REALIZZARE IL MILLENNIUM GOAL

CIBO, SVILUPPO SOSTENIBILE E MICROIMPRESE

Claudio Landi

Contesto Storico
Il 2015 rappresenta il turning point delle strategie globali per lo sviluppo. Fermo restando il grande contributo che l’Expo riserva soprattutto a un’accelerazione radicale verso un netto cambiamento del vocabolario dello sviluppo, il dibattito globale è ormai orientato fortemente verso un concetto di sviluppo più ad una rimodulazione dei concetti di umanità, diversità e alla presa di coscienza di alcune errate strategie del passato1, che si concentra sulla parola chiave che racchiude lo spirito di ciò che caratterizzerà lo scenario dello sviluppo globale dei prossimi decenni: sostenibilità.
Il tema del cibo è al cuore del presente dibattito sull’obiettivo del dimezzamento della proporzione della popolazione che vive nella povertà estrema, posto dai MDGs. Secondo la visione ottimistica di Jeffrey Sachs, economista della Columbia University of New York in cui è dirigente dell’Earth Institute, è solo attraverso una più marcata cooperazione internazionale che risulta possibile raggiungere grandi risultati in modo sistematico e scientificamente fondato. Le trappole individuate da Sachs risiedono nello scarso risparmio, nella rapidità della crescita della popolazione dei PVS e nella povertà come fotografia della condizione attuale di quello che Paul Corrier definisce “l’ultimo miliardo”2. Secondo la visione dominante di Sachs, grazie alla scienza e alla tecnologia, coadiuvate da un nuovo approccio più incline a un’etica della responsabilità filantropica fondata sulla virtù civica tra le élite politiche ed economiche unitamente a un significativo flusso maggiore di capitali da investire nei PVS, sarà finalmente possibile centrare gli obiettivi del 2015 e addirittura debellare il fenomeno della povertà estrema entro la decade successiva.3 È in questo contesto che le Nazioni Unite hanno ripensato ai MDGs, proponendo a partire da settembre 2015, la sostituzione di questi ultimi con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, concepiti nella Conferenza dello Sviluppo Sostenibile Rio+20 nel 2012.

