MERCATO: SFIDE E TRASFORMAZIONI

Riportiamo di seguito la traduzione della Lectio magistralis del prof. Viktor j. Vanberg proposta il 19 gennaio 2011 presso la sala delle Colonne della Camera dei Deputati in occasione del ciclo di seminari di ECONOMIA SOCIALE E DI MERCATO: UNA NUOVA VISIONE promossa dall’Ente Nazionale per il Microcredito con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Prof. Viktor J. Vanberg | Professore di politica economica presso la Albert-Ludwigs-Universität Freiburg. Dal 2001 è a capo del Istituto Walter-Eucken

Non parleremo soltanto dell’economia sociale e di mercato in generale ma vedremo quali sono le sfide attuali e quali gli elementi teorici; questa sarà la nostra agenda: una piccola introduzione; successivamente verranno affrontati quelli che considero essere i fondamenti teorici più importanti in particolar modo nella relazione che hanno gli uni con gli altri.
L’altro contributo riguarderà la scuola di Friburgo, parlerò dell’ambiguità di concetto dei risultati di questi due tipi di fondamenti teorici, successivamente passerò a spiegare come questa ambiguità possa aver influenzato lo sviluppo pratico dell’economia sociale e di mercato in Germania e come ciò abbia contribuito allo sviluppo dei problemi che si sono manifestati nel tempo. In particolare mi riferirò alla sfida della globalizzazione e concluderò con alcuni brevi riflessioni su quanto si possa fare per affrontarla.

LE RADICI STORICHE

Introducendo gli argomenti con una piccola premessa storica, possiamo affermare che l’economia sociale e di mercato è ‘l’etichetta’ con cui viene connotato l’ordine sociale economico successivo alla seconda guerra mondiale in Germania ed è associato al nome di Ludwig Erhard, primo sostenitore di questo tipo di ordine sociale ed economico in Germania. Per questioni di fortuna, Erhard fu nominato direttore dell’amministrazione economica nella zona occupata dagli angloamericani e, in questa veste, introdusse la riforma della valuta e del nuovo marco tedesco, forte della posizione occupata, fu molto criticato dal comandante delle Forze Alleate Clay e avversato da molti poiché al tempo non si credeva assolutamente che il capitalismo sarebbe stato parte del futuro della Germania. I programmi dei partiti imponevano la nazionalizzazione di tutte le industrie e l’atteggiamento del periodo era proprio quello di centralizzare a livello statale. Di fatto c’è stata anche una influenza molto forte dalla scuola di Friburgo. Un grande sciopero venne allestito contro queste politiche, ma fu più forte il consenso generato dalle nuove opportunità di lavoro create con queste iniziative. Il suo successo fu così visibile che ha rese la sua posizione più popolare portando anche alla creazione del CDU (Christlich Demokratische Union Deutschlands). Il cancelliere Adenauer per questo lo invitò a diventare ministro dell’economia, ruolo che ha svolto dal 1949 al 1963, ed è questo periodo che viene associato con quello che è più comunemente conosciuto come il miracolo economico della Germania. In questo lasso di tempo la Germania ha raggiunto lo zenith nella espansione socio-economica, occupazionale, dello sviluppo delle aziende e così via. Ha fatto molto meglio degli Stati Uniti nello stesso periodo. Lo stesso Cancelliere Angela Merkel anche in occasione del World Forum di Davos nel 2009, ha ripetuto che la social market economy è un oggetto di esportazione.

