FINANZIAMEN PER L'AGRICOLTURA SOCIALE

Enzo Patierno | Consulente università degli studi di Roma "La Sapienza”

Con il termine Agricoltura sociale (AS) si indica l’insieme delle pratiche, anche molto diversi tra loro, realizzate a beneficio di soggetti a bassa contrattualità

(per-sone con handicap fisico o psichico, psichiatrici, dipendenti da alcool o droghe, de-tenuti o exdetenuti) o indirizzate a fasce della popolazione (bambini, anziani) per cui risulta carente l’offerta di servizi. Si tratta, quindi, di attività e servizi che vengono progettati e realizzati in risposta a problematiche ed esigenze locali, contestuali, specifiche, impiegando le risorse dell’agricoltura e della zootecnica per promuovere azioni terapeutiche, edu-cative, ricreative, di inclusione sociale e lavorativa e servizi utili per la vita quotidiana.

L’AS si caratterizza per la presenza attiva di più soggetti che progettano e gestis-cono le attività: imprese, cooperative sociali, asl, comuni, associazioni, ecc.; spesso il partenariato

tra i diversi soggetti si basa su accordi realizzati a livello locale (piani socio-sanitari di zona, protocolli di intesa, accordi di programma, ecc.), che rispondono a esigen-ze specifiche mettendo in sinergia competenze e professionalità disponibili, con costi molto più bassi rispetto ai servizi socio-sanitari di norma erogati dai servizi pubblici.

In tutti i casi, l’AS adotta una visione multifunzionale dell’agricoltura legando la ges-tione dei processi produttivi alla creazione di servizi e di benessere per le persone coinvolte. In tal modo, essa contribuisce alla creazione di percorsi di sviluppo nelle aree rurali, consolidando la rete di servizi disponibili e diversificando le opportunità di reddito.

La legge sull’Agricoltura Sociale

Il Parlamento, con un provvedimento approvato dalla Camera lo scorso 15 luglio 2014, recepisce un testo unificato di iniziativa parlamentare predisposto dalla XIII Commissione Agricoltura che, già dalla scorsa legislatura, si era spesa per coprire quello che era un vuoto normativo. Non esiste, infatti, una definizione di “agricoltura sociale” né a livello nazionale né a livello europeo: la fattispecie è trattata, secondo criteri non univoci, solo da alcune Regioni.

Il testo all’esame del Parlamento include l’agricoltura sociale nell’ambito delle funzioni dell’azienda agricola “multifunzionale”. Il primo riferimento normativo è dato dall’art. 2135 del codice civile, laddove prevede che l’agricoltore possa svolgere “attività connesse” a quella agricola principale: l’agricoltura sociale rientra

appunto, secondo il testo unificato approvato, tra le attività connesse.

L’articolo 2 del suddetto testo specifica i “settori” dell’agricoltura sociale:

A) Inserimento socio-lavorativo di soggetti “svantaggiati” (secondo la definizione contenuta nel Regolamento generale di esenzione per categoria (UE) n.800/2008) ovvero rientrante in una delle seguenti condizioni:

•senza impiego da 6 mesi,

•senza diploma di scuola superiore,

•di età superiore a 50 anni,

•con persone a carico,

•rientranti in settori con elevata disparità uomo-donna,

•appartenenti ad una minoranza nazionale; oppure di soggetti “molto svantaggiati” (senza impiego da 24 mesi) o “disabili”.

La definizione comprende anche le “cooperative sociali” (ex L. 381/91), che occupano invalidi, persone soggette a trattamenti psichici, tossicodipendenti, alcoolisti, minori in difficoltà familiari, detenuti.

B) Prestazioni e attività sociali e di servizio, riguardanti cioè capacità, inclusione, ricreazione, servizi alla collettività locale, etc.; si citano in particolare l’agri-nido, l’agri-asilo e il soggiorno di persone in difficoltà.

C) Prestazione di servizi terapeutici.

D) Educazione ambientale e alimentare, conoscenza del territorio; sono citate le “fattorie sociali e didattiche”.

E) Cooperative sociali ex L. 381/91 con fatturato agricolo prevalente o superiore al 30% (impresa agricola sociale “in misura corrispondente” alla percentuale).

F) E’ prevista l’eventuale associazione dell’impresa agricola sociale con cooperative sociali, “imprese sociali” (D.Lgs. 155/2006), “associazioni di promozione sociale” (L. 383/2000), soggetti pubblici, associazioni di volontariato, fondazioni, patronati, etc.

