Tiziana Lang | ricercatrice ANPAL

Il 24 maggio 2017 è stato presentato a Parigi il IV volume dei risultati dell’indagine PISA1 2015. Si tratta della sezione dell’indagine dedicata ai livelli di alfabetizzazione finanziaria dei giovani, quella che ci fornisce una fotografia della capacità dei quindicenni di applicare le proprie conoscenze e competenze finanziarie alle situazioni reali che riguardano argomenti e decisioni finanziare. Per alfabetizzazione finanziaria l’OCSE intende: la conoscenza e comprensione dei concetti e dei rischi finanziari e il possesso delle necessarie competenze; la motivazione e la consapevolezza per applicare tali conoscenze e la comprensione per prendere decisioni efficaci nei diversi contesti finanziari, al fine di migliorare il benessere finanziario personale e della società, e per consentire la partecipazione alla vita economica da parte dell’individuo. L’alfabetizzazione finanziaria è oggi riconosciuta a livello mondiale come un’abilità fondamentale nella vita delle persone. La globalizzazione e le tecnologie digitali hanno reso più accessibili i servizi e i prodotti finanziari, ma al tempo stesso anche più impegnativi. Molti giovani affrontano decisioni finanziarie e utilizzano servizi finanziari, dai conti correnti bancari alle carte di debito prepagate. Per queste ragioni l’educazione finanziaria rientra tra gli elementi complementari alle misure poste a protezione dei consumatori (finanziari), a quelle per l’inclusione sociale e finanziaria e, infine, alle norme per regolamentare il settore. Il tutto per migliorare la capacità decisionale del singolo cittadino, e conseguentemente il benessere individuale, sostenendo al contempo la stabilità finanziaria e la crescita inclusiva. La valutazione dell’alfabetizzazione finanziaria è stata inclusa nell’indagine PISA per la prima volta nel 2012, quindi è stata ripetuta nel 2015, quando un campione di circa 48mila studenti di quindici anni (sui 12 milioni presenti nelle scuole dei 15 Paesi partecipanti all’indagine (10 paesi OCSE e 5 non OCSE) sono stati sottoposti a questo test. Il rapporto prende in esame l’alfabetizzazione finanziaria degli studenti valutati associando tale competenza ad alcune caratteristiche del campione quali:

il genere, le condizioni socioeconomiche e lo status di immigrato. Viene esaminata anche l’associazione tra alfabetizzazione finanziaria ed esperienza degli studenti in materia di gestione del denaro e aspettative per il futuro. In media, tra le economie OCSE partecipanti all’indagine PISA, il 22% degli studenti - oltre 1,2 milioni di studenti quindicenni - consegue un punteggio inferiore al livello di competenza finanziaria elementare o di base (livello 2). Gli studenti che si fermano a questo livello possono, nella migliore delle ipotesi, riconoscere la differenza tra bisogni e desideri, sono in grado di prendere decisioni semplici, per esempio sulla spesa quotidiana, e sanno identificare la finalità di alcuni documenti finanziari comuni, quale ad esempio una fattura. Il livello più alto di competenza finanziaria, il quinto, è rilevato solo nel 12% circa degli allievi sottoposti al test.

Questi studenti sanno prendere decisioni finanziarie complesse anche riguardo al proprio futuro, come pure sono in grado di descrivere i risultati potenziali delle decisioni finanziarie e dimostrano una conoscenza più vasta dei documenti finanziari sapendo riconoscere, ad esempio, l’imposta sul reddito. Gli studenti che ottengono punteggi elevati nel test sull’alfabetizzazione finanziaria il più delle volte hanno ottenuto risultati buoni anche nel test PISA che valuta le capacità di lettura e quelle matematiche; ma va anche detto che gli studenti con scarse competenze finanziarie potrebbero non riuscire male nelle altre aree dell’indagine PISA: scienze, lettura e matematica (sempre a un livello base). Nella media dei 10 Paesi ed economie OCSE che hanno partecipato all’indagine, il 38% circa conseguito nell’alfabetizzazione finanziaria riflette fattori che non provengono dai risultati delle valutazioni delle competenze di lettura e matematica, pertanto sono da considerare competenze unicamente connesse alle conoscenze finanziarie derivate da altri contesti non scolastici.

