassi di disoccupazione del 2014 che nel caso dei 15-19enni sono di oltre sette punti percentuali superiori al tasso medio di disoccupazione europeo. Un’altra ragione dell’elevata disoccupazione giovanile continua a essere il disallineamento (mismatch) tra domanda e offerta di competenze. Sebbene, infatti, sempre più giovani completino l’istruzione terziaria, lo fanno in ambiti e settori professionali che non garantiscono il possesso delle competenze e qualifiche necessarie a un mercato del lavoro in continuo cambiamento. Al contempo, sono proprio le istituzioni educative a non fornire ai giovani il set minimo di competenze utili a sfruttare al meglio le opportunità offerte dai nuovi mercati del lavoro. Recentemente, anche in conseguenza della crisi economica e finanziaria, c’è stata una rivalutazione a livello globale dei valori sociali, delle leggi e delle istituzioni per l’imprenditorialità, in particolare nel coinvolgimento di giovani nell’attività imprenditoriale. I Governi hanno messo in cantiere diverse forme di sostegno allo start-up di impresa specificamente rivolte a questi ultimi. Ciò nonostante le istituzioni europee e nazionali sono consapevoli che la promozione e l’attivazione di attività imprenditoriali non possono rappresentare una soluzione definitiva alla disoccupazione giovanile, specialmente se si considera che i giovani europei - pur essendo maggiormente orientati al lavoro autonomo delle persone di età più avanzata - mostrano una propensione al lavoro autonomo decisamente inferiore a quella dei giovani nord americani (statunitensi o canadesi).

Secondo il Rapporto GEM 2015/2016 (Global Entrepreneurship Monitor) la quota di giovani italiani tra 18 e i 24 anni che svolgono un’attività imprenditoriale è pari al 5,9% dei giovani attivi di quella fascia di età, contro il 7,3% dei Paesi Bassi, il 9,9% della Polonia e il 16,0% della Lettonia. Negli Stati Uniti tale percentuale è pari al 10,2% e in Canada supera il 18,0%. Sempre in Italia, il tasso più elevato di vocazione imprenditoriale si registra tra i giovani di età 25-34 anni (6,8% del totale della popolazione di quell’età), mentre a partire dai 35-44enni tale percentuale scende prima al 5,1%, poi al 3,9 % e al 3,4% rispettivamente per i 45-54enni e per chi ha più di 55 anni. Tuttavia, è bene considerare anche le motivazioni alla base della scelta imprenditoriale come riportate nella tabella seguente tratta dal GEM Report 2015/2016. Proseguendo il confronto tra Europa e Stati Uniti è possibile rilevare come il 9,2% dei giovani europei tra i 18 e i 34 anni sia coinvolto nell’avvio di una nuova impresa, contro il 12,4% degli Stati Uniti (gli italiani lo sono nel 6,2% dei casi in quella fascia di età). Sempre i giovani 18-34enni che sono “costretti” alla scelta imprenditoriale sono in media il 17,3% nell’UE e il 18,4% negli USA. Dal Rapporto GEM, dunque, si desume che tra la scelta di fare l’imprenditore e la messa in pratica di questa decisione ci siano ancora molte remore nei soggetti interessati.

LA VALUTAZIONE DELLE POLITICHE PER L’IMPRENDITORIALITÀ (GIOVANILE)

La tendenza sempre più marcata a costruire politiche per l’imprenditorialità, soprattutto rivolte ai giovani, ha portato la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound1) a realizzare una ricerca sul fenomeno che è stata pubblicata di recente. Il rapporto, dal titolo “Start-up support for young people in the EU. From implementation to evaluation” (Eurofound, 2016), è dedicato proprio alle misure di sostegno allo start up di impresa avviate nell’UE, con particolare riferimento a quelle dedicate ai giovani. L’obiettivo della pubblicazione è la mappatura di queste politiche, soprattutto di quelle avviate in seno alla “Garanzia per i giovani” nei vari Stati membri, ciò al fine di comprenderne la varietà e di valutarne l’impatto, nonché di analizzare le diverse metodologie di valutazione di impatto adottate dai vari paesi – laddove adottate – e di valutarne l’efficacia e lo spessore della capacità valutativa. Dal monitoraggio emerge che quasi tutti i paesi membri hanno avviato politiche per l’imprenditorialità di cui un numero crescente è dedicato espressamente ai giovani. Numerosi strumenti, così nel rapporto, “sono rappresentati da misure discrete, su scala ridotta e temporanee, con risorse finanziarie relativamente limitate che potrebbero ridurne il potenziale impatto complessivo”. Poche di queste misure fanno parte di politiche di più ampio respiro per la promozione dell’occupazione giovanile. Esse potrebbero essere rese più incisive, a detta dei ricercatori della Fondazione, se incluse in politiche imprenditoriali olistiche e ben coordinate. Le caratteristiche principali dei programmi per l’imprenditorialità giovanile monitorate dal Rapporto sono rappresentate da: un sostegno insufficiente alla formazione imprenditoriale, presenza di servizi di consulenza allo start up, di assistenza e tutoraggio, nonché da una combinazione di incentivi finanziari e servizi di accompagnamento. I Piani per l’imprenditorialità giovanile più adeguati forniscono assistenza in ogni fase dalla progettazione dall’elaborazione del Business Plan, allo start up e al periodo successivo (post start-up) avendo l’obiettivo di sostenere i giovani privi di esperienza di lavoro e di competenze imprenditoriali di base. Interessanti sono gli spunti che provengono dall’analisi delle valutazioni delle politiche di incentivazione dell’imprenditorialità giovanile. Ad esempio, è emerso che “più l’approccio valutativo è sofisticato, meno viene valutato l’impatto del programma identificato”.

