IMPRENDITORIA ED ECONOMIA SOCIALE IN EUROPA. QUALI PROSPETTIVE?

IL SUPPORTO AI FONDAMENALI COMPONENTI DELLA VITA SOCIALE ED ECONOMICA DEL NOSTRO CONTINENTE

Tiziana Lang

Nella strategia Europa 2020, l’Unione europea ha fissato un modello di sviluppo che mira - e al contempo si basa - su una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Non solo i governi, ma anche la società civile e le imprese sono chiamate a contribuire fattivamente alla realizzazione di questa visione “strategica”. Se l’UE ha aggiornato il proprio modello sociale con l’intento di fronteggiare la crisi economica - crisi che, si ricorda, ha inciso profondamente sull’occupazione e sulla dimensione sociale dell’economia-, anche il paradigma imprenditoriale europeo dovrebbe essere attualizzato. Le imprese sono invitate a far propri comportamenti responsabili in tema di sostenibilità ambientale e sociale, oppure a orientare i benefici economici della propria attività verso l’intera comunità. Tuttavia, è bene segnalare che il ruolo di spicco in questo settore è svolto da organizzazioni private che offrono beni e servizi ai propri membri o alle proprie comunità senza trarne un profitto finanziario né per i propri membri né per i propri portatori di interesse. Si tratta delle organizzazioni dell’economia sociale, soggetti la cui attività ha delle conseguenze sociali (facendosi carico dei bisogni sociali) che sono organizzati secondo modelli partecipativi. Esse spesso uniscono la dimensione sociale con quella imprenditoriale facendo ricorso a varie forme giuridiche: “l’etichetta imprenditoria sociale raccoglie dunque tutte le tipologie di organizzazioni che offrono beni e servizi con finalità sociale, e nella definizione di impresa sociale rientrano anche i nuovi tipi di organizzazioni emersi a partire dagli anni ’80”1.
L’economia sociale e l’impresa sociale possono fornire un’importante fonte d’ispirazione e di energia per le imprese tradizionali. Le specificità dell’economia sociale e dell’impresa sociale: attenzione alle necessità della comunità, partecipazione dei lavoratori/cooperanti ai processi decisionali dell’impresa, reinvestimento dei profitti nell’attività aziendale, obiettivo dell’innovazione e dell’impatto sociale possono contribuire fortemente al conseguimento del modello sociale dell’Unione europea. Tali “paradigmi”, che rientrano nel DNA dell’economia sociale, dal punto di vista della strategia Europa 2020 dovrebbero essere interiorizzati anche dalle imprese “tradizionali” che dovrebbero comprendere come la diminuzione degli impatti negativi delle loro operazioni economiche vada anche a loro vantaggio e l’impegno per uno sviluppo sociale più equo non possa essere lasciato alle sole organizzazioni del Terzo settore.
Come osservato in una recente pubblicazione della Commissione europea dal titolo “Economia sociale e imprenditoria sociale”2, negli ultimi decenni alla parola “sociale” sono stati sempre più frequentemente accostati concetti economici: impresa (sociale), innovazione (sociale), social business, ecc. In Europa il concetto di impresa sociale è sempre più utilizzato per indicare una diversa modalità di fare impresa, che si verifica quando le imprese sono state create con lo specifico scopo di perseguire finalità di natura sociale. Nello stesso periodo si è avviata la riflessione sui ruoli del mercato, dello Stato, del Terzo settore e del singolo individuo. I trend emersi negli ultimi anni ci segnalano un aumento dell’attenzione per le ricadute sociali dell’attività economica: cambiamenti nel comportamento degli individui, cambiamenti nell’ambito del risparmio e della finanza, e cambiamenti nel comportamento da parte delle imprese che rientrano nella categoria della Responsabilità sociale d’impresa (RSI). Si sperimentano nuove forme di organizzazione e di collaborazione tra pubblico (Stato/enti locali), società civile (organizzazioni non profit), imprese private (profit) e cittadini, al fine di sostenere l’impatto della competizione globale, dei cambiamenti demografici e dei tagli alla spesa pubblica (spending review) sulla capacità produttiva e sui sistemi di welfare del nostro continente.
Anche i più recenti documenti della Commissione sul tema, così come il mandato del nuovo Parlamento e della nuova Commissione europea, riflettono questi orientamenti. Dalla risoluzione sull’Economia sociale del 2009, all’Iniziativa sull’impresa sociale del 2011 (social business initiative) tesa a costruire in Europa un ecosistema idoneo a promuovere le imprese sociali al centro dell’economia e dell’innovazione sociale, ai lavori dell’intergruppo del Parlamento europeo e del Comitato europeo economico e sociale (CESE) fino alle conclusioni politiche sul tema sottoscritte alla Conferenza di Strasburgo nel 2014. Il Responsible business Package (pacchetto presentato dalla Commissione a fine 2011 sulle misure sul business responsabile), destinato sia alle società for-profit che a imprese per le quali il profitto non è un obiettivo primario, comprende misure e linee politiche per la realizzazione di “business” responsabile nonché indicazioni sulla nuova iniziativa per l’economia sociale (social business initiative). Il Pacchetto ha lo scopo di sostenere lo sviluppo di imprese innovative che hanno come obiettivo prioritario una finalità sociale. Oltre a ciò, l’Unione europea ha promosso un quadro normativo volto a supportare la crescita delle imprese orientate alla mission sociale, nonché a incoraggiare le imprese for-profit a fare propri i valori della responsabilità sociale come nuova prassi e risorsa concreta.

