FINANZA ETICA E MICROCREDITO:

IL MASTER ISTITUITO DALL'UNIVERSITÀ LA SAPIENZA E DALL’ENM PER I NUOVI PROFESSIONISTI INTERVISTA A NICOLA BOCCELLA DIRETTORE DEL CORSO

Enza Colagrosso

Nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma quest’anno ha preso il via un Master di primo livello, in “Finanza etica e Microcredito”, destinato a studenti in possesso almeno della laurea triennale. Il corso, che ha una durata annuale prevede un insieme di insegnamenti scelti con lo scopo di fornire ai partecipanti elementi di conoscenza giuridico finanziaria, di finanza etica e di microcredito. Il microcredito è un prodotto finanziario importante ma, ad oggi, sicuramente ancora non ben conosciuto, tanto che molti lo confondono ancora per uno strumento capace di risolvere i problemi socioeconomici esistenti. Tale convinzione è la causa di molte delle delusioni che a volte vengono associate a questo canale di microfinanza. Il microcredito infatti, come dice la parola stessa, è un prestito di piccole dimensioni pensato per combattere l’esclusione sociale delle persone definite “non bancabili”. Solo per avere un’idea del numero delle persone che, per diverse ragioni, si trovano in tale condizione nel nostro Paese basta leggere alcune statistiche della Banca d’Italia per apprendere che gli italiani cosiddetti “non bancabili” sono più di otto milioni, mentre secondo le statistiche della Caritas circa il 25% della popolazione deve ormai essere considerato povero. Fortunatamente però il settore del microcredito è in crescente sviluppo e pertanto il numero di micro crediti erogati è sempre più significativo. Il corso de “La Sapienza” che è un po’ una risposta a questa crescente domanda di esperti del settore è diretto da Nicola Boccella, professore ordinario di Economia Politica della facoltà di Giurisprudenza, ed a lui che abbiamo chiesto di illustrarci le caratteristiche del nuovo master.

Professor Boccella a “La Sapienza” prende il via un master in Finanza etica e Microcredito. Come è nata l’idea di introdurre un corso così specifico su questo strumento finanziario?

Quando abbiamo iniziato a progettare il master lo abbiamo fatto per dare risposta ad almeno due istanze che ci erano giunte: la prima era quella di una esigenza formativa all’interno della facoltà di Giurisprudenza, dove io insegno, e dove si è lavorato per consolidare un legame multidisciplinare fra quelle che sono le competenze più strettamente economiche, con gli aspetti giuridici della gestione della finanza. Questo mixer è poi diventato uno degli elementi innovativi del master. L’altro era nel bisogno di porre un accento più significativo sul microcredito, nella nostra didattica, visto che da tempo abbiamo sviluppato in facoltà un’indagine di ricerca proprio su questo strumento finanziario, sia in Italia che all’estero, portata avanti a latere del corso di laurea che c’è nell’Ateneo di “Cooperazione internazionale”. Quindi da un’esigenza didattica abbiamo fatto fiorire un’opportunità formativa, innovativa per i nostri studenti.

Il Master è quindi una proposta di formazione innovativa che si è data come obiettivo quello di preparare nuove figure che opereranno nell’ambito del microcredito?

L’obiettivo è quello di completare ed arricchire la formazione di figure professionali che siano già abbastanza competenti nel settore affinché siano poi in grado di diffondere il microcredito non solo nel nostro Paese, ma anche in altri Paesi. Il master infatti, nelle nostre intenzioni, è un progetto formativo non pensato e destinato solamente ai cittadini italiani ma anche ad esperti provenienti da altri Paesi. Stiamo anche pensando ad un partenariato con progetti formativi in altre aree geografiche, quali ad esempio quelle del mediterraneo, che sicuramente potrebbero essere largamente interessate ad uno sviluppo in tal senso.

Gli studenti come hanno accolto questa nuova proposta formativa?

Il Master ha suscitato un grande interesse tra i giovani, tanto più che questa è la prima iniziativa così strutturata che si realizza nel nostro Paese. Un’iniziativa avviata anche in partenariato con l’Ente Nazionale del Microcredito che ha la finalità di dare ai suoi fruitori quelle competenze capaci di rispondere in pieno alla richiesta di professionalità specifica che viene dal settore. Conoscenze che non devono e non possono essere esclusivamente tecniche ma anche di governance e quindi di quella capacità di attuazione in grado di garantire l’efficacia dell’intervento. Anche per questo la didattica frontale sarà integrata dalla partecipazione a seminari e convegni ma soprattutto da un’attività di tirocinio e stage. Non dimentichiamo inoltre che, soprattutto in Paesi, come ad esempio l’India, il microcredito è legato a problematiche di genere. Ecco perché, chi segue questo corso è anche molto motivato dalla voglia di acquisire esperienza e professionalità che possono poi essere utilizzate in varie parti del mondo, e non soltanto da noi in Italia.

Ci spieghi meglio in cosa consiste il partenariato con l’Ente nazionale del Microcredito?

Il partenariato con l’Ente Nazionale per il Microcredito va al di là del master in questione, essendo stato già avviato con il dipartimento di studi politici filosofici ed economici della facoltà di Giurisprudenza, prima della sua organizzazione. Tale partenariato è stato siglato per mettere insieme quelle che sono le competenze reciproche, ma soprattutto le azioni reciproche su diversi piani come la promozione del microcredito, l’organizzazione di seminari, di convegni di ricerca e ovviamente la formazione.