La stessa valutazione di impatto è di fatto limitata, se non impedita, dall’assenza di finalità e obiettivi quantificabili dei programmi messi in atto. Tra i suggerimenti che Eurofound propone per le politiche di settore, il primo riguarda la spesa per le forme di sostegno rivolte ai giovani potenziali imprenditori ancora “moderate”ma che dovrebbero aumentare in conseguenza dell’attivazione di strumenti specifici nella “Garanzia per i Giovani”. L’aumento delle risorse finanziarie per questi incentivi dovrebbe essere seguito con attenzione dal punto di vista della misurazione dell’impatto di tali misure sul mercato del lavoro dei giovani (quanti si sono effettivamente inseriti nel lavoro, quanti hanno aderito al percorso di autoimprenditorialità offerto da Garanzia Giovani, se ci sono sovrapposizioni con programmi pre-esistenti con rischio di eccesso di offerta di incentivi, ecc.), possibilmente realizzando una valutazione d’impatto di lungo periodo delle politiche sull’occupabilità dei giovani implementate in ciascuno stato membro. Un ulteriore campo di analisi della valutazione potrebbe essere quello della possibile perdita di valore intrinseco dell’incentivo, che si ha quando un determinato strumento non ha aggiunto nulla rispetto a quanto si sarebbe verificato in sua assenza, ciò al fine di comprendere se le risorse pubbliche sono state utilizzate in modo efficiente ed efficace. Infine, ma non ultimo, la valutazione dei piani di sostegno alle start up aziendali dovrebbe comprendere elementi quantitativi e qualitativi (dunque, ciascun fondo o incentivo o programma per promuovere l’impresa da parte dei giovani dovrebbe avere obiettivi e indicatori ben definiti in base ai quali misurare il proprio successo). Come si vedrà, quest’ultimo ambito di valutazione potrebbe essere di particolare interesse per le recentissime novità in tema di servizi ausiliari introdotte in Italia grazie all’azione di indirizzo dell’Ente Nazionale per il Microcredito.

L’ACCESSO AL CREDITO E AL MICROCREDITO: UNICO OSTACOLO SULLA VIA DELL’IMPRENDITORIALITÀ?

L’accesso al credito ha costituito da sempre un ostacolo per l’avvio di impresa da parte dei più giovani spesso a causa dell’assenza di una storia creditizia sufficientemente lunga. Tuttavia, anche altri fattori giocano un ruolo chiave e il solo aumento delle risorse dedicate al finanziamento di attività autonome da parte dei giovani si è visto non essere sufficiente a stimolare la creazione d’impresa e di lavoro autonomo da parte dei giovani. E’ infatti dimostrato che se l’incentivo finanziario non si collega con attività di mentoring, sviluppo di competenze e di strategie di accesso al mercato, risulta meno sostenibile e, soprattutto, poco finalizzato verso l’obiettivo occupazionale di medio e lungo periodo. A fronte di queste evidenze sia le politiche d’incentivazione all’autoimpiego sia la normativa in tema di microcredito a livello nazionale sono state orientate in Italia alla presenza obbligatoria di servizi ausiliari di accompagnamento allo start up e di monitoraggio e assistenza post start up.Lo strumento della Garanzia Giovani denominato “SELFIEmployment2”, un fondo rotativo dedicato ai giovani NEET con vocazione all’autoimpiego e autoimprenditorialità, prevede l’erogazione di microcrediti e altre forme di prestito.

