ETICA AGRICOLA

LA MICROFINANZA COME STRUMENTO DI SVILUPPO RURALE E DI SOSTEGNO ALL'ECONOMIA SOLIDALE. QUESTO ARTICOLO HA L'INTENTO DI FORNIRE UNA INDICAZIONE RELATIVA ALL'IMPORTANZA CHE POSSONO RIVESTIRE DETERMINATE E CONVINTE POLITICHE DI INVESTIMENTI ALL'INTERNO DEL SETTORE AGRICOLO, ILLUMINATE DAI PRINCIPI ETICI DELLA MICROFINANZA. CI OCCUPEREMO INNANZITUTTO DI TRACCIARE UNA BASE TEORICA PER RAFFORZARE IL NOSTRO DISCORSO CHE SI ARTICOLERÀ, POI, IN UNA DESCRIZIONE GENERALE DELLE POTENZIALITÀ DELLA MICROFINANZA IN MERITO PER POI CONFLUIRE IN UN'ANALISI DEI PROGETTI NAZIONALI E INTERNAZIONALI CHE HANNO FATTO SCUOLA IN MATERIA

Claudio Landi | Dottore Magistrale in Relazioni e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa - Università degli Studi di Napoli “l’Orientale”

Si può parlare, innanzitutto, di un percorso “naturale” e di uno “innaturale” verso lo sviluppo? Adam Smith ne “La Ricchezza delle Nazioni” indica la Cina come esempio di Paese giunto a un certo stadio di maturità economica attraverso un percorso che egli indica come “il corso naturale delle cose” o “naturale aumento della ricchezza”. Il punto di partenza di questo percorso verso lo sviluppo “naturale” è dato dall’agricoltura per poi procedere verso le manifatture e solo infine al commercio con l’estero: “La diffusione e il miglioramento delle coltivazioni creano una domanda che viene soddisfatta da investimenti nel settore manifatturiero e l’espansione della produzione agricola e industriale produce […] un sovrappiù di beni che può essere scambiato all’estero con altri beni di cui c’è maggiore necessità”.1

Addirittura Smith giunge a definire “innaturale e retrogrado” il percorso di sviluppo da egli stesso indicato come “europeo” che si incarna nella figura dell’Olanda, idealtipo di potenza economica che ha basato la propria economia a partire dal commercio con l’estero e l’inurbamento. Il filosofo scozzese arriva ad asserire che, qualora ai contadini fosse data l’opportunità di divenire piccoli proprietari terrieri, questi si rivelerebbero imprenditori migliori dei grandi proprietari terrieri, soprattutto a causa delle “capacità intellettuali” dell’operaio agricolo abituato all’adattamento a condizioni sempre diverse e alla imprevedibilità delle condizioni che determinano il suo lavoro.2 Al giorno d’oggi, le persone che vivono sotto la soglia di povertà non godono della possibilità di investire le proprie risorse e il proprio tempo in attività politiche, o in altre attività che non siano legate alla mera sopravvivenza. Quindi ci sono strati di popolazione, specialmente nei Paesi cosiddetti “in via di sviluppo” che subiscono sfruttamenti da parte di usurai e grandi proprietari terrieri, limitando di gran lunga le capacità decisionali e, di conseguenza, imprenditoriali di queste classi. Un ruolo cruciale nello stimolare l’economia locale e nel contrastare la fuga di capitali verso le grandi città o l’estero, non può che essere rappresentato dagli strumenti di microfinanza, attraverso la creazione di una rete di piccole attività economiche che genererebbe posti di lavoro e quindi ricchezza e sviluppo. Questi soggetti, nella maggior parte dei casi, sono impossibilitati a rispettare i parametri standard di valutazione bancaria che aprirebbero loro le porte dell’accesso al credito. Da qui l’esclusione di questi ultimi dal sistema bancario tradizionale che, se sommata all’assenza di politiche pubbliche forti a riguardo, esporrebbe in maniera troppo forte queste fette di popolazione ai rischi dell’usura. È per questo motivo che strumenti come il microcredito possono rivelare tutto il proprio potenziale, uscendo da una logica puramente assistenzialista e basandosi sul trasferimento di know-how al fine di potenziare una realtà eticamente stabile, nel rispetto delle regole del mercato. Alcuni esempi, a livello nazionale, che possono aiutare a capire il valore di queste politiche, possono essere ricercati a partire dal 1883 quando, in provincia di Padova, a Loreggia, fu fondata una Cassa Rurale per far fronte ai disagi delle fasce più umili della popolazione locale sostenendo lo sviluppo del territorio, attraverso gli strumenti propri del credito cooperativo. L’emanazione nel 1891 dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, nella quale i cattolici venivano invitati a intervenire in maniera concreta a sostegno dei ceti rurali deboli e del proletariato urbano, rappresentò il punto di partenza per la nascita di questi strumenti cooperativi di assistenza. Tutto ciò, come già affermato in precedenza, non deve essere confuso con misure di carità o beneficenza in quanto questi soggetti, nell’ottica degli strumenti offerti dalla microfinanza, sono considerati come clienti, fuoriuscendo dunque da una logica propriamente definita donor-recipient verso forme di cooperazione “alla pari” che non minino l’autostima delle persone. Un esempio concreto è rappresentato dall’esperienza della Cooperativa di risparmio e credito Codesarrollo3, nata a Quito in Ecuador nel 1997 sotto l’egida dell’organizzazione non governativa “Fondo ecuadoriano Populorum Progressio”. Codesarrollo si è contraddistinta nella promozione dell’accesso al credito dei giovani contadini ecuadoriani in una prospettiva di occupazione e benessere. L’esempio Codesarrollo è importante soprattutto perché si tratta di una iniziativa ideata da un italiano, Giuseppe Tonello, e rafforzata in collaborazione con l’associazione missionaria “Cuore Amico” del sacerdote bresciano Mario Pasini e con il supporto economico di Cassa Padana. Tutti insieme hanno contribuito in maniera assai significativa all’implementazione del progetto “Microfinanza Campesina” nel 2001, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo di Codesarrollo aiutando la cooperativa a svolgere in pieno le funzioni di banca di secondo livello.