La Merkel ha lodato molto l’economia sociale e di mercato in un periodo di crisi economica e ha sostenuto l’idea che un modello simile potrebbe aiutare le altre nazioni a superare la crisi economica. Queste dichiarazioni, però, hanno molto sorpreso i tedeschi, poiché la questione è piuttosto controversa e il dibattito interno sul tema e sui problemi della nostra economia sociale e di mercato così come si è sviluppata nel corso degli anni è sempre aperto e necessita di continuo approfondimento. Si evidenziano, in particolare, difficoltà a livello centrale per quel che riguarda il sistema pensionistico e quello sanitario, che non sono sostenibili. Cosa voleva dire il nostro Cancelliere quando ha sostenuto che l’economia sociale e di mercato è un modello da esportazione? Che cosa va bene per essere esportato, che cosa funziona in termini di esportazione? Ci sono due parti nella mia presentazione che si riferiscono all’economia sociale e di mercato; una riguarda lo stato sociale l’altra riguarda il concetto di Ordnungspolitik di cui parlerò successivamente. Questo anticipa chiaramente alcune conclusioni: l’Ordnungspolitik è la via da perseguire mentre lo stato sociale non ne è di fatto un modello che potrebbe e dovrebbe essere seguito in questo senso perché abbiamo bisogno in realtà di molte riforme. Il concetto di economia sociale e di mercato è di per sé abbastanza ambiguo. Proveremo a chiarirlo seguendo due percorsi storici. Uno riguarda il padre dell’idea, Alfred Muller-Armack, nato a Colonia, che ha inventato di fatto l’economia sociale e di mercato, mentre c’è un altro percorso che risale alla scuola di Friburgo e segue le tesi di Walter Euchen e di Franz Bohm. Questi due approcci per molti versi sono simili ma naturalmente hanno delle caratteristiche peculiari sulle quali mi soffermerò in quanto fanno parte di un movimento intellettuale più ampio chiamato Neoliberalismo che ha ricompreso un gruppo di pensatori liberali tra i quali rientrava Luigi Einaudi. Tutti coloro condividevano un concetto di laissez faire nel Liberalismo, un concetto che enfatizza il fatto che l’intervento dello Stato dovrebbe essere minimo e che il mercato deve essere lasciato ai suoi attori. Lo scopo di tali pensatori era di enfatizzare che in una economia sociale e di mercato che funziona bene, lo Stato deve giocare un ruolo importante; la funzione principale dello Stato è quello di fornire un quadro legale di riferimento per garantire l’applicazione dello Stato di diritto ma ci sono naturalmente delle differenze in Germania; alcuni importanti esponenti, ad esempio Alexander Rustow, hanno chiamato questo movimento socialismo neo-liberale, o meglio neo liberismo sociale, e questi esponenti incoraggiavano lo sviluppo delle società piccole e medie, le imprese familiari a proprietà familiare, e mostravano questo modello di società, mentre erano scettici riguardo ad economie più allargate.
Affrontiamo ora il modello di Von Hayek, che comprendeva anche Einaudi attraverso la sua evoluzione storica. Muller-Armack era Professore all’Università di Colonia, fu chiamato da Ludwig Erhard a lavorare presso il Ministero dell’economia dal 1958 in qualità di Direttore del Grundsatzabteilung e dal ‘58 al ’63 è stato Segretario di Stato presso il Ministero dell’economia guidato dallo stesso Ludwig Erhard. Ha sviluppato il concetto di economia sociale e di mercato in un libro chiamato “Pianificazione dell’economia e economia sociale e di mercato” del 1947. Si definiva un liberale convinto ed era fortemente persuaso dal fatto che l’economia di mercato è (e sarà) l’unica forma efficiente di organizzazione economica, presupponendo non vi fosse alternativa visibile dal punto di vista dell’organizzazione economica. Sicuramente contrastava il socialismo il comunismo ancorché riconosceva potessero essere confrontabili e competere con l’economia di mercato nella sua capacità di fornire ciò che le persone vogliono e i beni e servizi di cui le persone hanno bisogno. Il problema è che la produttività da sola non può garantire la stabilità politica dell’economia di mercato perché l’economia di mercato di per sé ha delle caratteristiche che vengono percepite come negative. Ad esempio la concorrenza. Valutare la concorrenza significa che si possono perdere i propri investimenti a causa di un’altra persona perché il vostro prodotto non viene acquistato a favore di un altro, o ci potrebbe essere in qualche parte nel mondo qualcuno che produce le stesse cose che producete voi ma in maniera molto più economica e quindi in questo modo si perdono le quote di mercato, si perde il lavoro e questo è un aspetto che nessuno accetterebbe con favore. Secondo queste regole il mercato spesso non restituisce quanto le persone danno o quanto le persone si aspettano ma questo è quanto il mercato fa. Un’idea geniale per la produzione di un bene che viene rilevato come necessario può per esempio portare alla ricchezza il suo ideatore, questo supera le normali regole del mercato e può addirittura indirizzare a proporre delle riforme e delle modifiche che magari possono distruggere il mercato stesso. Quindi l’economia di mercato, dal punto di vista politico, in questo modo è sottoposta ad un pericolo potenziale. Gli accordi o le predisposizioni economiche e sociali che garantiscono la produttività, riescono a creare tante preoccupazioni, pur accontentando magari alcune fette dei diversi attori. Gli accordi sociali economici dovevano in un certo senso integrare i diversi problemi che hanno messo in pericolo le libertà economiche e di mercato. Ma questo non è successo. Quello che Muller-Armack voleva dire e credo che sia perfettamente certificato, è che ci sia un reale pericolo sul quale bisogna riflettere valutando le diverse possibilità di stabilizzazione dell’economia di mercato dal suo punto di vista. Si potrebbe integrare all’economia di mercato delle politiche sociali ed economiche che riducono le preoccupazioni per la giustizia sociale e la distribuzione del benessere, come un sistema pensionistico che garantisca alle persone sostegno anche in vecchiaia, o prevedendo sussidi per le aziende che si dovessero trovare in difficoltà e così via. Vi parlerò tra poco di questa lista di misure ma queste stesse, come ho già detto, hanno un elemento di ambiguità.