L’ESPERIENZA PRATICA CON IL SOLDI

La maggior parte dei quindicenni intervistati ha già avuto qualche esperienza con i soldi. In nove dei tredici paesi di cui sono disponibili dati comparabili, più dell’80% degli studenti riceve denaro sotto forma di doni. Circa il 64% degli studenti percepisce dei guadagni da un’attività lavorativa formale o informale come, ad esempio: lavoro al di fuori dell’orario scolastico, oppure un’attività di famiglia o i lavoretti occasionali di tipo informale. Una media del 59% circa degli studenti intervistati riceve una mancia o paghetta in famiglia. Altro dato interessante rilevato dall’indagine PISA del 2015 è che il 56% degli studenti del campione, possiede un conto bancario (media paesi OCSE). Il dato medio cela, tuttavia, differenze rilevanti tra i Paesi considerati; infatti, in Australia, nel Belgio (fiammingo), in Canada e nei Paesi Bassi più del 70% degli studenti di 15 anni ha un proprio conto bancario, mentre in Cile, Italia, Lituania, Polonia e la Federazione Russa, la percentuale è inferiore al 40%. Più specificamente la percentuale di studenti italiani che hanno dichiarato di possedere un conto corrente bancario è di poco superiore al 35%, mentre quella di coloro che possiedono carta di debito è di poco inferiore al 40%. Meno del 5% degli studenti che hanno partecipato all’indagine PISA sull’alfabetizzazione finanziaria non sa cosa sia un conto bancario.

La performance degli studenti nell’alfabetizzazione finanziaria è influenzata anche dalla loro competenza e conoscenza di prodotti finanziari di base. In Australia, Belgio, Canada, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Stati Uniti gli studenti che possiedono un conto bancario ottengono un punteggio in media di 20 punti superiore rispetto agli studenti che, pur in condizioni socio-economiche simili, non hanno un conto in banca. Il gap tra chi ha un conto bancario e chi non l’ha è massima nei Paesi Bassi (72 punti percentuali). Eppure i risultati dell’indagine dimostrano come il possesso di un conto bancario non indichi anche la capacità di gestirlo. Infatti, quasi 2/3 degli studenti che hanno un conto in banca non hanno competenze sufficienti a gestirlo così come non sono in grado di comprendere un documento bancario (per es. l’estratto conto). Questi studenti hanno ottenuto un punteggio inferiore al livello 4.

IL RUOLO DEI GENITORI E DEGLI AMICI

Dall’indagine emerge il ruolo importante dei genitori nell’acquisizione e sviluppo di valori, attitudini, abitudini, conoscenze e comportamenti che contribuiscono alla loro indipendenza finanziaria e al loro benessere (presente e futuro). In 10 Paesi tra quelli partecipanti all’indagine, il fatto che i giovani discutano con i genitori su questioni connesse all’uso del denaro comporta spesso un grado più elevato di alfabetizzazione finanziaria, al contrario chi non parla mai in famiglia di questioni finanziarie non ottiene risultati soddisfacenti nel test (sempre tenuto conto dello stato socio-economico degli studenti).

In media, tra i Paesi e le economie OCSE che partecipano all’indagine, il 16% degli studenti ha dichiarato di non parlare mai dei problemi finanziari con i genitori, il 66% ha riferito di discutere i propri problemi finanziari con i genitori ogni settimana oppure almeno una-due volte al mese, mentre il 17% ne discute quasi giornalmente.

Alla domanda su quanto spesso discutono di soldi con i loro amici, il 59% degli studenti dei paesi-OCSE che hanno partecipato al PISA ha riferito di discutere con i propri amici soprattutto le questioni legate a “problemi di denaro”, mentre il 54% di essi dichiara di discutere le questioni finanziari più spesso con i genitori che con gli amici.