G) L’art, 6, infine, stabilisce che le imprese agricole sociali siano sostenute attraverso:

Programmi Regionali di Sviluppo Rurale (PSR),

• Priorità per i loro prodotti da parte delle mense scolastiche e ospedaliere,

• Loro valorizzazione nel commercio su aree pubbliche,

ULTERIORI AGEVOLAZIONI che saranno stabilite da un decreto del Ministero dell’Economia di concerto con il Ministero Politiche Agricole e con il Ministero Lavoro.

La nuova programmazione (2014-2020) dei PSR

La programmazione regionale 2007/2013 aveva considerato per la prima volta nel panorama degli strumenti a disposizione della diversificazione delle imprese anche le attività sociali. In quasi tutti i PSR, infatti, erano state introdotte misure per l’avvio di attività e di servizi sociali all’interno delle imprese agricole e misure per l’informazione e la formazione degli addetti in questo campo.

Il finanziamento è stato così inserito in particolare nell’Asse III, nelle misure 311 (diversificazione in attività non agricole), 321 (servizi essenziali per l’economia e la popolazione rurale) e 331 (formazione e informazione). In misura minore è stato possibile individuare un’attenzione all’agricoltura sociale anche nella misura 312 (sostegno alla creazione e allo sviluppo di microimprese).

Attraverso l’attuazione dei Programmi di Sviluppo Rurale 2007/2013, l’agricoltura sociale è stata così inserita all’interno delle politiche di sviluppo rurale delle singole Regioni. Tra queste, molte si sono dotate di una legge regionale, ma ciò non ha garantito un’uniformità di “pensiero” e una visone strategica condivisa.

La principale novità della nuova programmazione PSR 2014-2020 è quella che i nuovi piani saranno adottati a livello di Stati membri o di Regioni, in modo da adattare la politica di sviluppo rurale alle esigenze nazionali e regionali.

Altra importante novità è l’estensione dello strumento Leader a tutti i territori non solo rurali che può diventare un’opportunità per offrire servizi sociali nelle aree periurbane attraverso l’agricoltura.

Altri fondi disponibili: FSE e FESR

L’utilizzo di alcune misure dei fondi FSE e FESR potrebbero favorire nelle aree rurali interventi a favore dell’inclusione sociale, in particolare per l’inserimento lavorativo di fasce svantaggiate o a rischio emarginazione, con borse lavoro, tirocini, ecc. da svolgere presso aziende agricole o cooperative sociali agricole, ma anche per interventi a favore di giovani che gestiscono terreni confiscati alle mafie e/o terreni pubblici e altre iniziative per la crescita dell’occupazione. Tali risorse offrono alle Regioni l’opportunità di programmare e attuare progetti di agricoltura sociale in risposta a bisogni locali di inserimento e creazione di occupazione.

Il FESR, inoltre, potrà intervenire con investimenti nell’infrastruttura sanitaria e sociale che contribuiscano allo sviluppo nazionale, regionale e locale, alla riduzione delle disparità nelle condizioni sanitarie e al passaggio dai servizi istituzionali ai servizi locali.

Il Regolamento comune per la programmazione regionale del prossimo periodo 2014-2020 è articolato in termini di obiettivi specifici, azioni e Fondo che ogni singola azione deve perseguire. Per quanto riguarda l’AS, il documento fa riferimento a tre obiettivi tematici (OT).

Nell’OT3 (Promuovere la competitività delle piccole e medie imprese), per il settore agricolo e il settore della pesca e dell’acquacoltura si prevedono azioni finalizzate all’aumento delle attività economiche profit e non profit a contenuto sociale e delle attività di agricoltura sociale, con l’impiego dei fondi FESR e FEASR.

L’obiettivo tematico 8 (promuovere l’occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori) sarà finalizzato all’inserimento lavorativo e all’occupazione dei soggetti svantaggiati e delle persone con disabilità e utilizzerà le risorse del FSE.

L’obiettivo tematico 9 (promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà e ogni forma di discriminazione), infine, prevede la promozione dell’imprenditorialità sociale e dell’integrazione professionale nelle imprese sociali e dell’economia sociale e solid-ale, al fine di facilitare l’accesso all’occupazione; il risultato di tali azioni, che utilizzeranno prevalentemente le risorse del FSE, dovrà essere l’aumento delle attività economiche (profit e non‐profit) a contenuto sociale e delle attività di agricoltura sociale.

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