TEACHING MICROCREDITO

IL MICROCREDITO NEL SISTEMA DI EDUCAZIONE FORMALE ITALIANO ED EUROPEO

Luisa Brunori | Psicologa dei gruppi, già docente ordinario di Psicologia Dinamica dei Gruppi MPSI/07 presso l’Università di Bologna, vicepresidente della Fondazione Grameen Italia Luisa Brunori
Andrea Sparro | Fondazione Grameen Italia – Dipartimento di Psicologia

Proprio in questi giorni si conclude un progetto co-finanziato dall’Unione Europea: Teaching Microcredit in secondary schools: an active way to learn how to fight poverty, promote justice and solidarity and to overcome Eurocentric perspective in development education (EuropeAid grant contract DCI-NSA- ED/2012/281-479). Si conclude dopo tre anni di attività, preceduti da un tanto fruttuoso quanto impegnativo lavoro di preparazione, con una conferenza internazionale intitolata “Microcredito ed educazione per uno sviluppo individuale e collettivo”, tenutasi a Bologna il 25 febbraio.

La responsabilità scientifica, oltre che l’iniziativa in termini di contenuti accademici e scolastici, è stata dell’Università di Bologna, che da anni ospita, all’interno del Dipartimento di Psicologia, un gruppo di lavoro multidisciplinare che si occupa di ricerca, studi di fattibilità e formazione su microcredito e social business, riunito sotto le insegne dell’Osservatorio Internazionale sulla Microfinanza e del Centro per la Ricerca e l’Intervento sui Gruppi, guidato da Luisa Brunori, docente universitaria e psicologa dei gruppi. È noto lo stretto legame che è stato creato tra l’Università di Bologna, che già nel 2004 diede a M. Yunus la laurea honoris causa, anticipando il grande riconoscimento internazionale che ebbe nel 2006 con il Premio Nobel per la Pace. Da allora è stata creata la Fondazione Grameen Italia, dedicata allo sviluppo del microcredito e del social business in Italia, a partire dalla Regione Emilia Romagna. La città di Bologna ha sostenuto questo impegno offrendo a M. Yunus la cittadinanza onoraria l’8 luglio 2015.

Il soggetto capofila dell’intero progetto è stato GVC Onlus (Gruppo di Volontariato Civile), una ONG italiana con sede a Bologna, attiva da oltre quarant’anni con progetti di cooperazione allo sviluppo e aiuti umanitari in più di venti paesi del mondo, che accanto alle azioni sul terreno oltre i confini continentali attribuisce sempre maggiore rilevanza alle azioni in Italia e in Europa, svolte al fine di sensibilizzare e di educare allo sviluppo. Come sempre accade in queste circostanze, il progetto è stato proposto e poi gestito da una partnership composta da soggetti provenienti da tre paesi europei: Italia, Spagna, Ungheria. In Italia i territori interessati sono stati due: l’Emilia Romagna e la Provincia Autonoma di Bolzano.

I partner europei sono stati dunque la Provincia Autonoma di Bolzano, la Libera Università di Bolzano, HBAid (Hungarian Baptist Aid), la Corvinus University di Budapest, la Fundación ETEA di Cordoba, il consorzio ACC Andalusia e l’Università Loyola Andalusia. In ognuno di questi quattro territori sono state coinvolte prevalentemente due tipologie di soggetti: un ente di cooperazione e un’istituzione universitaria. Le attività del progetto hanno richiesto infatti competenze e sfere d’azione complementari, entrambe necessarie per il raggiungimento degli obiettivi che descriveremo a breve.

Alla base di questo progetto ci sono delle considerazioni che potremmo sintetizzare in due grandi sfere.

Il microcredito è considerato strumento per la riduzione della povertà, per l’inclusione sociale e finanziaria, per lo sviluppo individuale e collettivo.Tuttavia si tratta di uno strumento la cui diffusione incontra spesso ostacoli formali, burocratici, ma anche resistenze, causate sia dalla scarsa conoscenza delle reali esperienze di sedicente microcredito (male interpretato) hanno provocato.

Gli studi compiuti nel corso degli anni dall’Università di Bologna hanno dimostrato come il successo del dispositivo del microcredito dipenda in maniera sostanziale dal rispetto di una serie di requisiti sulla cui sistematizzazione e formalizzazione si collabora da tempo in ambito internazionale, senza i quali si corre il rischio di trasformare i supposti benefici in danni per i beneficiari. Senza entrare nel dettaglio di questi requisiti, ciò che appare certamente necessario è dare luogo a una strutturata attività di formazione sull’argomento, sia da un punto di vista teorico e concettuale, sia da un punto di vista più pratico, concreto, professionalizzante.

