MICROCREDITO E PMI ITALIANE

Angelo Maria Petroni | Presidente del Comitato scientifico dell’Ente Nazionale per il Microcredito

INTRODUZIONE

Il professor Angelo Maria Petroni ha sintetizzato in una breve intervista video, pubblicata sul sito dell’Ente (vedi QR code a fondo pagina), le funzionalità dello strumento microfinanziario contestualizzato nel tessuto italiano, le proposte operative da implementare per lo sviluppo del microcredito e della microfinanza con particolare attenzione alle attività formative e in ultimo le nuove professionalità emergenti grazie alla finanza etica applicata nelle more della economia sociale e di mercato che sostiene le attività microfinanziarie.

Dirò due cose, la prima: l’Italia è un Paese dove il 90% del PIL è prodotto da aziende medie e piccole, più piccole che medie. In Germania la proporzione invece è più piccola, sono le medie aziende che fanno da padrone. Questo ha sempre rappresentato un limite per l’ Italia nel senso che evidentemente le industrie piccole e medie tendono a fare meno ricerca di quelle grandi, hanno piani strategici più a breve periodo, hanno problemi di passaggio generazionale quando muore il padrone o va’ in pensione non si sa se il figlio è abbastanza bravo. Le grandi aziende non muoiono mai perché evidentemente hanno milioni di azionisti.

Questo è stato per noi un handicap ed in parte lo è ancora, ma nel mondo di internet questo gap per fortuna si viene a ridurre perché laddove i costi delle informazioni si sono abbassati, è possibile che una piccola industria diventa parte di una grande industria di un sistema di produzione. Una serie notevole dei componenti della Bmw e della Mercedes son fatti in Italia da aziende varie e piccole semplicemente si è creato un circuito delle filiere verticali che integrano le piccole e medie nelle grandi. Se questo è vero evidentemente l’Italia ha una chance in più di quanto aveva in passato. Il problema è che queste aziende piccole e medie devono nascere, perché alcune muoiono quindi bisogna necessariamente che delle nuove nascano ed il clima generale della concessione del credito si è sempre più spostato verso le aziende grandi, cioè è sempre più difficile avere finanziamenti per le piccole e le medie aziende in Italia soprattutto è difficile avere il finanziamento per la nascita delle nuove aziende. Il nostro sistema bancario italiano è sempre stato piuttosto restrittivo su questo, ha sempre teso a finanziare chi aveva già qualcosa piuttosto che il rischio.

Non è una nozione che noi abbiamo nel nostro sistema bancario. Questa situazione crea lo spazio per il Microcredito fondamentalmente perché, mentre le grandi aziende anche quando nascono, nascono per fusioni di aziende altre grandi o medie e i finanziamenti li trova subito, chi vuole mettere su una piccola azienda spesso se non ha patrimoni familiari come capita a molti specialmente le nuove leve degli immigrati evidentemente, ha difficilmente accesso al Microcredito bancario. Il Microcredito è molto più conforme alle esigenze italiane che non tedesche se vogliamo perché noi abbiamo molto più dei tedeschi la necessità di favorire la nascita di nuove aziende medie e piccole, le quali piccole aziende che poi si spera diventeranno meno piccole e poi medie e forse qualcuna grande quindi il sistema del Microcredito è assolutamente complementare al sistema produttivo italiano molto più di quanto non lo sia in Germania o in paesi come la Francia che è un paese dove le grandi aziende sono molto più importanti e rilevanti rispetto a noi.

Quindi non è un caso che l’ Italia sia dotata di strumenti avanzati per il Microcredito, che si è dimostrato un grande successo, perché corrisponde ad un’esigenza vera del sistema economico italiano cioè quello di dare accesso al credito di chi con le regole attuali ha difficilmente accesso al credito. Quindi non è una cosa che abbiamo inventato noi come logica, è una cosa che in Italia si adatta perfettamente, quello che bisogna fare è creare istituzioni che implementino questa attività la quale è assolutamente conforme al principio dell’economia di mercato. L’economia di mercato è contraria ai sussidi, alle sovvenzioni alle aziende, ma ritiene assolutamente necessario che il credito sia dato su base ragionevolmente aperta e ampia. Questo è un modo che è attuazione dei principi dell’economia sociale di mercato.

