UNIVERSITA' TELEMATICA - RISORSA PER LA FORMAZIONE

prof. Giovanni Puoti | rettore università Niccolò Cusano

Oggi l’università è diventata anche telematica per venire incontro alle esigenze del cittadino ma anche a quelle delle imprese perché una laurea non è più solo un pezzo di carta ma è qualcosa che può spingere all’autoimpresa e alla formazione. Lei come ha vissuto la trasformazione ?

Io sono molto favorevole alla trasformazione e l’ho vissuta in prima persona. Nel senso che ho insegnato in università in presenza, prima Pisa poi a Macerata, poi a Roma alla “Sapienza” dove ho insegnato per 25 anni. Ad un certo punto mi sono accorto che stavano nascendo dei nuovi sistemi di insegnamento: nel 2004-2005 con un decreto Moratti-Stanca, che erano allora i ministri dell’università e della ricerca scientifica. Con questi decreti si volevano creare università che potessero offrire una didattica diversa e più moderna rispetto a quella tradizionale in presenza. Alcune università hanno istituito dei corsi telematici e, sulla base dei decreti citati prima, si sono create le università telematiche, cioè università completamente on line. Sono passati ormai 10 anni circa dall’istituzione di queste ultime. Mentre l’esperienza on line delle università in presenza ha funzionato poco, si è rivelato efficace, invece, il sistema dell’università telematica cioè di una università integralmente on line e dedicata all’utilizzazione di sistemi informatici. Non tutti, però, ne hanno una opinione così positiva; anzi, alcuni non esitano a criticare l’esperienza delle università telematiche anche se credo che la maggior parte delle critiche provenga da chi si sente escluso da questo circuito. E’ vero che con la creazione delle università telematiche molte università statali e non statali hanno perso iscrizioni; fatto importante in quanto da tempo c’è un’autonomia finanziaria delle università, in origine era lo Stato che le finanziava, da una quindicina di anni invece ogni università si finanzia autonomamente, salvo un contributo statale. E’ chiaro che se l’università perde studenti, si riducono le possibilità finanziarie e comincia un circuito perverso che può portare al ridimensionamento delle stesse. L’università telematica si fonda su una utilizzazione completa dei sistemi informatici moderni con lezioni on line. Da una parte il docente deve registrare il suo corso, lezione per lezione, dall’altra lo studente può utilizzare quel corso in qualunque momento della sua giornata con riferimento al tempo fisico e all’orario che gli viene più comodo. Il vantaggio è che lo studente non è condizionato dall’orario, né dalla mobilità, perché può usufruire delle lezioni dove vuole. L’altro aspetto è che non c’è bisogno di prendere appunti come si fa nelle università in presenza perché si può risentire numerose volte la stessa lezione.

Un altro aspetto importante è l’utilizzazione di dispense inserite on line, un materiale didattico di base che lo studente trova già pronto, approntato dal docente. Ulteriore aspetto che, a mio avviso, ha un vantaggio enorme è che, mentre nelle università in presenza lo studente segue le lezioni e solo alla fine dell’anno si accorge di non aver compreso gran parte del programma, in quanto non ha seguito i ragionamenti del professore, all’università telematica, in particolare la “Niccolò Cusano”, ci sono i test di autovalutazione: ogni numero di lezioni, che possono essere 3, 4, o 5, lo studente deve affrontare il test di autovalutazione costituito da domande a risposta multipla. Lo studente deve barrare elettronicamente una delle risposte che trova. Se non raggiunge un coefficiente di sufficienza ha l’indicazione di non aver compreso i contenuti delle lezioni. Il test dà una valutazione negativa senza indicare le risposte esatte per cui lo studente deve rivedere il suo percorso e rifare poi questo test. In via sperimentale l’università “Niccolò Cusano” aveva creato dei blocchi, nel senso che se lo studente, alla terza lezione, non superava il test non poteva utilizzare la quarta lezione e si fermava. Criterio troppo rigoroso questo e non molto apprezzato, per cui per ora resta una indicazione utile per lo studente che sa che non è andato avanti bene. Accanto a questo aspetto, abbiamo le lezioni in presenza, caratteristica anche questa delle università telematiche. L’insegnamento non è lasciato solo alle lezioni on line, c’è una interazione con i professori. Questa interazione può avvenire in presenza fisica per coloro che possono raggiungere la sede universitaria, per coloro che non posso raggiungerla, attraverso la presenza in videoconferenza o in streaming. Il professore interloquisce sia con gli studenti che ha davanti, in aula, sia con quelli collegati in videoconferenza. Ciò vuol dire che lo studente anche, senza muoversi da casa, può conoscere il professore, interloquire con lui e fargli delle domande a integrazione del corso che sta seguendo. Questo è importante perché comunemente si pensa che con il sistema on line si recida il rapporto tra studente e professore. Molte volte nelle grandi università in presenza non c’è il rapporto umano perché il professore è un puntino piccolo piccolo in fondo a un’aula popolata da centinaia di studenti mentre invece sarebbe meglio vederlo sul video e parlargli direttamente piuttosto che non vederlo affatto.