Da anni l’Università di Bologna offre infatti Master e Corsi di Alta Formazione che permettono di approfondire la conoscenza del fenomeno, a partire dalla sua formulazione originaria avvenuta in Bangladesh, fino ad arrivare alla creazione di figure professionali che siano in grado di progettare, attivare e gestire progetti di microcredito. La prima considerazione è dunque la necessità sempre maggiore di formazione specifica e ad alti livelli sui temi del microcredito e della microfinanza, fino ad arrivare a creare una vera e propria figura professionale definita e costruita sulla base di un syllabus creato e concordato dalle strutture che a vario titolo concorrono a definire e a sviluppare il fenomeno del microcredito.

Il modello di sviluppo – non solo economico e finanziario – dominante in Europa e nel mondo occidentale ha dimostrato nell’ultimo decennio dei cedimenti strutturali. “Crisi” è il vocabolo del decennio, e si può accostare tanto alle banche quanto alle relazioni sociali, tanto ai sistemi produttivi quanto alle economie familiari. Si tratta probabilmente della crisi e del declino di un modello economico, sociale, culturale basato sulla costante corsa all’accumulo delle risorse da parte dei soggetti economicamente e politicamente più forti. In tali momenti di crisi emerge comprensibilmente la necessità di individuare alternative al modello esistente; le alternative in questo senso possono puntare ad integrare, sopperendo alle eventuali carenze, o addirittura a sostituire il modello con una proposta totalmente nuova, eliminando ciò che non funziona.

È luogo comune, nei paesi a economia neoliberista, considerare il proprio sistema economico, politico, sociale e culturale se non come l’unico possibile, come il migliore; talmente buono da auspicarne l’esportazione, per proporre e offrire i benefici e il benessere di cui godiamo anche ai più “sfortunati”. Viceversa, esistono luoghi nel mondo, che spesso etichettiamo come “sottosviluppati”, o con più generosità “in via di sviluppo” – sempre in base ad una concezione occidentale di sviluppo – esistono altre realtà, altri paradigmi, o semplicemente altre pratiche economiche che non conosciamo, o che consideriamo semplicemente come folkloristiche, esotiche. La seconda considerazione dunque è la necessità di superare la prospettiva eurocentrica nell’osservazione, nell’analisi e nella pratica di tutto ciò che è legato a un determinato modello di sviluppo, per evitare di perdere la ricchezza e il contributo che altre visioni del mondo possono offrire. Ciò non ha come obiettivo la sostituzione di un modello con un altro, ma la raccolta di conoscenze e di strumenti critici di analisi per ampliare le proprie vedute e osservare il mondo con occhi più consapevoli e maggiormente capaci di progettare, di proporre soluzioni complesse, non unilaterali ai problemi dell’oggi.

Una cosa certa è l’importanza che il sistema educativo ha nella creazione dei legami sociali prodotti dal modello economico, fino a influire sulla costruzione della mente. Qualora dunque si intenda operare un cambiamento duraturo in una società, è proprio sul sistema educativo che è necessario intervenire. In definitiva Teaching Microcredit si propone di favorire l’inserimento di tematiche riguardanti il microcredito all’interno del sistema educativo formale, attraverso una serie di attività pilota, e con materiali didattici appositamente creati a partire dall’osservazione diretta di pratiche economiche, finanziarie e sociali riconducibili in maniera più o meno diretta al dispositivo del microcredito. Sono stati presi in considerazione quattro paesi extra europei: Bangladesh, Ecuador, Mozambico e Tunisia. Dunque, basandoci su quanto previsto dal documento di progetto originario, gli obiettivi di questa iniziativa possono essere così sintetizzati:

  • incrementare la consapevolezza e la comprensione critica dell’intreccio delle dinamiche economiche globali attraverso l’insegnamento del microcredito come strumento per contrastare la povertà e promuovere la giustizia;
  • contribuire a diffondere idee di solidarietà ed equità tra i cosiddetti paesi in via di sviluppo e i cosiddetti paesi sviluppati;
  • contribuire alla lotta alla povertà attraverso l’insegnamento dei valori e delle pratiche tipiche del microcredito;
  • potenziare la capacità di analisi critica dei processi di sviluppo degli studenti e degli insegnanti delle scuole secondarie, attraverso l’introduzione di tematiche legate al microcredito e di dinamiche di apprendimento tipiche dell’educazione allo sviluppo nei programmi di studio delle scuole secondarie dei territori interessati dall’azione.