Per contro l’altro fondamento teorico del quale parlerò più approfonditamente è la scuola di Friburgo di economia e diritto, probabilmente qualcuno l’ha sentita chiamare anche in un altro modo ossia: Ordoliberalismo. Questo mi dà la possibilità di citare il libro del professor Francesco Forti e del Professor Felici pubblicato recentemente e chiamato “Il liberalismo delle regole” che parla proprio della scuola di Friburgo. La scuola, come anche il nome, ricorda che è stata fondata a Friburgo negli anni’30 del secolo scorso e uno dei principali fondatori era l’economista Walter Eucken, figlio del filosofo tedesco Rudolp Eucken, già premio Nobel per la Letteratura nel 1908. Il secondo principale fondatore era il giurista Franz Bohm. Le loro principali idee teoriche si sono concentrate sulla questione di quelle che chiamavano fondamenti costituzionali di una società e di una economia libere. Quindi pensavano che, così come avviene per le organizzazioni politiche che fanno riferimento a uno Stato dove esiste una costituzione, cioè un sistema di regole e di principi, anche l’economia dovrebbe e deve avere un sistema costituzionale di riferimento e quindi un sistema di regole all’interno del quale si muove l’economia stessa. I loro programmi di ricerca miravano a investigare come questa costituzione economica dovesse essere pensata per creare un ordine socio economico che funzionasse e che fosse a dimensione umana, quindi ordo, questa parola ‘ordo’ è l’idea principale, inoltre erano liberali ma la questione dei Laissez-faire li portava ad essere ordoliberali. La prospettiva teorica che sostenevano potrebbe essere legata a uno degli aspetti principali dell’economia sociale e di mercato: la distinzione tra l’ordine delle azioni e l’ordine delle regole. Ogni processo sociale ed economico si può distinguere su due piani. Ci sono naturalmente il momento delle azioni in cui gli attori agiscono e poi c’è un sistema di regole nell’ambito del quale queste azioni vengono portate avanti. La metafora più utilizzata è quella del gioco, se pensiamo al gioco – giochi da tavolo o sport come il calcio – ci è molto familiare questo concetto. C’è l’azione da una parte, cioè quello che vediamo in campo, e dall’altra parte ci sono le regole che stabiliscono come il gioco deve essere effettuato. ‘Noi’ che vogliamo organizzare gli affari sociali dobbiamo distinguere questi due livelli. Possiamo scegliere di investigare quello che è l’ordine delle azioni, cioè come si agisce, e poi il livello dell’ordine delle regole, cioè come tutti devono agire. Parliamo di una società globale, non tutti sono d’accordo sulle regole che sono state stabilite. E questo era un po’ lo scopo del programma nella scuola di Friburgo: se negli affari sociali ed economici notiamo che c’è un risultato non voluto o indesiderato allora possiamo osservarlo da diversi punti di vista. Possiamo vedere come i diversi attori giochino questo gioco. Possiamo vedere come giocarlo meglio o possiamo vedere se questi risultati non sono conseguenza delle regole anziché delle azioni e quindi decidere di agire sulle azioni, oppure sulle regole e non sulle azioni. Se le politiche economiche si devono basare sulle regole allora si parla di interventismo altrimenti di anti-interventismo. A differenza dei Liberisti gli Ordoliberisti sostenevano che lo Stato non deve assolutamente intervenire. Eucken, dunque, si interrogava sulle regole del gioco. C’è un paradigma teorico che chiamiamo “Ordnungsokonomik”, io la chiamo in genere economia costituzionale, è un’economia delle regole come viene definita nel libro “Il liberalismo delle regole”, è lo studio sistematico della relazione e della interrelazione tra il livello costituzionale, cioè l’ordine delle regole, e il livello che è al di sotto di questo ordine costituzionale, cioè l’ordine delle azioni. A questo corrisponde il paradigma delle politiche, un tema al centro dell’attuale dibattito politico tedesco. Si parla sempre di “Ordnungspolitik”, perché al giorno d’oggi la tentazione dei politici di intervenire semplicemente e di cercare di correggere i problemi dimenticando tutti i principi è molto forte, particolarmente nei tempi di crisi. È troppo facile dire i principi non contano. E questo era il punto della scuola di Friburgo: se vogliamo evitare le crisi dobbiamo comportarci attivando politiche relative ai principi, su politiche che si preoccupano delle regole e della loro modifica al fine di creare regole adatte agli