MICROASSICURAZIONI NELL'UNIONE EUROPEA

SULLA SCIA DEL SUCCESSO DI PAESI IN VIA DI SVILUPPO COME INDIA E BANGLADESH

Nicola Pes*


l microleasing, la microassicurazione e l’housing microfinance fanno parte di quell’insieme di prodotti e servizi di microfinanza studiati per un target di soggetti (microimprese o persone fisiche) che si trovano in condizioni di disagio socio-economico e che manifestano difficoltà di accesso al sistema finanziario tradizionale1. L’offerta di microfinanza, non più limitata alla sola attività di microcredito, rappresenta un’importante innovazione nell’ambito delle iniziative di inclusione finanziaria, che vede coinvolti tanto gli operatori del mercato (intermediari finanziari ed enti non-profit) quanto i soggetti pubblici preposti alle politiche di welfare e di sviluppo territoriale (Ministeri, regioni, enti locali).

Nonostante si sia abituati a considerare la microfinanza come un fenomeno che interessa prevalentemente i Paesi in via di sviluppo (si pensi, ad esempio, al successo della microassicurazione in paesi come l’India o il Bangladesh) nelle economie sviluppate si va diffondendo negli ultimi anni una crescente sensibilità verso prodotti/servizi come il microleasing, la microassicurazione, il microrisparmio e il microcredito per il settore abitativo (housing microfinance), che vengono approcciati con un’ottica moderna e di tipo integrato, cioè con il coinvolgimento di una pluralità di soggetti pubblici e privati. Nelle economie avanzate si possono trovare casi di successo.
Tra le esperienze europee maggiormente consolidate va citata quella francese, sistematicamente monitorata dalla Banque de France, che ha istituito un apposito “Osservatorio della Microfinanza” i cui Report vengono pubblicati ogni due anni2 e ha promosso una serie di qualificati dibattiti sulla materia, come quello organizzato a Parigi nel luglio 2011 per fornire un contributo ai lavori del G20 dedicati all’inclusione finanziaria3. In tale occasione, circa quaranta personalità di tutti i continenti e appartenenti a diverse organizzazioni (banche centrali, banche, organismi internazionali, ONG, investitori, ecc.) si sono confrontati sulle esperienze dei paesi del Sud e di quelli del Nord rimarcando l’opportunità di definire una regolamentazione del fenomeno coerente con le caratteristiche di ciascun paese.
In particolare, il dibattito ha messo in luce la necessità di allargare gli strumenti microfinanziari a una gamma di servizi e prodotti diversificati al fine di rispondere all’insieme delle necessità espresse dalle microimprese con problemi di accesso al credito o da altri soggetti in difficoltà economica. Inoltre, al di là dell’offerta finanziaria in quanto tale, è stata sottolineata l’importanza che le istituzioni di microfinanza siano fisicamente vicine ai beneficiari, che vengano attivate relazioni di tipo personale, che venga ricercata una certa flessibilità operativa, che siano introdotti servizi d’accompagnamento alla microfinanza e, soprattutto, l’importanza di inserire strumenti di microfinanza nelle politiche pubbliche di lotta all’esclusione sociale e finanziaria, al fine di realizzare un modello di crescita sostenibile.
Su queste linee direttrici si è mosso anche il progetto Capacity Building che l’Ente Nazionale per il Microcredito sta sviluppando in Italia per le regioni dell’Obiettivo Convergenza, a valere sul cofinanziamento del Fondo Sociale Europeo, realizzando approfondimenti di particolare spessore scientifico e promuovendo dibattiti che hanno coinvolto anche i principali players del mercato tra cui, sul comparto assicurativo, le imprese assicurative e l’Ania.
In questo numero di “Focus Europa” illustreremo quindi come e perché le micropolizze, nate e proliferate nei paesi in via di sviluppo, emergono oggi come prodotti utili a dare, insieme al credito, sostegno all’impresa anche negli Stati membri dell’UE.
In assenza di una specifica disciplina normativa nazionale che ne consenta una definizione univoca4, il fenomeno della microassicurazione può essere inquadrato all’interno delle linee guida emanate a livello internazionale dall’International Association of Insurance Supervisors (IAIS)5. Al riguardo, viene sottolineato come secondo lo IAIS la microassicurazione non deve considerarsi come un’attività diversa da quella dell’assicurazione standard, se non per quanto riguarda la ridotta dimensione del premio da corrispondere, la ridotta copertura offerta e la tipologia dei soggetti destinatari, che vengono qualificati come soggetti a basso reddito”. Per il resto, lo IAIS non deroga da quelle che sono le regole già previste per l’assicurazione tradizionale.
Se dunque si tratta, come nel caso del microcredito, di polizze rivolte ai cosiddetti «esclusi» dai circuiti finanziari tradizionali, i possibili destinatari sono individuati nei microimprenditori con difficoltà di accesso al credito, al cui interno possono trovare accoglienza anche gli immigrati, i neolaureati, i giovani che vogliono intraprendere un’attività imprenditoriale, ma anche le persone impegnate ad esempio in lavori domestici, alle quali una piccola polizza assicurativa consentirebbe di dare una maggiore connotazione di imprenditorialità alla propria attività.