L’ATTEGGIAMENTO VERSO IL RISPARMIO

L’alfabetizzazione finanziaria degli studenti è spesso associata alla comprensione del valore del risparmio e alla loro capacità di proiettarsi nel futuro (aspirazioni). PISA 2015 ha chiesto agli studenti che hanno partecipato al test sull’alfabetizzazione finanziaria come si sarebbero comportati in situazioni ipotetiche di spesa e “salvataggio” simili a quelle che essi potrebbero incontrare nella vita di tutti i giorni o in un prossimo futuro. Ne è risultato che un livello elevato di alfabetizzazione finanziaria è associato a un comportamento rispettoso del risparmio da parte degli studenti valutati. Agli studenti è stato chiesto che cosa farebbero se non avessero soldi sufficienti per acquistare qualcosa che desiderano veramente (un capo di abbigliamento, sport, equipaggiamenti) e dovessero scegliere tra diverse strategie: acquisto dell’articolo con soldi destinati ad altro; richiesta di un prestito a un membro della famiglia; richiesta di un prestito da un amico; risparmio della cifra necessaria; non compiere l’acquisto. La risposta della maggior parte degli studenti intervistati ha riferito di risparmiare la cifra necessaria all’acquisto (per il quale non dispongono di fondi sufficienti). Importante rilevare come i comportamenti “virtuosi” di chi segnala che risparmierebbe per acquistare un oggetto/cosa per cui non ha soldi sufficienti, piuttosto che acquistare comunque l’articolo con un prestito, siano più frequenti tra gli studenti che oltre a un punteggio elevato nell’alfabetizzazione finanziaria (livello 4 o 5) hanno ottenuto buoni risultati anche nella valutazione delle competenze matematiche e di lettura. Lo stesso non si è verificato per coloro che, pur avendo conseguito un punteggio elevato in lettura e matematica, hanno eseguito il test di alfabetizzazione finanziaria al livello 1 o al di sotto di tale punteggio. Gli allievi più performanti nell’alfabetizzazione finanziaria sono stati circa il doppio degli studenti con un basso livello di matematica e capacità di lettura, ed hanno riferito di aspettarsi di completare l’istruzione universitaria. I risultati del test sull’alfabetizzazione finanziaria in PISA 2015 mostrano, inoltre, che le differenze di genere nelle competenze finanziarie sono meno polarizzate rispetto a quanto accade nella valutazione dei test su matematica e lettura. Solo in Italia i ragazzi registrano prestazioni migliori rispetto alle ragazze; negli altri Paesi le ragazze mostrano prestazioni migliori rispetto ai ragazzi (Australia, Lituania, Polonia, Repubblica slovacca e Spagna). Purtroppo le differenze di genere nell’alfabetizzazione finanziaria non sono rilevate nell’indagine realizzata nei Paesi e nelle economie non-OCSE.

Infine, l’indagine PISA 2015 mostra anche le differenze di performance tra studenti con background socio economico positivo e studenti svantaggiati, con i primi che ottengono livelli PISA di alfabetizzaizone finanziaria sempre superiori ai secondi. Un’altra criticità evidenziata dalla valutazione delle competenze finanziare dei giovani studenti di quindici anni, e che i policy maker dovranno affrontare nei prossimi mesi e anni, è lo scarsissimo livello di alfabetizzazione finanziaria degli studenti immigrati che è di 26 punti percentuali inferiore ai colleghi nativi pur nel medesimo status socioeconomico.

LE INDICAZIONI DELL’OCSE AI POLICY MAKERS

La valutazione dell’alfabetizzazione finanziaria in PISA 2015 si conclude con alcuni suggerimenti di tipo generale rivolti ai decisori politici delle economie che partecipano all’indagine.

Il primo suggerimento è di “Affrontare le esigenze degli studenti con scarso rendimento”. In media nei paesi OECD il 22% degli studenti ottiene un punteggio inferiore al livello 2 (il livello di base della competenza nell’alfabetizzazione finanziaria necessaria per partecipare alla società).

La maggioranza degli studenti che eseguono il test e si fermano al livello 1 o al di sotto di esso, sono sovradimensionati tra i gruppi socialmente svantaggiati. L’OCSE consiglia ai Paesi partecipanti di tener conto del fatto che l’alfabetizzazione finanziaria è rilevante non solo per coloro che hanno grandi somme di denaro da investire; bensì per ciascuno di noi. Tutti hanno bisogno di essere alfabetizzati a livello finanziario, specialmente coloro che dispongono di somme limitate nella vita di tutti i giorni ed hanno uno scarso margine di manovra in caso di errori finanziari. Inoltre, deve essere considerato lo sviluppo dei servizi finanziari digitali, che renderà i servizi finanziari più accessibili per tutti (anche per i giovani svantaggiati, in precedenza esclusi). Il secondo input politico è di “fornire pari opportunità di apprendimento ai ragazzi e alle ragazze”.