IMPRESA SOCIALE


Nella “Social business initiative” la Commissione europea definisce l’impresa sociale come “un operatore, nell’economia sociale, il cui obiettivo principale è quello di avere un impatto sociale piuttosto che generare un profitto per i proprietari e gli azionisti. L’impresa sociale opera producendo beni o servizi per il mercato in modo imprenditoriale e innovativo, e utilizza i propri profitti primariamente per raggiungere obiettivi di natura sociale. È gestita in modo aperto e responsabile e, in particolare, coinvolge lavoratori, consumatori e stakeholder interessati dalle sue attività economiche”. le imprese sociali ottengono la maggior parte delle proprie entrate attraverso gli scambi commerciali, anziché dipendere da contributi e donazioni come avviene per le fondazioni o associazioni di volontariato. Gli utili generati da un’impresa sociale (indipendentemente dalla sua forma giuridica for profit o non profit) sono per la maggior parte reinvestiti nell’organizzazione e utilizzati per supportarne la mission.

QUANTE E QUALI IMPRESE SOCIALI?


Le imprese sociali nell’UE sono oltre 3 milioni distribuiti per la maggior parte nel Regno Unito e in Germania (ca 1.390mila imprese), v. grafico 1.
Gli occupati nel settore dell’economia sociale sono 14,5 milioni, distribuiti come si vede dal grafico 2. Negli ultimi dieci anni i posti di lavoro del settore sono aumentati di 3,5 milioni con un aumento del peso relativo dell’economia sociale in Europa di 0,5 punti percentuali (dal 6% al 6,5%). In Italia tra il 9% e l’11% degli occupati lavora nelle organizzazioni del settore dell’economia sociale.
Secondo il monitoraggio del progetto SELUSI (finanziato dal Settimo Programma Quadro), i settori di attività prevalenti delle imprese sociali stabilite nel territorio dell’Unione sono quelli dei: servizi sociali (16,7%), occupazione e formazione (14,9%), ambiente (14,5%), Educazione (14,5%), sviluppo economico, sociale e di comunità (14.3%), cultura arte e tempo libero (7,1%), salute (6,9%), settore residenziale (2,7%), associazioni imprenditoriali (2%), diritto e politica (1,6%), altri settori (4,7%).

QUALI FINANZIAMENTI PER LE IMPRESE SOCIALI?