Teaching Microcredit parte da un’analisi dell’offerta formativa delle scuole secondarie superiori italiane, prendendo in considerazione linee guida, quadri orari, risultati di apprendimento attesi e profili educativi, culturali e professionali stabiliti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Dall’analisi della documentazione a disposizione, emerge una separazione piuttosto netta tra l’offerta di materie economico-giuridiche e di scienze umane. Sembrerebbe infatti che la trattazione di tematiche al centro del nostro interesse sia svolta, nelle scuole superiori italiane, o da un punto di vista economico o da un punto di vista, diciamo così, sociale. In Italia esiste una sola opzione che prevede l’insegnamento sia di economia che di scienze umane (psicologia, antropologia, sociologia, metodologia della ricerca) nel corso di tutti e cinque gli anni: il Liceo delle Scienze Umane, opzione Economico Sociale. La necessità di analisi della realtà nella sua complessità ha bisogno di una trattazione multidisciplinare dei fenomeni.

L’individuazione dei percorsi formativi maggiormente in grado di accogliere le nostre istanze rappresenta allo stesso tempo il punto di partenza e il punto di arrivo del nostro progetto. Difatti in questi tre anni abbiamo pianificato e attivato un processo di formazione che abbiamo definito a cascata, che ha portato al coinvolgimento di numerose figure attive in diversi campi. Il coinvolgimento di un numero consistente di attori nelle varie fasi del processo di trasferimento di conoscenze ha l’obiettivo di provocare una sensibilizzazione a macchia di leopardo, permettendo che i centri di diffusione dei nuovi valori siano molteplici, distribuiti sul territorio e rappresentati da persone particolarmente motivate al cambiamento.

L’esperienza già acquisita dal gruppo di lavoro dell’Università di Bologna ha rappresentato la base per pianificare le missioni di studio nei quattro paesi identificati. Partendo dal Bangladesh, luogo in cui tutto il movimento ha origine, abbiamo visitato e studiato altri paesi nei quali da un lato esiste una grande offerta di piccoli prestiti, operata da banche commerciali e altre istituzioni finanziarie, che vengono comunemente – ed erroneamente – chiamate “microcredito”, e dall’altro sono stati sviluppati nel corso degli anni dei meccanismi di gestione del denaro, del risparmio, dei prestiti con caratteristiche differenti a quelle del modello bengalese di Grameen Bank, ma che comunque lasciano intendere un utilizzo, che potremmo definire solidale, del denaro per il benessere della collettività.

In Ecuador, ad esempio, si è progressivamente sviluppata, fino ad ottenere un riconoscimento formale all’interno della Costituzione nazionale, la cosiddetta Economía Popular y Solidaria, considerata la terza tipologia di economia del paese, dopo quella dello Stato e quella privata. Il sistema dell’economia popolare e solidale si basa su concetti che traggono origine dalla cultura dei popoli originari, tra i quali il sumak kawsay (espressione quichua solitamente tradotta come buen vivir, il “buon vivere”), paradigma che impone una ricerca di benessere in armonia con la natura e con le necessità dell’essere umano, o il concetto di minga, o minka, che indica una forma di lavoro volontario a favore della comunità di appartenenza.

La struttura organizzativa più diffusa è la cooperativa di risparmio e di prestito. A partire dai piccoli risparmi dei lavoratori, dei componenti della cooperativa, si genera un piccolo fondo al quale ciascuno partecipa secondo le proprie possibilità, che viene poi utilizzato per erogare prestiti agli stessi componenti della cooperativa, in un sistema auto gestito, che permette al denaro di restare nella comunità, che lo gestisce e lo reinveste.

Guidati dai nostri partner del FEPP (Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio) abbiamo visitato, tra le altre località, Salinas de Guaranda, una comunità andina di circa 10.000 abitanti, situata vicino al vulcano Chimborazo, a oltre 3.500 metri di altitudine, il cui sistema produttivo sfrutta economie di scala e modalità di condivisione dei fattori produttivi che ha poco da invidiare ai nostri distretti alimentari di eccellenza. In Mozambico abbiamo avuto modo di osservare come fosse difficile riscontrare sostenibilità finanziaria e rispetto dei principi ispiratori del microcredito Grameen all’interno della stessa istituzione di microfinanza.

Vissuto difatti principalmente come un mero prodotto finanziario, la maggior parte delle istituzioni bancarie lo offrono con tassi di interesse particolarmente alti; dunque, se da un lato si raggiunge in questo modo un’autonomia finanziaria, dall’altro si trascurano completamente tutti i tratti caratteristici del microcredito Grameen che permettono l’empowerment delle persone che lo ricevono, sia sul piano tangibile che intangibile. Laddove invece alcune istituzioni optano per un rispetto dei bisogni del mutuatario, soprattutto inserendo azioni di microcredito all’interno di programmi integrati per favorire lo sviluppo delle comunità, si osserva che la singola attività di microcredito non è autosufficiente dal punto di vista finanziario, sia per una spietata concorrenza sul mercato dei prestiti, sia perché le buone intenzioni delle organizzazioni che agiscono in questo modo non sono sufficienti per far funzionare una macchina complessa, come è un’istituzione di microfinanza.

