L’EDUCAZIONE FINANZIARIA E IL MICROCREDITO

Giovanna Boggio Robutti | Direttore Generale della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio

Cosa è l’educazione finanziaria? L’OCSE la definisce come “il processo attraverso il quale i consumatori e gli investitori migliorano la comprensione dei concetti e le competenze necessarie ad acquisire una maggiore consapevolezza dei rischi e delle opportunità finanziarie, al fine di compiere scelte informate, di sapere dove rivolgersi per aiuto e di intraprendere altre azioni concrete per migliorare il grado di benessere e di protezione finanziaria”. Padroneggiare i concetti legati all’economia e alla finanza dovrebbe, quindi, diventare una delle numerose opere, indispensabili e mai definitivamente completate, della sfida quotidiana per migliorarsi.

Ma l’argomento è percepito tra i più ostici, tecnicamente complesso e con un linguaggio a volte incomprensibile. Nel prendersi cura del denaro, la differenza tra il successo e il rimanere passivamente in balìa degli eventi la fa la consapevolezza che il primo problema è la competenza e quindi la responsabilità personale degli investitori e dei risparmiatori, che hanno tutto l’interesse ad acquisire informazioni e ad interpretarle bene per cercare di minimizzare gli errori. Va da sé che la definizione di “educazione finanziaria” ricomprende anche l’educazione al risparmio e alle scelte economiche, perché l’economia è la scienza che aiuta a decidere come allocare risorse scarse tra obiettivi che sono in competizione tra di loro. Quindi, sia quando si tratta di investire risorse finanziarie dato un certo patrimonio, sia quando si tratta di decidere se consumare oggi o risparmiare, i problemi sono simili: risorse limitate a fronte di desideri e obiettivi da raggiungere.

Capire meglio quali sono i meccanismi che regolano l’economia, quali sono gli strumenti disponibili, come gestire l’indebitamento sono tutti concetti che rientrano a pieno titolo nell’educazione finanziaria. La realtà dei fatti è ben dipinta dall’ultima analisi S&P Global FinLit Survey, presentata nel 2015, che ci dà un quadro chiaro del livello di diffusione dell’educazione finanziaria, ricompreso, nei Paesi del G7, tra il 68% del Canada e il 37% dell’Italia. Ciò significa che ogni giorno nel nostro Paese circa 10 milioni di cittadini adulti senza competenze economiche di base devono affrontare scelte economiche. Il problema di come affiancarli non è banale, dato che non esiste un canale di contatto diretto, quale è ad esempio quello della scuola per i giovani, che attraverso luoghi, orari e discipline consenta di raggiungerli facilmente.

Gli adulti sono un pubblico, frammentato, eterogeno, non localizzato. Hanno poco tempo ed urgenze che portano ad effettuare scelte economiche in modo sbrigativo o poco approfondito, spesso senza comparare e valutare opzioni diverse, e scelgono quindi prodotti e servizi in modo spesso inconsapevole. Il problema del gap delle competenze economiche degli italiani è un problema che nessun soggetto pubblico o privato può affrontare da solo: va da sé che è quindi indispensabile un’azione sinergica tra tutti gli enti impegnati nella diffusione dell’educazione finanziaria, affinché le energie profuse in questo ambito possano essere incanalate in una direzione unitaria e alimentare un processo sistematico e continuativo. Anche in tema di microcredito emerge la stretta correlazione con l’educazione finanziaria, in particolare quando il primo è finalizzato al sostegno delle fasce di popolazione più deboli e al superamento di situazioni di povertà ed emarginazione

Tra gli effetti più gravi della “financial illiteracy”, infatti, si possono sicuramente annoverare le degenerazioni del credito al consumo in forme di sovraindebitamento, spesso frutto di errori comportamentali e di inconsapevolezza in un periodo di forte recessione economica e di difficoltà sociale. Questa situazione porta a identificare alcuni obiettivi comuni che possono caratterizzare la strategia di sensibilizzazione e di educazione finanziaria attorno al tema del microcredito: la prevenzione di situazioni che possano portare all’impoverimento attraverso strumenti quali la gestione del budget famigliare; l’aumento dell’inclusione finanziaria e sociale attraverso campagne informative sugli strumenti di gestione del denaro e la conoscenza delle caratteristiche dei diversi intermediari finanziari; la prevenzione di fenomeni di sovra-indebitamento e di usura attraverso la diffusione della cultura della legalità.

Il sistema bancario italiano è particolarmente impegnato nella diffusione dell’educazione finanziaria sul territorio ed in particolare nelle scuole: in questa prospettiva ha investito molte risorse, dando vita, poco più di un anno fa, alla Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio il cui obiettivo statutario è proprio quello di promuovere la diffusione di una nuova cultura di cittadinanza economica. I risultati raggiunti negli ultimi anni sono rilevanti (2.900 scuole, 7.523 classi e circa 190.000 studenti iscritti ai programmi; circa 10.000 insegnanti; decine di migliaia di bambini e ragazzi coinvolti nelle centinaia di eventi organizzati sul territorio) e lo sforzo sostenuto imponente, sebbene gli obiettivi, come dimostrano i dati raccolti da più fonti internazionali, siano ben lontani dall’essere raggiunti. Uno dei maggiori ostacoli alla diffusione della cultura Tra gli effetti più gravi della “financial illiteracy”, infatti, si possono sicuramente annoverare le degenerazioni del credito al consumo in forme di sovraindebitamento, spesso frutto di errori comportamentali e di inconsapevolezza in un periodo di forte recessione economica e di difficoltà sociale.

Questa situazione porta a identificare alcuni obiettivi comuni che possono caratterizzare la strategia di sensibilizzazione e di educazione finanziaria attorno al tema del microcredito: la prevenzione di situazioni che possano portare all’impoverimento attraverso strumenti quali la gestione del budget famigliare; l’aumento dell’inclusione finanziaria e sociale attraverso campagne informative sugli strumenti di gestione del denaro e la conoscenza delle caratteristiche dei diversi intermediari finanziari; la prevenzione di fenomeni di sovra-indebitamento e di usura attraverso la diffusione della cultura della legalità.

Il sistema bancario italiano è particolarmente impegnato nella diffusione dell’educazione finanziaria sul territorio ed in particolare nelle scuole: in questa prospettiva ha investito molte risorse, dando vita, poco più di un anno fa, alla Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio il cui obiettivo statutario è proprio quello di promuovere la diffusione di una nuova cultura di cittadinanza economica. I risultati raggiunti negli ultimi anni sono rilevanti (2.900 scuole, 7.523 classi e circa 190.000 studenti iscritti ai programmi; circa 10.000 insegnanti; decine di migliaia di bambini e ragazzi coinvolti nelle centinaia di eventi organizzati sul territorio) e lo sforzo sostenuto imponente, sebbene gli obiettivi, come dimostrano i dati raccolti da più fonti internazionali, siano ben lontani dall’essere raggiunti. Uno dei maggiori ostacoli alla diffusione della cultura

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