MICROFINANZA + ECONOMIA RURALE: CONNUBIO VINCENTE

Oggi in vista dell’Esposizione Universale e del raggiungimento dei millennium goals è utile e importante confrontarsi attorno al tema della vita rurale.

Mario Baccini

Tema che comprende anche tutte quelle questioni che afferiscono all’impresa rurale, all’attenzione alle fasce più svantaggiate perchè escluse finanziariamente e socialmente e al diritto all’accesso al credito. Questioni che sono al centro dell’agenda dell’Ente Nazionale per il Microcredito e costituiscono l’essenza della via italiana al microcredito.

Una missione che affonda le proprie radici nel fertile pensiero dell’economia sociale di mercato della Scuola di Friburgo, che non nega l’importanza fondamentale del mercato per il benessere della società civile, ma lo inquadra all’interno di un paradigma istituzionale e costituzionale.

La sussidiarietà diventa, in tale quadro, un elemento fondamentale che, distinguendosi dal paternalismo statalista di matrice hobbesiana, costituisce il paradigma nel quale l’intervento statale trova una sua razionalizzazione. Un terreno sul quale oggi si trovano nuovamente a confrontarsi economisti, sociologi, politici. Economisti, sociologi e politici che, in parte, fino al giorno prima in cui la crisi mostrava al mondo le sue fauci fameliche, abbracciavano pienamente il mito di un’economia onnipotente e assoluta, a cui ogni Stato e la comunità internazionale dovevano prostrarsi, compitamente.

Il mercatismo è stato per troppo tempo l’altare sul quale sono stati sacrificati i valori della solidarietà, della sussidiarietà, del congruo profitto, della buona politica, nella falsa illusione di un liberismo economico senza regole e senza controlli. Il riferimento e? al documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace “Per una riforma del sistema economico e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”, di una forma di “apriorismo economico”, che ci ha lasciato in eredita? false illusioni e povertà.

che affonda le proprie radici nel fertile pensiero dell’economia sociale di mercato della Scuola di Friburgo, che non nega l’importanza fondamentale del mercato per il benessere della società civile, ma lo inquadra all’interno di un paradigma istituzionale e costituzionale.

La crisi c’è stata, dunque. E’ arrivata, travolgendo impietosamente i mercati e gli uomini. Che possa essere un’occasione, perlomeno, per promuovere una riflessione profonda finalizzata ad immaginare un nuovo mercato e un capitalismo ispirato. Un capitalismo dove, come ben avevano capito i padri dell’economia sociale di mercato, l’economia, l’etica ed il diritto pos- sano convivere in armonia. Un capitalismo governato da regole giuridiche capaci, finalmente, di sostenere la nuova situazione economica globale. Il punto debole del sistema economico che si è costituito attraverso la globalizzazione deve essere infatti rinvenuto in una fondamentale asimmetria tra la struttura del mercato globale e l'architettura istituzionale che non è globale. Alla globalizzazione non ha fatto seguito un opportuno adeguamento degli strumenti regolatori, la cui dimensione è rimasta locale, dando vita ad una dicotomia che occorre sanare in tempi brevi.

Illuminante, ancora una volta, il documento “Per una riforma del sistema finanziario e monetario nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”, quando si sostiene l’opportunità di costituire un’autorità sovranazionale “con l’obiettivo di favorire anche l’esistenza di sistemi monetari e finanziari efficienti ed efficaci, ossia mercati liberi e stabili. In tale contesto, è pertanto importante rafforzare il confronto rispetto all’opportunità e alle modalità di istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Attraverso tale strumento si potrebbero sia penalizzare le posizioni a breve, puramente speculative, che generare introiti cospicui da destinare allo sviluppo delle aree più povere del mondo. Auspico che attraverso organismi internazionali come Fao, Ifad e le stesse Nazioni Unite, si arrivi a un’intesa capace di scavalcare le potenti lobby finanziarie e introdurre negli ordinamenti nazionali un efficace strumento di azione per sostenere le attività di microfinanza. Istituire una tassa “di quartiere” sulle transazioni finanziarie non servirà a niente, se non a incoraggiare il concepimento di raffinati sistemi per aggirarla.

Occorre, dunque, che ciò venga fatto su scala pla- netaria. Il sistema necessita, infatti, di regole giuridiche certe e con specifico riferimento ai servizi finanziari inclusivi e in particolare alla microfinanza rurale. Solo un approccio etico alla microfinanza può infatti consentire di risvegliare pienamente quei valori collettivi di fiducia, reciprocità e cooperazione, che costituiscono le risorse produttive di ogni società. Sono tante, in tutto il mondo, e anche in Italia, le storie di successo di persone che sono state capaci di diventare protagonisti della propria crescita e del proprio riscatto.

Storie di povertà e sacrificio, che hanno dimostrato il valore universale dello strumento del microcredito nella lotta alla povertà, al- l'esclusione sociale e ai fenomeni criminosi come quello dell'usura. E' anche questa, Signori, la via italiana al microcredito. Una via che, scommettendo nell'etica quale investimento più redditizio, respinge una concezione distorta dello sviluppo, secondo la quale il traguardo economico è inteso come obiettivo unico ed esclusivo nella speranza che, solo in un secondo tempo, ci si possa dedicare alle dimensioni qualitative dell'esistenza umana. Una visione del tutto erronea, come dimostra la storia.

Occorre, al contrario, discostarsi dal paradigma esclusivo del profitto e della crescita economica indiscriminata, misurando il progresso e lo sviluppo in base al miglioramento delle condizioni di vita e non solo degli indicatori economici. Si tratta, in sostanza, di sposare nuovi paradigmi di sviluppo strutturale sostenibile che non siano basati solamente sulla logica del profitto. Ciò non significa rinnegare l’importante valore che la finanza ha acquisito.

Il Santo Padre nell’Enciclica “Caritas in Veritate” spende parole di grande considerazione per la finanza in quanto tale, come “strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza e di sviluppo” e in partico- lare incoraggia l’esperienza del microcredito e più in generale della microfinanza. “I soggetti deboli – dice Benedetto XVI – vanno educati a difendersi dall’usura, così come i popoli poveri vanno educati a trarre reale vantaggio dal microcredito, scoraggiando in tal modo le forme di sfruttamento possibili in questi due campi”.

Ciò non è vero solo per i Paesi in via di sviluppo o le economie emergenti. Anzi, si legge ancora nell’Enciclica: “Poiché anche nei Paesi ricchi esistono nuove forme di povertà, la microfinanza può dare concreti aiuti per la creazione di iniziative e settori nuovi a favore dei ceti deboli della società anche in una fase di possibile impoverimento della società.”

L’invito espresso nell’Enciclica a “rafforzare” e “mettere a punto” l’esperienza della microfinanza riassume infatti magistralmente la missione stessa dell’Ente Nazionale per il Microcredito.

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