Abbiamo invece potuto osservare da vicino un’altra pratica, originaria del posto, denominata xitique. Presente in gran parte dell’Africa subsahariana, ma anche in gran parte del resto del mondo, è una sorta di credito rotativo con una fortissima componente relazionale e comunitaria, che permette a piccoli gruppi di persone di risparmiare assieme e di usufruire, ciclicamente, di una somma significativa di denaro per poter compiere investimenti per il proprio lavoro, per la propria casa; in alcuni casi esiste anche un fondo speciale per i funerali. Questa pratica è diffusa indipendentemente dalla ricchezza delle persone, a testimonianza del fatto che il denaro può essere utilizzato dalle comunità come strumento di socializzazione, di mutuo aiuto, di protezione reciproca, e quindi come strumento per la creazione dell’intreccio di relazioni che costituiscono l’essenza della comunità stessa.

Le missioni nei quattro paesi hanno permesso di raccogliere una significativa quantità di materiale audio, video, fotografico, che è stato utilizzato per la creazione di un toolkit didattico, sotto la supervisione scientifica dell’Università di Bologna, composto da un libello intitolato “Microcredito! Macro soluzioni per sradicare la povertà”, edito da Giunti Progetti Educativi, accompagnato da una guida per gli insegnanti contenente una serie di suggerimenti su dinamiche e metodologie da usare in classe, e un documentario, intitolato anch’esso “Teaching Microcredit”, elaborato dal regista Miko Meloni che ha seguito lo staff di progetto nelle quattro missioni. Per favorire il coinvolgimento degli attori interessati, tutto il materiale didattico è stato sottoposto, in fase di creazione, a numerosi focus group, che hanno visto la partecipazione di professori e ricercatori universitari, esperti in microcredito, professori e studenti delle scuole superiori, membri di ONG e altre organizzazioni interessate, con l’obiettivo di testare e valutare i materiali didattici in itinere.

Una volta completati i materiali didattici, è iniziata ufficialmente la “formazione a cascata”. Il Training of Trainers (ToT) ha avuto luogo nel novembre 2014 a Cordoba, in Spagna, nella sede dell’Università Loyola, e ha visto la partecipazione complessiva di oltre 30 persone provenienti da otto Paesi. Con il coordinamento scientifico dell’Università di Bologna, i membri dello staff di progetto, assieme ad esperti del mondo del microcredito provenienti da Bangladesh, Tunisia, Ecuador, Mozambico e Ghana, hanno avuto la responsabilità di formare 20 persone, provenienti dai quattro territori europei nei quali il progetto si è articolato, appartenenti al mondo dell’università, della ricerca, della cooperazione, del microcredito, della scuola. Nel corso di questo ToT internazionale intensivo, della durata di una settimana, sono state formate le persone che avrebbero assunto la responsabilità di gestire le fasi successive della formazione una volta tornate nei rispettivi territori. In particolar modo si è lavorato sugli intenti educativi dell’intero processo. Più volte abbiamo sostenuto che nel microcredito il denaro può essere considerato quasi come un pretesto per valorizzare il sistema relazionale tra individui, tra individuo e comunità e nell’individuo con se stesso. Allo stesso modo possiamo sostenere che in ambito educativo il microcredito, con i suoi valori e i suoi principi, può essere utilizzato come pretesto per parlare di ricchezza e povertà, di uguaglianza ed equità, di sviluppo.