scopi. Quindi il termine “Ordnungspolitik”, che leggendo un giornale tedesco troviamo sempre quando si parla di economia, ha una possibile traslazione inglese in “Constitutional policy”, ed è sostanzialmente la creazione di una struttura di regole per intervenire nel gioco. La conseguenza è ovvia: se concentriamo le politiche economiche sull’“Ordnungspolitik”, la cosa più importante è la coerenza della politica economica. Perché, se continuiamo a pensare alla metafora del gioco, cambiando in continuazione le regole del gioco, si crea un caos, la funzione delle regole è quella di stabilizzare il processo e le azioni anziché continuare a cambiarle e questo naturalmente non è molto diverso dall’interventismo, non è dissimile dalla stabilità in politica. Ad esempio se cambiamo in continuazione le regole per il sistema pensionistico, (quello che succede spesso in Germania è che ogni nuovo governo cambia le regole fatte dal governo precedente), questo non porta ad un risultato nel breve, nel medio o nel lungo periodo. Un aspetto fondamentale degli insegnamenti della scuola di Friburgo, e che è stato enfatizzato da Bohm, è che le fondamenta di un sistema economico sono un sistema di diritto privato, e cioè un sistema per l’economia di mercato il quale è un sistema di interazioni, di contratti che ovviamente rientrano nel novero del diritto privato e che costituisce un sistema di regole di base. Per Friburgo non si può avere una economia di mercato senza un sistema di diritto privato che funziona, è qualcosa che dopo il collasso dell’impero comunista e della trasformazione del sistema non sempre è stato ricordato. Esistevano delle macroeconomie e si parlava di stabilizzazione delle politiche economiche ma ci si dimenticava che non si sarebbe potuto ottenere un sistema di economia di mercato senza un sistema di diritto privato. Questo è uno degli aspetti della scuola di Friburgo per cui è fondamentale per un sistema di diritto privato un ordine scevro da privilegi, cioè un ordine nel quale ci sono diritti uguali per tutti. È una violazione del sistema di diritto dare dei privilegi ad un gruppo specifico. Ho riportato un passaggio di Hayek: “L’essenza della posizione liberale tuttavia è la negazione di tutti i privilegi, se il privilegio viene percepito nel suo significato originale cioè di uno Stato che garantisce e protegge i diritti di alcuni che non sono a vantaggio anche di altri”. E questo è uno dei credo centrali della scuola di Friburgo e cioè l’esigenza di un governo che si concentri sulla “Ordnungspolitik”, astenendosi dal garantire privilegi ad un gruppo particolare, a società particolari, a gruppi economici particolari. L’altro punto riguarda la politica sulla concorrenza. L’ “Ordnungspolitik” ha la funzione di creare le condizioni per un’economia che funzioni e che sia ‘a dimensioni umane’. L’aspetto fondamentale di questo è la politica della concorrenza. Eucken diceva che tenere i mercati aperti aiuta a promuovere l’economia di un Paese, quindi ai gruppi di pressione privati non deve essere dato il diritto di prevaricare questa apertura. L’ “Ordnungspolitik”, vista come politica della concorrenza, vuole garantire che attraverso accordi privati si possa evitare un processo di concorrenza. Non ci deve essere un modo legale per sfuggire alla concorrenza: ad esempio garantire diritti da parte dello Stato per favorire attori che possano esimersi dalla concorrenza. Questo è un punto che Bohm ha citato nella frase che rappresenta uno dei fondamenti della teoria dell’economia di mercato: “lo scopo della produzione è il consumo, la produzione di per sé non è un obiettivo, lo scopo della produzione è quello di garantire il consumo”. Quindi lo Stato deve garantire che le regole nell’ambito delle quali l’economia opera siano al servizio del consumatore. E che quindi l’obiettivo delle regole debbano essere i consumatori e non i produttori, perché questo è l’unico interesse economico giustificabile, e cioè che la ricerca del profitto da parte dei produttori abbia come obiettivo soltanto i consumatori. Perché producete? Qual è lo scopo della produzione? Lo scopo della produzione è il consumo. Questo significa che le regole dell’economia devono essere indirizzate specificatamente al soddisfacimento degli interessi dei consumatori attraverso l’economia stessa. Lui utilizzava il concetto di “Leinstungs”, è un termine che anche in questo caso è difficile da tradurre, ma che ho provato a identificare come connubio tra