STRATEGIA ROMANA - LA STRATEGIA CAPITOLINA PER LO SVILUPPO DELL'ECONOMIA SOCIALE

ANNA CHIARA GIORIO | RICERCATRICE ISFOL

Il 17 e 18 novembre scorsi si è tenuta a Roma la Conferenza “Liberare il potenziale dell’Economia Sociale per la crescita in Europa”, organizzata dal Governo italiano in occasione della Presidenza di turno del Consiglio Europeo. L’evento è stato particolarmente significativo in relazione agli obiettivi, alla metodologia e ai risultati raggiunti per lo sviluppo futuro di tutta l’economia sociale nell’ambito della Strategia di Europa 2020. Con riferimento agli obiettivi, la Conferenza ha risposto all’esigenza di promuovere un’occasione di dialogo tra organizzazioni dell’economia sociale, governi locali e nazionali e istituzioni europee, per aggiornare, consolidare e delineare le sfide future in relazione alle linee di intervento per promuovere il ruolo dell’economia sociale per favorire lo sviluppo economico e sociale nei paesi dell’Unione.

Tale opportunità è stata colta in coincidenza con l’avvio del mandato del nuovo Parlamento e della nuova Commissione Europea, che hanno ereditato su tali temi le politiche assunte dai loro predecessori con la Conferenza di Strasburgo del gennaio 2014, la Social Business Initiative lanciata dalla Commissione Europea nel 2011, la risoluzione sull’ Economia sociale (2009) i lavori dell’ intergruppo del Parlamento Europeo, del Geces, della Task Force del G7 sul social impact investment e del Cese. Con riferimento al metodo, si è voluto operare la scelta di adottare un approccio bottom up sin dalle fasi preparatorie della Conferenza, privilegiando il coinvolgimento attivo di tutti gli stakeholder e attori dell’economia sociale: istituzioni, organizzazioni, network e organismi di ricerca, esperti, singoli operatori e beneficiari delle attività di tale settore. In tale direzione la Conferenza è stata preceduta da una consultazione pubblica europea su linee guida per arrivare a indicazioni di policy. Alla consultazione hanno partecipato le organizzazioni europee appartenenti all’economia sociale, singole organizzazioni nazionali e le reti di ricerca attive su questi temi in tutta Europa.

I temi affrontati riguardavano questioni chiave tra cui: il ruolo dell’economia sociale, la regolamentazione europea di riconoscimento delle specificità, le politiche di sostegno, il partenariato con imprese profit e con la pubblica amministrazione, l’innovazione sociale, gli strumenti finanziari, l’impatto sociale, la ricerca dedicata, ecc. I risultati della Consultazione sono stati utilizzati per l’organizzazione tematica dei dieci gruppi di approfondimento in cui sono stati coniugati i lavori della due giorni dell’evento, che ha ospitato più di 600 persone provenienti da tutta Europa tra operatori del settore, policy maker ed esperti. Tali gruppi di lavoro hanno riguardato le politiche di supporto ai livelli nazionale e regionale, il ruolo dei fondi strutturali, la collaborazione con il settore pubblico a partire dall’istituto degli appalti, gli strumenti finanziari, le nuove forme e trend di economia sociale, l’occupazione, la ricerca, la collaborazione con le imprese di mercato e i sindacati, la misurazione dell’impatto sociale e la cooperazione internazionale. I lavori della Conferenza si sono conclusi con la condivisione di un documento contenente raccomandazioni per i policy maker europei, che sintetizza i risultati, delinea linee di indirizzo, riporta le questioni chiave da affrontare nell’immediato futuro per “liberare il potenziale dell’economia sociale”. Entrando nel merito di tale documento, definito “la Strategia di Roma”, esso è suddiviso in tre parti: una prima parte delinea i contorni dei soggetti e della sfera d’azione dell’economia sociale, una seconda parte riassume le questioni ritenute prioritarie che devono affrontare i soggetti istituzionali e una terza parte infine riassume le questioni indirizzate ai soggetti dell’economia sociale.