“[…] ero in Europa e un amico bresciano di Cuore Amico mi ha portato a Leno, in Cassa Padana. Quando sono entrato nell’ufficio del direttore di Cassa Padana, lo confesso, non avevo grandi speranze. Ho chiesto aiuto. Un aiuto sia economico che di formazione per la mia gente. La risposta che ne è giunta è stata sorprendente: in tempi umani, non biblici o burocratici, mi sono visto mettere a disposizione 250 mila dollari, assistenza tecnica ma anche tanta solidarietà e amicizia.” (Giuseppe Tonello, Presidente Codesarrollo)4

Ad oggi Codesarrollo ricopre un ruolo importante come sistema finanziario etico alternativo, presentandosi come soggetto bancario economicamente sano, forte di una organizzazione e di un portafoglio crediti non indifferenti, oltre a delle interessanti e notevoli potenzialità di crescita.5 A questo punto è importante sottolineare, in ottica Expo 2015, la partecipazione del Gruppo PlaNet Finance, fondato nel 1998 da Jacques Attali e Arnaud Ventura, che ha deciso di aderire a Expo Milano 2015 come dodicesimo Partecipante Non Ufficiale della Società Civile. “La partecipazione di PlaNet Finance […] apre una finestra inedita sul Tema ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’. L’Esposizione Universale non è solo una piattaforma globale di dialogo su alimentazione e nutrizione: è un tavolo di confronto su come poter fattivamente intervenire per aiutare la crescita economica dei Paesi, soprattutto della fascia di popolazione più povera”. (Stefano Gatti, General Manager Participants Division di Expo) 6 PlaNet Finance, oltre ad essere attivo nei Paesi in via di sviluppo, rivolge il suo impegno anche nei quartieri periferici francesi, attestandosi dunque come leader nella lotta contro la povertà su scala globale, con una presenza internazionale in oltre 80 Paesi. Il Gruppo svolge le proprie attività anche in Italia attraverso PlaNet Finance Italia Onlus, nata nel 2000. In un recente studio di Marion Allet dell’Università di Bruxelles7, che elabora alcuni dati raccolti attraverso un’indagine quantitativa di 160 Istituzioni di Microfinanza (IMF) a livello globale e interviste a 23 top manager di queste istituzioni, basando la propria analisi sul “Model of Ecological Responsiveness” sviluppato da Bansal & Roth nel 2000, scopriamo che le IMF risultano più attente alla gestione ambientale poiché motivate principalmente dalla responsabilità sociale. Il ruolo delle IMF ricopre un’importanza cruciale in quanto istituzione di sviluppo con una chiara finalità sociale. Facendo riferimento a una visione più olistica, si ritiene che essi abbiano un importante ruolo da svolgere per garantire che l’accesso ai servizi finanziari avvenga in modo efficace per il miglioramento delle condizioni di vita e sostentamento dei loro clienti. Oltre a facilitare l’inclusione finanziaria, queste istituzioni forniscono servizi di sviluppo di business e programmi di sostegno aggiuntivi. Tali istituzioni potrebbero, quindi, essere più inclini a considerare di avere un ruolo oltre a una responsabilità, nella promozione di uno sviluppo umano sostenibile, rispettoso dell’ambiente. Non tutte le IMF decidono di impegnarsi nella gestione ambientale. Tuttavia alcuni di essi sottolineano chiaramente che la gestione ambientale fa parte del loro approccio olistico. Ad esempio, sempre secondo lo studio di Marion Allett, due general manager rispettivamente di due IMF in Mali e in El Salvador si esprimono in questi termini sul rapporto tra microfinanza, ambiente e agricoltura: Per me, la microfinanza è un mezzo che ci dovrebbe consentire di sviluppare. E se oggi vogliamo sviluppare in modo responsabile e sostenibile, credo che abbiamo bisogno di integrare la componente ambientale. (Mali) Per noi, il programma di microcredito è importante ma non è l’obiettivo finale. Il nostro obiettivo è lo sviluppo olistico delle comunità rurali. In questa prospettiva, le questioni ambientali non possono essere ignorate (El Salvador)8