Anche i servizi finanziari si sono dedicati alla creazione di nuovi strumenti finanziari confacenti ai contenuti innovativi veicolati dall’economia sociale e dalla responsabilità sociale d’impresa. Questi strumenti tendono a coniugare i risultati sociali con un ritorno economico, come nel caso degli investimenti etici dove si considerano sia l’impatto sociale e ambientale sia i ritorni finanziari. Anche alcuni strumenti di micro-finanza rientrano in questa fattispecie, soprattutto quelli rivolti a coloro che sono esclusi dall’accesso al credito di tipo tradizionale (commerciale). La stessa Commissione europea nel 2013 ha regolamentato il settore dei fondi europei per l’imprenditoria sociale – c.d. EuSEF (Reg. (UE) n.346/2013) – nell’ambito della citata iniziativa per l’imprenditoria sociale.
Secondo il regolamento in predicato, i fondi d’investimento destinati alle imprese sociali devono avere come caratteristica principale la creazione di impatti sociali positivi in aggiunta alla generazione di rendimenti finanziari. I gestori di tali fondi devono pertanto attivare le idonee procedure di misurazione degli effetti sociali positivi che si intendono conseguire attraverso investimenti in imprese di portafoglio ammissibili3. Tra gli impatti sociali misurabili e positivi possono essere annoverati la fornitura di servizi a persone in condizione di svantaggio sociale (ad es. immigrati, detenuti, ecc.) che sarebbero altrimenti esclusi dalla fruizione di detti servizi, come pure la realizzazione di percorsi di reinserimento nel mercato del lavoro per coloro che ne sono stati espulsi e non riescono a rientrarvi.
Inoltre, sempre la Commissione europea, ha voluto creare un suo strumento finanziario per il rafforzamento del sistema delle imprese sociali nell’Unione. Si tratta del terzo asse del programma europeo “Occupazione e innovazione sociale” attivo nel periodo 2014-2020 (EaSI), denominato “Microfinanza e imprenditoria sociale”. Equamente ripartito tra la sezione microfinanza e quella dedicata all’imprenditoria sociale (45% minimo a ciascun ramo), finanzierà misure di tipo diverso: il ramo denominato Microfinanza continuerà ad agevolare l’accesso ai microfinanziamenti per le persone svantaggiate e le microimprese che occupano soggetti in condizioni di svantaggio sul mercato del lavoro (come già fatto dallo strumento di microfinanza PROGRESS nel periodo 2010-2013); il ramo dedicato all’imprenditoria sociale sarà volto ad agevolare l’insediamento e lo sviluppo delle imprese sociali o, anche, a realizzare su larga scala le migliori pratiche sviluppate in alcuni contesti locali. Obiettivo specifico di questa sezione sarà quello di facilitare l’accesso ai finanziamenti e gli investimenti per lo sviluppo e l’espansione delle imprese sociali, ovvero di quelle imprese che perseguono uno scopo principale di tipo sociale, anziché la massimizzazione della distribuzione degli utili ai proprietari o ad azionisti privati. L’importo totale che un’impresa sociale può ricevere dal programma EaSI è pari a 500mila euro, posto che tale impresa non sia quotata in borsa, e non abbia un fatturato o bilancio annuo complessivo superiore a 30 milioni di euro. L’erogazione dei prestiti e la gestione degli strumenti finanziari per le imprese sociali saranno garantiti da organismi pubblici e privati dei singoli stati membri, accreditati presso l’Unione (FEI e BEI).


Note

1 Economia sociale e imprenditoria sociale, Social Europe Guide vol.4, Commissione europea, 2014.
2 Ibid.
3 Le imprese di portafoglio ammissibili al momento dell’investimento da parte del fondo EuSEF devono possedere queste caratteristiche: non essere ammesse alla negoziazione su un mercato regolamentato né a partecipare a un sistema multilaterale di negoziazione (ex art.4 della Direttiva 2004/39/CE), avere come obiettivo primario il raggiungimento di impatti sociali positivi misurabili, utilizzare i propri utili prioritariamente per conseguire il proprio obiettivo sociale primario, essere gestite in modo trasparente e responsabile, essere stabilite sul territorio dell’Unione europea.

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