I CONTORNI DELL'ECONOMIA SOCIALE

L’economia sociale è un settore che si pone in modo unitario, pur nella valorizzazione delle specificità legate ai contesti nazionali e storici in cui si è sviluppato. La caratteristica unitaria è determinata dagli obiettivi comuni che perseguono le organizzazioni che la compongono. “Con il termine economia sociale si intende infatti l’insieme delle organizzazioni le cui azioni si basano sull’importanza prioritaria delle persone rispetto al capitale. Il loro scopo è quello di fornire beni, servizi o lavoro ai propri membri o alla comunità in generale in un’ottica di lungo periodo, con la partecipazione di soci e stakeholder nel governo dell’organizzazione e reinvestendo gli utili nella propria mission organizzativa. Si tratta di un modo che include forme organizzative come le cooperative, le mutue, le fondazioni e le associazioni, insieme a forme più recenti come le imprese sociali, nelle varie accezioni assunte da questo termine nei diversi contesti culturali e geografici”.1 Dalla Conferenza emergono quindi con chiarezza indicazioni che spingono a una visione unitaria dell’economia sociale in relazione alle finalità, volte a creare impatto sociale positivo, ma perseguibili attraverso molteplicità di esperienze e pluralismo di forme di impresa. Comuni sono anche alcuni approcci di intervento, basati su logiche cooperative e di reciprocità anziché di competitività. La creazione di valore sociale si accompagna alla creazione di valore economico in tutti i paesi ove l’economia sociale è presente, contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020 quali il mantenimento e la creazione di occupazione, la coesione sociale, l’innovazione sociale, lo sviluppo rurale e regionale anche nell’ambito della cooperazione internazionale. Il grande impatto sociale è raggiungibile soprattutto in nuovi settori per lo sviluppo occupazionale, quali i servizi alla persona e di welfare, l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, i servizi ambientali e turistici, tempo libero, la produzione di energia alternativa. La Strategia di Roma fa appello anche a “uno sforzo congiunto di tutti gli attori che possono contribuire alla crescita del settore: organizzazioni dell’Economia sociale, istituzioni pubbliche, investitori privati, centri accademici e studiosi di settore”2 affinché intervengano in modo attivo, coordinato e condiviso. Da qui le raccomandazioni specifiche per i soggetti istituzionali e dell’economia sociale.

LE QUESTIONI PRIORITARIE PER I SOGGETTI ISTITUZIONALI

Il primo gruppo di raccomandazioni riguarda la richiesta di un interlocutore unico per la Commissione europea, che sia punto di riferimento per i commissari, con unità tecnica dedicata e con un nuovo piano di azione. Per il Parlamento europeo viene richiesta la ricostituzione dell’Intergruppo dedicato, già attivo nella precedente legislatura. Con riferimento al Consiglio europeo si richiede invece l’impegno a convocare con cadenza regolare i Ministri con competenze in materia e si invita a creare un gruppo di esperti di alto profilo a livello nazionale. Un secondo gruppo di raccomandazioni riguarda l’ambito della mid - term review della strategia Europa 2020, in particolare si richiede un’attenzione specifica al ruolo dell’economia sociale in relazione al raggiungimento dell’obiettivo di una “crescita sostenibile, intelligente e inclusiva”, l’impegno a sviluppare linee guida per le autorità nazionali e regionali in materia di monitoraggio e reporting riferiti alla recente Direttiva sugli appalti e all’ampliamento delle forme di partenariato tra pubblico ed economia sociale. Una terza tipologia di raccomandazioni riguarda gli investimenti sociali, da effettuarsi con il coinvolgimento “degli attori dell’economia sociale e nella medesima proporzione prevista per i Fondi Strutturali”3. Un ulteriore punto delle raccomandazioni invita a sviluppare politiche inerenti le fonti di finanziamento per l’economia sociale, fornendo proposte concrete per rafforzare gli istituti e strumenti di finanza dedicata, per migliorare le pratiche di valutazione del rischio ai fini di incoraggiare le banche tradizionali, per favorire il prestito e l’investimento in equity e sostenere i soggetti dell’economia sociale nell’individuare proprie risorse di autofinanziamento. Infine, una raccomandazione specifica indirizzata dalla Conferenza alle istituzioni europee riguarda la misurazione dell’impatto sociale, per il quale non vi è ancora una linea condivisa. A tale riguardo il documento invita a programmare un percorso di confronto specifico tra Commissione e organizzazioni dell’economia sociale.

LE QUESTIONI PRIORITARIE PER I SOGGETTI DELL'ECONOMIA SOCIALE

Le raccomandazioni più importanti indirizzate dalla conferenza ai molteplici soggetti componenti l’economia sociale invitano a percepirsi e operare come settore unico ed europeo, rafforzando l’interazione e la collaborazione tra i diversi modelli proprietari e organizzativi, acquisendo competenze e skill manageriali specifici e valorizzando attività di studio e ricerca. Un secondo gruppo di raccomandazioni rivolte ai soggetti dell’economia sociale spinge a rafforzare prassi di governance interna alle organizzazioni che siano inclusive, soprattutto con riferimento a donne e giovani. Un terzo aspetto, oggetto delle raccomandazioni formulate nei lavori della Conferenza, invita a favorire i processi di sperimentazione e innovazione soprattutto in settori non tradizionalmente presidiati. Infine, le raccomandazioni alle organizzazioni dell’economia sociale che escono dai lavori della Conferenza di Roma richiamano all’importanza di sviluppare una cultura della valutazione, nella direzione di migliorare la comunicazione inerente “gli effetti economici, sociali e ambientali della propria azione”4.

NOTE
1 Liberare il potenziale dell’Economia Sociale per la crescita in Europa: la Strategia di Roma, www.lavoro.gov.it
2/4 ibidem