Oltre alle differenze medie, i ragazzi e le ragazze presentano diverse debolezze in diversi punti della distribuzione delle prestazioni. Le differenze di genere sono probabilmente correlate a fattori diversi, tra cui le diverse prestazioni di ragazzi e ragazze in matematica e lettura, e i diversi livelli di conoscenza delle questioni legate al denaro. Non solo i ragazzi devono essere aiutati a raggiungere un livello minimo di competenze finanziarie e le ragazze devono essere aiutate a raggiungere il livello superiore, ma entrambi i gruppi dovrebbero avere accesso alle opportunità per sviluppare le proprie capacità finanziarie. La terza raccomandazione OCSE è di “aiutare gli studenti ad approfittare delle opportunità di apprendimento disponibili a scuola”.

Le prestazioni di alfabetizzazione finanziaria sono fortemente correlate con le prestazioni della matematica e della lettura. Gli studenti dovrebbero essere aiutati a sfruttare al meglio ciò che apprendono nelle materie oggetto dell’insegnamento obbligatorio nonché a promuovere competenze trasversali, come la risoluzione dei problemi e il pensiero critico, al fine di acquisire conoscenze e sviluppare competenze applicabili alle situazioni e alle decisioni finanziarie. Per aiutare gli studenti a migliorare la propria alfabetizzazione finanziaria si dovrebbero aggiungere contenuti specifici di alfabetizzazione finanziaria alle materie insegnate a scuola (alcuni Paesi hanno già iniziato a integrare alcuni argomenti di alfabetizzazione finanziaria in materie esistenti, come la matematica o le scienze sociali). Poiché gli approcci di alfabetizzazione finanziaria dedicati, dove esistono, sono relativamente nuovi la valutazione dell’apprendimento finanziario effettuata con l’indagine PISA del 2015 non può ancora fornire prove su quali strategie politiche e servizi dedicati producano i risultati migliori nell’aumento dei livelli di alfabetizzazione finanziaria nella popolazione giovanile. Il quarto suggerimento è di “realizzare programmi di orientamento per i genitori” da implementare in contemporanea a quelli dei giovani. I genitori svolgono infatti un ruolo importante nello sviluppo dell’alfabetizzazione finanziaria dei loro figli, sia attraverso le risorse che essi mettono a disposizione sia attraverso l’impegno diretto.

Mentre sviluppano politiche e iniziative volte a migliorare direttamente l’alfabetizzazione finanziaria dei giovani, i Paesi dovrebbero continuare a rafforzare le loro iniziative rivolte agli adulti, in particolare adulti svantaggiati, attraverso strategie nazionali per l’educazione finanziaria. L’impegno dei genitori e delle famiglie è un modo per puntare su una delle fonti più importanti di apprendimento per i giovani e può integrare ciò che i giovani possono imparare da altre fonti. La quinta raccomandazione è di “fornire ai giovani la possibilità di imparare con l’esperienza acquisita al di fuori della scuola”. Gli studenti possono maturare le loro competenze e abilità finanziarie (per il presente e per il futuro) non solo grazie alla scuola e alle famiglie ma anche grazie all’esperienza diretta e all’apprendimento sul campo.

È fondamentale che, anche sotto la supervisione di un adulto, i giovani studenti possano accedere a prodotti e servizi finanziari sicuri e regolati, al fine di iniziare a conoscere i loro diritti e responsabilità come consumatori, ed a sviluppare la comprensione dei rischi associati ai diversi prodotti e servizi. Il tutto per consentire loro di avvicinarsi al sistema finanziario anche prima di poter esercitare appieno i propri diritti legali e firmare dei contratti in prima persona. I giovani potrebbero essere sostenuti in questo apprendimento sul campo con iniziative postscuola. In alcuni paesi i governi e le associazioni non-profit offrono ai giovani video, competizioni, strumenti interattivi e giochi di ruolo – per il tramite di piattaforme digitali o tradizionali (dove esercitare le competenze applicate).

Un’ultima indicazione, di non secondaria importanza, l’OCSE la fa in merito alla valutazione “dell’impatto delle varie iniziative promosse sia all’interno che all’esterno della scuola”. Sempre più iniziative di educazione finanziaria si stanno sviluppando all’interno e all’esterno della scuola, rendendo ancora più importante determinare quali approcci funzionino meglio. I governi e gli stakeholder di settore (non profit e privati) dovrebbero prioritariamente valutare l’impatto delle loro iniziative e diffonderne i risultati al fine di favorire la conoscenza dell’efficacia o meno delle azioni realizzate.