rapporto, rendimento e concorrenza. Si può descrivere il concetto di concorrenza in termini di miglior servizio ai consumatori, che deve essere il principio guida della politica di concorrenza. Ropke ha interpretato in un altro modo il termine dicendo che l’unica strada per il successo dell’attività commerciale è attraverso un miglior rendimento a servizio dei consumatori. Si possono avere buoni collegamenti politici, si possono avere delle tasse preferenziali, sgravi fiscali, ma ci sono comunque strategie attraverso le quali si può ricavare un profitto. La scuola di Friburgo diceva che la responsabilità dello Stato è quella di garantire un liberalismo in questo senso attraverso un miglior servizio ai consumatori. Beh questo non è molto ovvio (…). Come consumatori tutti condividiamo un interesse in quella che abbiamo chiamato “Leinstungswettbewerb”, come produttori naturalmente non è così. Essere produttori significa avere diverse attitudini, diverse capacità, diverse funzioni; come investitori come azionisti se ne hanno altre. Se siamo produttori abbiamo un interesse nei privilegi: abbiamo interessi ad essere protetti dalla concorrenza perché questo tipo di protezione ci rende più facile il guadagno. Se non siamo protetti dalla concorrenza, allora potremmo pensare di volere una compensazione dai problemi della concorrenza. L’industria mineraria in Germania è stata sottoposta a pressioni internazionali negli anni ’50 e ha richiesto un supporto da parte dello Stato, lo ha ottenuto e dagli anni ’50 non ha più perso. Ogni 10 anni questo vantaggio viene rinnovato e di fatto è un tipico esempio di privilegio così come lo considera la scuola di Friburgo. Naturalmente si parla di privilegio quando c’è qualcosa che non viene generalmente data a tutti. È una regola che se applicata a tutti sarebbe autodistruttiva, se tutti potessero esercitare una pressione economica riguardo a quello che possono produrre anche a prezzi inferiori l’economia collasserebbe in tempi molto rapidi. Se qualcosa si applica ad un’azienda in particolare, allora si tratta di privilegi, questo non è “Ordnungspolitik”, piuttosto una violazione dei principi della “Ordnungspolitik”. E quindi il compito di questa “Ordnungspolitik” e della politica della concorrenza è di garantire la concorrenza e resistere alle pressioni dei gruppi di interesse che chiedono a gran voce i propri privilegi. L’individuo non si espone all’odio dell’imbroglio ma le richieste sono fatte dal legislatore o dal governo per elevare questa forma di inganno. È lo Stato stesso che deve essere incaricato di oltrepassare le regole dell’ordine prevalente a favore di un gruppo e a spese di altri gruppi di cittadini. La maniera in cui viene interpretato questo concetto del “Leinstungswettbewerb” è contratto sociale, quindi noi tutti come consumatori beneficiamo da questo tipo di ordine, ma sappiamo bene che ci sono sempre tentativi da parte dei produttori di ottenere dei privilegi. Quindi allo scopo di godere dei benefici dell’“Ordnungspolitik” rinunciamo all’opportunità di ottenere dei regolamenti speciali, e questo è un contratto sociale e quindi fare lobby per alcuni gruppi può essere in qualche modo non etico. È pur vero che la politica è soggetta ad una pressione costante dai gruppi di lobby che vogliono ottenere dei privilegi speciali. Le varie organizzazioni di lobby sono tantissime e questo accade dappertutto, a Roma, a Berlino, a Bruxelles, ovunque nel mondo. E non è facile per i politici resistere a questa tentazione. Il lavoro di Eucken è stato interrotto dalla sua morte prematura. Ma appare evidente quanto sia necessario avere una teoria riguardo alla ‘Carta costituzionale economica’, una Costituzione che faccia lavorare il mercato in maniera positiva. Quindi una Costituzione Statale che possa creare lo Stato forte. Questa espressione viene spesso mal interpretata, fa riferimento allo Stato autoritario ma in realtà si intende la possibilità che lo Stato sia limitato da alcune regole che impediscano ai legislatori di dare privilegi. Quindi che sia impedito fornire dei privilegi particolari, ma come fare ovviamente è estremamente difficile quindi si continuano a fare ricerche a riguardo. Anche i Padri Fondatori americani erano estremamente preoccupati a questo riguardo. Come possiamo strutturare e migliorare le regole della politica in maniera tale che i politici possano resistere meglio alla pressione degli interessi di gruppi particolari? È una sfida sempre attuale.

