ECCELLENZA ITALIANA

Romina Gobbo | Giornalista di Avvenire e Famiglia Cristiana, più volte inviata in aree di crisi - dall’Africa sub-sahariana al Medio Oriente -, è laureata in Scienze Politiche e ha una specializzazione sull’Islam d’Europa

Da una parte l’esigenza di esportare nei Paesi arabi, dall’altra, la consapevolezza che i musulmani sempre di più apprezzano i prodotti italiani. Parte da queste considerazioni il percorso che ha portato il caseificio Albiero di Montorso Vicentino (provincia di Vicenza), ad impegnarsi per ottenere la certificazione halal, risultato raggiunto nel 2013 con l’Ente Halal Italia, dopo sei mesi tra formazione del personale, adeguamento degli impianti e riorganizzazione lavorativa.

Noi esportiamo soprattutto a Dubai, nel Qatar e in Kuwait. Sono Paesi dove la certificazione halal non è obbligatoria, tuttavia rappresenta un bel biglietto da visita, attesta una certa sensibilità nei confronti del consumatore finale e del suo credo - spiega Silvia Albiero, export manager nell’azienda di famiglia - Poiché ogni prodotto riporta sull’etichetta il marchio halal, con il timbro dell’Ente certificatore, questo rappresenta un valore aggiunto. L’Indonesia, il più popoloso Paese musulmano al mondo, ha un occhio di riguardo per le aziende certificate. In Spagna, molti acquistano il prodotto halal perché pensano che sia ulteriormente controllato, come di fatto è. E quando alcuni Paesi vorranno esclusivamente prodotti certificati, noi saremo pronti.

Voi producete formaggio, non carne, perché dev’essere certificato?

In realtà è il caglio (che serve a coagulare il latte) a dover essere certificato, perché è di provenienza animale. Perciò, lo acquistiamo da macellai certificati. E poi c’è tutto il processo produttivo che va gestito secondo i principi religiosi sanciti dal disciplinare; prevede ambienti salubri, ma soprattutto la segregazione del prodotto halal rispetto agli altri.

In Italia il prodotto halal si vende?

A marzo inseriremo provolone (che è il fiore all’occhiello dell’azienda, ndr) e grana padano halal in alcuni supermercati. Vedremo, così, la risposta del consumatore italiano.

Una parte della formazione è dedicata alla conoscenza dei principi religiosi islamici, che cosa ne ha ricavato?

Sono stati momenti importanti per capire, per esempio, perché i musulmani non mangiano carne di maiale. Ti rendi conto che quello che magari a noi fa sorridere, in realtà ha una logica.

Halal Italia afferisce alla Coreis, sodalizio di italiani convertiti. Da dove nasce, secondo lei, tutta questa attrazione per l’Islam?

Loro come noi credono in un solo dio. Però noi cattolici abbiamo perso l’abitudine alla pratica. Loro sono più osservanti delle regole e pregano molto. Penso che chi sceglie di aderire all’Islam, abbia bisogno di un contatto più vero e continuativo con la fede.

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