Sul lato dell’offerta, al contrario, i soggetti coinvolti in questo tipo di business sono le compagnie di assicurazione tradizionali e tra queste, forse, quelle che hanno una maggiore vocazione agli aspetti mutualistici. E poi le banche, che sono uno dei soggetti coinvolti anche nell’offerta del microcredito e, chiaramente, le istituzioni di microfinanza. In linea di principio, se la microassicurazione rientra nell’ambito della cornice regolamentare delle polizze tradizionali, i canali distributivi sono necessariamente quelli specificamente indicati all’interno del Registro Unico degli Intermediari assicurativi e riassicurativi.
Per quanto riguarda l’oggetto della microassicurazione, non si ravvisano prodotti che, in linea di principio, non possano rientrare nel novero dell’offerta di micropolizze.
Al riguardo, tuttavia, si può anche osservare che i presupposti del microcredito sono alquanto diversi da quelli della microassicurazione: innanzitutto perché il concetto di non bancabilità non coincide con il concetto di non assicurabilità (ad esempio, una persona pienamente solvibile ma gravemente malata difficilmente viene assicurata); in secondo luogo perché le assicurazioni lavorano con inversione del ciclo produttivo, nel senso che la prestazione viene erogata, in caso di sinistro futuro incerto, solo dopo il pagamento del premio.
Tra le principali criticità, c’è il fatto che non ci sia ancora una regolamentazione sulla microassicurazione, come è per il microcredito, crea sicuramente delle incertezze e delle complessità per gli operatori. Inoltre, è necessario che le compagnie assicurative abbiano a disposizione tutta una serie di informazioni, mettendole a fattor comune tra coloro che partecipano al business microassicurativo. Occorrerebbe, infatti un contesto di riferimento definito, contesto nel quale l’impresa di assicurazione possa accedere alle informazioni alle quali oggi è impossibilitata ad accedere
Il workshop “Microfinanaza e nuova programmazione 2014-2020”, promosso dall’Ente Nazionale per il Microcredito – progetto Capacity Building – tenutosi a Roma il 7 aprile 2014 presso gli Uffici del Parlamento Europeo, ha segnato una tappa rilevante nel dibattito nell’UE sulla materia.
Dall’incontro, rispetto al tema della microassicurazione, si riscontra un diffuso interesse, sia presso gli operatori del settore sia presso gli studiosi della materia assicurativa, circa la possibilità di definire un pacchetto di micropolizze volte a favorire l’inclusione finanziaria di determinate categorie di soggetti. A tal fine, peraltro, occorre tener conto dei seguenti fattori ritenuti di fondamentale importanza per lo sviluppo del comparto microassicurativo:6
  1. è necessario ottimizzare:
    a) i costi amministrativi relativi alla stipula delle polizze;
    b) i costi liquidativi nel momento in cui si viene a verificare un sinistro;
    c) i costi di intermediazione.
    Infatti, in un futuro mercato delle microassicurazioni, i costi di amministrazione e di liquidazione relativi ad una micropolizza (valutazioni di adeguatezza, dichiarazione attinente alla privacy, dichiarazioni attenenti alla vigilanza dell’IVASS) sarebbero equivalenti a quelli di una polizza standard (Negri, Ania);
  2. è opportuno pervenire a una forma di stipula collettiva delle micropolizze, che consentirebbe di raggiungere un maggior numero di soggetti in un tempo più breve e di ottimizzare i costi di cui sopra (Negri, Ania; Santoboni, Sapienza);
  3. le imprese assicuratrici devono essere messe in condizione di accedere a informazioni ampie e dettagliate che consentano loro di valutare approfonditamente rischio e merito assicurativo nella fase di analisi preassuntiva (Negri, Ania; Santoboni, Sapienza). Sarebbe auspicabile che tali valutazioni fossero effettuate da soggetti terzi qualificati, poiché ciò si tradurrebbe in un importante risparmio per le imprese assicuratrici (Negri, Ania);
  4. le criticità sia dal lato della domanda che sul lato dell’offerta possono essere in gran parte superate attraverso un approccio integrato microassicurazione/microcredito che associ gli aspetti tecnici delle micropolizze a quelli dei microfinanziamenti (F. Palermo, FeBAF);
  5. una maggiore formazione ed educazione finanziaria, quindi una maggiore consapevolezza dell’imprenditore sui rischi connessi alla propria attività, indubbiamente consentirebbe di incrementarne il merito creditizio e, pertanto, dovrebbe anche determinare la revisione verso il basso dell’ammontare del premio (Santoboni, Sapienza; F. Palermo, FeBAF).
Negli interventi che seguono Santoboni ci fornisce un approfondimento tecnico, Schirru illustra alcune best practice sviluppate in diversi Stati membri dell’UE e Petrocca presenta un breve focus sugli aspetti regolamentari.