AMBIGUITA' E AMBIVALENZA DEL CONCETTO "SOCIALE"

Parliamo ora dell’ambiguità del concetto e dell’evoluzione dell’economia sociale e di mercato. Il problema è quello dell’interpretazione del concetto dell’aggettivo sociale. Alcuni di voi conoscono la critica di Hayek dell’aggettivo sociale. Lui l’ha chiamata con una parola un po’ trabocchetto, facendo riferimento alla capacità di svuotare praticamente un uovo senza lasciare traccia di un incisione, e quindi l’accusa di Hayek era che: se si usa un aggettivo sociale accanto ad una determinata parola, ad un determinato nome, lo si svuota di significato. E quindi lui aveva un atteggiamento critico in questo senso. Anche Erhard era estremamente scettico a riguardo. Per lui l’economia di mercato non doveva essere resa sociale, ma era già così come risultato delle sue origini. Quindi gli Ordoliberali di Friburgo sottolineavano il fatto che un’economia di mercato connessa alla “Leinstungswettbewerb” è già sociale ed etica nel suo ordine perché serve l’interesse comune di tutti. E fornisce beni e servizi alla gente, beni e servizi di cui necessitano a prezzi competitivi meglio di ogni altra forma di accordo economico. E all’interno di questo ordine etico bisogna attenersi al principio della non discriminazione, quindi nessun privilegio deve essere garantito.

Comunque viene sottolineato che l’economia di mercato in una società umana deve essere corroborata da politiche sociali perché in un’economia di mercato si può guadagnare un profitto fornendo dei servizi che gli altri sono disposti a pagare, quindi la propria capacità di fornire beni e servizi sul mercato che siano interessanti per gli altri determina la propria capacità di reddito, di profitto. Ci sono delle ragioni per le quali magari non si riesce a produrre un reddito, a fornire merci e servizi e quindi ad ottenere profitto. Questo può essere connesso a una malattia, alla perdita del posto di lavoro o alla concorrenza. Quindi allo scopo di proteggersi contro questi rischi fondamentali ci devono essere delle politiche sociali che possano garantire il salario minimo. Hayek ha sottolineato questo punto e ha sottolineato che tutto ciò però deve essere stabilito al di fuori del mercato, questo è il punto critico. Qual è e che cosa vuol dire sociale all’interno di un’economia sociale e di mercato? Significa ottenere un’economia di mercato funzionale, all’interno della quale vengono create delle politiche sociali, oppure è un accordo che cerca di rendere il mercato stesso sociale per far sì che il sociale entri nel mercato. In questo risiede l’ambiguità evidenziata da Muller-Armack. Questa tesi lasciava spazio all’interpretazione poiché il mercato stesso ha necessità di essere corretto, tra virgolette, socialmente. Quindi questa prospettiva lascia spazio alla possibilità che la politica intervenga nei processi di mercato per delle ragioni legate al sociale. Praticamente in Germania, nel corso degli ultimi 40 anni, fino alla riunificazione tedesca della Repubblica Federale e poi in seguito, la politica è stata in gran misura presente negli interventi economici sulle legislazioni e nell’interpretazione giuridica e quindi molti verdetti, molte sentenze hanno contribuito all’elaborazione di questo concetto. Dunque l’economia sociale e di mercato è stata intesa allo scopo di introdurre delle regole di mercato che potessero aumentare, potessero migliorare la giustizia sociale e la sicurezza sociale e io sono convinto e condivido questo pensiero con molti politici tedeschi. Questo fu considerato dalle lobby un invito ad usare l’etichetta ‘sociale’ per giustificare le loro richieste di privilegi speciali. Ad esempio l’industria mineraria e i vari sindacati si stagliarono contro la concorrenza straniera e chiesero l’intervento dello Stato. Quindi questa etichetta di sociale diventa una giustificazione che in gran parte porta delle restrizioni nel mercato nelle regole sociali del mercato. Vi sono parecchi esempi dell’uso improprio di questo argomento. C’è stato ad esempio, un estensione ed un allargamento del Welfare. La trasformazione legislativa e giuridica dell’economia sociale e di mercato che si è verificata nelle ultime decadi (e soprattutto dopo la metà degli anni ’60 con la correzione dei socialdemocratici e con il Partito democratico), ha portato una profonda trasformazione le cui conseguenze hanno indebolito le dinamiche di mercato, creato occupazione persistente e disoccupazione di lunga data, creato inflazione e aumento nel debito pubblico. L’economia sociale e di mercato in qualche modo non era un sistema che poteva sopravvivere in modo persistente. Nei primi anni ’80 si è sviluppato un dibattito fervido sulla esportabilità del modello tedesco e sulla sostenibilità del “Sozialstaat”. Dopo le riforme con l’LFDP e la CDU, l’enfasi sulla componente sociale è stata estremamente sottolineata, a scapito diciamo della libertà di mercato. Con la riunificazione queste preoccupazioni sono state in qualche modo messe da parte, ed è tornato in primo piano il dibattito sull’esigenza di un’economia sociale e di mercato. Poi vi è stato ovviamente il crollo dell’impero sovietico e la sfida della globalizzazione che ovviamente è stato uno shock.