E’ stato studiato secondo l’approccio sopra richiamato (formazione imprenditoriale, erogazione di risorse e servizi di accompagnamento pre e post start up) per affrontare la disoccupazione giovanile e favorire l’ingresso nel mercato del lavoro nelle forme del lavoro autonomo e imprenditoriale di questi giovani. Accanto a SELFIEmployment esistono programmi generalisti attuati da soggetti istituzionali e non (Agenzie nazionali, amministrazioni regionali e loro finanziarie, banche, istituzioni di microfinanza) che dovrebbero garantire le medesime prestazioni, ma che in realtà spesso si limitano a un accompagnamento di tipo formale-amministrativo, prevalentemente a distanza. Da ultimo, il Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese dal 2014 ha costituito una sezione speciale dedicata al microcredito per la micro-imprenditorialità. L’Ente Nazionale per il microcredito, allo scopo di favorire l’accesso ai benefici previsti da questo strumento, ha recentemente avviato una collaborazione con il gruppo BCC in varie regioni italiane che prevede l’offerta di servizi ausiliari ispirati alle linee di indirizzo che l’ente stesso ha presentato nel corso di un evento tenutosi il mese di maggio 2016. Particolarmente significativi, per chi scrive, sono i criteri individuati per i servizi minimi (e allargati) da prestare in presenza nel periodo che precede l’avvio di attività d’impresa e in quello successivo. Tra i primi, gli essenziali sono il supporto alla strategia imprenditoriale e alla definizione del business plan; ma ad essi possono aggiungersi attività di supporto alla soluzione di problemi legali e fiscali, o alla definizione di studi di mercato, come pure la formazione del neoimprenditore alle nuove tecnologie per il miglioramento della produttività. Per quanto concerne i secondi, sempre secondo chi scrive, il previsto supporto all’individuazione e diagnosi di possibili criticità e la consulenza su possibili proposte atte a prevenire le suddette criticità, potrebbero essere ulteriormente ampliati verso un servizio pluriennale con caratteristiche di mentoring molto marcate sulla scorta di quanto già sperimentato con successo in Regione Piemonte (Fondo regionale per il microcredito) o in Germania negli ultimi 6-8 anni.

CONCLUSIONI

Come osservato da diversi programmi di ricerca e studi condotti a livello internazionale (OCSE; GEM) ed europeo (Eurofound) i problemi e le carenze del mondo delle imprese e delle politiche per la promozione dell’imprenditorialità possono essere affrontati con apposite strategie e con l’attivazione di servizi adeguati ai diversi contesti economici, al livello di sviluppo, alla cultura e ai disegni politici dei governi.
La disponibilità di risorse e finanziamenti, l’educazione imprenditoriale, il contesto normativo e l’accesso al mercato sono solo alcune delle condizioni necessarie per una buona imprenditorialità. Importantissimi sono anche i livelli di istruzione dei futuri imprenditori, le competenze e le abilità (anche manuali), la capacità di individuare i settori produttivi e le nicchie di mercato in cui inserirsi. Le linee di indirizzo dell’ENM per la prestazione di servizi ausiliari obbligatori di assistenza e monitoraggio del microcredito nell’ambito del Fondo di Garanzia per le PMI possono costituire, a ben vedere, una buona base di partenza per l’individuazione delle caratteristiche dei livelli essenziali di prestazione dei servizi per l’accompagnamento all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità che i servizi per il lavoro pubblici e privati dovranno erogare ai sensi dell’art.18 del d.lgs. 150/2015 nei confronti dei disoccupati che desiderano avviare un’attività autonoma in forma di autoimpiego o microimpresa.

L’obiettivo del confronto tra amministrazioni e agenzie centrali e regionali, nonché con gli stakeholder del settore (istituti di credito, incubatori di impresa, intermediari finanziari, professionisti della consulenza per l’avvio di impresa, ecc.), dovrebbe essere quello di garantire un’offerta standard di servizi pre- e post- start up su tutto il territorio nazionale, al fine di limitare la mortalità di impresa nel breve periodo e di favorire la sostenibilità dell’occupazione creata grazie alle politiche di sostegno all’autoimpiego, al lavoro autonomo e alla microimprenditorialità.

Bibliografia essenziale

GEM, Global entrepreneurship Monitor 2015/2016, GERA, 2016.
GEM, Policy Briefs 2016, GEM 2016.
GEM, Future potential. A GEM perspective on youth entrepreneurship 2015, GEM, 2015.
GEM-YBI, Generation Entrepreneur? The state of global youth entrepreneurship, 2013.
OECD-UE, Policy Brief on Youth Entrepreneurship, OECD-European Commission, 2012. Eurofound, Start-up support for young people in the EU: from unemployment to evaluation, 2016. European Commission, Employment and Social Developments in Europe (ESDE) 2015, European Union 2016. Documentazione su SELFIEmployment tratta dal sito www.garanziagiovani.gov.it

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