I DASIBILI E LA MICROFINANZA INCLUSIVA

Debashis Sarker | Dottorando c/o Università di Mons e il CERMI (Centre for European Research in Microfinance), Belgio. Traduzione e adattamento a cura di Stefano Battaggia

Se il microcredito fa per voi, fa anche per me

La microfinanza fornisce ai poveri diverse opportunità di inclusione finanziaria e, secondo alcuni, essa servirebbe i più poveri tra i poveri e le persone non bancabili nel mondo. Altri sostengono che funzioni per ridurre la povertà, mentre altri ancora non concordano con questa affermazione, ribadendo che la microfinanza non è né la ‘bacchetta magica’ per combattere la povertà, né la panacea a tutti i problemi. Infine, qualcuno ascrive la microfinanza fra i fenomeni ‘di ritorno’, nuovo paradigma di vecchie versioni, riformulato e magnificato.
Una delle critiche più ricorrenti afferma che le istituzioni di microfinanza (IMF) funzionano per lo più fra i clienti benestanti piuttosto che i più poveri fra i poveri, come, ad esempio, le persone con disabilità. A riguardo, in letteratura vengono riportate svariate spiegazioni sul perché la microfinanza non funzioni fra i diversamente abili: si va dai meccanismi di esclusione come il pregiudizio alla difficoltà di identificare le persone con disabilità. Da una parte, le IMF sono restie ad investire su questo gruppo ed evitano il rischio di servirli perché il costo dell’operazione pare troppo alto; dall’altra, alcune persone disabili si autorelegano nelle cd. “trappole dell’assistenzialismo”; la mancanza di fiducia li marginalizza, portandoli a non essere produttivi.
La microfinanza, tuttavia, ha saputo evolversi fino a diventare un potente strumento per migliorare l’empowerment focalizzandosi sugli imprenditori svantaggiati, e fra questi, i disabili. Da molti studi si evince infatti che le persone disabili sono economicamente attive e si autosostengono.
Negli ultimi anni, la disabilità e i disabili hanno guadagnato via via importanza nei dibattiti di sviluppo internazionali e nazionali. I governi dei Paesi in via di sviluppo dispongono di risorse limitate da destinare ai disabili; alcuni governi hanno introdotto un sistema di quote per le persone disabili nel pubblico impiego, altri hanno sviluppato un piano d’azione nazionale sul tema della disabilità. Uno studio condotto a Malta nel 2003, ha individuato alcune caratteristiche fondamentali dei disabili nei Paesi in via di sviluppo:
1 La dimensione rurale della disabilità;
2 La scarsità e dispendiosità degli interventi atti a migliorare l’integrazione economica dei disabili;
3 La dimensione della povertà fra le persone disabili.
Le donne con disabilità hanno accesso limitato all’istruzione, all’occupazione e alla partecipazione al processo decisionale e di aggregazione sociale nelle loro famiglie. Inoltre, le donne disabili hanno una consapevolezza limitata riguardo alle politiche e alle disposizioni di legge. Si stima che entro il 2030, ben 33 milioni di persone saranno affette da demenza nell’area Asia-Pacifico e saliranno a 61 milioni entro il 2050. La disabilità aumenta con l’avanzare dell’età, perciò l’invecchiamento della popolazione richiede un approccio di politica sociale e di politiche innovative che affrontino simultaneamente sia l’invecchiamento che i problemi collegati alla disabilità. In futuro la preoccupazione dell’emancipazione economica di queste persone diventerà ancora più pressante, perché disabilità e povertà sono interconnesse si rafforzano reciprocamente.