ECONOMIA SOCIALE

Quello che è cambiato nella dottrina dell’economia a mio avviso è stato soprattutto l’interesse per due concetti. Uno per il ruolo delle istituzioni nel funzionamento dell’economia, il secondo è il ruolo del capitale umano. Nella vecchia teoria economica neoclassica si considerava il consumatore produttore la domanda l’ offerta e si cercava di vedere quali erano le condizioni che avrebbero permesso di avere la maggior possibile produzione per il soddisfacimento del più gran numero di persone. La conclusione in genere era che condizione necessaria e sufficiente per un’economia efficiente quindi che producesse molto, era un mercato libero e competitivo Negli ultimi 40 anni si è cominciato a vedere che il mercato libero e competitivo è condizione necessaria ma non è condizione sufficiente. Un ruolo fondamentale per la ricchezza delle nazioni come avrebbe detto Adam Smith è svolto dalle istituzioni: istituzioni politiche, istituzioni di tipo costituzionale, istituzioni di tipo informale persino le religioni e ovviamente i sistemi bancari, i sistemi del credito. L’altro aspetto è il capitale umano, si è visto, si è argomentato a mio avviso con convinzione, che un’economia efficiente è quella che utilizza tutto il capitale umano disponibile.

Non è che abbandona alcuni per favorire l’efficienza di altri. L’obiettivo di avere tutti occupati non è incompatibile con l’obiettivo di un sistema economico capitalistico efficiente. Quindi si è data più importanza alle istituzioni, più importanza al capitale umano. L’economia sociale di mercato a mio avviso è esattamente questo tipo di visione economica. Mercati aperti e competitivi si ma anche attenzione alle istituzioni, tipo le istituzioni antitrust e allo sviluppo del capitale umano. Economia di mercato ma sociale dove il sociale non è socialista minimamente, non si intende neanche che lo stato deve intervenire nell’economia.

I padri dell’economia sociale di mercato sono stati soprattutto tedeschi, dagli anni 30 i 40, coloro che hanno poi improntato tutta la struttura economica della Germania attuale. Erano assolutamente contrari che lo stato possedesse industrie, erano contrari alle politiche di deficit pubblico e quotavano tuttavia che dovessero esser fatte politiche che includevano invece di escludere e che queste politiche di inclusioni non erano assolutamente incompatibili con il liberismo ma ne erano la maniera per concretizzarlo. Io credo che questo sia il messaggio importante. Oggi il termine economia sociale di mercato è diventato molto più generico, nel senso che viene riconosciuto come tale la centralità di questo concetto nei trattati dell’Unione Europea.

Viene riconosciuto anche dal socialista non solo da quello liberale ovviamente anche da quello democristiano. Molti di questi economisti dell’economia sociale di mercato politicamente erano democristiani in Germania alcuni erano liberali altri democristiani. Per cui spesso si perde un pò il significato spesso si pensa che l’economia sociale di mercato significa semplicemente un’economia capitalistica con molta redistribuzione e con molto intervento dello stato nell’ economia in realtà non è così. Nella visione dell’economia sociale di mercato lo stato non interviene come soggetto che gioca nell’economia ma fa da arbitro all’economia. cioè crea le condizioni a ciò che tutti i soggetti economici possano svolgere la propria funzione, dai grandi capitalisti fino alle persone più semplici donde l’accento fortemente posto dall’economia sociale di mercato sul fatto che esiste un sistema di formazione pubblico e privato molto efficiente perché nessuno è impiegabile posto che gli si diano le chance di formarsi adeguatamente.

IL MICROCREDITO: NUOVE PROFESSIONALITÀ

Io non so se si possa parlare di una formazione internazionale perché ogni paese forma le persone a modo suo, direi che la cosa importante sarebbe avere nelle università nella facoltà di economia dei corsi di microcredito ad esempio, degli insegnamenti di microcredito, delle nozioni di base perché probabilmente chi si laurea in economia poi andrà a lavorare in banca, a fare il commercialista, o qualsiasi altro mestiere possa fare, si troverà davanti alla questione di microcredito. Davanti al microcredito come opportunità non per se stesso probabilmente, ma per persone che lui conosce, per i suoi clienti, per persone con le quali avrà a che fare, a cui dovrà dare consiglio, di cui si dovrà occupare.

Quindi c’è sicuramente una questione iniziale che credo sia quella più importante per il lungo periodo di fare entrare l’insegnamento del microcredito dentro le strutture universitarie, successivamente è necessario formare operatori di microcredito, prendere persone che hanno una ragionevole conoscenza dell’economia e insegnare loro come gestire progetti di microcredito, come dare i crediti in maniera tale che sia su base equa e non discriminatoria oggettiva, e questa è una parte fondamentale del successo di microcredito cioè far si che le domande di microcredito nei modi in cui si svilupperanno saranno attuate le erogazioni siano date con una logica di equità e dietro l’idea di microcredito c’è ovviamente l’idea di eguali opportunità e di equità. Però per farlo abbiamo bisogno di operatori che sappiano trattare la materia secondo principi sani solidi stabili e universalmente riconosciuti.

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