Note
* Presidente Commissione Microcredito, credito al consumo, fondi strutturali presso ANSPC (Associazione Nazionale per lo Studio Dei Problemi Del Credito). Direttore presso Capacity Building per la PA (capacitybuilding.it)
1 Secondo la definizione fornita dall’ONU, la microfinanza “si riferisce a prestiti, risparmi, assicurazioni, servizi di trasferimento, prestiti di microcredito e altri prodotti finanziari destinati a clienti a basso reddito”. Sulla base di un’altra definizione di carattere più generale, formulata da una studiosa italiana (L. Viganò, 2004), la microfinanza consiste nella “promozione e diffusione di forme di intermediazione finanziaria a favore di segmenti di mercato marginali, difficili da servire in modo efficace attraverso canali e modalità tradizionali di contatto con la clientela, per le caratteristiche dimensionali, di struttura reddituale o per carenze di carattere informativo”.
2 Banque de France,“Rapport annuel de l’Observatoire de la microfinance”. Ultima edizione: Exercice 2012.
3 Banque de France, “Colloque international sur la Microfinance”, luglio 2011.
4 Dal punto di vista della normativa nazionale non esiste, allo stato, una definizione univoca della microassicurazione dal momento che tale fattispecie non trova collocazione in una cornice regolamentare, a differenza di quanto avviene per il microcredito. Infatti, mentre per il microcredito è possibile effettuare un esplicito rinvio a quanto previsto dall’art. 111 del Testo Unico Bancario, spostando l’attenzione al Codice delle Assicurazioni non si individua alcun riferimento.
5 IAIS - International Association of Insurance Supervisors: “Issues in regulation and supervision of microinsurance”, June 2007, pag. 10. Vedi anche www.irsa.it/get_file.php?id=14420.
6 Si riportano i principali elementi emersi nel dibattito tra i professionisti che hanno partecipato al workshop.