LA GLOBALIZZAZIONE

Per esempio in Germania e in altri luoghi la globalizzazione costituisce una minaccia speciale allo Stato sociale, al welfare state. E quindi adesso la logica di base dello Stato sociale, del welfare state, è di combinare le dinamiche produttive dell’economia di mercato con una rete sociale e di sicurezza che assicuri ai cittadini una sicurezza contro vari infortuni nella vita. Le difficoltà che gli Stati sociali si trovano ad affrontare in un mondo globalizzato sono dovute ai lacci che la mobilità accresciuta di persone e di risorse economiche impone sui governi e sul potere dei governi di imporre tasse e di regolamentare il mercato. Sappiamo tutti che la globalizzazione significa un’integrazione globale dei mercati, una maggiore mobilità di persone e di risorse economiche e quindi una maggiore competizione come risultato e quindi la globalizzazione aumenta incredibilmente la concorrenza, quindi il nostro obiettivo è quello di portare la nostra attenzione sulla concorrenza tra governi. Ergo una gran parte del Mondo che prima non era integrata nell’economia mondiale all’improvviso è stata integrata in questa economia. L’intero territorio sovietico non era ovviamente un posto dove investire capitali Occidentali e neanche i Paesi del Terzo Mondo che erano ovviamente affiliati al blocco tedesco. All’improvviso questi territori e queste economie sono stati luogo di investimenti potenziali facendo crescere le relative scarsità di capitale. Di conseguenza il mercato del lavoro è diminuito, con una conseguente pressione al ribasso e un’apertura verso l’integrazione di stranieri per i lavori specializzati. In Germania si assumono impiegati esperti di computer, specializzati, ingegneri indiani. La concorrenza che la globalizzazione impone ai governi è potente e richiede una separazione tra i due ruoli principali dello Stato che ha sempre funzionato da una parte come un’impresa congiunta dei cittadini e l’altro come un’impresa territoriale quindi come un guardiano della società e del diritto privato. Per quanto riguarda lo Stato democratico come un’impresa congiunta dei cittadini o anche una cooperativa dei cittadini è l’organizzazione attraverso la quale i cittadini intraprendono i progetti di interesse comune includendo in particolare i processi sociali, per esempio degli accordi assicurativi reciproci. Lo Stato come impresa territoriale come anche viene chiamato guardiano dell’ordine del diritto privato, è un’organizzazione che definisce i termini, le regole, le contribuzioni richieste attraverso la quale i cittadini appartenenti al diritto privato possono usare il territorio sovrano dello Stato per i propri scopi particolari. Questo binomio di ruoli dello Stato corrisponde a due capacità nelle quali ognuno di noi si relaziona allo Stato. Quindi da una parte siamo cittadini membri, quindi voi siete membri-cittadini della Repubblica Italiana, come membri avete diritti e doveri ma siete anche un soggetto di diritto privato e quindi avete una capacità come investitori e in altre capacità voi siete un utente della giurisdizione. Siete in qualche modo un cliente dello Stato in veste di privato. Per quanto riguarda la mobilità nel mondo globalizzato significa che ogni persona ha delle opzioni per può scegliere tra le varie giurisdizioni. C’è sempre libertà di scegliere delle giurisdizioni alternative e quindi le persone possono comparare costi e benefici, pacchetti di costi benefici delle altre giurisdizioni. Quindi quali sono i benefici che posso ottenere investendo oppure andando a lavorare oppure prendendo la residenza in questo o quell’altro Stato e quali sono i contributi che mi è richiesto di fare e quindi quali sono le regole e cui dovrò sottostare. Secondo me, e questo è il punto essenziale, è che ci sono delle differenze critiche tra i pacchetti costi-benefici per noi cittadini e per noi come soggetti di diritto privato, come utenti della giurisdizione, vi sono differenze importanti nella nostra mobilità nelle nostre opzioni di uscita se vogliamo così chiamarle. Come cittadini-membri, siamo membri di un’organizzazione e questa appartenenza comporta doveri e diritti. Per esempio ho passato 12 anni in America però sono comunque membro della Repubblica federale tedesca e questo ovviamente comporta certi diritti, per esempio tornare in Germania, beneficiare dell’assicurazione sociale, però per esempio negli Stati Uniti non