Studio dei casi

Le istituzioni di microfinanza (MFIs) svolgono un’importante attività di supporto alle popolazioni dei PVS, soprattutto per quanto concerne l’approvvigionamento alimentare e l’apertura di iniziative di credito agevolato in ambito agricolo. Per quanto riguarda gli interventi in situazioni di emergenza, le MFIs svolgono anche attività umanitarie, come la distribuzione di aiuti alimentari di emergenza, non solo per i loro beneficiari ma anche per le popolazioni colpite da calamità naturali. Dopo il violento ciclone Aila che ha colpito l’India e il Bangladesh nel 2009, Uattran una Organizzazione Non Governativa che lotta per la riduzione della povertà, ha fornito aiuti finanziari per l’avvio di piccole imprese tra i beneficiari gravemente colpiti oltre a fornire sostegno materiale, cibo e acqua potabile; la MFI bengalese Sabalamby Unnayan Samity (SUS) ha fornito a un basso tasso di interesse (4%) attività di prestito o di mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione di abitazioni. La grande organizzazione per lo sviluppo e riduzione della povertà BRAC ha sostenuto i contadini poveri tramite l’erogazione di prestiti senza interesse nell’ambito dell’Agricultural Credit Program (ACP) al fine di incoraggiare gli agricoltori a produrre colture alternative adatte al clima locale come fagioli, mais e girasole per meglio predisporsi al cambiamento climatico e alla scarsa disponibilità di acqua.4 Nel caso del Bangladesh si può osservare come le MFIs abbiano saputo affrontare e arginare il problema dell’approvvigionamento delle risorse alimentari a fronte delle sfide poste dal cambiamento climatico e dalla estrema povertà. In uno studio condotto sul campo si sottolinea come i responsabili politici debbano mettere in evidenza il ruolo di MFIs e la loro necessità di affrontare il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare, soprattutto con la concessione di prestiti agevolati alla popolazione femminile. I responsabili politici dovrebbero anche adoperarsi verso scelte razionali per favorire un equilibrio tra agricoltura e cambiamento climatico. Ad esempio, sempre per quanto riguarda il caso del Bangladegh, si è notato come della crescente salinità delle acque, dovuta al cambiamento climatico e dallo sfruttamento delle stesse per l’allevamento di gamberetti, abbia beneficiato soprattutto la classe ricca dei proprietari terrieri e che, senza una più efficace collaborazione tra MFIs e soggetti governativi locali, non sarà possibile ottenere risultati apprezzabili per soddisfare i bisogni degli strati più poveri della popolazione.5
Degne di nota anche le modalità di intervento di microfinanza proprie delle istituzioni islamiche, nell’area MENA e in Europa. Dare importanza all’analisi di questi metodi alternativi di intervento nell’ambito dello sviluppo rurale sostenibile e di riduzione della povertà, predispone a entrare in un’ottica di “incontro di civiltà” e di reciproca crescita. Nell’ambito dei prodotti di microcredito sharia-compliant, cioè conformi ai dettami dell’etica economica islamica, è opportuno segnalare alcune iniziative di successo. In Sudan l’Agricultural Bank of Sudan Microfinance Initiative (ABSUMI), creata nell’ambito dell’Agricultural Bank of Sudan (ABS), dopo essere entrata nel mercato della microfinanza tramite la concessione di piccolo prestiti (in media 130 dollari), ha allargato le proprie attività con programmi di sostegno dedicati soprattutto alla popolazione femminile. Tramite i suoi prestiti sulla base di contratti murabaha e musharaka, ABSUMI sostiene piccole attività agricole, l’acquisto di bestiame da ingrasso e di allevamento, e una serie di microimprese come il piccolo commercio, bancarelle di tè e fabbricazione di mattoni. In Siria, il progetto Idleb Rural Development Project, finanziato dal Fund for Agricultural Development (IFAD) delle Nazioni Unite, sta attualmente lavorando per migliorare la sicurezza alimentare e il reddito degli agricoltori e delle donne rurali in 140 dei villaggi più poveri del paese. Per fare ciò, i canali di credito ai progetti passano attraverso i sanadiq, istituzioni di microfinanza locali autonome che forniscono prestiti a persone svantaggiate che risiedono nelle aree rurali, in particolare donne. I sanadiq sono gestiti dalle comunità locali come fondi del villaggio, erogano prestiti sotto forma di finanziamento murabaha, beni che i mutuatari intendono acquistare. In compenso i clienti rimborsano attraverso un piano composto da piccole rate. I prestiti consentono agli agricoltori di bypassare usurai e rendere più profittevoli le proprie produzioni. Nel contesto del sistema bancario altamente centralizzato della Repubblica araba siriana, il concetto di sanadiq è rapidamente diventato uno dei più innovativi modelli di microfinanziamento di successo nel paese. Ad oggi, questi interventi hanno interessato ben 48 villaggi nella zona rurale di Idleb coinvolgendo più di 6.600 azionisti, il 45% dei quali sono donne. I tassi di rimborso hanno raggiunto il 98%. Altre iniziative di microfinanza islamica, sostenute dall’IFAD, sono state intraprese in Bosnia-Erzegovina tramite la Bosna Bank international (BBI) nell’ambito del Rural Enterprise Enhancement Project, tramite la combinazione di musharaka (business venture) e ijara (leasing). L’iniziativa mira a sostenere la crescita delle imprese rurali e l’aumento delle opportunità di lavoro in zone svantaggiate. In linea con la strategia di riduzione della povertà del governo, i programmi di assistenza dell’IFAD si concentrano sul sostegno alla produzione zootecnica su piccola scala, rafforzando le organizzazioni rurali e potenziando le attività degli agricoltori. Un esempio concreto di successo attraverso queste iniziative è la società MS Alem che, nel 2009, ricevette un prestito sharia-compliant da IFAD e BBI, utilizzato per l’acquisto e l’impiego di nuove apparecchiature per il trattamento degli animali e da investire in formazione professionale per modernizzare la propria infrastruttura di produzione di carne. L’azienda, fornita peraltro della certificazione halal per il mercato islamico, grazie all’apertura di questo credito, oltre ai profitti ha visto espandere le opportunità di lavoro interne e per i fornitori, risultando oggi una delle società leader nella industria nazionale della carne.6