La formazione degli insegnanti delle scuole superiori ha rappresentato la fase cruciale dell’intero percorso di formazione, di trasferimento delle conoscenze. Il progetto è stato sostenuto e promosso a livello locale dall’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna e a livello nazionale dalla Direzione Generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del Ministero dell’Istruzione, l’Università e la Ricerca. Gli insegnanti delle scuole superiori che hanno aderito hanno partecipato in forma volontaria a un corso di formazione sui temi del microcredito e delle altre forme di economia solidale, e sull’educazione allo sviluppo. Nel corso di questa fase di formazione gli insegnanti, prevalentemente di materie economiche, di scienze umane, di filosofia, hanno ampliato la loro prospettiva, accogliendo non solo contenuti e metodologie nuovi, ma anche nuovi punti di vista. La formazione degli insegnanti è di cruciale importanza strategica per la sostenibilità del progetto, perché essi avranno la possibilità, negli anni a venire, di trasmettere gli stessi contenuti alle centinaia di studenti che incontreranno nel loro cammino professionale, di condividere le nuove prospettive con i propri colleghi all’interno dei consigli di classe o dei collegi dei docenti. Gli insegnanti, così formati, hanno tenuto nelle classi dei corsi pilota, che grazie ad un approccio multidisciplinare e a contenuti così divergenti, offrono una riorganizzazione della prospettiva nei confronti della conoscenza. Le attività di formazione hanno riguardato anche il mondo universitario: a febbraio 2016 si è infatti conclusa la Winter School dell’Università di Bologna in “Microcredito per l’Educazione allo Sviluppo”, un corso che ha visto la partecipazione di oltre 30 studenti, neolaureati in numerosi ambiti disciplinari. Il microcredito è stato affrontato dal punto di vista psicologico, antropologico, economico, politico, della comunicazione, dell’educazione allo sviluppo. Considerando formatori e formati, insegnanti e studenti, questo processo ha coinvolto un numero che supera i 700 individui solo in Emilia Romagna; in attesa di avere i dati precisi a livello europeo, stimiamo che i numeri possano essere più che quadruplicati.

Il 25 febbraio 2016 si è tenuta a Bologna la conferenza internazionale intitolata “Microcredito ed educazione per uno sviluppo individuale e collettivo”, che ha segnato la conclusione del progetto. Un’intera giornata dedicata alla presentazione dei risultati ottenuti in tre anni di lavoro, ma anche a riflessioni tese a progettare nuovi interventi. Nella prestigiosa Aula Prodi del complesso universitario di San Giovanni in Monte, con un variegato pubblico composto da studenti e professori, delle scuole superiori e universitari, da membri di ONG, istituzioni, associazioni, privati cittadini, si sono alternati ospiti provenienti da nove paesi, rappresentanti del mondo universitario italiano ed europeo, del mondo del microcredito e dell’economia solidale a livello internazionale, dei ministeri italiani del lavoro, dell’istruzione e degli affari esteri, i rappresentanti dei partner europei ed extra europei, e ovviamente i rappresentanti delle organizzazioni che hanno guidato il progetto fino a questo punto: Università di Bologna e GVC. Alte sono state sensibilità e attenzione che microcredito ed educazione allo sviluppo hanno generato.

Ospiti e relatori hanno concordato sulla necessità di proseguire con nuove progettualità per incidere sul futuro della lotta alla povertà, della promozione dei valori del microcredito e dell’economia solidale, dell’educazione allo sviluppo. Alcune brevi riflessioni finali. Il microcredito è certamente un fenomeno che suscita un notevole interesse in Italia, ma che richiede ancora corsi di formazione specializzati, sia per chi intenda dedicarsi alla ricerca, sia per chi voglia intraprendere un percorso più operativo.

Il microcredito, se adeguatamente inteso e interpretato, è portatore di valori, principi, insegnamenti che possono arricchire ben oltre la conoscenza tecnica delle tecnicalità bancarie, poiché è in grado di contribuire alla costruzione del patrimo- nio valoriale e dei beni relazionali dei singoli e delle comunità. L’inserimento di nuovi contenuti e metodologie nell’offerta formativa del sistema di educazione formale è una delle chiavi per creare cittadini più maturi e consapevoli, più propensi alla comprensione dell’altro e alla ricerca di soluzioni inclusive e win-win ai problemi sociali. La forma mentis è l’elemento cruciale a cui pensiamo quando parliamo di formazione, e la forma mentis corrisponde alla costruzione del pensiero che ciascuno di noi si organizza a partire da modelli di vita che apprendiamo fin dalla prima infanzia e che costituiscono la oikos nomos, la regola della casa nella quale viviamo. Essere consapevoli che la regola della casa è un intreccio tra elementi antropolo- gicoculturali, economici e politici dovrebbe aiutarci ad esprimere una più precisa volontà o a ricercare soluzioni creative e di utilità per tutti anziché accettare questo mondo, nei suoi aspetti più crudeli, come un inevitabile destino.

Per informazioni sul progetto, per consultare i materiali didattici e tutti gli outputs prodotti, è possibile consultare il sito www.teachingmicrocredit.org Tutto il materiale prodotto nell’ambito del progetto “Teaching Microcredit” è stato realizzato con il supporto finanziario dell’Unione Europea; i contenuti sono assoluta responsabilità degli autori e in nessun modo riflettono la posizione dell’Unione Europea

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