Per concludere, credo che questo sistema sia molto importante non solo perché risolve determinati problemi di mobilità e costi, pensate agli studenti fuori sede; ma accanto a questo vi sono altri aspetti non molto conosciuti: ci sono una serie di situazioni che attraverso l’università telematica vengono risolte. Per esempio, l’area della disabilità. Con la disabilità, l’università telematica riesce a superare una serie di problemi, non solo di mobilità ma anche quelli relativi alla parola, il riferimento è agli esami scritti. Normalmente ci sono esami orali nella sede dell’università, esami scritti in poli didattici in tutta Italia eseguiti con l’utilizzo di un computer o di carta e penna, sia con domande a risposta aperta che multipla. Ci sono altri aspetti che riguardano sia la formazione universitaria che il postuniversitario. Cito un esempio. Oggi si celebra a Grosseto il processo per il naufragio della Costa Concordia. Si sente dire che c’è stato un errore del timoniere, che non ha capito le parole del comandante per cui avrebbe effettuato delle manovre errate. La conoscenza della lingua italiana e della lingua inglese è fondamentale: gli armatori hanno l’obbligo della formazione oltre che tecnica anche della lingua. La formazione viene fatta, invece, con grande difficoltà. Se si utilizzasse il sistema telematico della formazione on line permettendo al personale di avere a bordo in determinati orari tale formazione, tutto sarebbe più semplice. Per non parlare poi dei detenuti che possono iscriversi all’università e possono sostenere gli esami anche non andando fisicamente a lezione, con l’obiettivo di recuperarli e permettere loro l’inserimento in attività lavorative. Credo sia estremamente importante l’utilizzazione dell’università telematica sia come formazione di carattere universitario sia come formazione postuniversitaria con master, corsi di perfezionamento, ecc. Il mio auspicio è che si migliori sempre più, anche attraverso delle federazioni tra università in presenza e università telematica si possono creare risultati migliori, fermo restando che l’università telematica ha lo stesso corpo docente delle altre università in presenza, statali e non statali. I docenti universitari sono un corpo unico che ha la possibilità di mobilità tra una università e l’altra. Per esempio, alla “Niccolò Cusano”, ci sono docenti che vengono dalla “Sapienza” di Roma, altri dall’università di Pescara o di Napoli e viceversa ci sono nostri docenti che si sono trasferiti in università statali. Normalmente c’è una carriera accademica per cui una volta che si vince il concorso per un professore associato ordinario, si può essere chiamati da altre università. Il livello è lo stesso e c’è tutto il valore aggiunto dato dall’utilizzo dell’on line.


Parliamo di mercato e di economia. Per le università, soprattutto pubbliche, una grossa risorsa sono gli studenti, in particolar modo i fuori corso. Parliamo della mortalità dello studente all’interno di un corso di laurea. Quanto impiega normalmente e quanti sono quelli che non arrivano a portare a compimento il processo di laurea?

Non ho sottomano le statistiche ma grosso modo i tempi e la percorrenza universitaria sono molto lunghi e variano da facoltà a facoltà; mediamente raggiungono dalla metà al doppio del periodo normale. Per una laurea magistrale di 5 anni si arriva dai 7 ai 10 anni. E’ anche vero che c’è un coefficiente di rinuncia notevole nel senso che circa il 30-35% degli studenti iscritti non arriva al traguardo, azzardo cifre per difetto e non per eccesso.


Di norma sono gli studenti lavoratori che accedono all’università telematica. Come può l’università telematica favorire l’impresa?

Ci dovrebbe essere un collegamento stretto tra università e impresa, nel senso che l’università dovrebbe svolgere due funzioni: la ricerca e la didattica. Entrambe le funzioni dovrebbero tendere alla formazione dello studente anche in riferimento alla sua introduzione nel mondo del lavoro. L’università non deve preparare lo scienziato che poi non ha sbocchi occupazionali, ma deve preparare lo studente ad affrontare determinati settori occupazionali avendo strumenti adeguati. Il collegamento che si deve creare tra università e impresa serve a orientare sia determinate attività di ricerca sia determinate modalità didattiche.

Nell’ambito della facoltà di Giurisprudenza, ad esempio, ci sono delle materie come diritto commerciale e diritto internazionale, che possono essere insegnate in modo diverso con riferimento a quello che può essere l’obiettivo finale dello studente. Se io penso di poter entrare in un gruppo multinazionale che ha bisogno di persone preparate nel commercio internazionale devo sviluppare determinate aree, rispetto a un discorso di commercio interno. Devo dire che ciò che manca è proprio questo collegamento che si cerca di creare tra università e impresa, anche se il collegamento esiste per le facoltà scientifiche, la facoltà di Ingegneria ha, ad esempio, dei laboratori appena creati con delle commesse da parte di imprese in relazione a determinati progetti di ricerca. E’ importante in quanto il progetto di ricerca è fatto dall’università, i docenti preparano gli studenti con riferimento a quel settore e ovviamente c’è la possibilità di inserimento lavorativo, in quell’area, per i laureati. Quindi l’impresa utilizza i risultati dell’università. Discorso più complesso per le facoltà umanistiche. Le facoltà di Giurisprudenza, Economia o Scienze politiche, poi, danno una preparazione che può essere utile nell’ambito di una certa tipologia di impresa. Importante è riuscire a creare questi collegamenti che non hanno canali specifici. Ritengo che però si siano fatti passi avanti rispetto a tanti anni fa, dove il contatto tra università e imprese era visto molto male soprattutto da certe forze politiche che pensavano che l’università potesse essere soggiogata all’impresa. Concludendo, ritengo che ancora ad oggi non ci siano dei canali di collegamento immediati.


Si potrebbe pensare al microcredito e alla microfinanza come progettualità da sviluppare all’interno dell’università?

Sono stati realizzati dei master sul microcredito. Anche alla stessa università “Niccolò Cusano” è stato progettato e dovrebbe partire a breve un master sul microcredito per via telematica. E’ importante cercare di sviluppare il microcredito, in quanto settore estremamente importare, e individuare gli operatori del settore, creando delle preparazioni specifiche.

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