UE PER LO SVILUPPO

L'intervento dell'Unione Europea a favore dello sviluppo rurale

Carla Cavallini EUROPE DIRECT |Carrefour europeo Emilia

Grazie al nuovo Quadro finanziario pluriennale 2014 – 2020 dell’Unione europea, il comparto agricolo dei 28 paesi UE godrà di un sostegno finanziario di 408.31 miliardi di euro, di cui 312,74 miliardi per gli aiuti diretti e il sostegno ai mercati e 95,58 miliardi per lo sviluppo rurale. Al nostro Paese saranno destinati circa 52 miliardi di euro, corrispondenti a 7,4 miliardi di euro all’anno, di cui 3,8 miliardi saranno erogati attraverso i pagamenti diretti, 0,6 miliardi alle organizzazioni comuni di mercato di vino e ortofrutta e 3,0 miliardi attraverso lo sviluppo rurale, in quest’ultimo caso comprensivi di cofinanziamento nazionale, poiché per lo sviluppo rurale l’Italia disporrà di un totale di 10.429.710.767 euro di cofinanziamento UE per l’intero periodo di programmazione - seconda solo alla Polonia in termini di risorse ottenute per il sostegno e la valorizzazione dei territori rurali.

Quattro i Regolamenti base del Parlamento europeo e del Consiglio per la Politica Agricola Comune dei prossimi 7 anni:

•sui Pagamenti Diretti (Reg. UE n. 1307/2013);

•sull’Organizzazione del Mercato Unico (OCM) (Reg. UE n. 1308/2013);

•un Regolamento Orizzontale per il finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC (Reg. UE n. 1306/2013)

•sullo Sviluppo Rurale (Reg. UE n. 1305/2013)

Noi ci concentreremo qui in particolare proprio su quest’ultimo aspetto, ovvero l’intervento dell’Unione europea a favore dello sviluppo dei territori rurali che, in continuità col passato, manterrà anche per i prossimi anni l’obiettivo di rispondere alle sfide emergenti nelle zone rurali. Le Autorità nazionali, nel caso italiano il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, e le 21 Regioni e Provincie autonome continueranno a elaborare i propri Programmi pluriennali sulla base di una gamma di misure comuni e disponibili a livello dell’UE - in risposta alle diverse esigenze delle proprie zone rurali, per poi assegnare i relativi fondi attraverso un meccanismo di bandi pubblici. Come si è detto, le risorse a disposizione provengono in parte dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e in parte da risorse nazionali e/o regionali. Nel caso dell’Italia spetta alle Regioni, attraverso accurate analisi, decidere quali misure usare e in che modo al fine di raggiungere gli obiettivi fissati sulla base di sei “priorità” generali e delle loro relative “aree di interesse” più specifiche o sotto-priorità. Le sei priorità mirano a:

promuovere il trasferimento di conoscenze e l’innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali;

• potenziare la redditività e la competitività di tutti i tipi di agricoltura e promuovere tecnologie innovative per le aziende agricole e una gestione sostenibile delle foreste;

• promuovere l’organizzazione della filiera alimentare, il benessere degli animali e la gestione dei rischi nel settore agricolo;

• preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all’agricoltura e alle foreste;

• promuovere l’integrazione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali.• incoraggiare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a bassa emissione di CO2 e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale;

Almeno il 30% delle dotazioni finanziarie disponibili per lo sviluppo rurale dovranno essere spese in misure relative alla gestione del territorio e alla lotta contro il cambiamento climatico, e almeno il 5% per il cosiddetto “approccio LEADER”, ossia vere e proprie strategie puntuali di sviluppo rurale per determinati comprensori.

Nel nuovo periodo di programmazione le Autorità nazionali e/o regionali avranno anche la possibilità di elaborare sottoprogrammi tematici, per concentrarsi meglio soprattutto su questioni come: i giovani o i piccoli agricoltori, le zone di montagna, le donne nelle zone rurali, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la biodiversità nonché le filiere corte.

Le principali azioni e le pratiche che potranno essere oggetto di finanziamento si possono così sintetizzare:

Innovazione: questo è un tema chiave e più in particolare il Partenariato europeo per l’innovazione - PEI - previsto sui temi della produttività e sostenibilità agricola, sarà affiancato da varie misure di sviluppo rurale, come il sostegno al “trasferimento di conoscenze”, la “cooperazione” e “gli investimenti in beni materiali” per favorire l’innovazione specie nelle aziende agricole. In linea generale verranno incentivate tutte le forme volte a una maggiore cooperazione tra il mondo dell’agricoltura e quello della ricerca al fine di accelerare il trasferimento tecnologico agli agricoltori;

Conoscenza: misure rafforzate per fornire servizi di consulenza aziendale anche legati alla mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento alle sfide ambientali, sviluppo economico e formazione;

Ristrutturazioni, investimenti e ammodernamento delle aziende agricole;

Giovani agricoltori: per loro la combinazione di misure può comprendere un aiuto all’avviamento d’impresa fino a 70.000 euro, investimenti in infrastrutture, formazione e servizi di consulenza;

Piccoli agricoltori: fino a 15.000 euro di aiuti all’avviamento per le piccola aziende agricole;

Strumenti gestione rischi: assicurazioni e fondi mutualistici per la messa in sicurezza delle colture e dei raccolti contro eventi meteorologici avversi e malattie degli animali, stabilizzazione dei redditi che consentirebbe erogazioni fino al 70% delle perdite subite, da un fondo mutualistico, in caso di perdite di reddito del 30% e oltre;

Gruppi / organizzazioni di produttori: supporto per la creazione di filiere / gruppi / organizzazioni di produttori sulla base di un business plan;

Pagamenti agro-climatico-ambientali: contratti collettivi, collegamento a un’adeguata formazione / informazione;

Agricoltura biologica;

Settore forestali: sostegno rafforzato / razionalizzato attraverso sovvenzioni e pagamenti annuali;

Zone montane: gli aiuti possono arrivare fino a 450 € / ettaro per chi presidia il territorio e pratica agricoltura in montagna;

Altre zone soggette a vincoli naturali e altri vincoli specifici: aiuti per preservare o migliorarne l’ambiente;

Cooperazione: sostegno alla cooperazione tecnologica, ambientale e commerciale ad esempio attraverso progetti pilota, azioni ambientali comuni, sviluppo di filiere corte e dei mercati locali;

Attività non agricole: contributi per l’avviamento e lo sviluppo di micro e piccole attività nelle aree rurali;

Servizi di base e rinnovamento dei villaggi: investimenti in infrastrutture a banda larga e energie rinnovabili possono andare al di là della piccola scala, per estendersi alla rilocalizzazione di attività e alla riconversione di fabbricati;

LEADER: maggiore sostegno alle fasi preparatorie delle strategie di sviluppo locale e alle azioni sensibilizzazione.




“I contenuti di questo articolo rappresentano il punto di vista dell’autore e non rappresentano

necessariamente la posizione della Commissione europea”

Scarica pdf