Accennava alla volontà di aprire questa formazione anche a studenti stranieri. In questo primo Master avete avuto l’iscrizione solo di studenti italiani?

Assolutamente no, fin da questo primo anno abbiamo cercato di sensibilizzare anche i nostri studenti stranieri ed abbiamo ricevuto la loro iscrizione. Riteniamo che sia fondamentale proprio per il tipo di didattica che andiamo a proporre lo scambio tra studenti di provenienza diversa. Al master si è iscritto uno studente del Ghana, uno studente tunisino, una studentessa russa e uno studente peruviano oltre ovviamente agli studenti italiani. La conoscenza e lo scambio di varie realtà territoriali su cui si sono costruite esperienze diverse di microcredito arricchirà l’esperienza formativa dei nostri studenti.

Nei Paesi da cui provengono gli studenti che frequentano il master, il microcredito è diffuso?

Va detto innanzi tutto che nei diversi Paesi, non solo quelli rappresentati dagli studenti iscritti al corso, sono stati avviati modelli di microcredito talvolta profondamente diversi tra loro che offrono opportunità e applicazioni riferite alla realtà in cui si sono sviluppati. In particolare, nei Paesi di provenienza dei nostri studenti il microcredito è più o meno sviluppato ma, sento il bisogno di ricordare, che chi chiede di partecipare a questo corso è anche impegnato nella cooperazione internazionale all’interno della quale, il problema del microcredito, specialmente in alcune aree, pensiamo ad esempio all’area francofona dell’Africa, ha sempre avuto un ruolo importante.

Parliamo degli studenti del nostro Paese. Con le nuove professionalità acquisite frequentando il master dove e come potranno operare?

Gli studenti formati opereranno nel settore del microcredito e più specificatamente nelle mansioni connesse all’attività di programmazione, o meglio ancora a quella di progettazione, creazione e monitoraggio di questo canale finanziario. Ricordo infatti che la formazione è propriamente indirizzata a monitorare il microcredito sia quello legato alle istituzioni che quello riferito ad enti privati. Il settore ha bisogno di professionalità dedicate ma nonostante ciò gli sviluppi e le applicazioni di questo processo formativo li potremmo verificare solo più in là, visto che questa è la nostra prima esperienza e pertanto non posso far riferimento ad alcun esito preciso.

Lei ha accennato alle problematiche di genere relative al microcredito. Può spiegarci meglio la relazione che esiste tra genere e microcredito?

Le porto dei dati solo per chiarire il quadro dove poi andremmo ad inserire quella che è la problematica di genere relativa al microcredito. Va detto che l’esclusione finanziaria non è un problema che riguarda esclusivamente i Paesi in via di sviluppo ma è una realtà significativa anche nelle economie più avanzate. Nonostante ciò l’area dove il microcredito resta più diffuso è quella dell’Asia, dell’Africa subsahariana, e dell’America latina mentre in Africa del Nord e in Medio Oriente, nonostante le difficoltà che si vivono, se ne registra una diffusione limitata. Anche i Paesi industrializzati esprimono ancora risultati modesti di erogazione di micro crediti che si registrano maggiormente nell’Europa Orientale e in Asia Centrale. Nei Paesi in via di sviluppo le donne rappresentano la maggior parte dei soggetti sostenuti dal microcredito, mentre nei Paesi industrializzati le donne e i poverissimi rappresentano una piccola parte dei destinatari del microcredito. A questo va poi aggiunto l’altro aspetto importante che è quello riferito al mondo femminile. Infatti esistono realtà dove il fatto che il mondo femminile si rivolga al microcredito non rappresenta in alcun modo un problema oppure laddove un problema c’è, è facilmente risolvibile. In altri Paesi invece la problematica richiede un approccio complesso proprio per le specifiche condizioni critiche di parità di diritti. Non dimentichiamo infatti che un sistema di microcredito diffuso tra l’altro produce proprio parità dei diritti sia di genere che fra soggetti bancabili e non bancabili.

Problemi di parità e di quindi di genere. Alla luce di ciò quali possibilità di successo può avere la diffusione del microcredito nel mondo islamico?

Oggi l’Islam è la religione dominante in circa cinquanta Paesi situati in diverse aree del continente. In questi Paesi sono radicati contesti sociali dai caratteri molto differenti che vanno da situazioni di estrema povertà a dei contesti sociali più sviluppati ed economicamente più attivi. Tali situazioni hanno un riverbero importante anche su quelle problematiche di genere e di parità a cui ho già fatto cenno prima ed è per questo che quando si parla di microcredito e Islam bisogna saper fare delle differenze per avere in mano un quadro concreto. La Tunisia, ad esempio, non è come gli altri Paesi è più aperta e anzi, in questi giorni, ha emanato una nuova costituzione che prevede, tra l’altro, una forte presenza di genere anche negli ambiti istituzionali. Non in tutti i Paesi si vive però questa realtà e laddove non è presente un’apertura così forte alla componente di genere bisogna impegnarsi affinché ciò accada.

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