A causa dell’assenza di un quadro legislativo in materia di microfinanza, in Italia non esistono ancora IMF così come intese nei Paesi in via di sviluppo, che operino alla stregua delle istituzioni citate in precedenza. Sebbene molti progetti stiano proliferando in varie regioni d’Italia, si è ancora distanti dal raggiungimento di chiare e condivise metodologie operative essendo ancora il tutto in fase sperimentale.9 In Italia, come in Europa, non vi sono programmi di microcredito specializzati per il settore agricolo. Tuttavia, ad eccezione dei casi in cui il programma lo esclude esplicitamente, il microcredito può essere rivolto anche al settore agricolo.10 A tal proposito vi sono da segnalare due strumenti utilizzati dall’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA): il fondo di garanzia ISMEA e il Fondo di credito nazionale per le imprese agricole. Il primo strumento è stato istituito con l’obiettivo di favorire l’accesso al credito delle imprese agricole e la mitigazione degli spread sui tassi di interesse praticati dalle banche, attraverso la riduzione degli accantonamenti a patrimonio di vigilanza richiesti agli intermediari. Il secondo opera sulla base di una dotazione finanziaria versata da un ente finanziatore (statale o regionale) e diretta all’erogazione di finanziamenti agevolati a imprese agricole e agro-alimentari.11 Nonostante in Italia il quadro normativo in materia tardi a essere definito, risulta ormai centrale il ruolo esercitato dal microcredito a favore dell’inclusione sociale dei soggetti non bancabili, in modo particolare riguardo il settore agricolo.12 Uno dei possibili freni potrebbe essere rappresentato dalla relazione tra la domanda di prodotti agricoli e differenti livelli di sviluppo, secondo il modello ispirato dall’americano J.W.Mellor13 esperto di economia dello sviluppo agricolo. Nei Paesi ad alto reddito la domanda risulta poco sostenuta a causa di un basso livello di crescita demografica e di una scarsa e decrescente elasticità della domanda in rapporto al reddito, mentre nei Paesi a basso reddito si registra un notevole incremento dovuto all’aumento della popolazione assieme a una forte elasticità della domanda in rapporto al reddito.14 Per concludere, tornando ai preziosi suggerimenti teorici di Adam Smith, possiamo sostenere che il compito del legislatore per far fronte a problematiche relative a crescita e sviluppo, possa risiedere nel ritorno spontaneo dal percorso “innaturale” a quello “naturale”. Il grande obiettivo dell’economia politica di ogni Paese, stando alla grande lezione di Smith, è quello di incrementare la ricchezza e la potenza del Paese stesso e che “[il capitale] che viene acquisito da un Paese con il commercio e le manifatture costituisce un possesso molto precario e incerto”, a meno che “non sia stato assicurato e realizzato nella coltivazione e nel miglioramento delle sue terre”.15

Note

1 Giovanni Arrighi, Adam Smith a Pechino – Genealogie del ventunesimo secolo, Feltrinelli, Milano, 2008, p.71

2 Adam Smith, [trad.it] Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, ISEDI, Milano, 1973 pp. 126.127-381-390

3 Il termine Codesarrollo indica “desarollo de los Pueblos” ovvero “sviluppo dei popoli”

4 fonte: www.popolis.it

5 Microfinanza Campesina, progetto di sostegno a Codesarrollo www.gruppoiccrea.it

6 fonte www.expo2015.org

7 Marion Allett, Why do Microfinance Institutions go green?, Centre Emile Barnheim Working Paper N° 12/015, 2012, pp.17-18

8 Ibidem

9 Rete Italiana Microfinanza, www.microfinanza-italia.org

10 Il progetto SMOAT della Regione Toscana ed il Microcredito Sociale della Fondazione Compagnia San Paolo non escludono quale ambito d’intervento il settore agricolo. Altre due iniziative di microcredito, più recenti, che possono finanziare iniziative imprenditoriali in ambito agricolo, sono: il Fondo di garanzia per il Microcredito della regione Piemonte, gestito da Finpiemonte e attivo da marzo 2010; e PerMicro, società finanziaria non bancaria specializzata in microcredito e operante su tutto il territorio nazionale. (Leonardo Checola (a dura di), Strumenti Finanziari a Supporto della Gestione delle Politiche di Sviluppo Rurale o una rassegna di buone prassi, Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, Ottobre 2010)

11 www.ismea.it

12 Microcredito e Inclusione, i prestiti alle famiglie e alle imprese non bancabili, 8° Rapporto sul Microcredito in Italia, CamCom e Universitas Mercatorum (a cura di) con il contributo scientifico di c.borgomeo&co., Donzelli Editore, 2012

13 J.W. Mellor, The Economics of Agriultural Development, Thaca (N.Y.), 1966

14 Edward J.T. Collins, Crescita demografica, sviluppo e commercio agricolo, Trad.it Sergio Minucci, in Storia dell’Economia Mondiale a cura di Valerio Castronovo, vol.5 La modernizzazione e i problemi del sottosviluppo, Editori Laterza, pp. 95-110

15 Giovanni Arrighi, op.cit., 2008, p.76

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