Una parte importante delle persone disabili è esclusa da sociali ed economiche che potrebbero aiutarla ad emanciparsi alla povertà. Si potrebbe ridurre tale esclusione grazie ad una miscela di interventi di protezione sociale e di impiego di risorse per la generazione di reddito: un programma di rete di sicurezza sociale è una delle componenti chiave nelle strategie di protezione sociale governative; tuttavia, nonostante la condizione di elevata vulnerabilità, la copertura per le persone disabili è estremamente bassa. Ogni forma di partecipazione economica, comprese le attività economiche formali e informali, è estremamente significativa per migliorare la qualità della vita dei disabili visto l’accesso molto limitato al sistema di sicurezza sociale. Molte persone disabili sono lavoratori autonomi loro malgrado, perché il lavoro retribuito nel settore formale – forse ancora più importante per essi e i loro familiari - sembra essere un miraggio. Infatti, le persone disabili sono escluse dall’impiego in quanto considerate non in grado di lavorare a causa della loro menomazione fisica o delle conseguenze psicologiche derivate; perciò queste persone sono fra i più poveri tra i poveri nella società in molti Paesi in via di sviluppo. Alcuni studi condotti in Bangladesh hanno rivelato che il pregiudizio contro le persone disabili è la causa principale della loro bassa rappresentatività nel lavoro retribuito. Altri studi sembrano confermare che vi sia una correlazione tra povertà e informalità. In molti casi, l’occupazione informale offre una buona fonte di reddito per gli individui, anche se è generalmente caratterizzata da bassi salari, cattive condizioni di lavoro, l’assenza di protezione sociale e bassa produttività.
La creazione di occupazione e di reddito sono i fattori di successo per l’inclusione delle persone disabili nella società. Alcuni studi, per esempio uno del 2000 dell’inglese Department for International Development (DFID) e uno dell’OMS del 2011, hanno provato che le persone con disabilità hanno dimostrato le loro capacità in diversi settori: i diversamente abili sono imprenditori, lavoratori autonomi, medici, insegnanti, autisti di autobus, commesse e tecnici informatici.


La popolazione dei disabili è molto varia e la misurazione della discriminazione della disabilità altrettanto. Rispetto ad altri gruppi vulnerabili, poveri ed emarginati, le persone con disabilità ricevono servizi di supporto insufficienti nelle loro comunità, sperimentano una carenza di risorse e di opportunità economiche, nonché alcune barriere, tra le quali quella attitudinale e fisica, che limitano loro una partecipazione paritaria nella società. La discriminazione nei confronti delle persone con disabilità e l’esclusione dalla società possono condurli al disagio economico e al sottoutilizzo delle loro capacità creative. La maggior parte delle persone dei Paesi in via di sviluppo sono poveri, e le istituzioni finanziarie tradizionali sono riluttanti a fornire l’accesso finanziario ai clienti poveri. I poveri diventano più efficienti quando ottengono garanzie di prestito sul capitale circolante per avviare le loro piccole e medie imprese. Gli istituti di microfinanza praticamente non servono mai i più poveri tra i poveri, come le persone con disabilità fisiche e mentali, i bambini di strada, gli indigenti, i rifugiati o gli anziani. Quando le persone con disabilità vogliono ottenere l’accesso ai servizi finanziari permanenti come i clienti tradizionali, essi sono tenuti a pagare lo stesso prezzo dei clienti non disabili. Purtroppo, le persone disabili raramente possono guadagnare tanto quanto le persone non disabili. E’ difficile per le IMF includere le persone con disabilità nei loro programmi, e, anche se si dichiarano impegnate a raggiungere le persone disabili, in realtà non hanno più del 1-3% di clienti disabili. Le IMF ufficialmente non si oppongono all’idea di servire le persone con disabilità, ma raramente lo fanno in pratica. Questo tipo di discriminazione si basa talvolta anche su criteri etnici, religiosi, oltre che fisici, come nel caso delle persone con disabilità.


Lo sviluppo di una partnership strategica tra IMF e le organizzazioni allo sviluppo potrebbe essere molto utile per servire i disabili: le organizzazioni allo sviluppo possono ad esempio istituire un fondo di garanzia contro il mancato rimborso del prestito e permettere ai disabili di restare economicamente attivi. Contestualmente, è anche indispensabile migliorare le abilità, le conoscenze di base e l’atteggiamento dei disabili. Le IMF avrebbero una nuova base di clienti e allo stesso tempo servirebbero i gruppi più vulnerabili. Sarebbe auspicabile un’estesa ricerca di mercato per capire di più sulle dimensioni, la portata e la natura della popolazione con disabilità e il modo migliore per sfruttare il suo potenziale finanziario. L’industria microfinanziaria deve sviluppare indicatori di performance e di inclusione sociale della disabilità.
I disabili potrebbero essere inclusi nei programmi correnti di microfinanza se venissero poste in essere iniziative di sensibilizzazione, adattamento e formazione, assieme a nuove regolamentazioni e politiche. Infine, ulteriori studi sono necessari per analizzare l’impatto degli interventi di microfinanza nei disabili, identificare le dimensioni del mercato dei disabili economicamente attivi e ideare soluzioni affinché le IMF e le organizzazioni allo sviluppo possano creare partenariati efficaci per l’inclusione finanziaria.

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