Posizioni a confronto e possibili strategie
Secondo alcuni teorici dello sviluppo, appartenenti a una scuola di pensiero cosiddetta “radicalista” rappresentata da Esther Duflo, che fa propria la metodologia randomista, il microcredito risulterebbe uno strumento limitato di aiuto, non sempre efficace a liberare la maggioranza delle persone dalla trappola della povertà. Per sostenere questa tesi.7 Duflo e Banerjee, entrambi docenti di economia al MIT di Chigago, fanno riferimento a indagini metodologiche sperimentate sul campo che proverebbero disinteresse, da parte degli strati più poveri della popolazione mondiale, a diventare imprenditori di se stessi preferendo lavorare, piuttosto, alle dipendenze di terzi. Duflo, inoltre, cerca di dimostrare come le microimprese non generino incrementi di reddito sostanziali proprio perché concentrate all’interno di un segmento di mercato a basso contenuto di lavoro qualificato.8 Molte le critiche mosse a questo approccio metodologico basato sui randomised controlled trials (RCT) applicati alla cooperazione allo sviluppo e allo studio della povertà, tra cui la selezione di campioni non sufficientemente ampi, come il trarre delle conclusioni da risultati statistici basati su medie matematiche e dunque difficilmente applicabili ai singoli casi, non permettendo generalizzazioni, oltre ad essere esposte a manipolazioni al fine di ottenere i risultati desiderati. D’altra parte, diverse teorie giungono a conclusioni differenti nello stesso ambito, puntando a un approccio alternativo a quello dell’impostazione tecnico-liberista applicata ai programmi di sviluppo che pone al centro l’inserimento di piccoli produttori nei mercati internazionali a sostegno di una più ampia produttività agricola e alimentare nei PVS, che abbia come protagoniste le organizzazioni governative e non che implementino programmi di microcredito rurale.9 Il “post-2015” preannuncia una svolta storica per il dibattito ormai secolare sullo sviluppo globale. Alcuni studiosi, come Poku e Whitman, sostengono la tesi che i MDGs debbano essere più rispondenti alle esigenze e alle peculiarità dei contesti locali10. Altri, come Sumner e Tiwari, danno maggior enfasi all’introduzione di una serie di misure per riformare il quadro generale del sistema economico internazionale, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento alle risorse alimentari e la lotta alla povertà estrema.11
Nel dibattito in corso tra le diverse posizioni scientifiche che animano sedi accademiche e istituzionali, risulterà decisivo lo sforzo a superare impegni e strategie meramente tecnocratiche per fornire risposte efficaci alle esigenze di democratizzazione e giustizia sociale nei PVS, oltre alla volontà di porre rimedi effettivi alle emergenze umanitarie.12 In questo contesto, la tematica del cibo come elemento caratterizzante lo sviluppo sostenibile globale risulta essere la questione centrale. Accelerare sui programmi di accesso al credito per i soggetti non bancabili al fine di sostenere le microimprese nel settore agricolo come in quello alimentare, potrebbe offrire maggiori opportunità di crescita nelle zone rurali dove si concentrano gli strati di popolazione più poveri. Puntare su uno sviluppo più attento alle esigenze regionali, in stretta collaborazione con organizzazioni locali governative e non, evitando di proporre sterili programmazioni tecniche che a stento rispondo alle esigenze di base dell’ “ultimo milione”.


NOTE
1 Per approfondire: Dambisa Moyo, La carità che uccide, Rizzoli, 2010
2 Paul Collier, L’ultimo miliardo. Perché i paesi più poveri diventano sempre più poveri e cosa si può fare per aiutarli, Laterza, Roma-Bari, 2009
3 Jeffrey Sachs, Il prezzo della civiltà. La crisi del capitalismo e la nuova strada verso la prosperità, Codice Edizioni, Torino 2012.
4 Per approfondire il tema del rapport tra microfinanza e cambiamento climatico: Agrawala Shardul e Maelis Carraro, Assessing the role of Microfinance in fostering adaptation to climate change, OECD Environmental Working Paper No. 15, 2010; Anna Hammil, Richard Mattew e Elissa McCarter, Microfinance and Climate Change Adaptation, Institute of Development Studies (IDS) Bulletin, Volume 39, Numero 4, Settembre 2008
5 Gulsan Ara Parvin, Role of Microfinance Institutions to Enhance Food Security in the Climate Change Context: Gender based analysis of rural poor community of Bangladesh, Technical Progress Report #1, Pathikrit – Social and Human Development Organization, Aprile 2012
6 IFAD, Islamic Microfinance: Unlocking new potential to fight rural poverty, Novembre 2014
7 Abhijit V. Banerjee e Esther Duflo, Poor Economics: A Radical Rethinking of the Way to Fight Global Poverty, PublicAffairs, 2011
8 Esther Duflo, Microcrédit: Miracle ou Désastre?, Le Monde, 11 Gennaio 2010
9 Neil Renwick, Millennium Development Goal I: Poverty, Hunger and Decent Work in Southeast Asia, in “Third World Quarterly” n°32 issue 1, pp. 3-8, 2011
10 Nana Poku e Jim Whitman, The Millennium Development Goals: Challenges, Prospects and Opportunities, in “Third World Quarterly” n°32 issue 1, pp.65-89, 2011
11 Andy Sumner, Meena Tiwari, After 2015: What Are the Ingredients of an ‘MDG-Plus’ Agenda for Poverty Reduction?, in “Journal of International Development”, numero 21 issue 6, pp. 834-843, 2009
12 Si veda il Revised Target Document del 7 maggio 2015 proposto alla Intergovernmental Negotiation on the post-2015 development agenda:sustainabledevelopment.un.org/content/documents/7109maypost2015agenda.pdf