mi era richiesto di dare nessun contributo mentre invece le aziende estere che investono in Germania devono contribuire al nostro sistema statale senza necessariamente ricevere un beneficio. Quindi il punto che voglio sostenere è se ci trasferiamo in un altro luogo abbiamo delle opzioni di scelta in veste di cittadini. Noi siamo membri in un’impresa trans generazionale, quindi vengono inclusi anche i diritti di cui beneficeranno i nostri figli e i nostri nipoti. Il movimento dei capitali è estremamente libero, vi sono meno restrizioni e come utenti della giurisdizione possiamo scegliere in maniera separata fra varie dimensioni: possiamo essere residenti in un Paese e investire in un altro. In un mondo globalizzato i sistemi fiscali, di tassazione fiscale, i sistemi regolatori non possono essere sostenuti se caricano gli utenti della giurisdizione dei costi dei servizi che sono a beneficio esclusivo di cittadini membri, senza aggiungere una maggiore attrattiva alla giurisdizione per i suoi utenti. La causa principale delle difficoltà dello Stato sociale, del Welfare State, è la pratica comune di spostare i costi dei progetti sociali dei cittadini agli utenti della giurisdizione. Questa è stata una delle ragioni principali per cui l’economia sociale e di mercato si è trovata ad affrontare il problema di perdita di sostenibilità e sempre più si è cercato di spostare il carico fiscale sugli utenti della giurisdizione e in un mondo di azienda mobile queste strategie sono contro produttive. Ciò rende la giurisdizione meno attraente per chi produce ricchezza e porta via gli utenti della giurisdizione che producono ricchezza diminuendo capacità dei cittadini di finanziarie i propri soggetti sociali. Per esempio se qualcuno vuole spostare la sua azienda nella Repubblica Ceca, dovremmo poi capire quali possano essere le conseguenze negative. Quindi il rimedio alle difficoltà dello Stato sociale, le difficoltà che affronta in questo mondo globalizzato possono soltanto venire da una maggiore separazione tra i due ruoli principali dello Stato. Questo significa in particolare che il governo deve distinguere più strettamente, più accuratamente tra i due ruoli in campo fiscale e nel campo della regolamentazione. Quindi nel campo della fiscalità la separazione viene richiesta tra i cittadini che pagano le tasse per ottenere il diritto di avvantaggiarsi dei servizi che lo Stato fornisce. Quando ero residente negli Stati Uniti guadagnavo lì e sarebbe stato assolutamente giusto da parte del governo tedesco chiedermi di contribuire perché ho continuato ad essere un cittadino tedesco durante quei 12 anni. Ma d’altra parte gli utenti della giurisdizione pagano per il diritto di usare il territorio sovrano dello Stato per i propri motivi e per i propri motivi privati. Quindi le tasse sono considerate come delle tasse di accesso, chiamiamole così. Per quanto riguarda la regolamentazione una separazione richiesta tra l’impresa congiunta dei cittadini e dei suoi regolamenti e fra le relazioni interne fra i membri dell’organizzazione e la regolamentazione relativa all’impresa territoriale che definisca i termini attraverso i quali i soggetti del diritto privato, quindi come i cittadini e i non cittadini, possono operare come utenti della giurisdizione. Bisogna considerare il contratto e come le aziende devono contribuire al sistema pensionistico. Per quanto riguarda gli utenti della giurisdizione, questi possono decidere di avere sede in Germania, per esempio, e considerare quali sono i vantaggi che derivano appunto nell’investire in un determinato Paese. Si possono considerare i vari benefici, si possono ridurre i rischi di disordini sociali e, in questa misura, essi possono essere tassati come utenti della giurisdizione ma non possono essere costretti a fornire un contributo. Questa separazione promette di ravvivare le dinamiche produttive dell’economia di mercato, che hanno sofferto nelle ultime decadi e che hanno visto una trasformazione dell’economia sociale e di mercato, creando una migliore consapevolezza dei costi dello Stato sociale fra i votanti. È giusto che tutti siano consapevoli del costo di questi benefici e che la politica se ne faccia carico. Una maggiore separazione tra le due funzioni dello Stato porterà una maggiore pressione sulla spinta politica per ravvivare l’economia sociale e di mercato.

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